domenica 14 giugno 2026

Alfonso Carrasco Rouco: CARISMI NELLA CHIESA


 

CARISMI NELLA CHIESA | Non un potere alternativo, ma un dono per comunicare Cristo

Alfonso Carrasco Rouco Pubblicato 14 Giugno 2026

 

I carismi sono doni indispensabili per la missione della Chiesa: rendono credibile l’annuncio del Vangelo e favoriscono l’incontro con Cristo

Il documento Iuvenescit Ecclesia si propone di riflettere sulla fioritura dei “movimenti” e delle “aggregazioni carismatiche” nell’epoca postconciliare, che avrebbe reso evidente l’importanza di questi doni dello Spirito per l’adempimento della missione della Chiesa.

La sua affermazione iniziale è la necessità di riconoscere e apprezzare i numerosi doni presenti nel Popolo di Dio, per l’indispensabile compito della nuova evangelizzazione (IE 1).

Il documento colloca di fatto i doni carismatici in questo orizzonte: essi hanno sempre arricchito l’esercizio della missione del Popolo di Dio (IE 11) e servito affinché questa possa essere vissuta in pienezza (IE 15); rivestono un’importanza irrinunciabile per la vita e la missione della Chiesa (IE 1b, 10); sono destinati alla sua edificazione (IE 5, 18).

A proposito dell’insegnamento paolino, ricorda innanzitutto che i doni carismatici non sono dati al servizio di chi li riceve, ma degli altri: “in ciascuno si manifesta lo Spirito per il bene comune”. Naturalmente, il carisma ha un’utilità per la persona che lo riceve, ma solo nella misura in cui costituisce un’occasione affinché il fedele progredisca nella carità. Infatti, il suo esercizio potrebbe persino coesistere con l’assenza di una vera relazione con il Salvatore (IE 5). La Lettera comprende, quindi, fin dall’inizio, i doni carismatici come intrinsecamente destinati al servizio degli altri, finalizzati alla missione della Chiesa.

Questa affermazione viene sviluppata sistematicamente dalla Lumen Gentium a partire dall’insegnamento di LG 4: lo Spirito edifica e guida la Chiesa con “doni gerarchici e carismatic” diversi (LG 1, 8-15). Entrambi hanno la stessa origine e lo stesso scopo; sono doni di Dio, dello Spirito Santo, di Cristo, destinati in modi diversi all’edificazione, a “insegnare, dirigere e adornare con i loro frutti” la Chiesa (LG 4). Entrambi sono presentati nel contesto dell’opera dello Spirito, senza identificarli, per il loro senso più ministeriale, con “grazie fondamentali” come “la grazia santificante” o i doni della fede, della speranza e della carità, che sono indispensabili per ogni cristiano (LG 4).

Queste affermazioni conciliari costituiscono il quadro della riflessione teologica del documento. Escludono che i doni possano essere interpretati in contrapposizione ai doni gerarchici e presentano entrambi, ciascuno a modo suo, al servizio dell’opera della grazia.

I carismi presuppongono, quindi, i sacramenti dell’iniziazione cristiana, i quali “sono costitutivi della vita cristiana e su di essi si fondano i doni gerarchici e carismatici” (LG 13); e si collocano nell’orizzonte costituzionale proprio del fedele cristiano, comune a ogni ministero e stato di vita.

La riferibilità allo statuto del fedele cristiano è esplicitata dal documento richiamando in particolare LG 12, dove i carismi sono presentati come espressione della partecipazione del fedele cristiano al munus profetico di Cristo (LG 1a, 2, 9, 22), che è frutto del battesimo.

Infatti, IE afferma che «la dimensione carismatica non può mai mancare alla vita e alla missione della Chiesa» (IE 13b), che essa è “di importanza irrinunciabile” (IE 9b). Non è “opzionale”, anche se non sempre garantita nelle sue forme storiche, a differenza dei doni gerarchici, con il loro specifico fondamento sacramentale (IE 14). La Carta, in continuità con il magistero papale postconciliare, affermerà esplicitamente la “coessenzialità” di entrambi i doni, gerarchici e carismatici (IE 10, 11, 13).

 

Questi doni, insegna il Concilio (AA3) e ricorda Iuvenescit Ecclesia, implicano per il fedele il diritto e il dovere di esercitarli, con una finalità descritta come “il bene degli uomini e l’edificazione della Chiesa” (9b). Allo stesso tempo, si insiste sul fatto che i fedeli soggetti di questi doni devono riconoscere il discernimento che compete al ministero gerarchico, affinché possano viverli nella comunione ecclesiale (7, 9b, 17, 18, 19).

I doni carismatici generano, quindi, una responsabilità propria del fedele cristiano nei confronti della missione della Chiesa, non derivata da una trasmissione di compiti e servizi tramite il ministero gerarchico o la comunità ecclesiale, ma dal dono dello Spirito.

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sabato 13 giugno 2026

Leone XIV incontra i giovani, ascolta le loro domande e risponde



 



Leone XIV: «Quella sana inquietudine che è dono di Dio»

 

Domanda. Santo Padre, cresciamo sentendoci dire che l’unico obiettivo nella vita è produrre, avere successo e curare la nostra immagine. Io stesso ci ho provato, ma ho trovato solo un vuoto immenso. Cercando risposte, la mia vita ha avuto una svolta, e in questa Pasqua ho ricevuto il Battesimo. Ora che mi trovo in questo nuovo cammino, Le chiedo: come possiamo tenere lo sguardo rivolto verso ciò che conta davvero, quando la società ci spinge a guardare costantemente verso il basso o solo a noi stessi? Come possiamo scoprire la nostra vera vocazione dentro questa corrente?

 

Grazie per questa testimonianza. Vorrei innanzitutto condividere la tua gioia e quella di tutti coloro che, durante la Pasqua di quest’anno, hanno ricevuto il sacramento del Battesimo. Numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio. Si tratta di un passo davvero importante. Infatti, tutto ciò che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente. Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più ampio. E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare «scendendo interiormente», cioè andando in profondità...

 

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martedì 9 giugno 2026

Hannah Arendt, un pensiero vivo tra passato e futuro

 


Un pensiero vivo tra passato e futuro

Sante Maletta

 

Annah Arendt è una pensatrice assai presente nel panorama filosofico e culturale

contemporaneo ed è ormai considerata un classico. Le sue opere hanno spesso suscitato

dibattiti molto accesi in quanto la sua esigenza di comprensione della realtà era così

radicale da oltrepassare i limiti imposti dal pensiero mainstream.

Basti pensare alla sua opera Le origini del totalitarismo (1951), che costituisce la prima ricerca

rigorosa in cui si comparano nazismo e comunismo e che definisce una nozione di ideologia

ripresa poi dai dissidenti dei paesi comunisti (Solženicyn, Patočka, Havel).

Arendt è una pensatrice difficile da inserire in categorie politiche e ideologiche

(destra/sinistra, progressismo/conservatorismo).

Ciò è dovuto al fatto che si concepisce come collocata storicamente all’interno di una frattura tra

passato e futuro, a partire dal dato di fatto che la tradizione europea s’è interrotta. Tale avvenimento

sta all’origine di una condizione esistenziale di smarrimento intellettuale e morale che ha reso

l’uomo moderno incapace di riconoscere il male totalitario e di agire contro di esso.

Come lei stessa dice, nel deserto di tale condizione fioriscono tuttavia le oasi grazie al recupero dei

tesori del passato. L’interruzione della tradizione, infatti, se da un lato è un evento drammatico,

dall’altro ci permette di guardare al passato con occhi nuovi, riconoscendo ciò che di prezioso si

può riattualizzare nel presente.

La costruzione del futuro difatti non può basarsi sulla mera condivisione di una condizione

umana presente che unisce gli uomini o in modo solo negativo (i grandi problemi globali) o in

modo solo oggettivo (le varie forme di tecnologia, l’economia, la sub-cultura di massa).

Di fronte alla globalizzazione gli uomini sono impotenti e smarriti. Attraverso il recupero dei

tesori del passato possiamo tuttavia renderci conto dei fattori fondamentali che costituiscono la

condizione umana e che la modernità avanzata mette a rischio: natalità, mortalità, pluralità ecc.

Per esempio, l’ingegneria genetica mette in discussione la natalità, il fatto che l’uomo non è prodotto,

ma creato e che quindi ogni individuo, semplicemente nascendo, porta con sé un nuovo inizio.

Arendt cita spesso S. Agostino (al quale è dedicata la sua tesi dottorale): «Initium ut esset, homo

creatus est». Un inizio che riaccade ogni volta che l’uomo agisce (non limitandosi a reagire agli

stimoli sociali), come avviene nel perdono, un atto imprevedibile e gratuito.

Costruire significa quindi far rivivere idee ed esperienze del passato nella condizione umana

presente dove quelle riaccadono in modo nuovo attraverso le idee e le esperienze di uomini

contemporanei. Non si può costruire il futuro su un presente privo di passato.

Ci sono almeno tre snodi precipui del pensiero arendtiano che riteniamo significativi nel

presente contesto culturale.

 

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 (Linea Tempo 42/2026)


lunedì 8 giugno 2026

Omelia di Papa Leone nella solennità del Corpus Domini a Madrid


 

Papa Leone XIV: «Egli disseti le aridità del nostro cuore»

L’omelia alla Messa e processione con benedizione eucaristica nella solennità del Corpus Domini a Madrid, domenica 7 giugno, in occasione del viaggio apostolico in Spagna

 

08.06.2026

Papa Leone XIV guida la processione del Corpus Domini, durante il viaggio apostolico in Spagna. Madrid, Plaza de Cibeles (© EPA/Javier Lizon)

Eminenze Reverendissime, Eccellenze,

carissimi presbiteri, religiosi e religiose, Maestà

fratelli e sorelle,

è con il cuore colmo di gioia che, all’inizio di questo Viaggio in Spagna, presiedo questa Celebrazione nel giorno della Solennità del Corpus Domini.

 

Siamo radunati attorno all’Eucaristia, il dono della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. Egli, che ha voluto offrirci la sua vita per farci entrare nella comunione del Padre e renderci suoi figli è qui, come pane vivo disceso dal cielo, che ci sfama con la stessa vita di Dio, con un amore più forte della morte.

 

Questa memoria del Signore presente nel Pane eucaristico è al cuore della vostra fede e della storia del vostro popolo. Qui a Madrid, ma anche in tantissimi altri luoghi della Spagna, il Corpus Domini non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio. Le solenni processioni di questo giorno hanno plasmato per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo e, ancora oggi, esprimono e manifestano il sentimento spirituale di questo Paese anche attraverso la bellezza e l’eleganza dei tappeti floreali, degli altari nelle strade, della cura degli ostensori e degli espositori, dei canti e dei paramenti. Non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa ancora in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli più oscuri...

 

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Omelia del Santo Padre, “Plaza de Cibeles” (Madrid), domenica 7 giugno 2026


sabato 6 giugno 2026

La carità costruisce per sempre

 


https://youtu.be/uXCgYSMfWeo?si=ynYD9_-h7nNC22Nu

https://youtu.be/uXCgYSMfWeo?si=ILrF_VXPtwKWisgO

martedì 2 giugno 2026

S.Cuore di Gesù



 


S.CUORE DI GESU’

 

Tornare alla sorgente dell’amore Cristiano

 

Con l’inizio di giugno, tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, la Chiesa rinnova un invito che attraversa i secoli: tornare al centro della Fede, all’amore di Cristo. In un tempo segnato dalla velocità, dall’individualismo e dall’incertezza, la devozione al Sacro Cuore conserva una sorprendente attualità. Non si tratta di una pratica devozionale relegata al passato, ma di una scuola spirituale capace di parlare ancora oggi al cuore dell’uomo. Papa Pio XII la definì «la scuola più efficace dell’amore di Dio», perché conduce a contemplare un Dio che non rimane distante, ma si fa vicino, partecipe delle sofferenze e delle speranze dell’umanità.

 

Una devozione che attraversa la storia

 

Le radici del culto del Sacro Cuore di Gesù affondano nell’antichità Cristiana e nel Medioevo, ma la sua diffusione universale avvenne nel XVII secolo grazie a San Giovanni Eudes e soprattutto alle rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque. Attraverso la religiosa francese, la Chiesa riscoprì il Cuore di Cristo come simbolo vivo dell’amore misericordioso di Dio, capace di trasformare le persone, le famiglie e persino le società.


domenica 31 maggio 2026

Luce, splendore e grazia della Trinità

 


Dalle «Lettere» di sant'Atanasio, vescovo

(Lett. 1 a Serap. 28-30; PG 26, 594-595. 599)

 

Luce, splendore e grazia della Trinità

Non sarebbe cosa inutile ricercare l'antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s'intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.

La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è la sua natura, identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una l'operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, è mantenuta intatta l'unità della santa Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che è al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed è in tutte le cose (cfr. Ef 4, 6). E' al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in tutte le cose nello Spirito Santo.

L'apostolo Paolo, allorché scrive ai Corinzi sulle realtà spirituali, riconduce tutte le cose ad un solo Dio Padre come al principio, in questo modo: «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; e vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti» (1 Cor 12, 4-6).

Quelle cose infatti che lo Spirito distribuisce ai singoli, sono date dal Padre per mezzo del Verbo. In verità tutte le cose che sono del Padre sono pure del Figlio. Onde quelle cose che sono concesse dal Figlio nello Spirito sono veri doni del Padre. Parimenti quando lo Spirito è in noi, è anche in noi il Verbo dal quale lo riceviamo, e nel Verbo vi è anche il Padre, e così si realizza quanto è detto: «Verremo io e il Padre e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Dove infatti vi è la luce, là vi è anche lo splendore; e dove vi è lo splendore, ivi c'è parimenti la sua efficacia e la sua splendida grazia.

Questa stessa cosa insegna Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, con queste parole: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13). Infatti la grazia è il dono che viene dato nella Trinità, è concesso dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Come dal Padre per mezzo del Figlio viene data la grazia, così in noi non può avvenire la partecipazione del dono se non nello Spirito Santo. E allora, resi partecipi di esso, noi abbiamo l'amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello stesso Spirito.


venerdì 29 maggio 2026

Video incontro con la Dr.ssa Migliarese e la Prof.ssa Scabini



 

Video incontro con la Dr.ssa Migliarese e la Prof.ssa Scabini


Sul canale YouTube di CL è stato pubblicato il video dell’incontro

La pienezza dell’amore. Dalla maturità affettiva alla generatività tenutosi lo scorso 6 maggio, a cui hanno partecipato la dr.ssa Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, e la dott.ssa Eugenia Scabini, professore emerito di Psicologia Sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

https://youtu.be/OcARRyYAJl0