mercoledì 18 febbraio 2026

Incontro degli educatori di Comunione e Liberazione con la Dott.ssa Mariolina Ceriotti Migliarese: All'origine della maturità affettiva



Cosa si intende per maturità affettiva? Quali sono le tappe del suo sviluppo all’interno di una relazione, non soltanto quella educativa? Come essere pienamente se stessi nella scoperta della propria identità e vivere una sana relazione con l’altro, che è sempre diverso da noi? Sono domande fondamentali in ogni ambito relazionale e fase della vita: tematiche urgenti e attuali, non soltanto per ciò che concerne il rapporto tra docente e studente, educatore ed educando, ma anche per quello tra genitore e figlio, marito e moglie, tra amici, così pure come in ogni contesto del vivere comunitario. Per questo motivo l’incontro organizzato dagli educatori di Comunione e Liberazione con Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, intitolato “La pienezza nell’amore. Vivere la maturità affettiva nel rapporto educativo”, è stato proposto a tutti gli adulti del movimento, non soltanto agli insegnanti, e si può rivedere sul canale Youtube di CL.

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Il video dell’incontro










sabato 7 febbraio 2026

Delpini: «Sport e Olimpiadi, scuola di ascesi»


 

Delpini: «Sport e Olimpiadi, scuola di ascesi»

L’omelia dell’arcivescovo di Milano nella Basilica di San Babila, all’accoglienza della Croce degli Sportivi, a una settimana dall’inizio dei Giochi invernali

 

03.02.2026

Mario Delpini

Arcivescovo di Milano

1. Ascolta!

Ascolta: parla il corpo, parla – come si immagina san Paolo – il piede, l’orecchio, parla l’occhio, parla la testa. Ascolta: il corpo ti parla, il tuo corpo parla a chi ti incontra.

Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non ridurre il corpo ad un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere aggiustato, non ridurre il corpo tuo ed altrui ad un oggetto da desiderare, non ridurre il corpo ad una prigione di cui liberarsi, ad un’apparenza di cui vergognarsi.

Il corpo ti parla, il corpo parla: dice della gioia del benessere, dice dell’ardore appassionato dell’atleta che affronta la gara, dice della ferita per cui tutto soffre, non solo il piede, ma anche la mente, anche l’umore: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme».

Il corpo parla, ma il vocabolario delle parole è custodito nell’anima, nella memoria, negli affetti, e parlando contesta chi non l’ascolta e lo usa, chi non lo ascolta e ne fa una cosa, un manichino da vestire, una vetrina in cui curiosare. Il corpo parla e dice dell’anima come l’anima sente e pensa e ama e dice del corpo.

 

2. Le gare olimpiche e la pratica sportiva: una scuola

In queste settimane i Giochi Olimpici e Paralimpici saranno una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si sono preparati da tanto tempo. E il corpo racconterà le sue avventure e potrà istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto, infatti, è come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza commovente.

Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche dell’allenamento. Una scuola di ascesi.

Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni. Una scuola di morale.

Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per correggersi e per migliorarsi. Una scuola di umanità

Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti, gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita.

Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e giovani e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il limite. Una scuola di audacia e di fantasia.

 

3. Il corpo crocifisso

Possono essere troppo rumorose le gare: chi può ascoltare i racconti del corpo? Possono essere troppo ossessionati per le minuzie del fisico e l’incombere della prestazione: come possono mettersi a scuola del corpo? Possono essere troppo superficiali e stupidi gli spettatori: che cosa ne capiscono dell’ascesi, della morale, della libertà, della vita insomma?

In questa chiesa accogliamo il segno del corpo crocifisso. La croce degli sportivi è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre ed accogliere il mistero. Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione.

La croce degli sportivi rimarrà in questa chiesa per i giorni delle Olimpiadi e Paralimpiadi e per chi saprà ascoltare parlerà come parla un corpo glorioso, il corpo assente che attira lo sguardo, provoca la memoria, alimenta lo stupore e convince a cantare l’alleluia di Pasqua.

Se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci sia una speranza, se volete sapere come possano i molti diventare uno e quale potenza di Dio rende possibile che tutte le membra del corpo, pur essendo molte, siano un corpo solo, se chiedete che cosa significhi il comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri, ecco che cosa vogliamo dire: “Guardate a Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto, ascoltate le sue parole e seguitelo, perché lui è la via, la verità, la vita!”

 

[Is 2, 1-5; Sal 84 (85); 1Cor 12,12-27; Gv 13, 31b-35]

 

Milano – Basilica di San Babila, 29 gennaio 2026

Da Chiesadimilano.it


Olimpiadi invernali a S.Siro: Bocelli canta "Nessun dorma"


 

Bocelli canta “Nessun dorma” mentre la fiamma illumina San Siro 

Il tenore Andrea Bocelli intona “Nessun dorma”, romanza dell’opera lirica Turandot di Giacomo Puccini, mentre i tedofori Franco Baresi e Giuseppe Bergomi portano la fiamma delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 che illumina San Siro.

https://www.rainews.it/maratona/2026/02/olimpiadi-invernali-milano-cortina-2026-apertura-inaugurazione-scaletta-sergio-mattarella-diretta-c7bf451c-9b78-4845-84dc-02187ccfd3c5.html#c8688363-0ad9-416d-b00a-2c484903a36f

Marco Gallo, causa di beatificazione al via/ Chiesa Milano pubblica editto per il 17enne di GS morto nel 2011

 


Marco Gallo, causa di beatificazione al via/ Chiesa Milano pubblica editto per il 17enne di GS morto nel 2011

Niccolò Magnani Pubblicato 1 Febbraio 2026

L'arcivescovo Delpini aprirà il 7 marzo a Milano la causa di beatificazione per il Servo di Dio Marco Gallo: ecco chi è e perché ha “fama di santità”

 

L’ANNUNCIO DELLA CHIESA DI MILANO: IL 7 MARZO SI APRE IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE PER MARCO GALLO

«Io sono amato e quindi faccio tutto»: il prossimo 7 marzo 2026 sarà l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ad aprire ufficialmente il processo per la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Marco Gallo. Il ragazzo classe 1994, morto a soli 17 anni per un incidente stradale, che dalla sua Liguria alla nuova casa in Brianza incontra la fede cristiana nei volti e negli insegnamenti di Gioventù Studentesca (il “ramo” giovanile di Comunione e Liberazione) e riesce però ad andare ben oltre una “semplice” adesione alla vita di un Movimento ecclesiale

Dalla miriade di scritti, appunti e frasi che Marco Gallo si annotava è emersa una figura tra le più incredibili della storia recente cristiana in Italia, tanto da portarlo a scrivere appena la sera prima della sua morte – sui muri della cameretta, di fianco al Crocifisso – una frase che lascia attoniti e sbalorditi: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Ebbene, dopo un percorso quasi da record nell’iter canonico del Dicastero per le Cause di Santi e Beati, il giovanissimo originario di Casarza Ligure potrà in futuro entrare nel novero dei nuovi testimoni della Chiesa Cattolica.

 

La scritta di Marco Gallo sul muro della cameretta la sera prima di morire (foto dal libro “Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare”)

Come spiega l’editto pubblicato dalla Diocesi di Milano, l’arcivescovo Delpini ha accolto lo scorso giugno 2024 il documento prodotto dal postulatore, padre Andrea Mandonico, per portare alla luce il possibile carisma di fede verso la Beatificazione ed eventuale Canonizzazione di Marco Gallo: «Marco amava la vita, si poneva molte domande e soprattutto aveva trovato nell’amore per Gesù e per il prossimo la fonte della vera gioia. Per questo lasciava in tutti coloro che lo conoscevano una viva convinzione di santità», scrive l’editto pubblicato in data 1 febbraio 2026 don Marco Gianola, preso il Servizio delle Cause dei Santi dell’Arcidiocesi milanese.

Dopo l’infanzia vissuta in Liguria, il trasferimento con la famiglia ad Arese, poi Lecco e infine Monza, lo vede protagonista al liceo Don Gnocchi di Carate Brianza di un incontro che gli cambierà per sempre la vita: gli insegnanti e gli altri ragazzi della Comunità di GS alimentano in Marco Gallo la propria fede, in una maniera che a tratti ricorda la passione vitale di San Carlo Acutis, anche lui giovanissimo al contempo “normale” (studioso, appassionato di internet e giochi) e dedito a scoprire l’origine del destino e della fede cristiana.

Il 5 novembre 2011 a Sovico Marco viene investito da un’auto e due giorni dopo nel Duomo di Monza una fiumana di gente assiste ai funerali: come raccontato da diverse testimonianze, in primis la mamma Paola, la sera prima di morire quella scritta sul muro della camera dopo che il ragazzo era rimasto colpito dalla morte di un amico universitario in un altro incidente.

La frase tratta dal Vangelo di Pasqua – detta da Gesù a chi si imbatte dopo la Resurrezione – racchiude forse tutto di quella fede umile, sempre in posa di domanda e mai come un’arrogante “sapienza”: «Io non valgo nulla. Ma il motivo per cui la mia vita ha senso è perché ci sei te… tu mi ridesti ogni attimo», si annota ancora Marco Gallo commentando una canzone di Claudio Chieffo (“Io non sono degno”, ndr).

Nel libro “Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare” vengono raccolte numerose citazioni e pensieri annotati negli anni della gioventù da quel ragazzo così fuori dagli schemi anche dello stesso Movimento di GS che aveva incontrato: davanti ai responsabili della Scuola di Comunità “lamenta” che le grandi catechesi siano spesso proposte su numeri di partecipazione così ampli ed enormi, pretendo invece una trasmissione di fede più diretta e in piccoli gruppi, «il movimento si trasmette tramite uno sguardo, un’amicizia, una persona, che ti comunica, un rapporto personale».

Serve una presenza reale, vera, fisica e che trasmette bellezza, spiega ancora il Servo di Dio Marco Gallo pochi anni prima di morire, ammettendo di voler sacrificare tutta la sua vita per scoprire se è vero che la felicità più piena si trova in Dio.

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