lunedì 2 febbraio 2026
Marco Gallo, causa di beatificazione al via/ Chiesa Milano pubblica editto per il 17enne di GS morto nel 2011
Marco Gallo, causa di beatificazione al via/ Chiesa
Milano pubblica editto per il 17enne di GS morto nel 2011
Niccolò Magnani Pubblicato 1 Febbraio 2026
L'arcivescovo Delpini aprirà il 7 marzo a Milano la causa di
beatificazione per il Servo di Dio Marco Gallo: ecco chi è e perché ha “fama di
santità”
L’ANNUNCIO DELLA CHIESA DI MILANO: IL 7 MARZO SI APRE IL
PROCESSO DI BEATIFICAZIONE PER MARCO GALLO
«Io sono amato e quindi faccio tutto»: il prossimo 7 marzo
2026 sarà l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ad aprire ufficialmente
il processo per la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio
Marco Gallo. Il ragazzo classe 1994, morto a soli 17 anni per un incidente
stradale, che dalla sua Liguria alla nuova casa in Brianza incontra la fede
cristiana nei volti e negli insegnamenti di Gioventù Studentesca (il “ramo”
giovanile di Comunione e Liberazione) e riesce però ad andare ben oltre una
“semplice” adesione alla vita di un Movimento ecclesiale
Dalla miriade di scritti, appunti e frasi che Marco Gallo si
annotava è emersa una figura tra le più incredibili della storia recente
cristiana in Italia, tanto da portarlo a scrivere appena la sera prima della
sua morte – sui muri della cameretta, di fianco al Crocifisso – una frase che
lascia attoniti e sbalorditi: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?».
Ebbene, dopo un percorso quasi da record nell’iter canonico del Dicastero per
le Cause di Santi e Beati, il giovanissimo originario di Casarza Ligure potrà
in futuro entrare nel novero dei nuovi testimoni della Chiesa Cattolica.
La scritta di Marco Gallo sul muro della cameretta la sera
prima di morire (foto dal libro “Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi
a saltellare”)
Come spiega l’editto pubblicato dalla Diocesi di Milano,
l’arcivescovo Delpini ha accolto lo scorso giugno 2024 il documento prodotto
dal postulatore, padre Andrea Mandonico, per portare alla luce il possibile
carisma di fede verso la Beatificazione ed eventuale Canonizzazione di Marco
Gallo: «Marco amava la vita, si poneva molte domande e soprattutto aveva
trovato nell’amore per Gesù e per il prossimo la fonte della vera gioia. Per
questo lasciava in tutti coloro che lo conoscevano una viva convinzione di santità»,
scrive l’editto pubblicato in data 1 febbraio 2026 don Marco Gianola, preso il
Servizio delle Cause dei Santi dell’Arcidiocesi milanese.
Dopo l’infanzia vissuta in Liguria, il trasferimento con la
famiglia ad Arese, poi Lecco e infine Monza, lo vede protagonista al liceo Don
Gnocchi di Carate Brianza di un incontro che gli cambierà per sempre la vita:
gli insegnanti e gli altri ragazzi della Comunità di GS alimentano in Marco
Gallo la propria fede, in una maniera che a tratti ricorda la passione vitale
di San Carlo Acutis, anche lui giovanissimo al contempo “normale” (studioso,
appassionato di internet e giochi) e dedito a scoprire l’origine del destino e
della fede cristiana.
Il 5 novembre 2011 a Sovico Marco viene investito da un’auto
e due giorni dopo nel Duomo di Monza una fiumana di gente assiste ai funerali:
come raccontato da diverse testimonianze, in primis la mamma Paola, la sera
prima di morire quella scritta sul muro della camera dopo che il ragazzo era
rimasto colpito dalla morte di un amico universitario in un altro incidente.
La frase tratta dal Vangelo di Pasqua – detta da Gesù a chi
si imbatte dopo la Resurrezione – racchiude forse tutto di quella fede umile,
sempre in posa di domanda e mai come un’arrogante “sapienza”: «Io non valgo
nulla. Ma il motivo per cui la mia vita ha senso è perché ci sei te… tu mi
ridesti ogni attimo», si annota ancora Marco Gallo commentando una canzone di
Claudio Chieffo (“Io non sono degno”, ndr).
Nel libro “Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi a
saltellare” vengono raccolte numerose citazioni e pensieri annotati negli anni
della gioventù da quel ragazzo così fuori dagli schemi anche dello stesso
Movimento di GS che aveva incontrato: davanti ai responsabili della Scuola di
Comunità “lamenta” che le grandi catechesi siano spesso proposte su numeri di
partecipazione così ampli ed enormi, pretendo invece una trasmissione di fede
più diretta e in piccoli gruppi, «il movimento si trasmette tramite uno
sguardo, un’amicizia, una persona, che ti comunica, un rapporto personale».
Serve una presenza reale, vera, fisica e che trasmette
bellezza, spiega ancora il Servo di Dio Marco Gallo pochi anni prima di morire,
ammettendo di voler sacrificare tutta la sua vita per scoprire se è vero che la
felicità più piena si trova in Dio.
(….) continua su sussidiario.net
