Don Giussani. Una testimonianza viva, vivace e presente
Sabato scorso a Roma, l'inaugurazione del nuovo Centro studi
dedicato al fondatore di CL, un luogo dove poter incontrare «lui e il suo
enorme lascito per la Chiesa universale». Il racconto della giornata, conclusa
con la Messa per don Giussani
09.03.2026
Angelo Picariello
Un centro studi dove poter incontrare don Giussani e il suo
enorme lascito per la Chiesa universale, a 21 anni dalla morte e a 44 dal
riconoscimento ufficiale da parte della Santa Sede della Fraternità di
Comunione e Liberazione. In questo momento propizio che registrerà, il prossimo
14 maggio, la conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione, e
il trasferimento degli atti a Roma per l’avvio della fase conclusiva, sabato è
stato inaugurato in un affollato seminario il Center for the Study of Luigi
Giussani. L’incontro si è tenuto al Centro internazionale di CL, in via
Malpighi, a Roma, dove il Centro studi e la biblioteca avranno sede, al primo
piano della struttura.
Dopo i saluti del presidente della Fraternità, Davide
Prosperi, la mattinata si è incentrata sulla relazione di Tracey Rowland, “The
temptation of 1968 and beyond”. La teologa australiana ha collocato
l’insegnamento di don Giussani dentro la crisi che ha attraversato la Chiesa
negli anni della contestazione: «Stiamo vivendo un “lungo 1968”. Rimane potente
la grande tentazione di trasformare il cristianesimo in moralismo e il
moralismo in politica, sostituire il credere con il fare e il logos con la praxis».
Eppure c’è una “generazione Z”, un fenomeno del tutto nuovo legato in larga
misura alle moderne tecniche di comunicazione, che sembra riguardare
soprattutto gli Usa, il Regno Unito, «ma anche diversi Paesi europei, Francia
Lussemburgo, Irlanda, Norvegia, Svezia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Malta,
Paesi Bassi, perfino il Kosovo», che vede tanti giovani «respinti dalle
ideologie postmoderne e da una cosmologia rigidamente materialista, attratti
dalla bellezza come porta di accesso alla trascendenza». Una realtà «meno
marcata in Paesi come Italia, Polonia, Germania e Belgio», con elementi di
novità che si registrano, invece, anche in Spagna. Una nuova frontiera, che
lascia trasparire una sfida del tutto nuova per il carisma di CL: «Monsignor
Giussani avrebbe trovato naturale sintonia con i giovani della “generazione Z”
e quelli che seguiranno», ha concluso Rowland. Per cui un centro studi a lui
intitolato «rappresenta ciò di cui vi è bisogno per alimentare la loro fame di
un incontro con l’amore, la verità e la bellezza infinita».
Nel pomeriggio il dibattito si è incentrato sulla relazione
del grande biblista austriaco, da tempo trapiantato negli Usa, Michael
Waldstein, “Encountering Jesus and staying with Him”. Una parola ha tenuto
banco più di tutte, “rimanere”, richiamando l’invito fatto da Gesù agli
apostoli a “venire a vedere”: «Gesù rivolge la sua attenzione al desiderio
suscitato da una misteriosa promessa. La sua risposta non è un discorso, ma un
invito a “rimanere” con lui. Affinché l’evento dell’incontro con Gesù diventi
un incontro in senso pieno, i discepoli “rimangono” con Lui in un cammino che
porta a “rimanere” nella casa del Padre».
La teologia quindi, nel validare un metodo e un’esperienza,
lascia intravedere terreni ancora inesplorati per dare risposte innovative allo
smarrimento dell’uomo contemporaneo, nel solco del carisma di don Giussani. Il
Centro studi Luigi Giussani non sarà un museo, ma uno strumento pienamente
collocato nella realtà e nelle sfide del presente. «L’idea nasce dalla
percezione che la sua testimonianza è viva, vivace e presente. E dalla
convinzione che essa possa essere interessante e utile se messa al servizio della
Chiesa, e di chiunque voglia incontrarla», ha spiegato Martino Feyles, docente
di Estetica all’Università eCampus e direttore del comitato esecutivo del
Centro, che si occuperà della realizzazione dei programmi di ricerca,
dell’organizzazione di eventi e del funzionamento della biblioteca. Il comitato
esecutivo è composto da un pool di docenti (Tancredi Bella, Carmine Di Martino,
Onorato Grassi, Michael Konrad, Andrea Pennini, Francesca Silano e Marco
Stango) e coordinato dal professor Giovanni Maddalena, docente di Filosofia
teoretica a Bologna. «Don Giussani è anche un pensatore, un filosofo, un
teologo. Studiarlo con l’attenzione dovuta e con gli strumenti accademici
adeguati può aiutare a far maturare ulteriormente i frutti del suo carisma in
campi e luoghi diversi», ha detto Maddalena.
Il Center for the Shttps://www.clonline.org/it/attualita/articoli/centro-studi-luigi-giussani-inaugurazione#:~:text=Le%20attivit%C3%A0%20saranno,luigigiussani.org.tudy
of Luigi Giussani, quindi, è un centro di ricerca internazionale che, ideato
dalla Fraternità di Comunione e Liberazione, sarà aperto agli studiosi di ogni
provenienza e grado. Sarà ubicato nella capitale nello stesso spirito con il
quale Giussani pensò alla nascita, in coincidenza del Giubileo del 2000, del
Centro internazionale di via Malpighi, dove non a caso avrà sede.
(…)
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