È giusto che un
bambino di 11 anni non debba conoscere la storia del nostro tempo? È
giusto che non sappia niente di quello che è successo dopo la caduta
dell’Impero romano? Ovviamente la risposta è no! Responsabile di
quest’assurdità è la Riforma Moratti e questa riforma va, semplicemente,
riformata!
L’11 giugno del 2010, al convegno in occasione del bicentenario della nascita del
poeta Giuseppe Giusti,
ho avuto il piacere di assistere alla conferenza di Cosimo Ceccuti,
professore di Storia Risorgimentale dell’Università degli Studi di
Firenze. Egli concluse il suo intervento lamentandosi di quanto, da un
po’ di tempo a questa parte, in Italia si stia affievolendo sempre di
più lo spirito nazionale, che invece all’epoca del poeta Giuseppe Giusti
era molto forte.
Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II si incontrano a Teano il 26 ottobre del 1860
Forse soltanto gli addetti ai lavori o quelli che hanno figli in età scolare, sanno che nelle scuole italiane si sta trascurando
la nostra storia risorgimentale:
alle elementari, con la Riforma Moratti, i bambini non la studiano più
(si fermano agli antichi Romani!) e ne sentono parlare per la prima
volta alla fine della seconda media, quando in un capitoletto si liquida
tutto il processo di unificazione nazionale.
Ma il problema, purtroppo, non è soltanto quello evidenziato dal
professor Ceccuti, il dramma ha colpito al cuore tutto il percorso di
studi della scuola italiana e
la Storia è la vittima più illustre.
Ma che storia è questa?…verrebbe da dire! Perché si vuole
ridimensionare l’importanza della storia? Lo studio della storia non è
solo un lungo elenco di date e di avvenimenti da ricordare (ci vuole
anche quello!); è soprattutto comprendere il passato,
immedesimarsi nei nostri predecessori, riviverne i loro stati d’animo, le loro paure o speranze, per trarne moniti o suggerimenti; in una parola, studiare la storia ci permette di crescere e maturare.
Si potrebbe riassumere dicendo che la Storia serve per conoscere il
passato, comprendere il presente e intuire il futuro. I nostri ragazzi
di 11-12 anni si sentono spaesati, non partecipano della cultura
condivisa dalla società in cui vivono,
sono costretti a non sapere:
Gramsci o Napoleone, tanto per fare un esempio, sono per loro due
perfetti sconosciuti e non riescono a contestualizzarli qualora guardino
un film o assistano a un dibattito.
Secondo
la Riforma Moratti, il Primo ciclo
d’istruzione (la scuola elementare e media, o meglio, Primaria e
Secondaria di I grado come hanno voluto ribattezzarle) prevede lo studio
della Storia una sola volta per sei anni, dalla terza elementare alla
terza media, secondo la seguente scansione:
• in Terza elementare si studia la Preistoria
• in Quarta e Quinta il Mondo antico
• In Prima media il Medioevo
• in Seconda dalla Scoperta dell’America alla fine dell’Ottocento (!)
• in terza il Novecento.
Ma qual è stata la logica perversa che ha determinato tale scelta?
Antonio Gramsci (1891 – 1937) è stato un politico, filosofo, giornalista, linguista e critico letterario italiano.
Secondo il legislatore, tale scansione permette agli insegnanti di
prestare maggiore attenzione all’acquisizione delle competenze anziché
ai contenuti, in quanto
l’insegnamento della storia deve essere finalizzato al “successo formativo” dei bambini.
In poche parole, il periodo che va dai 7 ai 9 anni è dedicato
all’acquisizione di competenze metodologiche, mentre quello compreso tra
i 10 e i 15 all’intero percorso cronologico e contenutistico. Queste
teorie didattiche hanno dell’assurdo e mi piace citare a questo
proposito
Andrea Caspani, direttore della rivista Linea
Tempo e docente di Storia e Filosofia. In previsione dei rinnovamenti
che sarebbero stati introdotti con la Riforma Moratti, in un articolo
del lontano 08/02/2000, egli ne smontava le motivazioni
didattico-pedagogiche commentando che “Non si possono insegnare gli
strumenti critici se non in riferimento all’oggetto a cui vengono
applicati. Insomma,
sarebbe come pretendere di imparare il nuoto prima di essere buttati in acqua.”
Purtroppo
niente fermò i legislatori e la riforma di
lì a poco entrò in atto, prima fu introdotta sotto forma di
sperimentazione, poi attuata in modo definitivo e, da allora,
cominciarono i guai!
Il 31 agosto del 2013 sono andata in pensione, concludendo la mia carriera come docente di Lettere in una Scuola media, ma dopo
34 anni d’insegnamento nella scuola elementare. Quando
in prima o seconda media, durante l’ora di letteratura o commentando un
articolo di giornale o in altri frangenti, mi capitava di citare
personaggi o episodi che dovrebbero far parte della nostra cultura anche
prima dei 13 anni d’età, i ragazzi mi guardavano senza capire, né
riuscire a contestualizzare… ma loro non ne avevano colpa!
La colpa è di chi li ha privati di tutte quelle conoscenze che i loro
coetanei di appena qualche anno prima, invece, avevano. Io li guardavo
impotente e dentro di me mi arrabbiavo a morte: in nome del
“successo formativo”
(nessuno lo pone in discussione) sono stati ridotti tragicamente i
contenuti, ma non è matematico che, diminuendo la quantità, si migliori
la qualità! Ovviamente, la qualità dell’insegnamento dipende
dall’insegnante, cioè da come opera in classe, non dalla riduzione dei
contenuti del programma! Con la Riforma Moratti i ragazzi corrono il
rischio di sapere poco e quel poco di saperlo male, rischiano cioè di
non avere né conoscenze né tantomeno competenze metodologiche.

Proprio
questa “rabbia” mi ha portato a scrivere, il 7 novembre del 2013, sul
sito di Rai Storia quanto segue: “A proposito del vostro link intitolato
La storia è un grande assente nella cultura contemporanea, non solo
concordo, ma vorrei farvi leggere un messaggio accorato che ho mandato
al Ministro della Pubblica Istruzione, da cui non ho avuto purtroppo
alcuna risposta. Si tratta di una mia osservazione sullo
scempio del programma di storia imposta alla scuola dell’obbligo
e sul fatto che a nessuno interessi nulla.” Infatti, l’avevo scritto
sia sul profilo FB del Ministro Carrozza che tramite e-mail, con
l’intenzione di far conoscere queste perplessità
“colà dove si puote ciò che si vuole”, ma nessuno si è degnato di rispondere.
Un tempo, alla scuola elementare si conoscevano “i fatti” e alle medie poi li approfondivano:
da lì allo studio dei “concetti”, delle relazioni causa-effetto, ecc., il passo era breve e obbligato. Ora, invece, alle Medie è scomparsa la Storia antica e si comincia
ex novo
dal Medioevo. Perciò, di riflesso, anche il programma di Storia delle
Medie è stato modificato, in peggio, poiché non è prevista la
ripetizione dei contenuti. È uno scandalo aver ridotto il programma di
storia della scuola elementare, pretendendo che i ragazzi delle Medie
riflettano in poche lezioni su argomenti mai affrontati prima e di cui
sono completamente all’oscuro.
I bambini delle elementari sono benissimo in grado di avere una
panoramica più ampia riguardo agli argomenti storici e senza nessuna
fatica o forzatura. Per questo motivo, ripeto, mi sembra così assurdo
averli privati del
cumulo di conoscenze che i loro coetanei di appena qualche anno prima possedevano e che sapevano utilizzare nei contesti più vari.
A questo proposito, alcuni anni fa ho letto un articolo di Panebianco
sul Corriere della Sera, nel quale si critica questa situazione,
giudicando assurdo che un ragazzino di 13 anni non sappia ancora nulla,
per esempio, di Garibaldi o della Seconda Guerra mondiale. Io mi domando
perché e a chi sia venuto in mente di assassinare in questo modo il
programma di storia nella scuola dell’obbligo.
Non sono d’accordo sul fatto che i cosiddetti contenuti non siano
importanti. Credo anzi che essi siano i mattoncini necessari per una
crescita globale dell’individuo: anche i contenuti, naturalmente
accompagnati da una didattica idonea,
contribuiscono a creare i presupposti per far crescere i ragazzi, (il
“successo formativo” di cui parlano i programmi) e a far germogliare in
loro quello spirito critico tanto, giustamente, sbandierato dalla
didattica sessantottina e che invece ha portato alla diminuzione
vertiginosa delle conoscenze spicciole, figuriamoci di quelle più
complesse.
Affinché questo sia possibile, appare dunque chiaro che i contenuti
debbano essere ripetuti nei diversi cicli dell’istruzione dell’obbligo.
Con la Riforma Moratti questo non succede e il risultato è sotto gli
occhi impotenti dei docenti: i ragazzi, infatti,
non riescono a memorizzare fatti e avvenimenti storici
presentati una volta sola e quindi non potranno interiorizzarli e
utilizzarli per conoscere la realtà in cui vivono, interpretarla, trarne
monito e insegnamento.
La FLC (il sindacato di tutti coloro che lavorano nei settori della
formazione) a questo proposito scrive: “I programmi nazionali in vigore
fino al 31 agosto 2004, antecedenti la riforma, se è vero che
costringono gli allievi a studiare per tre volte la stessa storia, danno
tuttavia modo, almeno nelle scuole elementari, di impostarne
l’insegnamento
introducendo gradualmente i bambini alle difficoltà dell’apprendimento della storia”. Le
mie osservazioni da semplice addetta ai lavori, supportate dal parere
di persone ben più esperte di me, mi hanno convinta sempre di più che la
Riforma Moratti vada riformata.
L
I bambini di quinta di qualche tempo fa, possedevano maggiori
conoscenze e maggiori competenze dei ragazzi di terza media di oggi e
non mi riferisco soltanto alla Storia. Giovanni Floris ci spiega questo
fenomeno nel suo saggio
“La fabbrica degli ignoranti”.
Egli afferma che ciascun Ministro della Pubblica Istruzione vuole
apportare una riforma, credendo di migliorare la situazione. In realtà,
dice Floris, la Scuola italiana è come un malato al cui capezzale si
alterna una miriade di medici, i quali ogni volta danno una medicina
diversa…ma il malato, invece di migliorare, peggiora sempre di
più. Ecco, questa è la stessa sconfortante idea che mi sono fatta
anch’io.
Con ciò non voglio dire che non ci siano stati dei miglioramenti, ma, a conti fatti, quello che più balza all’occhio è
la morte progressiva della cultura in senso lato,
nei ragazzi e quindi nella società futura. Insomma, faccio mia quest’
osservazione della FLC: “il disegno del Ministro Moratti è quello di chi
vuole un Paese più ignorante” (lascio a voi le conclusioni!).
Qualche giorno fa ha provocato scandalo il fatto che dei concorrenti a
una nota trasmissione televisiva non sapessero datare la nomina di
Hitler a Cancelliere della Germania nazista, posticipandola addirittura
ben oltre il dopoguerra. Ma di che ci si meraviglia? Stiamo assistendo a
una povertà culturale gigantesca (secondo l’OCSE siamo
gli ultimi in Europa per che cosa?), ma non è giusto rimanere
indifferenti, non si può più far finta di nulla e lasciare che i nostri
ragazzi vadano alla deriva, perché la Scuola non li ha forniti di
conoscenze al momento giusto!