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Nel pomeriggio di ieri, 22 febbraio, I domenica di Quaresima, hanno avuto inizio nella Cappella Paolina del Palazzo apostolico vaticano gli Esercizi spirituali di Leone XIV con i cardinali residenti a Roma e i capi dei Dicasteri della Curia romana, predicati dal vescovo norvegese Erik Varden, dei Cistercensi della Stretta Osservanza, prelato di Trondheim, sul tema generale: «Illuminati da una gloria nascosta». Dopo i Vespri, il presule trappista ha tenuto la prima meditazione, soffermandosi in particolare su «Entrare in Quaresima». Di seguito la sintesi in italiano, pubblicata dallo stesso autore anche in lingua inglese sul proprio sito internet «Coram Fratribus».
La Quaresima ci mette di fronte all’essenziale. Ci porta in uno spazio materiale e simbolico liberato dal superfluo. Le cose che ci distraggono, anche quelle buone, vengono messe temporaneamente da parte. Abbracciamo liberamente un periodo di astinenza dai sensi.
La fedeltà all’esempio e ai comandamenti di Cristo è il segno distintivo dell’autenticità cristiana. La portata della pace che incarniamo — quella pace esemplare “che il mondo non può dare” — testimonia la presenza costante di Gesù in noi.
È importante insistere su questo punto mentre il Vangelo tante volte viene strumentalizzato come arma nelle guerre culturali.
Ogni manipolazione delle parole e dei segni cristiani per altri scopi va vigorosamente contestata. Allo stesso tempo, è importante correggere le idee sbagliate non solo contestandole con l’indignazione, ma insegnando e mostrando in cosa consista l’autentica lotta spirituale. La pace cristiana non è una promessa di vita facile; è la condizione per una società trasformata.
È tempo di articolare la radicalità della “pace” cristiana, il suo radicamento nel giusto, coraggioso dono di sé, ricordando allo stesso tempo a noi stessi e agli altri la verità delle parole immortali di san Giovanni Climaco: «Non c’è ostacolo più grande alla presenza dello Spirito in noi che la collera».
La Chiesa instilla la pace nel nostro programma quaresimale. Non sminuisce l’invito a combattere i vizi e le passioni nocive: il suo linguaggio è “Sì, sì”, “No, no”, non “ora questo”, “ora quello”.
Ma la Chiesa ci offre all’inizio della battaglia quaresimale una melodia che porta pace, come colonna sonora per questo tempo. Da oltre mille anni la liturgia romana della Prima Domenica di Quaresima mantiene come componente fissa un tractus di squisita bellezza che prepara al Vangelo, sempre quello della tentazione di Cristo nel deserto.
Il tractus riporta quasi integralmente il testo del Salmo 90, Qui habitas. È un’opera di esegesi melodica che merita la nostra attenzione. Non si tratta della reliquia di un’estetica obsoleta. Il tractus comunica un messaggio vitale.
Un uomo attento a quel messaggio fu san Bernardo. Nella Quaresima del 1139 predicò ai suoi monaci un ciclo di diciassette sermoni sul Qui habitat. Affronta cosa significhi vivere nella grazia quando combattiamo il male, promuoviamo il bene, difendiamo la verità e seguiamo il percorso dell’esodo dalla schiavitù verso la terra promessa, senza deviare né a destra né a sinistra, rimanendo in pace, consapevoli che sotto quello che a volte può sembrare un camminare sul filo del rasoio «ci sono le braccia eterne».
Ci invita a impegnarci con slancio nuovo a un discepolato pieno d’amore e lucido.
«San Bernardo idealista» è stato il tema stamane, lunedì 23 febbraio, della seconda meditazione del vescovo Varden, in occasione degli Esercizi spirituali quaresimali in corso nella Cappella Paolina alla presenza di Leone XIV, dei cardinali residenti a Roma e i capi dei Dicasteri della Curia. Ecco la sintesi in italiano delle parole pronunciate dopo l’Ora Media, pubblicata dallo stesso autore anche in lingua inglese sul proprio sito.
Che tipo di uomo era San Bernardo? Da dove veniva? Egli svetta nel movimento cistercense del XII secolo: grande fu il suo carisma, grande la sua capacità di lavoro.
Molti, compresi alcuni che dovrebbero saperne di più, ritengono che sia stato lui l’iniziatore dell’Ordine. Non è così, certo, anche se fece in effetti scalpore quando arrivò nel 1113, all’età di 23 anni, con un gruppo di trenta compagni.
L’impresa di Cîteaux, fondata nel 1098, fu tanto un’innovazione quanto una riforma. I fondatori chiamarono la loro casa novum monasterium. Il progetto non fu in primo luogo una reazione contro qualcosa o qualcuno — e meno male, visto che i progetti reazionari prima o poi finiscono nel nulla.
A prima vista, il progetto cistercense era conservatore, eppure i suoi protagonisti introdussero delle novità. La dialettica fu fruttuosa.
La fiducia nel proprio giudizio rendeva Bernardo ogni tanto flessibile nell’osservanza di certe procedure che, per il resto, sosteneva di difendere. La sua visione delle esigenze della Chiesa lo spingeva talvolta ad adottare posizioni rigide comportando un fiero spirito di parte.
Non era però un ipocrita.
Era genuinamente umile, dedicato a Dio, capace di tenera gentilezza, un amico fedele — in grado di diventare amico con ex nemici — e un testimone convincente dell’amore di Dio. Era, e rimane, una figura affascinante.
Dom James Fox, l’intraprendente abate dell’abbazia di Gethsemani dal 1948 al ’67, una volta scrisse, esasperato, del confratello Thomas Merton: «Ha la mente così elettrica!». Merton irritava Fox con le sue idee, intuizioni, insistenze. Ma Fox sapeva che Merton era sincero. Lo rispettava, apprezzava la sua compagnia (quando non erano nel bel mezzo di qualche epico battibecco) e per la maggior parte del suo governo dell’abbazia si confessò da Merton.
Sarebbe sciocco paragonare Thomas Merton a Bernardo di Clairvaux, però una certa somiglianza di carattere c’è. Bernardo non ha conosciuto l’elettricità, ma la sua era pure una natura mercuriale che aveva e doveva equilibrare tensioni enormi.
L’insegnamento di Bernardo sulla conversione nasce da una cultura biblica senza pari e da nozioni teologiche ben ponderate. Nasce anche, e con il passare del tempo sempre più, dalla lotta personale, nell’imparare a non dare per scontato che la sua strada sia sempre quella giusta, istruito dall’esperienza, dalle ferite e dalle provocazioni a mettere in discussione la sua presunzione e a meravigliarsi davanti alla giustizia misericordiosa di Dio.
Bernardo è un ottimo compagno per chiunque intraprenda un esodo quaresimale dall’egocentrismo e dall’orgoglio, nel desiderio di perseguire la verità di sé tenendo gli occhi fissi sull’amore di Dio che tutto illumina.
Cosa si intende per maturità affettiva? Quali sono le tappe del suo sviluppo all’interno di una relazione, non soltanto quella educativa? Come essere pienamente se stessi nella scoperta della propria identità e vivere una sana relazione con l’altro, che è sempre diverso da noi? Sono domande fondamentali in ogni ambito relazionale e fase della vita: tematiche urgenti e attuali, non soltanto per ciò che concerne il rapporto tra docente e studente, educatore ed educando, ma anche per quello tra genitore e figlio, marito e moglie, tra amici, così pure come in ogni contesto del vivere comunitario. Per questo motivo l’incontro organizzato dagli educatori di Comunione e Liberazione con Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, intitolato “La pienezza nell’amore. Vivere la maturità affettiva nel rapporto educativo”, è stato proposto a tutti gli adulti del movimento, non soltanto agli insegnanti, e si può rivedere sul canale Youtube di CL.
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Il video dell’incontro
Delpini: «Sport e Olimpiadi, scuola di ascesi»
L’omelia dell’arcivescovo di Milano nella Basilica di San
Babila, all’accoglienza della Croce degli Sportivi, a una settimana dall’inizio
dei Giochi invernali
03.02.2026
Mario Delpini
Arcivescovo di Milano
1. Ascolta!
Ascolta: parla il corpo, parla – come si immagina san Paolo
– il piede, l’orecchio, parla l’occhio, parla la testa. Ascolta: il corpo ti
parla, il tuo corpo parla a chi ti incontra.
Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non
ridurre il corpo ad un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere
aggiustato, non ridurre il corpo tuo ed altrui ad un oggetto da desiderare, non
ridurre il corpo ad una prigione di cui liberarsi, ad un’apparenza di cui
vergognarsi.
Il corpo ti parla, il corpo parla: dice della gioia del
benessere, dice dell’ardore appassionato dell’atleta che affronta la gara, dice
della ferita per cui tutto soffre, non solo il piede, ma anche la mente, anche
l’umore: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme».
Il corpo parla, ma il vocabolario delle parole è custodito
nell’anima, nella memoria, negli affetti, e parlando contesta chi non l’ascolta
e lo usa, chi non lo ascolta e ne fa una cosa, un manichino da vestire, una
vetrina in cui curiosare. Il corpo parla e dice dell’anima come l’anima sente e
pensa e ama e dice del corpo.
2. Le gare olimpiche e la pratica sportiva: una scuola
In queste settimane i Giochi Olimpici e Paralimpici saranno
una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si
sono preparati da tanto tempo. E il corpo racconterà le sue avventure e potrà
istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto, infatti, è
come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza
commovente.
Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi
dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche
dell’allenamento. Una scuola di ascesi.
Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le
passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che
cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni. Una
scuola di morale.
Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo
spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della
squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per
correggersi e per migliorarsi. Una scuola di umanità
Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la
sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere
le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti,
gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita.
Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non
essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e
giovani e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e
viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il
limite. Una scuola di audacia e di fantasia.
3. Il corpo crocifisso
Possono essere troppo rumorose le gare: chi può ascoltare i
racconti del corpo? Possono essere troppo ossessionati per le minuzie del
fisico e l’incombere della prestazione: come possono mettersi a scuola del
corpo? Possono essere troppo superficiali e stupidi gli spettatori: che cosa ne
capiscono dell’ascesi, della morale, della libertà, della vita insomma?
In questa chiesa accogliamo il segno del corpo crocifisso.
La croce degli sportivi è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo,
crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre ed accogliere il mistero.
Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione.
La croce degli sportivi rimarrà in questa chiesa per i
giorni delle Olimpiadi e Paralimpiadi e per chi saprà ascoltare parlerà come
parla un corpo glorioso, il corpo assente che attira lo sguardo, provoca la
memoria, alimenta lo stupore e convince a cantare l’alleluia di Pasqua.
Se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci
sia una speranza, se volete sapere come possano i molti diventare uno e quale
potenza di Dio rende possibile che tutte le membra del corpo, pur essendo
molte, siano un corpo solo, se chiedete che cosa significhi il comandamento di
Gesù di amarci gli uni gli altri, ecco che cosa vogliamo dire: “Guardate a
Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto, ascoltate le sue parole e
seguitelo, perché lui è la via, la verità, la vita!”
[Is 2, 1-5; Sal 84 (85); 1Cor 12,12-27; Gv 13, 31b-35]
Milano – Basilica di San Babila, 29 gennaio 2026
Da Chiesadimilano.it
Il tenore Andrea Bocelli intona “Nessun dorma”, romanza dell’opera lirica Turandot di Giacomo Puccini, mentre i tedofori Franco Baresi e Giuseppe Bergomi portano la fiamma delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 che illumina San Siro.
https://www.rainews.it/maratona/2026/02/olimpiadi-invernali-milano-cortina-2026-apertura-inaugurazione-scaletta-sergio-mattarella-diretta-c7bf451c-9b78-4845-84dc-02187ccfd3c5.html#c8688363-0ad9-416d-b00a-2c484903a36f