Delpini: «Sport e Olimpiadi, scuola di ascesi»
L’omelia dell’arcivescovo di Milano nella Basilica di San
Babila, all’accoglienza della Croce degli Sportivi, a una settimana dall’inizio
dei Giochi invernali
03.02.2026
Mario Delpini
Arcivescovo di Milano
1. Ascolta!
Ascolta: parla il corpo, parla – come si immagina san Paolo
– il piede, l’orecchio, parla l’occhio, parla la testa. Ascolta: il corpo ti
parla, il tuo corpo parla a chi ti incontra.
Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non
ridurre il corpo ad un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere
aggiustato, non ridurre il corpo tuo ed altrui ad un oggetto da desiderare, non
ridurre il corpo ad una prigione di cui liberarsi, ad un’apparenza di cui
vergognarsi.
Il corpo ti parla, il corpo parla: dice della gioia del
benessere, dice dell’ardore appassionato dell’atleta che affronta la gara, dice
della ferita per cui tutto soffre, non solo il piede, ma anche la mente, anche
l’umore: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme».
Il corpo parla, ma il vocabolario delle parole è custodito
nell’anima, nella memoria, negli affetti, e parlando contesta chi non l’ascolta
e lo usa, chi non lo ascolta e ne fa una cosa, un manichino da vestire, una
vetrina in cui curiosare. Il corpo parla e dice dell’anima come l’anima sente e
pensa e ama e dice del corpo.
2. Le gare olimpiche e la pratica sportiva: una scuola
In queste settimane i Giochi Olimpici e Paralimpici saranno
una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si
sono preparati da tanto tempo. E il corpo racconterà le sue avventure e potrà
istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto, infatti, è
come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza
commovente.
Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi
dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche
dell’allenamento. Una scuola di ascesi.
Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le
passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che
cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni. Una
scuola di morale.
Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo
spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della
squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per
correggersi e per migliorarsi. Una scuola di umanità
Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la
sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere
le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti,
gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita.
Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non
essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e
giovani e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e
viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il
limite. Una scuola di audacia e di fantasia.
3. Il corpo crocifisso
Possono essere troppo rumorose le gare: chi può ascoltare i
racconti del corpo? Possono essere troppo ossessionati per le minuzie del
fisico e l’incombere della prestazione: come possono mettersi a scuola del
corpo? Possono essere troppo superficiali e stupidi gli spettatori: che cosa ne
capiscono dell’ascesi, della morale, della libertà, della vita insomma?
In questa chiesa accogliamo il segno del corpo crocifisso.
La croce degli sportivi è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo,
crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre ed accogliere il mistero.
Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione.
La croce degli sportivi rimarrà in questa chiesa per i
giorni delle Olimpiadi e Paralimpiadi e per chi saprà ascoltare parlerà come
parla un corpo glorioso, il corpo assente che attira lo sguardo, provoca la
memoria, alimenta lo stupore e convince a cantare l’alleluia di Pasqua.
Se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci
sia una speranza, se volete sapere come possano i molti diventare uno e quale
potenza di Dio rende possibile che tutte le membra del corpo, pur essendo
molte, siano un corpo solo, se chiedete che cosa significhi il comandamento di
Gesù di amarci gli uni gli altri, ecco che cosa vogliamo dire: “Guardate a
Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto, ascoltate le sue parole e
seguitelo, perché lui è la via, la verità, la vita!”
[Is 2, 1-5; Sal 84 (85); 1Cor 12,12-27; Gv 13, 31b-35]
Milano – Basilica di San Babila, 29 gennaio 2026
Da Chiesadimilano.it






