https://youtu.be/pMsvyWWhuz4?si=ikdCul6lbLzGtpgR
La Postulatrice della Causa, Prof.ssa Chiara Minelli, mostra i plichi delle carte da inviare a Roma alla S.Sede
La documentazione raccolta in diocesi da inviare a Roma alla S.Sede
Centro Culturale Sipontino - Info: fontanavivace@gmail.com
https://youtu.be/pMsvyWWhuz4?si=ikdCul6lbLzGtpgR
La Postulatrice della Causa, Prof.ssa Chiara Minelli, mostra i plichi delle carte da inviare a Roma alla S.Sede
La documentazione raccolta in diocesi da inviare a Roma alla S.Sede
Dall'8 al 10 maggio, la kermesse
nel cuore della capitale francese. I protagonisti? Dai martiri d'Algeria alla
cattedrale di Notre Dame, fino all'incontro tra due donne, la sorella di una
vittima del terrorismo e la madre dell'attentatore. E molto altro. Il
comunicato finale e il racconto
11.05.2026
Alessandro Banfi
La seconda edizione del Forum
Paris volge al termine. Circa centodieci volontari, più di mille presenze, otto
incontri, una serata artistica, tre mostre, numerose attività per bambini e
adolescenti, centinaia di pasti preparati. Questi numeri, ma soprattutto la
qualità e la profondità dei contenuti affrontati, ci riempiono di stupore e
gratitudine. Nel lavoro volontario, negli incontri, nelle relazioni che sono
cresciute, abbiamo percepito, ancora una volta, che la nostra vita ha un grande
destino! Che siamo tutti chiamati, con la piccola pietra che abbiamo tra le
mani, a costruire una grande cattedrale. Abbiamo iniziato il nostro forum
guardando all’esperienza dei martiri d’Algeria, proprio nel giorno della
celebrazione liturgica della loro memoria, lasciandoci sorprendere dal modo in
cui ci hanno testimoniato la loro vicinanza al popolo algerino, fino al
martirio. Una vicinanza che, come ci ricordava il cardinale Aveline, è la firma
di Dio nella sua rivelazione. Molte altre testimonianze e tematiche sono state
affrontate nel corso di questi tre giorni, ma la testimonianza di Roseline
Hamel, sorella del sacerdote assassinato a Rouen nel 2016, insieme a quella di
Nassera Kermiche, madre di uno dei suoi giovani assassini, è stata certamente
particolarmente luminosa: la loro storia di amicizia e di perdono ha risuonato
profondamente nel cuore dei partecipanti. Così come il grido di Nassera:
«Facciamo rumore per la pace», che richiama la frase citata dal grande
Éric-Emmanuel Schmitt: gli alberi che cadono, tutti li sentono; la foresta che
cresce, nessuno la ascolta. Vogliamo guardare crescere questi germogli di luce
e di pace, con pazienza, ma anche con la certezza di essere figli amati,
prediletti, di far parte di una grande storia di bene, che ci ha afferrati e
che è per tutti, per il mondo intero (Comunicato finale Forum Paris)
In quel «popoloso deserto che
appellano Parigi» (copyright Giuseppe Verdi - La Traviata) l’ultimo fine
settimana dell’8, 9 e 10 maggio è stata un’occasione unica di incontro e di
dialogo. Al Forum Paris, organizzato al Buon Consiglio, un grande oratorio nel
cuore della città, ad un passo dagli Invalides, i fili di una tre giorni molto
intensa si sono intrecciati attorno ad un tema drammaticamente immerso
nell’attualità: “Pouvons-nous attendre une lumière même dans les temps les plus
sombres?”, possiamo ancora sperare in una luce nei tempi più bui? La frase è
tratta da una riflessione di Hannah Arendt, la cui forza profetica sempre
stupisce. Personalmente mi hanno portato al Forum i 19 beati martiri d’Algeria
e la versione francese della mostra organizzata dal Meeting di Rimini l’agosto
scorso, e di cui sono stato curatore, insieme agli amici di Fondazione Oasis e
della Lev. La mostra “Appelés deux fois” è stata infatti una delle tre mostre
del Forum. Le altre due sono state quella su Franz e Franziska (la vicenda di
Jagerstaetter che si ribellò ad Adolf Hitler), Meeting 2024, ed una mostra
inedita, concepita in Francia, sulla cattedrale di Notre Dame.
Per quanto riguarda la mostra sui
martiri d’Algeria, gli organizzatori hanno fissato l’inizio del Forum proprio
l’8 maggio, nel giorno della memoria liturgica dei 19 beati (e dall’anno scorso
anche data dell’elezione del papa Leone XIV). Questa coincidenza ha permesso
una combinazione eccezionale. Al primo incontro di venerdì 8 erano presenti il
cardinale e arcivescovo di Algeri Jean-Paul Vesco, il postulatore della causa
di beatificazione dei 19, padre Thomas Georgeon, trappista e priore del
monastero di Soligny-La Trappe, e la docente all’Università di Friburgo
Marie-Dominique Minassian, che ha dedicato la vita a raccogliere e catalogare
gli scritti dei monaci di Tibhirine. Quasi come appendice naturale al Forum, la
sera alle 18 c’è stata la messa in Notre Dame, alla presenza di tanti familiari
e amici dei martiri, che ha avuto momenti di grande commozione. Che cosa ci
insegnano quei martiri? Nei vari interventi al Forum è emersa la testimonianza
di una Chiesa che decide di restare. E di restare con. Restare cioè al servizio
della popolazione locale, condividendo tutti gli aspetti della vita. Martiri
del dialogo, ma di un dialogo che è la vita stessa, non la discussione teorica
su principi o valori.
La decisione di restare per tutti
i 19 d’Algeria è stata sì dentro un’esperienza di comunità ma anche frutto di
un discernimento personale, irripetibile. Ognuno di noi non ha solo il DNA
molecolare che lo rende unico nel mondo e nella storia fra miliardi di essere
simili, ma ha qualcosa dentro di sé diverso da tutti gli altri. Quelli algerini
non sono martiri perché sono cristiani morti,ma perché hanno scelto liberamente
di restare. Uno per uno. «Come Massimiliano Kolbe», ha detto il teologo
domenicano Jan-Jacques Pérennès, biografo di Pierre Claverie.
Dunque se c’è stato un filo rosso
che ha attraversato i vari momenti del Forum è che questa luce nelle tenebre ha
sì a che fare con la Grazia, ma anche con la libertà. Ecco dunque la semplice e
luminosa testimonianza di Franz Jägerstätter, il contadino austriaco che ha
pagato con la propria vita per non volersi piegare al giuramento per Adolf
Hitler. Ecco il bellissimo dialogo fra il grande scrittore Eric-Emmanuel
Schmitt e il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e guida dei
Vescovi francesi, che sono stati introdotti da un bel video dell’arcivescovo
cattolico della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, a pochi giorni dal
termine del suo mandato.
(….)
Continua su clonline.org

Ciclo di incontri
La poesia e il senso religioso
Tra Occidenti ed est Europa
a cura di e con
Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore
Auditorium del CMC
Largo Corsia dei Servi 4 – Milano
Ingresso libero
Il cuore indistruttibile. Cercando i fratelli
Osip Mandel’štam e la fede
Venerdì 15 maggio 2026, ore 18.15
Intervengono
Massimo Morasso, Poeta, saggista (Genova)
Maurizia Caluso, Docente di Letteratura russa, Università Cattolica di Milano
Coordina
Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore
La grande questione della misteriosa mancanza del cuore posta da Mario Luzi nel nostro Occidente. Il bisogno di essere, addirittura di esserci, accomuna i poeti del secolo greve: “Amare l’essere della cosa più della cosa stessa” afferma Osip Mandel’štam, connotando il rinascimento della letteratura russa di inizio Novecento.
C’è qualcosa che è accaduto sia in Occidente e in Est Europa e che indica una strada. Mandel’štam di famiglia ebrea, convertitosi alla fede cristiana, grande poeta perseguitato dal regime. Pellegrino tra Europa e Ucraina, spirito libero venne ripetutamente condannato a lavori forzati nella Siberia.
Anna Achmatova e Osip Mandel’štam, figure titaniche della poesia russa del ‘900, furono amici intimi, poeti acmeisti e testimoni tragici della repressione stalinista. Condivisero la passione per Dante e la resistenza culturale contro il regime. Entrambi subirono la censura, e mentre Achmatova mantenne un profilo più “nascosto” per sopravvivere, Mandel’štam morì in un gulag, rimanendo un punto di riferimento morale assoluto per lei.
a cura del Centro Culturale di Milano
LETTURE | Il desiderio e le
sue virtù politiche: l’enciclica (sociale) di Papa Leone nella terra di
Agostino
Aniello Landi Pubblicato 7 Maggio
2026 (sussidiario.net)
Papa Leone in Camerun
Nel suo ultimo viaggio apostolico
in Africa, gli interventi di papa Leone XIV compongono, al modo di un mosaico,
una vera e propria enciclica sociale
Nel corso del su recente viaggio
in Africa, di fronte alla “logica estrattiva” imperante, Papa Leone ha
riproposto la dottrina sociale “come aiuto per chiunque voglia affrontare le
‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando
prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale
della missione della Chiesa”. (Guinea Equatoriale, Malabo, Incontro con le
autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico, 21 aprile).
Alla luce dell’insegnamento di
Agostino, i cristiani abitano la città dell’uomo e contribuiscono a renderla
più umana, in cammino verso la Città di Dio, prefigurandola, in un certo qual
modo, nella città terrena. Cammino sospinto dalla verità che abita nell’uomo
interiore, nell’intimità più intima dell’uomo stesso, “come voce che già
risuona” in noi, che diventa esperienza del soggetto nel fenomeno umano
dell’incontro, come fu per Agostino incontrando Ambrogio, con conseguente
slancio della ragione verso una nuova conoscenza di sé e della realtà intera.
Al Campus Universitario “Leon
XIV” dell’Università Nazionale, il Papa ha detto: “Cristo non appare come una
via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede
iniziasse dove si ferma la ragione. Al contrario: in Lui si manifesta la
profonda armonia tra verità, ragione e libertà”. (Guinea Equatoriale, Malabo,
Incontro con il mondo della cultura, 21 aprile).
Nell’armonia tra fede e ragione
sta l’ampiezza della razionalità, conformemente alla natura stessa della
ragione, e ciò rende la vita pienamente degna, ossia all’altezza di uomini
liberi. “Non ho paura”! Da qui il tema della pace legato al diritto internazionale,
a sua volta, ancorato al diritto naturale; e il tema della democrazia, “non
solo come procedura”, dove senza adeguato fondamento prevale la “tirannia
maggioritaria” o “il dominio delle élites economiche e tecnologiche” (Messaggio
ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze
Sociali, Casina di Pio IV 4-16 aprile)
(….)
Da dove nasce questo movimento,
sommovimento partecipativo? “L’Africa è per il mondo una riserva di gioia e di
speranza, che non esiterei a definire virtù ‘politiche’, perché i suoi giovani
e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che
già c’è … La saggezza di un popolo, infatti, non si lascia spegnere da nessuna
ideologia e davvero il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un
principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma
politico o culturale”. (Angola, Luanda, Incontro con le autorità, con la
società civile e con il corpo diplomatico, Padiglione Protocollare Palazzo
Presidenziale, 18 aprile).
Richiamo a noi particolarmente
caro per vivente insegnamento ricevuto. Il cuore dell’uomo è il principio
motore di trasformazione della realtà, il potente antidoto al potere prepotente
e quindi la vera risorsa del soggetto nella tessitura di legami e relazioni
anche sul piano socio-economico, dando forma ad esperienze di lavoro comune
secondo la logica della cooperazione e dell’imprenditorialità sociale.
Questo “strano desiderio”,
destandosi per l’attrattiva che proviene da incontri decisivi, pur tra le nubi
di tutte le contraddizioni, mette in azione la persona, rendendola più se
stessa nella società, “per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona,
può diventare energia per promuovere la pace, per rinnovare la società e per
colmare le contraddizioni” (Papa Leone, Aula Paolo VI, Udienza partecipanti 3°
Meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile).
A partire dalla profondità del
cuore, la Chiesa svolge la sua missione nella storia, risvegliando, sostenendo,
accompagnando il desiderio di infinito che fa fiorire e rifiorire l’umano
nell’uomo, secondo l’impeto totale delle sue energie. Fioritura per inimmaginabile
corrispondenza, che permette di incontrare, lungo la strada della vita,
“Qualcuno”, il Viandante che “spiega”, agli uomini, passo dopo passo, la
“scrittura” misteriosa e meravigliosa di cui il cuore è intessuto, facendolo
vibrare di istante in istanti che si rinnovano, rendendone sempre nuova e
sorprendente l’intensità. “Non ci ardeva forse il cuore…”.
Questo movimento della persona,
ragione ed affezione insieme, genera poesia (poiesis), creazione, come
testimoniato dal Papa durante la visita all’ospedale psichiatrico “Jean Pierre
Olie” a Malabo (21 aprile): “Ringrazio il Signor Tarcisio per la sua poesia.
Vorrei dire che in un ambiente come questo si compongono ogni giorno tante
‘poesie’ nascoste, forse non con le parole, ma con piccoli gesti, con
sentimenti, con attenzioni nei rapporti tra voi. È un poema che solo Dio sa
leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo”.
Il mio incontro con Cristo dopo una vita senza di Lui
Alla soglia dei trent’anni Lorenzo si imbatte quasi per caso
in una ragazza di CL che lo invita a Scuola di comunità. Un momento da cui
resta colpito e grazie al quale rinasce. Tanto da chiedere i Sacramenti e
volerlo annunciare a tutti
Fin da bambino mi facevo molte domande sulla vita e sul suo
senso, ma senza trovare alcuna risposta. Infatti non ho mai ricevuto una reale
proposta educativa. Sono cresciuto prima con la posizione che don Giussani nel
Senso religioso chiama «sostituzione del desiderio», passando poi alla più
drammatica, ma anche più seria, che è la «negazione disperata». Quando ho letto
le pagine che ne parlavano mi ci sono rivisto tantissimo. Dai 13 ai 28 anni,
quando ho incontrato il movimento, ho vissuto una solitudine terribile e
insieme un’esigenza grandissima. Sentivo di volermi donare all’infinito, allo
stesso tempo provavo una profonda disperazione per la mia miseria e per i miei
limiti.
Ho sempre cercato di negare questo desiderio, percependo la
mia stessa vita come un’imposizione. Non comprendevo il mio posto nel mondo, in
qualche modo volevo essere il dio della mia esistenza. Eppure, pur mettendo al
primo posto il lavoro, il successo, la bellezza, questa enorme esigenza di
senso che provavo non mi lasciava. Mi trascinavo dietro un cuore sanguinante
che pensavo fosse una maledizione, ma che invece è stata la mia salvezza.
Questa ferita bruciante mi ha permesso di non abbassare l’asticella del
desiderio.
Ripensando al passato, ci sono stati tanti momenti in cui
Dio ha cercato di parlarmi e io mi sono voltato dall’altra parte. Poi mi ha
preso per i capelli: in palestra ho conosciuto, quasi per caso, una ragazza di
Comunione e Liberazione, che parlava con “parole di vita”. Quasi subito mi ha
detto: «Sappi che sono di CL». E io: «Non so che cosa sia CL però, qualsiasi
cosa sia, mi piacerebbe saperlo». Mi ha portato a Scuola di comunità.
Ricordo che la prima volta che sono andato alla Scuola di
comunità mi sono detto: «Ma cosa è questa meraviglia?». Mi sembrava un universo
parallelo, vedevo persone sconosciute che si mettevano a nudo. A me non
capitava nemmeno con i miei genitori, con i miei migliori amici e nemmeno con
la mia ragazza. Normalmente questo non accade, le persone si tengono dentro
l’inquietudine e, in un mondo in cui tutto è vetrina, finiscono per sentirsi
sbagliate.
A cambiarmi è stato quindi un incontro. Questo è un
passaggio fondamentale, perché il desiderio dell’uomo è infinito, ma ha bisogno
di una concretizzazione. Certo, serve una disponibilità, e io in fondo l’ho
sempre avuta, ma è emersa del tutto solo quando sono rimasto colpito in maniera
così forte.
«Quando non ero cristiano non mi interessava nulla della
vita. Ora, invece, la bellezza è poter vivere per un Altro, strumento del
Signore nel servizio alla Chiesa e al movimento»
Lo scorso novembre, a 32 anni, dopo due di catecumenato, io
che ero a digiuno di tanti concetti della Chiesa, ho ricevuto Battesimo,
Cresima e Comunione. Non è stato un passaggio di particolare fatica perché ho
trovato una corrispondenza immediata. Anzi posso dire che se è faticoso vivere
con Cristo, è molto più faticoso vivere senza di Lui. Prima ero un vagabondo
della vita, ora sono in cammino. Non con meno fatiche, ma comunque indirizzato
a una meta.
Il fatto che Gesù sia mio amico nella quotidianità ha
significato la possibilità di vivere con letizia e di vivere un’umanità
diversa. Come diceva Giussani: «La letizia è la condizione per la generazione,
la gioia è la condizione per la fecondità. Essere lieti è la condizione
indispensabile per generare un mondo diverso, una umanità diversa» (Luigi
Giussani, Un evento reale nella vita dell’uomo, BUR 2013, p. 240, ndr).
In questo senso, penso che il nostro compito, oltre alla
preghiera, sia la testimonianza nella vita quotidiana. Quando non ero cristiano
non mi interessava nulla della mia vita, non potendo raggiungerne la pienezza.
Ora che sono cristiano, invece, la bellezza è poter vivere per un Altro. Posso
portare me stesso come testimonianza, posso essere strumento del Signore. Non
c’è modo migliore di questo per servire la Chiesa e il movimento.
(...)
clonline
Lorenzo, Seregno (Monza e Brianza)
Tornarono a Gerusalemme con grande gioia»
Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in
Terra Santa
S.E. Pierbattista Pizzaballa
Carissimi,
il Signore vi dia pace!
La terza cercherà di tradurre quella stessa visione in implicazioni pastorali per la nostra comunità ecclesiale, affrontando le attività delle nostre parrocchie, le famiglie, le scuole e le istituzioni.
(continua su patriarcato di Gerusalemme)
Il 25 aprile, la nostra Carta e una libertà che non è di
parte
di Mariapia Garavaglia (Presidente Associazione Nazionale
Partigiani Cristiani)
Istituita nel 1946 e resa stabile nel 1949, la ricorrenza
civile richiama unità nazionale, democrazia repubblicana e rispetto esclusivo
dei principi costituzionali. Un processo in cui i cattolici furono protagonisti
25 aprile 2026
Il 22 aprile 1946 con un decreto legislativo, su proposta
del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, fu istituita provvisoriamente
la festività nazionale, «a celebrazione della totale liberazione del territorio
italiano». Nel 1949, con la legge n. 260 del 27 maggio, divenne definitiva,
simboleggiando la Resistenza e la nascita della democrazia italiana. Non si
tratta quindi di una festa “di parte”, ma riguarda tutti gli italiani. Ed è ora
che non venga strumentalizzata e trascinata verso significati diversi da quelli
che effettivamente ha: Italia unita, italiani liberi e sottoposti a nessun
altro potere o vincolo che non siano quelli sanciti della Costituzione
repubblicana. Quest’anno ricorre l’80esimo anniversario dell’Assemblea
Costituente, frutto del voto a suffragio universale del 2 giugno 1946. La
storia, che non consente negazionismi, documenta come e da chi fu preparata,
costruita e infine approvata la nostra meravigliosa Carta, che il Presidente
Ciampi definì «Bibbia laica». Parteciparono all’Assemblea 556 rappresentanti
del libero popolo italiano, tra cui 21 Madri costituenti. Le forze politiche
presenti è noto che fossero non solo plurali e diverse ma anche radicalmente
conflittuali: si pensi ai democratici cristiani e ai comunisti. I loro contrasti
ideologici non impedirono tuttavia di affidarci una Costituzione condivisa e
fortemente difesa. Fondamentalmente fu merito dell’apporto dei cattolici, come
era stata di grande valore la resistenza cattolica. È ora anche di valorizzare
gli studi, oramai storicamente molto ricchi e confermati, sull’apporto di molte
centinaia di sacerdoti, religiosi e suore oltre alle migliaia di laici nelle
diverse formazioni, senza distinzioni ideologiche.
I cattolici furono protagonisti della rete informativa della
Resistenza, indispensabili mediatori per lo scambio di prigionieri. Il debito
di sangue pagato da sacerdoti diocesani e religiosi fu alto: tra settembre 1943
e aprile 1945 si ebbero in Italia 425 sacerdoti uccisi (di cui 57 morti in
combattimento e 49 nei lager tedeschi), dei quali 191 per mano fascista, 125
per opera dei tedeschi e 109 per mano partigiana. Alcuni sono già stati
proclamati beati. Resistettero non per odio ma per amore della libertà e della
dignità della persona. I cappellani delle brigate partigiane sono stati
insigniti di 17 medaglie d’oro al valor militare, 31 d’argento, 46 di bronzo e
56 croci di guerra. I costituenti, consapevoli che i lavori assembleari
risentivano del clima del periodo precedente, forzarono certamente alcune parti
della Carta relativi alla distinzione dei poteri – legislativo, esecutivo,
giudiziario – per non dare peso superiore a nessuno dei tre. Ma i tempi
cambiano, e furono previdenti nell’introdurre con l’articolo 138 la possibilità
– e la metodologia conseguente – per modificarla quando fosse stato necessario
intervenire. Si deve così ricorrere al referendum ogni volta che il voto del
Parlamento non è stato ampio come richiesto dall’articolo 138. È un messaggio
che i costituenti ci hanno lasciato, perché qualora si decidesse di modificare
la Costituzione si usi quello stesso metodo costruttivo e inclusivo in grado di
rappresentare la maggioranza assoluta degli italiani.
Il tempo che stiamo attraversando e la temperie bellica che
ci circonda ci richiamano anche un altro articolo fondamentale della
Costituzione, impegnativo e significativo, che appartiene alla prima parte, i
“Princìpi fondamentali”, a tutela della pace: «L’Italia ripudia la guerra come
strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli
altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che
assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le
organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo» (articolo 11). Anche
rispetto a questa chiara e non manipolabile norma da oltre 75 anni siamo stati
inadempienti, paghi della pace che in Europa nonostante tutto è stata
garantita. Nonostante tutto, sì: avremmo avuto il tempo per costruire gli Stati
Uniti d’Europa. La somma degli eserciti di ciascuno degli Stati europei costa
di più e non è efficiente come fossero un unico esercito, la Comunità Europea
di Difesa (Ced), sognata da De Gasperi e causa del suo dolore, fu bocciata
dalla Francia. Nazionalismo e sovranismo possono appagare ansie di politica
interna ma non costruiscono il futuro per le generazioni che seguiranno. Sono forme
deleterie di egoismi istituzionali. (…).
I sondaggi segnalano la paura degli italiani per una guerra
troppo vicina mentre i carrelli della spesa dimostrano che c’è un risvolto
della guerra che, anche senza missili e droni, “bombarda” l’economia di tutte
le potenze, piccole e grandi. I poveri e i più vulnerabili diventano sempre più
fragili e le istituzioni inadeguate a far fronte ai loro bisogni. Un algoritmo
non sarà capace di dimostrare che si può essere floridi, aumentare la ricchezza
(e quindi il potere) con commerci di pace e scambi senza armi? Il miglior
algoritmo, però, siamo noi che scegliamo con il voto e la partecipazione – doni
della democrazia – le classi politiche che ci devono tutelare. La Festa
nazionale del 25 Aprile, allora, ci ricorda oggi che è possibile sconfiggere i
dispotismi, che negano libertà e uguaglianza dei cittadini. Perché non
consegnino loro il proprio destino.
(da Avvenire)
Accordo Cina Vaticano ha facilitato repressione
cattolici” | Report HRW: “Fedeli e religiosi perseguitati”
Silvana Palazzo Pubblicato 22 Aprile 2026 (sussidiario.net)
Report Human Rights Watch: perché l'accordo Cina Vaticano
avrebbe rafforzato la repressione dei cattolici, tra controlli, divieti e
persecuzioni
CATTOLICI IN CINA: L’ALLARME DI HRW
L’accordo tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi,
firmato otto anni fa con l’obiettivo di superare una frattura storica, avrebbe
prodotto effetti opposti a quelli dichiarati: invece di favorire l’unità,
avrebbe avuto un ruolo nell’aumento della repressione dei cattolici nel Paese.
È quanto sostiene un recente rapporto di Human Rights Watch, che ha esaminato
l’impatto dell’intesa sulla libertà religiosa in Cina. Secondo
l’organizzazione, negli ultimi anni Pechino ha intensificato il controllo ideologico
e le limitazioni sui circa 12 milioni di cattolici cinesi.
Il rapporto, che si basa su interviste a nove persone con
conoscenza della vita religiosa nel Paese, oltre che su documenti ufficiali e
articoli della stampa statale, rivela che l’accordo avrebbe creato un sistema
che di fatto non lascia alternative ai cattolici “clandestini” se non quella di
aderire alla Chiesa ufficiale controllata dallo Stato.
Alcuni intervistati descrivono l’intesa come legittima dal
punto di vista formale, d’altra parte starebbe erodendo e svuotando le comunità
non riconosciute. Una situazione paradossale, perché quell’accordo era nato per
favorire il dialogo e l’unità, invece secondo l’Ong avrebbe reso più difficile
la vita dei cattolici cinesi.
CHIESE “CLANDESTINE” SOTTO PRESSIONE E IL NODO VESCOVI
Le cosiddette chiese “clandestine” sono quelle rimaste
fedeli al Papa e non all’Associazione patriottica, organismo legato al Partito
comunista. Proprio queste comunità, secondo Human Rights Watch, sarebbero le
più colpite. Il ricercatore Yalkun Uluyol al Foglio spiega che, dopo l’accordo,
le autorità cinesi avrebbero aumentato la spinta per costringerle a entrare
nella Chiesa ufficiale. Sono denunciate demolizioni di luoghi di culto,
detenzioni di sacerdoti e intimidazioni verso i fedeli più anziani, perché
l’obiettivo sarebbe quello di concentrare tutte le attività religiose sotto
organismi controllati, per monitorare celebrazioni, insegnamenti e
partecipazione dei fedeli.
Uno degli effetti dell’accordo riguarda la nomina dei
vescovi: le comunità clandestine non possono ricevere nuove guide spirituali
indipendenti, per cui con il passare del tempo, e l’invecchiamento dei vescovi
già in carica, queste comunità rischiano di restare senza guida. Per Uluyol la
Santa Sede non avrebbe esercitato il suo potere di opposizione neanche quando
Pechino ha nominato i vescovi, poi approvati dal Papa. La posizione vaticana,
espressa negli anni dal cardinale Pietro Parolin, è differente: l’obiettivo
dell’accordo è superare la separazione tra comunità e favorire una Chiesa
unita, in comunione con il Pontefice.
CELEBRAZIONI CONTROLLATE E VESCOVI DETENUTI
Il rapporto descrive anche un progressivo irrigidimento
delle condizioni di vita religiosa, non solo per i gruppi clandestini ma anche
per la Chiesa ufficiale: c’è l’obbligo di registrazione per partecipare alle
funzioni e il divieto di accesso ai minori nelle chiese, i contenuti religiosi
sono controllati e sono previsti insegnamenti dei sacerdoti, ma anche sessioni
obbligatorie di formazione politica per il clero. Inoltre, nuove norme
introdotte nel dicembre scorso obbligherebbero i religiosi a consegnare i
documenti di viaggio alle autorità, limitando anche gli spostamenti personali.
Le testimonianze raccolte raccontano di celebrazioni
organizzate in orari scomodi per ridurre la partecipazione, canti vietati,
finestre oscurate per evitare controlli esterni; in alcuni casi, i fedeli
avrebbero simulato eventi privati, come matrimoni, per potersi riunire e
pregare. Ci sono poi vescovi detenuti, altri
scomparsi, e fedeli sorvegliati. Anche i sacerdoti rilasciati dopo la
detenzione continuerebbero a subire limitazioni, fino a perdere accesso a conti
in banca o documenti.
(…..)
UN PROBLEMA PIÙ AMPIO: LA FEDE NEL MIRINO
Secondo Human Rights Watch, la repressione in Cina non
riguarda solo i cattolici ma tutte le religioni non pienamente allineate allo
Stato, inclusi musulmani, buddisti tibetani e protestanti. Alla base di questa
“politica” ci sarebbe anche la diffidenza verso i legami con l’estero: la
Chiesa cattolica, in quanto collegata al Vaticano, viene avvertita come un
soggetto straniero e quindi sensibile dal punto di vista della sicurezza
nazionale. Human Rights Watch sollecita, dunque, il Vaticano a riesaminare l’accordo
con la Cina, a chiedere la liberazione dei religiosi detenuti e a fermare le
persecuzioni, ma soprattutto, e più in generale, un intervento per garantire la
possibilità di professare la propria fede.