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Il video dell’incontro
Centro Culturale Sipontino - Info: fontanavivace@gmail.com
LA BELLEZZA DISARMATA IN UN MONDO IN FIAMME
Cosa ce dietro langolo 5p Julian Carron25 04 16i - YouTube
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Don Giussani. Una testimonianza viva, vivace e presente
Sabato scorso a Roma, l'inaugurazione del nuovo Centro studi
dedicato al fondatore di CL, un luogo dove poter incontrare «lui e il suo
enorme lascito per la Chiesa universale». Il racconto della giornata, conclusa
con la Messa per don Giussani
09.03.2026
Angelo Picariello
Un centro studi dove poter incontrare don Giussani e il suo
enorme lascito per la Chiesa universale, a 21 anni dalla morte e a 44 dal
riconoscimento ufficiale da parte della Santa Sede della Fraternità di
Comunione e Liberazione. In questo momento propizio che registrerà, il prossimo
14 maggio, la conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione, e
il trasferimento degli atti a Roma per l’avvio della fase conclusiva, sabato è
stato inaugurato in un affollato seminario il Center for the Study of Luigi
Giussani. L’incontro si è tenuto al Centro internazionale di CL, in via
Malpighi, a Roma, dove il Centro studi e la biblioteca avranno sede, al primo
piano della struttura.
Dopo i saluti del presidente della Fraternità, Davide
Prosperi, la mattinata si è incentrata sulla relazione di Tracey Rowland, “The
temptation of 1968 and beyond”. La teologa australiana ha collocato
l’insegnamento di don Giussani dentro la crisi che ha attraversato la Chiesa
negli anni della contestazione: «Stiamo vivendo un “lungo 1968”. Rimane potente
la grande tentazione di trasformare il cristianesimo in moralismo e il
moralismo in politica, sostituire il credere con il fare e il logos con la praxis».
Eppure c’è una “generazione Z”, un fenomeno del tutto nuovo legato in larga
misura alle moderne tecniche di comunicazione, che sembra riguardare
soprattutto gli Usa, il Regno Unito, «ma anche diversi Paesi europei, Francia
Lussemburgo, Irlanda, Norvegia, Svezia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Malta,
Paesi Bassi, perfino il Kosovo», che vede tanti giovani «respinti dalle
ideologie postmoderne e da una cosmologia rigidamente materialista, attratti
dalla bellezza come porta di accesso alla trascendenza». Una realtà «meno
marcata in Paesi come Italia, Polonia, Germania e Belgio», con elementi di
novità che si registrano, invece, anche in Spagna. Una nuova frontiera, che
lascia trasparire una sfida del tutto nuova per il carisma di CL: «Monsignor
Giussani avrebbe trovato naturale sintonia con i giovani della “generazione Z”
e quelli che seguiranno», ha concluso Rowland. Per cui un centro studi a lui
intitolato «rappresenta ciò di cui vi è bisogno per alimentare la loro fame di
un incontro con l’amore, la verità e la bellezza infinita».
Nel pomeriggio il dibattito si è incentrato sulla relazione
del grande biblista austriaco, da tempo trapiantato negli Usa, Michael
Waldstein, “Encountering Jesus and staying with Him”. Una parola ha tenuto
banco più di tutte, “rimanere”, richiamando l’invito fatto da Gesù agli
apostoli a “venire a vedere”: «Gesù rivolge la sua attenzione al desiderio
suscitato da una misteriosa promessa. La sua risposta non è un discorso, ma un
invito a “rimanere” con lui. Affinché l’evento dell’incontro con Gesù diventi
un incontro in senso pieno, i discepoli “rimangono” con Lui in un cammino che
porta a “rimanere” nella casa del Padre».
La teologia quindi, nel validare un metodo e un’esperienza,
lascia intravedere terreni ancora inesplorati per dare risposte innovative allo
smarrimento dell’uomo contemporaneo, nel solco del carisma di don Giussani. Il
Centro studi Luigi Giussani non sarà un museo, ma uno strumento pienamente
collocato nella realtà e nelle sfide del presente. «L’idea nasce dalla
percezione che la sua testimonianza è viva, vivace e presente. E dalla
convinzione che essa possa essere interessante e utile se messa al servizio della
Chiesa, e di chiunque voglia incontrarla», ha spiegato Martino Feyles, docente
di Estetica all’Università eCampus e direttore del comitato esecutivo del
Centro, che si occuperà della realizzazione dei programmi di ricerca,
dell’organizzazione di eventi e del funzionamento della biblioteca. Il comitato
esecutivo è composto da un pool di docenti (Tancredi Bella, Carmine Di Martino,
Onorato Grassi, Michael Konrad, Andrea Pennini, Francesca Silano e Marco
Stango) e coordinato dal professor Giovanni Maddalena, docente di Filosofia
teoretica a Bologna. «Don Giussani è anche un pensatore, un filosofo, un
teologo. Studiarlo con l’attenzione dovuta e con gli strumenti accademici
adeguati può aiutare a far maturare ulteriormente i frutti del suo carisma in
campi e luoghi diversi», ha detto Maddalena.
Il Center for the Shttps://www.clonline.org/it/attualita/articoli/centro-studi-luigi-giussani-inaugurazione#:~:text=Le%20attivit%C3%A0%20saranno,luigigiussani.org.tudy
of Luigi Giussani, quindi, è un centro di ricerca internazionale che, ideato
dalla Fraternità di Comunione e Liberazione, sarà aperto agli studiosi di ogni
provenienza e grado. Sarà ubicato nella capitale nello stesso spirito con il
quale Giussani pensò alla nascita, in coincidenza del Giubileo del 2000, del
Centro internazionale di via Malpighi, dove non a caso avrà sede.
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https://www.clonline.org/it/attualita/articoli/centro-studi-luigi-giussani-inaugurazione#:~:text=Le%20attivit%C3%A0%20saranno,luigigiussani.org.
Nel pomeriggio di ieri, 22 febbraio, I domenica di Quaresima, hanno avuto inizio nella Cappella Paolina del Palazzo apostolico vaticano gli Esercizi spirituali di Leone XIV con i cardinali residenti a Roma e i capi dei Dicasteri della Curia romana, predicati dal vescovo norvegese Erik Varden, dei Cistercensi della Stretta Osservanza, prelato di Trondheim, sul tema generale: «Illuminati da una gloria nascosta». Dopo i Vespri, il presule trappista ha tenuto la prima meditazione, soffermandosi in particolare su «Entrare in Quaresima». Di seguito la sintesi in italiano, pubblicata dallo stesso autore anche in lingua inglese sul proprio sito internet «Coram Fratribus».
La Quaresima ci mette di fronte all’essenziale. Ci porta in uno spazio materiale e simbolico liberato dal superfluo. Le cose che ci distraggono, anche quelle buone, vengono messe temporaneamente da parte. Abbracciamo liberamente un periodo di astinenza dai sensi.
La fedeltà all’esempio e ai comandamenti di Cristo è il segno distintivo dell’autenticità cristiana. La portata della pace che incarniamo — quella pace esemplare “che il mondo non può dare” — testimonia la presenza costante di Gesù in noi.
È importante insistere su questo punto mentre il Vangelo tante volte viene strumentalizzato come arma nelle guerre culturali.
Ogni manipolazione delle parole e dei segni cristiani per altri scopi va vigorosamente contestata. Allo stesso tempo, è importante correggere le idee sbagliate non solo contestandole con l’indignazione, ma insegnando e mostrando in cosa consista l’autentica lotta spirituale. La pace cristiana non è una promessa di vita facile; è la condizione per una società trasformata.
È tempo di articolare la radicalità della “pace” cristiana, il suo radicamento nel giusto, coraggioso dono di sé, ricordando allo stesso tempo a noi stessi e agli altri la verità delle parole immortali di san Giovanni Climaco: «Non c’è ostacolo più grande alla presenza dello Spirito in noi che la collera».
La Chiesa instilla la pace nel nostro programma quaresimale. Non sminuisce l’invito a combattere i vizi e le passioni nocive: il suo linguaggio è “Sì, sì”, “No, no”, non “ora questo”, “ora quello”.
Ma la Chiesa ci offre all’inizio della battaglia quaresimale una melodia che porta pace, come colonna sonora per questo tempo. Da oltre mille anni la liturgia romana della Prima Domenica di Quaresima mantiene come componente fissa un tractus di squisita bellezza che prepara al Vangelo, sempre quello della tentazione di Cristo nel deserto.
Il tractus riporta quasi integralmente il testo del Salmo 90, Qui habitas. È un’opera di esegesi melodica che merita la nostra attenzione. Non si tratta della reliquia di un’estetica obsoleta. Il tractus comunica un messaggio vitale.
Un uomo attento a quel messaggio fu san Bernardo. Nella Quaresima del 1139 predicò ai suoi monaci un ciclo di diciassette sermoni sul Qui habitat. Affronta cosa significhi vivere nella grazia quando combattiamo il male, promuoviamo il bene, difendiamo la verità e seguiamo il percorso dell’esodo dalla schiavitù verso la terra promessa, senza deviare né a destra né a sinistra, rimanendo in pace, consapevoli che sotto quello che a volte può sembrare un camminare sul filo del rasoio «ci sono le braccia eterne».
Ci invita a impegnarci con slancio nuovo a un discepolato pieno d’amore e lucido.
«San Bernardo idealista» è stato il tema stamane, lunedì 23 febbraio, della seconda meditazione del vescovo Varden, in occasione degli Esercizi spirituali quaresimali in corso nella Cappella Paolina alla presenza di Leone XIV, dei cardinali residenti a Roma e i capi dei Dicasteri della Curia. Ecco la sintesi in italiano delle parole pronunciate dopo l’Ora Media, pubblicata dallo stesso autore anche in lingua inglese sul proprio sito.
Che tipo di uomo era San Bernardo? Da dove veniva? Egli svetta nel movimento cistercense del XII secolo: grande fu il suo carisma, grande la sua capacità di lavoro.
Molti, compresi alcuni che dovrebbero saperne di più, ritengono che sia stato lui l’iniziatore dell’Ordine. Non è così, certo, anche se fece in effetti scalpore quando arrivò nel 1113, all’età di 23 anni, con un gruppo di trenta compagni.
L’impresa di Cîteaux, fondata nel 1098, fu tanto un’innovazione quanto una riforma. I fondatori chiamarono la loro casa novum monasterium. Il progetto non fu in primo luogo una reazione contro qualcosa o qualcuno — e meno male, visto che i progetti reazionari prima o poi finiscono nel nulla.
A prima vista, il progetto cistercense era conservatore, eppure i suoi protagonisti introdussero delle novità. La dialettica fu fruttuosa.
La fiducia nel proprio giudizio rendeva Bernardo ogni tanto flessibile nell’osservanza di certe procedure che, per il resto, sosteneva di difendere. La sua visione delle esigenze della Chiesa lo spingeva talvolta ad adottare posizioni rigide comportando un fiero spirito di parte.
Non era però un ipocrita.
Era genuinamente umile, dedicato a Dio, capace di tenera gentilezza, un amico fedele — in grado di diventare amico con ex nemici — e un testimone convincente dell’amore di Dio. Era, e rimane, una figura affascinante.
Dom James Fox, l’intraprendente abate dell’abbazia di Gethsemani dal 1948 al ’67, una volta scrisse, esasperato, del confratello Thomas Merton: «Ha la mente così elettrica!». Merton irritava Fox con le sue idee, intuizioni, insistenze. Ma Fox sapeva che Merton era sincero. Lo rispettava, apprezzava la sua compagnia (quando non erano nel bel mezzo di qualche epico battibecco) e per la maggior parte del suo governo dell’abbazia si confessò da Merton.
Sarebbe sciocco paragonare Thomas Merton a Bernardo di Clairvaux, però una certa somiglianza di carattere c’è. Bernardo non ha conosciuto l’elettricità, ma la sua era pure una natura mercuriale che aveva e doveva equilibrare tensioni enormi.
L’insegnamento di Bernardo sulla conversione nasce da una cultura biblica senza pari e da nozioni teologiche ben ponderate. Nasce anche, e con il passare del tempo sempre più, dalla lotta personale, nell’imparare a non dare per scontato che la sua strada sia sempre quella giusta, istruito dall’esperienza, dalle ferite e dalle provocazioni a mettere in discussione la sua presunzione e a meravigliarsi davanti alla giustizia misericordiosa di Dio.
Bernardo è un ottimo compagno per chiunque intraprenda un esodo quaresimale dall’egocentrismo e dall’orgoglio, nel desiderio di perseguire la verità di sé tenendo gli occhi fissi sull’amore di Dio che tutto illumina.
Cosa si intende per maturità affettiva? Quali sono le tappe del suo sviluppo all’interno di una relazione, non soltanto quella educativa? Come essere pienamente se stessi nella scoperta della propria identità e vivere una sana relazione con l’altro, che è sempre diverso da noi? Sono domande fondamentali in ogni ambito relazionale e fase della vita: tematiche urgenti e attuali, non soltanto per ciò che concerne il rapporto tra docente e studente, educatore ed educando, ma anche per quello tra genitore e figlio, marito e moglie, tra amici, così pure come in ogni contesto del vivere comunitario. Per questo motivo l’incontro organizzato dagli educatori di Comunione e Liberazione con Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, intitolato “La pienezza nell’amore. Vivere la maturità affettiva nel rapporto educativo”, è stato proposto a tutti gli adulti del movimento, non soltanto agli insegnanti, e si può rivedere sul canale Youtube di CL.
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Il video dell’incontro