Forum Paris, crocevia di uomini vivi
Dall'8 al 10 maggio, la kermesse
nel cuore della capitale francese. I protagonisti? Dai martiri d'Algeria alla
cattedrale di Notre Dame, fino all'incontro tra due donne, la sorella di una
vittima del terrorismo e la madre dell'attentatore. E molto altro. Il
comunicato finale e il racconto
11.05.2026
Alessandro Banfi
La seconda edizione del Forum
Paris volge al termine. Circa centodieci volontari, più di mille presenze, otto
incontri, una serata artistica, tre mostre, numerose attività per bambini e
adolescenti, centinaia di pasti preparati. Questi numeri, ma soprattutto la
qualità e la profondità dei contenuti affrontati, ci riempiono di stupore e
gratitudine. Nel lavoro volontario, negli incontri, nelle relazioni che sono
cresciute, abbiamo percepito, ancora una volta, che la nostra vita ha un grande
destino! Che siamo tutti chiamati, con la piccola pietra che abbiamo tra le
mani, a costruire una grande cattedrale. Abbiamo iniziato il nostro forum
guardando all’esperienza dei martiri d’Algeria, proprio nel giorno della
celebrazione liturgica della loro memoria, lasciandoci sorprendere dal modo in
cui ci hanno testimoniato la loro vicinanza al popolo algerino, fino al
martirio. Una vicinanza che, come ci ricordava il cardinale Aveline, è la firma
di Dio nella sua rivelazione. Molte altre testimonianze e tematiche sono state
affrontate nel corso di questi tre giorni, ma la testimonianza di Roseline
Hamel, sorella del sacerdote assassinato a Rouen nel 2016, insieme a quella di
Nassera Kermiche, madre di uno dei suoi giovani assassini, è stata certamente
particolarmente luminosa: la loro storia di amicizia e di perdono ha risuonato
profondamente nel cuore dei partecipanti. Così come il grido di Nassera:
«Facciamo rumore per la pace», che richiama la frase citata dal grande
Éric-Emmanuel Schmitt: gli alberi che cadono, tutti li sentono; la foresta che
cresce, nessuno la ascolta. Vogliamo guardare crescere questi germogli di luce
e di pace, con pazienza, ma anche con la certezza di essere figli amati,
prediletti, di far parte di una grande storia di bene, che ci ha afferrati e
che è per tutti, per il mondo intero (Comunicato finale Forum Paris)
In quel «popoloso deserto che
appellano Parigi» (copyright Giuseppe Verdi - La Traviata) l’ultimo fine
settimana dell’8, 9 e 10 maggio è stata un’occasione unica di incontro e di
dialogo. Al Forum Paris, organizzato al Buon Consiglio, un grande oratorio nel
cuore della città, ad un passo dagli Invalides, i fili di una tre giorni molto
intensa si sono intrecciati attorno ad un tema drammaticamente immerso
nell’attualità: “Pouvons-nous attendre une lumière même dans les temps les plus
sombres?”, possiamo ancora sperare in una luce nei tempi più bui? La frase è
tratta da una riflessione di Hannah Arendt, la cui forza profetica sempre
stupisce. Personalmente mi hanno portato al Forum i 19 beati martiri d’Algeria
e la versione francese della mostra organizzata dal Meeting di Rimini l’agosto
scorso, e di cui sono stato curatore, insieme agli amici di Fondazione Oasis e
della Lev. La mostra “Appelés deux fois” è stata infatti una delle tre mostre
del Forum. Le altre due sono state quella su Franz e Franziska (la vicenda di
Jagerstaetter che si ribellò ad Adolf Hitler), Meeting 2024, ed una mostra
inedita, concepita in Francia, sulla cattedrale di Notre Dame.
Per quanto riguarda la mostra sui
martiri d’Algeria, gli organizzatori hanno fissato l’inizio del Forum proprio
l’8 maggio, nel giorno della memoria liturgica dei 19 beati (e dall’anno scorso
anche data dell’elezione del papa Leone XIV). Questa coincidenza ha permesso
una combinazione eccezionale. Al primo incontro di venerdì 8 erano presenti il
cardinale e arcivescovo di Algeri Jean-Paul Vesco, il postulatore della causa
di beatificazione dei 19, padre Thomas Georgeon, trappista e priore del
monastero di Soligny-La Trappe, e la docente all’Università di Friburgo
Marie-Dominique Minassian, che ha dedicato la vita a raccogliere e catalogare
gli scritti dei monaci di Tibhirine. Quasi come appendice naturale al Forum, la
sera alle 18 c’è stata la messa in Notre Dame, alla presenza di tanti familiari
e amici dei martiri, che ha avuto momenti di grande commozione. Che cosa ci
insegnano quei martiri? Nei vari interventi al Forum è emersa la testimonianza
di una Chiesa che decide di restare. E di restare con. Restare cioè al servizio
della popolazione locale, condividendo tutti gli aspetti della vita. Martiri
del dialogo, ma di un dialogo che è la vita stessa, non la discussione teorica
su principi o valori.
La decisione di restare per tutti
i 19 d’Algeria è stata sì dentro un’esperienza di comunità ma anche frutto di
un discernimento personale, irripetibile. Ognuno di noi non ha solo il DNA
molecolare che lo rende unico nel mondo e nella storia fra miliardi di essere
simili, ma ha qualcosa dentro di sé diverso da tutti gli altri. Quelli algerini
non sono martiri perché sono cristiani morti,ma perché hanno scelto liberamente
di restare. Uno per uno. «Come Massimiliano Kolbe», ha detto il teologo
domenicano Jan-Jacques Pérennès, biografo di Pierre Claverie.
Dunque se c’è stato un filo rosso
che ha attraversato i vari momenti del Forum è che questa luce nelle tenebre ha
sì a che fare con la Grazia, ma anche con la libertà. Ecco dunque la semplice e
luminosa testimonianza di Franz Jägerstätter, il contadino austriaco che ha
pagato con la propria vita per non volersi piegare al giuramento per Adolf
Hitler. Ecco il bellissimo dialogo fra il grande scrittore Eric-Emmanuel
Schmitt e il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e guida dei
Vescovi francesi, che sono stati introdotti da un bel video dell’arcivescovo
cattolico della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, a pochi giorni dal
termine del suo mandato.
(….)
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