LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS DEL SANTO PADRE LEONE
XIV
SULLA CUSTODIA DELLA PERSONA UMANA NEL TEMPO
DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
INTRODUZIONE
Le res novae del nostro tempo
Due icone bibliche
Costruire nel bene
Rimanere umani
CAPITOLO 1
UN PENSIERO DINAMICO FEDELE AL VANGELO
Una Chiesa in cammino nella storia dell’umanità
Sapienza della Parola e dialogo con le scienze umane
La Dottrina sociale come discernimento comunitario
Lo sviluppo del Magistero sociale da Leone XIII a oggi
Primi passi della Dottrina sociale della Chiesa
Gli anni del Concilio Vaticano II
Il Magistero recente
Una lettura della storia alla luce della fede
CAPITOLO 2
FONDAMENTI E PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
I fondamenti della Dottrina sociale
L’essere umano immagine del Dio trinitario
L’eguale dignità di tutti gli esseri umani
L’altissimo valore dei diritti umani
I principi della Dottrina sociale
Il principio del bene comune
Il principio della destinazione universale dei beni
Il principio di sussidiarietà
Il principio di solidarietà
Il principio della giustizia sociale
Lo sviluppo umano integrale
Una verifica per la Chiesa
CAPITOLO 3
TECNICA E DOMINIO.
LA GRANDEZZA DELLA PERSONA UMANA DAVANTI ALLE PROMESSE
DELL’IA
Il paradigma tecnocratico e il potere digitale
L’intelligenza artificiale
Un aiuto prezioso che richiede attenzione
Responsabilità, trasparenza e governo dell’IA
Ciò che non possiamo perdere
Narrazioni di fondo: transumanesimo e postumanesimo
Il limite, il cuore, la grandezza dell’essere umano
Il vero “più che umano”: grazia e umanesimo cristiano
Due città e due amori
CAPITOLO 4
CUSTODIRE L’UMANO NELLA TRASFORMAZIONE.
VERITÀ, LAVORO, LIBERTÀ
La verità come bene comune
Verità e democrazia
Comunicazione e immaginario collettivo
Per un’ecologia della comunicazione
Un’alleanza educativa per l’era digitale
Centralità della scuola
La dignità del lavoro nella transizione digitale
Il valore del lavoro
Il problema della disoccupazione
Un’economia che valorizzi la dignità
Famiglia e giovani: condizioni sociali della speranza
Custodire la libertà contro dipendenza e mercificazione
Dipendenze e controllo sociale
Spezzare le catene delle nuove schiavitù
Una responsabilità condivisa
CAPITOLO 5
LA CULTURA DELLA POTENZA E LA CIVILTÀ DELL’AMORE
La civiltà dell’amore nell’era digitale
La cultura della potenza
La normalizzazione della guerra
La forza senza limiti
Armi e intelligenza artificiale
La crisi del multilateralismo
Un presunto realismo politico
Costruire la civiltà dell’amore
Tutti possiamo fare la nostra parte
Disarmare le parole
Costruire la pace nella giustizia
Assumere lo sguardo delle vittime
Coltivare un sano realismo
Rilanciare il dialogo
La necessità della diplomazia e del multilateralismo
Pregare e sperare
CONCLUSIONE
Il Verbo si è fatto carne
Un solo corpo in Cristo
Il cantiere del nostro tempo
Il canto della speranza: il Magnificat
INTRODUZIONE
1. La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di
fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare
la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in
eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia
come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia
promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di
costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo
di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che
si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova
vera luce il mistero dell’uomo». [1] Questa magnifica umanità in Gesù Cristo
diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per
crescere verso la pienezza.
2. Fondati su Cristo, pietra viva, facciamo esperienza della
potente e misteriosa azione dello Spirito Santo, e crediamo che ogni autentico
sforzo umano di cooperare con Lui per il bene sarà benedetto dal Padre celeste,
nel quale riponiamo la nostra speranza. Per questo possiamo contribuire con
impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e
possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo
integrale di ogni essere umano. Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli
uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli
avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità. [2] Vogliamo
individuare, insieme con loro, nuove strade per il bene comune e la promozione
di una vita dignitosa per tutti. Tale attitudine al dialogo è parte integrante
della vocazione della Chiesa, perché essa, costituita «in Cristo, in qualche
modo il sacramento […] dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il
genere umano», [3] riconosce nella storia il luogo in cui il Vangelo interpella
e accompagna l’esperienza umana.
3. Con questo spirito, nel 1891 Leone XIII ha pubblicato
l’Enciclica Rerum novarum, di cui con viva riconoscenza celebriamo quest’anno
il 135° anniversario. Con quel documento, il mio amato Predecessore ha dato
impulso a quella riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che
oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”. E quando alcuni obiettavano che
la Chiesa non doveva sprecare energie in questioni mondane, ma preoccuparsi di
comunicare un messaggio di vita eterna, egli rispondeva con realismo e sapienza
che l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli. [4]
Sono trascorse molte decadi da allora, e il Magistero, i pastori, i teologi e i
fedeli hanno continuato a riflettere sulle questioni sociali alla luce del Vangelo.
Oggi la Dottrina sociale della Chiesa è un patrimonio di saggezza, ove troviamo
principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti
per agire. Essa si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione e, in dialogo
con le scienze, ci aiuta a leggere con lucidità le sfide del presente,
individuando percorsi adeguati per vivere una testimonianza cristiana limpida,
con gioia e al servizio del mondo. Non è un insieme statico di concetti, ma un
corpus vivo di verità, che custodisce e interpreta la vocazione dell’umanità a
una vita piena e giusta. A questa tradizione vivente desidero dunque aggiungere
la mia voce, invocando l’aiuto dello Spirito di sapienza, che abita il mondo
sin dal suo inizio (cfr Pr 8,22-31).
Le res novae del nostro tempo
4. Se a suo tempo Leone XIII parlava di «nuove questioni» (
rerum novarum), oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi
insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi
tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica. Negli
ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente
la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano
trasformando il nostro mondo. La tecnica non va considerata, in se stessa, come
forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella
nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato
all’autonomia e alla libertà dell’uomo». [5] Lo sviluppo tecnologico ha
contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di
vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche
il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al
bene. Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la
potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama
della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità
sull’immaginario collettivo: «Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se
stessa». [6] Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che,
seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più
complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle
persone e sul bene comune.
5. Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le
sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati,
capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del
potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione.
Come avvertiva Papa Francesco, occorre domandarci con realismo chi oggi detenga
questo potere e a quali fini lo orienti: «Non possiamo ignorare che l’energia
nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA
e altre potenzialità che abbiamo acquisito [...] danno a coloro che detengono
la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio
impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero». [7] Un tempo
erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi,
invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso
transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle
di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito,
prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere,
governare e orientare al bene comune.
6. Per questo occorre avviare un discernimento condiviso
capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in
atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il
susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino.
Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”, in cui
– mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono
impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane
in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il
meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive,
che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta
desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come
popoli?
(…….)
(continua su vatican.va)








