lunedì 11 agosto 2014

Filoni: i cristiani hanno diritto di restare in Iraq

Filoni: «È la loro terra: i cristiani devono restarci»





Luca Geronico



«Sono convinto che, in questo momento, non ci sia luogo della Terra dove i nostri fedeli non abbiano a cuore la difficile situazione di questi fratelli e sorelle sradicati ed espulsi dalle loro case, dalle loro terre, dai luoghi dove vivevano da secoli». Tra pochi giorni il cardinale Fernando Filoni, nominato “inviato personale” di papa Bergoglio per l’Iraq, sarà in Kurdistan. Per il prefetto di Propaganda Fide un ritorno nel Paese dove, dal 2001 al 2006, è stato nunzio apostolico.

Cardinale Filoni, un viaggio per scongiurare il «rischio di genocidio» dei cristiani iracheni denunciato dal patriarca di Baghdad Louis Sako. Quali gli obiettivi di questa importante missione diplomatica?
Parto come «inviato personale » del Santo Padre, che non può recarsi personalmente in quei luoghi, per manifestare la solidarietà del Papa e di tutta la Chiesa universale. Poi, per quanto sarà possibile, bisogna dire una parola di incoraggiamento e di apprezzamento per l’accoglienza che le autorità curde locali danno a questi cristiani. Sono convinto che non mancherà, su questo punto, la solidarietà internazionale o per lo meno di tutte le nostre Chiese.

domenica 10 agosto 2014

La guerra in Irak e il giudizio della Chiesa locale

«Una nuova guerra significa nuova distruzione. Bombarderanno case, strade, infrastrutture. L’Isis non si farà trovare tanto facilmente». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre una fonte irachena che per motivi di sicurezza preferisce mantenere l’anonimato.


Al telefono da Erbil, la fonte racconta ad ACS come è stato accolto nel capoluogo del Kurdistan iracheno il discorso di ieri notte in cui il presidente Barack Obama autorizzava raid Usa contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). In realtà secondo la fonte «un attacco aereo da parte dell’aeronautica statunitense e turca potrebbe essere avvenuto già questa notte, dal momento che tutti i voli notturni in partenza dall’aeroporto internazionale di Erbil sono stati cancellati».
Secondo la fonte ACS, in seguito alla conquista da parte di Isis della Piana delle Ninive, decine di migliaia cristiani sono fuggiti a Duhok e ad Erbil, nel Kurdistan iracheno. «Quanti vivevano tra Alqosh e Tall Kayf si sono diretti a Duhok, mentre chi si trovava nei villaggi tra Qaraqosh e Bashiqa è venuto ad Erbil». Nel capoluogo del Kurdistan la Chiesa accoglie i rifugiati nella cattedrale caldea di San Giuseppe, nel quartiere cristiano di Ankawa, e nelle altre chiese della città. «La Chiesa fa tutto il possibile, ma le risorse non sono sufficienti ad aiutare tante persone – tra cui anche donne e bambini – che hanno dovuto lasciare tutto: le loro case, i loro averi, le loro storie».

Cattolici in Iraq: una comunità in estinzione?

Cattolici in Iran: una comunità a rischio estinzione?

Intervista al giornalista Camille Eid



ROMA, lunedì, 14 giugno 2010 (ZENIT.org).- Mentre molti cristiani fuggono dall’Iran, sia per motivi politici, che per motivi religiosi, la comunità cristiana di quel Paese è a rischio estinzione, secondo Camille Eid, giornalista e osservatore delle Chiese in Medio Oriente.

Il giornalista ha parlato con il programma televisivo “Where God Weeps”, realizzato da Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, in questa intervista in cui spiega come può essere la vita di un cristiano che vive in Iran.

L’Iran è un Paese musulmano per più del 99% della sua popolazione, dove l’Islam è religione di Stato. Le radici della Chiesa in Iran sono molto antiche e risalgono al II secolo. Il Cristianesimo è effettivamente la religione più antica dell’Iran?
Eid: No, abbiamo altre due comunità che sono più antiche del Cristianesimo. La prima è la comunità zoroastriana, che risale a secoli prima dell’arrivo del Cristianesimo e dell’Islam. La seconda è la comunità ebraica.

Edith Stein

Edith Stein, un pozzo di sorprese infinite
Paola Ricci Sindoni



Cosa è che fa “grande” un filosofo? Se lo chiedeva Karl Jaspers nella sua monumentale ricerca dedicata appunto ai “Grandi Filosofi”, dove senza timore inseriva accanto a Platone, Agostino e Kant, anche Buddha, Confucio e Gesù. Certo un pensatore non è grande per la mole delle indagini che ha compiuto e neppure per le altezze speculative che ha elaborato, quanto piuttosto per la sua capacità di essere insieme legato al proprio tempo e di superarlo, mostrando il carattere sovrastorico del suo pensare, che ce lo rende nostro contemporaneo.

È grande, insomma, il filosofo che è in grado di tradurre le sue esperienze di pensiero in forze vive per il presente, che è capace di arrecare al mondo un contenuto comunicabile prima inesistente, che esprime non tanto l’originalità delle sue intuizioni teoretiche, quanto la sua tensione a toccare la fonte dell’origine perenne del vivere e del pensare.

sabato 9 agosto 2014

Il mistero della felicità

L’invenzione migliore

· A colloquio con il regista argentino Daniel Burman ·

Mentre tutte le ricette per raggiungere la felicità puntano oggi su un oggetto di consumo, un luogo di relax o tecniche capaci di allontanare l’impatto con la realtà, il cineasta argentino Daniel Burman vede la felicità come un territorio in cui ci si addentra e che si percorre: un cammino. Così ha fatto nel suo ultimo film – El misterio de la felicidad – e così lo descrive in modi diversi negli otto film che ha prodotto e diretto.
Daniel Burmandietro alla cinepresa
Lo sceneggiatore, regista e produttore Burman, oggi quarantenne, fa cinema da vent’anni e ha ricevuto quasi un premio all’anno per il suo lavoro. In totale ha ottenuto 22 riconoscimenti; quello che lo ha più sorpreso — essendo ebreo — è stato forse il Robert Bresson, nel 2008, il premio riservato dal Vaticano ai registi che rendono una testimonianza significativa sulla ricerca del significato della vita.
In questi giorni è in Italia per incontrare futuri soci nella produzione del suo prossimo film e ha parlato con «L’Osservatore Romano». "Mi sento una persona benedetta - ha detto Burman - perché la mia passione e il mio lavoro, l’attività con cui mantengo la mia famiglia, coincidono con un atto di puro piacere e di amore com’è raccontare una storia. Mi sveglio ogni giorno stupito, ancora non riesco a credere che questo è il mio lavoro. Della mia infanzia ricordo una strana sensazione allo stomaco quando uscivo da scuola correndo per andare a casa, aprire la porta e trovare mia madre, perché volevo raccontarle qualcosa, non importava cosa, qualcosa che era successo durante la ricreazione o un voto che avevo preso. Provo

venerdì 8 agosto 2014

Meeting di Rimini 2014:"Il potere del cuore: cercatori di libertà"

Vi segnaliamo la lettera del nostro presidente Emilia Guarnieri al direttore di Avvenire.

"Quest'anno il Meeting - ha affermato - rilancerà l'Appello nell'incontro conclusivo dal titolo "Testimoni di libertà", introdotto da Monica Maggioni, con la presenza di Paul Bhatti (Pakistan), i vescovi Kaigama (Nigeria) e Warduni (Iraq) e il giornalista Quirico. Abbiamo invitato uomini che con il racconto della loro vita e delle sofferenze dei loro popoli rendono testimonianza della irriducibile tensione alla libertà e del mistero di una libertà già possibile e sperimentata anche nella persecuzione".

Infine ha concluso: "Fin dall'incontro inaugurale di domenica 24 agosto con il Custode di Terra Santa, padre Pizzaballa - "Il potere del cuore. Ricercatori di verità" - il Meeting vuole essere il racconto di come il vero fattore che oggi può cambiare la storia sia il cuore dell'uomo, il suo inestinguibile desiderio di verità e di bene".


sabato 2 agosto 2014

Messaggio di Don Carron per il pellegrinaggio a Czestokowa



 Pellegrinaggio Czestochowa 2014
Messaggio di Julián Carrón
Cari amici, questo è il dramma dell’uomo: desiderare qualcosa che non si può dare da sé, perché il nostro bisogno è incommensurabile a tutto ciò che possiamo fare o generare con le nostre forze. Quale sia il nostro bisogno non lo decidiamo noi, ma ce lo troviamo addosso come esperienza di una «sproporzione strutturale» − dice don Giussani − che ci rende desiderio di infinito, di totalità. Possiamo avere più o meno coscienza che questa è la questione, ma è impossibile che il desiderio della totalità non sia presente in tutto quello che facciamo. Per questo diciamo con Cesare Pavese che «ciò che un uomo cerca nei piaceri è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di conseguire questa infinità» (Il mestiere di vivere).
Se con tutto quello che generiamo e facciamo non siamo in grado di rispondere, l’unica possibilità è che la risposta venga da fuori di noi. Senza aprirsi a qualcosa d’altro l’uomo non può compiersi. Ma come può