sabato 16 dicembre 2017
Luigi Giussani: il percorso teologico e l'apertura ecumenica (Lugano)
Magda Arnold, "Psicologia delle emozioni"

MAGDA ARNOLD
Il grande inganno delle emozioni
Intervista
Un saggio di Stefano Parenti riscopre la psicologa statunitense
cattolica che aveva anticipato le conseguenze di una cultura edonista e
senza ragione
ANTONIO GIULIANO
Nella società del like
ossessivo e del “mi piace” facile, al tempo del sentimentalismo
social e della celebrazione dell’istinto – come insegnano la cultura
dominante e i salottini televisivi –, diventa sempre più difficile
ammettere di aver perso la testa. È dunque illuminante imbattersi nelle
teorie di una studiosa delle emozioni come Magda Arnold (19032002),
figura controcorrente della psicologia contemporanea. Ne era senz’altro
consapevole lei stessa, dal momento che ha sempre rivendicato l’apporto
ricevuto della fede cattolica nell’ambito dei suoi studi. È merito di
Stefano Parenti avvicinarci alla sua lettura con un saggio documentato
e scorrevole pubblicato da D’Ettoris, casa editrice da anni impegnata nella lodevole riscoperta degli psicologi cattolici.
Il volume Magda Arnold. Psicologa delle emozioni
(pagine 200, euro 15,90) mette subito in chiaro l’originalità della
studiosa, originaria della Repubblica Ceca, ma statunitense
d’adozione: «Nessuno mai – spiega Parenti – aveva esposto una teoria
unitaria delle emozioni che tenesse insieme le componenti
neurofisiologiche, le cause e le esperienze come ha fatto lei nel suo
libro
Emotion and Personality
del 1960. Fu la prima a intuire che “l’emozione non è qualcosa che ci accade, ma qualcosa che facciamo”. Non è la semplice
reazione riflessa a uno stimolo o una pura sensazione: ma all’interno
c’è un giudizio “ragionevole”, anche se spesso implicito. Tra percezione
ed emozione c’è dunque una valutazione ( appraisal)
che può innescare una tensione, una tendenza all’azione che è quella
che Magda Arnold definisce emozione. Succede per esempio quando
conosciamo una cosa o una persona: se le giudichiamo distaccate da noi
non ci sarà emozione. Quando invece le valuteremo come un bene/male per
noi e ci sentiremo attratte o spinte all’azione verso di esse allora
parleremo di emozioni».
venerdì 15 dicembre 2017
Fidenza: Violante, Vittadini, il discorso di don Giussani ad Assago
Fidenza. Se la politica riparte da don Giussani
Nel 1987 l'intervento del fondatore di CL al convegno DC di Assago. Ne hanno dibattuto Luciano Violante e Giorgio Vittadini, invitati dal Comune emiliano: il futuro, i populismi, la speranza. Trent'anni dopo, «la modernità assoluta» di quel discorsoPaolo PeregoL'Eden prima del peccato originale

Idee.
Tra filosofia, scienza, storia, arte e
letteratura, una serie di saggi torna a indagare le implicazioni della
vicenda biblica di Adamo ed Eva
La bella politica nell’EDEN prima del peccato
ALESSANDRO ZACCURI
E se non ci fossero cascati?
Se Adamo avesse preso sul serio l’ammonimento del Creatore, se Eva
non avesse ceduto alle lusinghe del serpente… Se la storia
dell’umanità non fosse stata segnata dalle conseguenze della caduta
dei progenitori, insomma. Nel suo Stato d’innocenza(
Carocci, pagine 140, euro 17,00) il medievista Gianluca Briguglia lo
definisce un «periodo ipotetico dell’irrealtà» capace di «generare una
spiegazione del reale» lungo un millennio abbondante di filosofia e
teologia politica. Una tradizione che prende sì le mosse dalla dottrina
agostiniana del peccato originale, ma che non si esaurisce affatto nel
pensiero del vescovo di Ippona, come invece lascerebbe intendere un
altro corposo saggio sull’argomento, Ascesa e caduta di Adamo ed Eva
dello storico della letteratura Stephen Greenblatt (traduzione di
Roberta Zuppet, Rizzoli, pagine 476, euro 22,00): libro ricchissimo di
informazioni, che però lo studioso statunitense tende a rielaborare in
modo fin troppo eclettico. Quelli di Greenblatt e Briguglia non sono
gli unici contributi recenti su quello che, per brevità, potremmo
definire “il caso Eden”. Dopo aver riproposto Il diario di Adamo ed Eva
di Mark Twain (traduzione di Marisa Panti, pagine 116, euro 13,00),
Medusa ha da poco realizzato una nuova edizione di un’opera
fugacemente apparsa in Italia sul finire degli anni Sessanta. Si tratta
dell’eccellente La storia di Adamo ed Eva attraverso l’arte
di Andrée Mazure (traduzione di Alfredo Rovatti, pagine 108, euro
21,00), senza dubbio la più minuziosa rassegna mai realizzata sul tema,
come dimostrano le oltre duecento immagini raccolte in un atlante
iconografico che va dalle prime occorrenze paleocristiane fino alle
rivisitazioni di Fernand Léger e di altri maestri del Novecento.
giovedì 14 dicembre 2017
card. Bassetti: Non abbandonare mai il malato
Bassetti: per Francesco e la Cei, imperativo non abbandonare mai il malato
Il cardinale Bassetti - ANSA
Alessandro Gisotti- Città del Vaticano
Preservare gli ospedali cattolici dal “rischio dell’aziendalismo”. E’ il richiamo di Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, pubblicato oggi. Il Pontefice torna dunque a sottolineare la centralità della persona rispetto all’interesse economico, specie quando in gioco c’è la salute. Su questo ammonimento del Papa e il recente messaggio pontificio all’Accademia per la Vita, ha risposto in esclusiva ai nostri microfoni il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, presidente della Conferenza Episcopale Italiana:
D. - Nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, Papa Francesco ha messo in guarda dal “rischio dell’aziendalismo” che rende un interesse economico anche la cura del malato. Qual è la sua riflessione al riguardo?
R. - Risponderei con le parole che qualche giorno fa lo stesso Santo Padre ha rivolto all’Accademia per la Vita, quando ha sottolineato che “l’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati, e per pastori non mercenari”. Il rischio dell’aziendalismo lo superi quando sai mantenere davanti agli occhi e al cuore il volto della persona sofferente. Non è un caso che il Papa abbia fatto esplicito riferimento alla parabola evangelica del Buon Samaritano, ricordando come per la Chiesa sia un “imperativo categorico quello di non abbandonare mai il malato”. Il Samaritano vede e si lascia coinvolgere nel profondo, mettendo in campo tutte le sue risorse per venire incontro a quell’uomo ferito. Cosa ben diversa dal voltarsi dall’altra parte del sacerdote e del levita…
Preservare gli ospedali cattolici dal “rischio dell’aziendalismo”. E’ il richiamo di Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, pubblicato oggi. Il Pontefice torna dunque a sottolineare la centralità della persona rispetto all’interesse economico, specie quando in gioco c’è la salute. Su questo ammonimento del Papa e il recente messaggio pontificio all’Accademia per la Vita, ha risposto in esclusiva ai nostri microfoni il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, presidente della Conferenza Episcopale Italiana:
D. - Nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, Papa Francesco ha messo in guarda dal “rischio dell’aziendalismo” che rende un interesse economico anche la cura del malato. Qual è la sua riflessione al riguardo?
R. - Risponderei con le parole che qualche giorno fa lo stesso Santo Padre ha rivolto all’Accademia per la Vita, quando ha sottolineato che “l’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati, e per pastori non mercenari”. Il rischio dell’aziendalismo lo superi quando sai mantenere davanti agli occhi e al cuore il volto della persona sofferente. Non è un caso che il Papa abbia fatto esplicito riferimento alla parabola evangelica del Buon Samaritano, ricordando come per la Chiesa sia un “imperativo categorico quello di non abbandonare mai il malato”. Il Samaritano vede e si lascia coinvolgere nel profondo, mettendo in campo tutte le sue risorse per venire incontro a quell’uomo ferito. Cosa ben diversa dal voltarsi dall’altra parte del sacerdote e del levita…
martedì 12 dicembre 2017
Don Bosco, il santo sognatore

Religione.
“I sogni di don Bosco”, la raccolta di
contributi intorno all’esperienza onirica del Santo torinese pubblicata
da don Andrea Bozzolo
DON BOSCO
Il Santo sognatore
ANTONIO CARRIERO
C’è un mondo di storie che
appartiene a tutti. Ed è quello dei sogni. Belli o brutti. Che
affascinano o spaventano. Che si dimenticano o si ricordano appena
svegli. In tutti cerchiamo, incuriositi, il messaggio che sembrano trasmettere.
San Giovanni Bosco, il santo che ha fatto sognare in grande centinaia di ragazzi che studiavano, imparavano un mestiere
o giocavano nei cortili di Valdocco, a Torino, è stato un grande
“sognatore”. Non solo nel senso che ha saputo avere grandi sogni
sull’avvenire dei suoi ragazzi, ma anche e soprattutto perché le sue
notti sono state non di rado visitate dal passaggio di Dio. Come le
notti di grandi uomini della Bibbia: Abramo, Giacobbe, Giuseppe,
Salomone.
Per questo,
senza i sogni non capiremmo alcuni aspetti importanti della
religiosità di don Bosco, alcuni elementi che - come ha affermato
l’autorevole storico Pietro Stella - hanno ispirato le sue convinzioni e
sostenuto le sue imprese. Un tema tanto affascinante e complesso era
stato finora affrontato in saggi occasionali; mancava però un’opera
complessiva che tentasse un inquadramento più ampio e approfondito della
questione. È ciò che un gruppo di studiosi, coordinati dal teologo
salesiano don Andrea Bozzolo, ha tentato di fare in un saggio appena
pubblicato, dal titolo I sogni di Don Bosco. Esperienza spirituale e sapienza educativa ( LAS, Pagine 608. Euro 35 ).
Il corposo volume raccoglie una serie di contributi che, da differenti
punti di osservazione, mettono nuovamente sotto la lente un’esperienza
che ha caratterizzato il santo dei ragazzi.
Iscriviti a:
Post (Atom)



