lunedì 25 maggio 2026

LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS DEL SANTO PADRE LEONE XIV

 



LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS DEL SANTO PADRE LEONE XIV

SULLA CUSTODIA DELLA PERSONA UMANA NEL TEMPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

INTRODUZIONE

Le res novae del nostro tempo

Due icone bibliche

Costruire nel bene

Rimanere umani

 

CAPITOLO 1

UN PENSIERO DINAMICO FEDELE AL VANGELO

Una Chiesa in cammino nella storia dell’umanità

 

Sapienza della Parola e dialogo con le scienze umane

La Dottrina sociale come discernimento comunitario

 

Lo sviluppo del Magistero sociale da Leone XIII a oggi

 

Primi passi della Dottrina sociale della Chiesa

Gli anni del Concilio Vaticano II

Il Magistero recente

 

Una lettura della storia alla luce della fede

 

CAPITOLO 2

FONDAMENTI E PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

 

I fondamenti della Dottrina sociale

 

L’essere umano immagine del Dio trinitario

L’eguale dignità di tutti gli esseri umani

L’altissimo valore dei diritti umani

I principi della Dottrina sociale

 

Il principio del bene comune

Il principio della destinazione universale dei beni

Il principio di sussidiarietà

Il principio di solidarietà

Il principio della giustizia sociale

 

Lo sviluppo umano integrale

Una verifica per la Chiesa

 

CAPITOLO 3

TECNICA E DOMINIO.

 

LA GRANDEZZA DELLA PERSONA UMANA DAVANTI ALLE PROMESSE DELL’IA

 

Il paradigma tecnocratico e il potere digitale

L’intelligenza artificiale

 

Un aiuto prezioso che richiede attenzione

Responsabilità, trasparenza e governo dell’IA

 

Ciò che non possiamo perdere

 

Narrazioni di fondo: transumanesimo e postumanesimo

Il limite, il cuore, la grandezza dell’essere umano

 

Il vero “più che umano”: grazia e umanesimo cristiano

Due città e due amori

 

CAPITOLO 4

CUSTODIRE L’UMANO NELLA TRASFORMAZIONE.

 

VERITÀ, LAVORO, LIBERTÀ

 

La verità come bene comune

 

Verità e democrazia

Comunicazione e immaginario collettivo

Per un’ecologia della comunicazione

Un’alleanza educativa per l’era digitale

Centralità della scuola

 

La dignità del lavoro nella transizione digitale

 

Il valore del lavoro

Il problema della disoccupazione

Un’economia che valorizzi la dignità

Famiglia e giovani: condizioni sociali della speranza

 

Custodire la libertà contro dipendenza e mercificazione

 

Dipendenze e controllo sociale

Spezzare le catene delle nuove schiavitù

 

Una responsabilità condivisa

 

CAPITOLO 5

LA CULTURA DELLA POTENZA E LA CIVILTÀ DELL’AMORE

 

La civiltà dell’amore nell’era digitale

La cultura della potenza

 

La normalizzazione della guerra

La forza senza limiti

Armi e intelligenza artificiale

La crisi del multilateralismo

Un presunto realismo politico

 

Costruire la civiltà dell’amore

 

Tutti possiamo fare la nostra parte

Disarmare le parole

Costruire la pace nella giustizia

Assumere lo sguardo delle vittime

Coltivare un sano realismo

Rilanciare il dialogo

La necessità della diplomazia e del multilateralismo

Pregare e sperare

 

CONCLUSIONE

Il Verbo si è fatto carne

Un solo corpo in Cristo

Il cantiere del nostro tempo

Il canto della speranza: il Magnificat

 

 

 

INTRODUZIONE

1. La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». [1] Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.

 

2. Fondati su Cristo, pietra viva, facciamo esperienza della potente e misteriosa azione dello Spirito Santo, e crediamo che ogni autentico sforzo umano di cooperare con Lui per il bene sarà benedetto dal Padre celeste, nel quale riponiamo la nostra speranza. Per questo possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano. Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità. [2] Vogliamo individuare, insieme con loro, nuove strade per il bene comune e la promozione di una vita dignitosa per tutti. Tale attitudine al dialogo è parte integrante della vocazione della Chiesa, perché essa, costituita «in Cristo, in qualche modo il sacramento […] dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano», [3] riconosce nella storia il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana.

 

3. Con questo spirito, nel 1891 Leone XIII ha pubblicato l’Enciclica Rerum novarum, di cui con viva riconoscenza celebriamo quest’anno il 135° anniversario. Con quel documento, il mio amato Predecessore ha dato impulso a quella riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”. E quando alcuni obiettavano che la Chiesa non doveva sprecare energie in questioni mondane, ma preoccuparsi di comunicare un messaggio di vita eterna, egli rispondeva con realismo e sapienza che l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli. [4] Sono trascorse molte decadi da allora, e il Magistero, i pastori, i teologi e i fedeli hanno continuato a riflettere sulle questioni sociali alla luce del Vangelo. Oggi la Dottrina sociale della Chiesa è un patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire. Essa si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione e, in dialogo con le scienze, ci aiuta a leggere con lucidità le sfide del presente, individuando percorsi adeguati per vivere una testimonianza cristiana limpida, con gioia e al servizio del mondo. Non è un insieme statico di concetti, ma un corpus vivo di verità, che custodisce e interpreta la vocazione dell’umanità a una vita piena e giusta. A questa tradizione vivente desidero dunque aggiungere la mia voce, invocando l’aiuto dello Spirito di sapienza, che abita il mondo sin dal suo inizio (cfr Pr 8,22-31).

 

Le res novae del nostro tempo

 

4. Se a suo tempo Leone XIII parlava di «nuove questioni» ( rerum novarum), oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica. Negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo. La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo». [5] Lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene. Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo: «Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa». [6] Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune.

 

5. Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Come avvertiva Papa Francesco, occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti: «Non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito [...] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero». [7] Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune.

 

6. Per questo occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”, in cui – mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?

(…….)

(continua su vatican.va)


sabato 23 maggio 2026

CRISTIANI PERSEGUITATI | Cristeros, l’odio che continua e il Papa “silenziato” dai cattolici


 

CRISTIANI PERSEGUITATI | Cristeros, l’odio che continua e il Papa “silenziato” dai cattolici

Vincenzo Sansonetti Pubblicato 22 Maggio 2026

 

L’insurrezione dei Cristeros in Messico si concluse con una trattativa tradita dallo Stato. Oggi le persecuzioni nel mondo non sono meno che in passato (2)

 

L’efferata esecuzione del coraggioso adolescente José del Río, che avrebbe dovuto dare il colpo di grazia alla resistenza degli insorti contro il regime massonico, ottiene l’effetto contrario. Sconvolti dalla sua morte, migliaia di messicani scendono in piazza, bloccano le strade e molti di loro vanno a ingrossare le fila dei rivoltosi di Gorostieta, un’armata ormai così numerosa e ben addestrata da riuscire a infliggere diverse sconfitte alle truppe regolari

Ma l’avanzata del movimento di resistenza viene inspiegabilmente fermata a un passo dalla vittoria, quando Calles non è più presidente. Dopo l’uccisione, in un attentato, del suo successore designato, Álvaro Obregón, il capo di Stato ad interim Emilio Portes avvia una trattativa con i Cristeros, fortemente caldeggiata da padre John Burke, emissario del Vaticano, e da Dwight Whitney Morrow, ambasciatore degli Stati Uniti in Messico.

La superpotenza regionale a stelle e strisce non mostra nella vicenda un comportamento trasparente: dai tempi di Massimiliano d’Asburgo, imperatore del Messico fucilato dai repubblicani, non gradisce la presenza ai suoi confini di un Paese a guida cattolica.

Sollecitati dalla Santa Sede, i vescovi messicani chiedono ai rivoltosi di deporre le armi in cambio di una maggiore tolleranza verso la Chiesa. Ma la resa dei Cristeros ha purtroppo come esito l’implacabile rappresaglia del potere costituito nei loro confronti. Gli arreglos (accordi) del 21 giugno 1929 prevedono sì il disarmo degli insorti in cambio dell’immunità, ma tali accordi sono più volte e impunemente violati dal governo, che passa per le armi centinaia di capi della rivolta. E tutte le efferate leggi anticattoliche rimangono in vigore.

Ancora il 29 settembre 1932 Pio XI, con l’enciclica Acerba animi (La dolorosa ansietà), denuncerà il persistere della persecuzione. Sono così ben tre le encicliche dedicate da papa Ratti alla tragica situazione della Chiesa in Messico. Le altre due sono la Iniquis afflictisque (Alla tristezza delle ingiuste [condizioni]) del 18 novembre 1926, veemente denuncia dei provvedimenti governativi contro la Chiesa cattolica (“frutto di superbia e di demenza”), e la Firmissimam constantiam (La [vostra] ferma costanza) del 28 marzo 1937, che riconosce la fedeltà di laici e sacerdoti in quella drammatica situazione.

Fa riflettere un passaggio significativo della Iniquis afflictisque, in cui Pio XI afferma: “Se tutti coloro che nella Repubblica messicana infieriscono contro i loro stessi fratelli e concittadini, rei soltanto d’osservare la legge di Dio, richiamassero alla memoria e ben considerassero spassionatamente le vicende storiche della loro patria, non potrebbero non riconoscere e confessare che tutto quanto esiste tra loro di progresso e civiltà, di buono e di bello, ha origine indubitamente dalla Chiesa”.

E non si contano gli episodi di solidarietà e di vicinanza ai martiri, persino da parte degli stessi aguzzini, a conferma di quanto fosse radicata la fede cattolica nel popolo messicano. Il beato padre Elia Nieves, agostiniano, il 10 marzo 1928, giorno della sua morte, si inginocchia e invita anche i soldati del plotone d’esecuzione a fare lo stesso gesto.

“In ginocchio, figli miei. Prima di morire voglio impartirvi la benedizione”. Quei rudi militari obbediscono e s’inchinano riverenti. Ma nel momento in cui padre Nieves comincia a tracciare il segno della croce e a recitare il Credo, l’ufficiale che comanda il picchetto, infuriato, gli spara al petto.

Come sottolinea lo storico Marco Invernizzi, non dobbiamo dimenticare, anche sulla scia del magnifico discorso rivolto da Leone XIV al Corpo diplomatico lo scorso 9 gennaio, che oggi, un secolo dopo la violenta campagna in Messico contro i cattolici — che costrinse alla reazione armata —, a livello planetario “la persecuzione dei cristiani continua, anzi è aumentata e si è estesa”.

E non siamo più di fronte solamente alla “persecuzione ideologica nata nel XX secolo (comunismo, nazionalsocialismo, laicismo), ma a queste ideologie s’è aggiunta la persecuzione da parte dell’islamismo radicale, dopo la rivoluzione sciita in Iran del 1979, successivamente estesasi anche nel mondo sunnita e, in generale, da forme di nazionalismo autoritario e fondamentalista, che perseguitano o comunque discriminano le religioni diverse dalla propria”.

Perciò bene ha fatto papa Prevost a ricordare come la Chiesa difenda la libertà religiosa di tutti come un diritto umano, proprio di ogni credo religioso, che lo Stato deve semplicemente riconoscere, perché “iscritto nella legge naturale”. E tuttavia “i cristiani rimangono i più colpiti”

(…)

Ma “ciò che preoccupa di più è il nostro silenzio”, afferma Invernizzi. “Il Papa parla, le comunità cristiane non rispondono. Le sue parole non vengono riprese e rilanciate dalle Chiese locali, nei documenti pastorali, in generale nelle omelie”, come se non ci riguardassero. Ma sarebbe un errore incolpare solo i vertici delle comunità. “Ciascuno di noi, se facesse un esame di coscienza, si accorgerebbe che alla persecuzione religiosa e, in particolare, a quella dei propri fratelli nella fede dedica pochissimo spazio e tempo nella sua giornata ordinaria”.

(2 – fine)


giovedì 21 maggio 2026

Leone XIV ai moderatori dei movimenti


 

Leone XIV. «Il buon governo, compito delicato e profetico»

Il discorso del Papa ai moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità sulla guida e il coordinamento della vita comune

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti!

È un piacere incontrarvi questa mattina, offrire qualche parola, qualche riflessione, ma soprattutto pensare all’importanza dei carismi dello Spirito Santo, specialmente in questi giorni prima di Pentecoste.

Sono lieto di accogliervi anche quest’anno, all’inizio del vostro incontro. Voi siete responsabili, a livello internazionale, di tante diverse realtà laicali, e siete stati convocati dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita per rinsaldare la comunione fra voi e riflettere insieme sul tema del governo di una comunità ecclesiale.

In ogni entità sociale si avverte la necessità di avere persone e strutture adeguate che si occupino di guidare e coordinare la vita comune. Nella sua radice, il termine “governare” rimanda all’azione di “reggere il timone”, di “pilotare una nave”. Si tratta, dunque, di dare una direzione sicura, in modo che la comunità sia luogo di crescita per le persone che ne fanno parte. Così, anche nella Chiesa alcuni sono preposti al governo...

 

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Il discorso di papa Leone XIV ai moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità


mercoledì 20 maggio 2026

Mim. «E questi chi sono?»


 

Mim. «E questi chi sono?»

Diecimila persone in tre giorni alle Colonne di San Lorenzo, in centro a Milano, tra residenti, passanti e famiglie: il “Festival Milano IncontraMi” parla di educazione e scopre che la città aveva desiderio di fermarsi

(da clonline.org)

19.05.2026

Francesco Tanzilli

Al sabato, si sa, ci si può permettere il lusso di qualche ora di sonno in più. Questo sabato non è stato un’eccezione per Carlo (nome di fantasia, ndr), che abita di fronte alle Colonne di San Lorenzo a Milano, in una delle zone più chic della città. Ma quando ha spalancato le persiane per lasciar entrare il sole – già alto – in casa, è rimasto incredulo a fissare davanti a sé un brulichio davvero insolito di persone di età diversa: vecchi, adulti, giovani e bambini. C’è un’aria di festa, ma senza il solito baccano scomposto che alimenta le notti della movida. Mosso dal desiderio di scoprire di cosa si tratti, Carlo scende di casa e va dal primo dei tanti con la stessa maglietta bianca che si trova davanti: «E questi qui chi sono?!».

È così che tanti abitanti del quartiere o semplici passanti sono venuti a conoscenza della seconda edizione del Festival Mim (Milano incontrami). Nato lo scorso anno dall’iniziativa di alcuni giovani (e meno giovani) amici di diversi gruppi di Scuola di comunità a Milano, sostenuto dal Coordinamento diocesano movimenti e gruppi, il Festival è un momento di incontro con diverse esperienze sorte all’interno della Chiesa milanese, mosse dal desiderio di contribuire alla costruzione della città nella quale si è chiamati a vivere. Lo scorso anno era stato affrontato il tema della carità; stavolta ci si è concentrati sull’educazione. Interrogati dall’insistenza con cui nei media si parla di “emergenza educativa” come di una crisi in corso della quale non si intravede soluzione, gli organizzatori hanno coinvolto oltre venti realtà operanti nell’ambito educativo – non solo scuole, ma anche enti di formazione professionale, associazioni di genitori, organizzazioni culturali e sportive, enti dedicati all’integrazione – ai quali hanno chiesto di individuare le questioni cruciali e di condividere i tentativi messi in atto per affrontarle.

Intitolata “Fiorire a Milano”, l’edizione appena terminata si è svolta dal 15 al 17 maggio e ha visto la partecipazione di oltre 10mila persone, con un panel fitto di incontri – tra i relatori, il vicario episcopale monsignor Luca Bressan, gli scrittori e insegnanti Alessandro D’Avenia e don Paolo Alliata, l’ex calciatore Demetrio Albertini, la direttrice del Museo diocesano Nadia Righi, l’educatore e musicista don Claudio Burgio e tanti altri – e una mostra nella quale sono state raccolte le testimonianze delle diverse opere, come la Fom (Federazione oratori milanesi), la Fondazione Enaip, le scuole Faes.

Dai vari contributi, pur nella differenza degli ambiti operativi specifici e delle sensibilità di ciascuno, è emersa una lettura sostanzialmente condivisa, a partire dalla sottolineatura della necessità di un contesto umano, di relazioni reali, entro cui poter affrontare insieme i passi di un cammino educativo. Non solo per i ragazzi, ma anzitutto per gli adulti, chiamati a indicare una ragione positiva per la quale studiare, lavorare, vivere. Come affermato da suor Elisabetta, direttrice del centro Asteria, che organizza iniziative culturali cui le scuole di Milano e dintorni possono iscriversi e partecipare: «L’obiettivo è far incontrare i giovani con testimoni, con contenuti forti e aprire delle domande, delle domande di senso: “Io che sono, cosa desidero, qual è il mio compito in questo mondo, in questa società?”». O come raccontato da Federico, iscrittosi ad Aslam dopo un percorso scolastico travagliato: «Il punto di svolta è stato che i prof mi chiedevano ragione delle mie scelte, dei miei comportamenti, mi parlavano, a differenza di prima. È stato questo modo di rapportarsi con me che ha fatto la differenza».

(…..)

È l’esperienza vissuta da tanti volontari, che hanno avuto modo di incontrare persone venute appositamente ma anche altri che – come Carlo – sono capitati lì quasi per caso. Come racconta Alessandra: «Le prime due persone alle quali ho spiegato la mostra, mentre stavo raccontando che viviamo in un mondo pieno di solitudine anche se siamo iperconnessi e che la relazione è fondamentale nel processo educativo, mi hanno rivelato che hanno un figlio malato che non trova lavoro ma ormai non lo cerca neppure più, perché ha perso la fiducia e la speranza. Mi hanno detto che non ne parlano mai con nessuno, ma le mie parole li hanno spinti a condividere». Continua: «Li ho accompagnati allora a incontrare i volontari di una delle opere presenti, che avrebbero potuto aiutarli. Hanno voluto però anche il mio numero di telefono, molto grati di questo incontro così apparentemente casuale. Io credevo di essere chiamata a spiegare la mostra, invece sono stata chiamata a stare davanti al loro bisogno. Nulla è scontato; quello che vale è stare alla realtà così come siamo, incapaci, ma portatori di una speranza per tutti».

 


sabato 16 maggio 2026

Omelia dell'Arcivescovo Mario Delpini a conclusione della fase diocesana del processo di beatificazione del Servo di Dio don Luigi Giussani

 https://youtu.be/pMsvyWWhuz4?si=ikdCul6lbLzGtpgR


La Postulatrice della Causa, Prof.ssa Chiara Minelli, mostra i plichi delle carte da inviare a Roma alla S.Sede


La documentazione raccolta in diocesi da inviare a Roma alla S.Sede



martedì 12 maggio 2026

Forum Paris, crocevia di uomini vivi


 Forum Paris, crocevia di uomini vivi

Dall'8 al 10 maggio, la kermesse nel cuore della capitale francese. I protagonisti? Dai martiri d'Algeria alla cattedrale di Notre Dame, fino all'incontro tra due donne, la sorella di una vittima del terrorismo e la madre dell'attentatore. E molto altro. Il comunicato finale e il racconto

 

11.05.2026

Alessandro Banfi

La seconda edizione del Forum Paris volge al termine. Circa centodieci volontari, più di mille presenze, otto incontri, una serata artistica, tre mostre, numerose attività per bambini e adolescenti, centinaia di pasti preparati. Questi numeri, ma soprattutto la qualità e la profondità dei contenuti affrontati, ci riempiono di stupore e gratitudine. Nel lavoro volontario, negli incontri, nelle relazioni che sono cresciute, abbiamo percepito, ancora una volta, che la nostra vita ha un grande destino! Che siamo tutti chiamati, con la piccola pietra che abbiamo tra le mani, a costruire una grande cattedrale. Abbiamo iniziato il nostro forum guardando all’esperienza dei martiri d’Algeria, proprio nel giorno della celebrazione liturgica della loro memoria, lasciandoci sorprendere dal modo in cui ci hanno testimoniato la loro vicinanza al popolo algerino, fino al martirio. Una vicinanza che, come ci ricordava il cardinale Aveline, è la firma di Dio nella sua rivelazione. Molte altre testimonianze e tematiche sono state affrontate nel corso di questi tre giorni, ma la testimonianza di Roseline Hamel, sorella del sacerdote assassinato a Rouen nel 2016, insieme a quella di Nassera Kermiche, madre di uno dei suoi giovani assassini, è stata certamente particolarmente luminosa: la loro storia di amicizia e di perdono ha risuonato profondamente nel cuore dei partecipanti. Così come il grido di Nassera: «Facciamo rumore per la pace», che richiama la frase citata dal grande Éric-Emmanuel Schmitt: gli alberi che cadono, tutti li sentono; la foresta che cresce, nessuno la ascolta. Vogliamo guardare crescere questi germogli di luce e di pace, con pazienza, ma anche con la certezza di essere figli amati, prediletti, di far parte di una grande storia di bene, che ci ha afferrati e che è per tutti, per il mondo intero (Comunicato finale Forum Paris)

In quel «popoloso deserto che appellano Parigi» (copyright Giuseppe Verdi - La Traviata) l’ultimo fine settimana dell’8, 9 e 10 maggio è stata un’occasione unica di incontro e di dialogo. Al Forum Paris, organizzato al Buon Consiglio, un grande oratorio nel cuore della città, ad un passo dagli Invalides, i fili di una tre giorni molto intensa si sono intrecciati attorno ad un tema drammaticamente immerso nell’attualità: “Pouvons-nous attendre une lumière même dans les temps les plus sombres?”, possiamo ancora sperare in una luce nei tempi più bui? La frase è tratta da una riflessione di Hannah Arendt, la cui forza profetica sempre stupisce. Personalmente mi hanno portato al Forum i 19 beati martiri d’Algeria e la versione francese della mostra organizzata dal Meeting di Rimini l’agosto scorso, e di cui sono stato curatore, insieme agli amici di Fondazione Oasis e della Lev. La mostra “Appelés deux fois” è stata infatti una delle tre mostre del Forum. Le altre due sono state quella su Franz e Franziska (la vicenda di Jagerstaetter che si ribellò ad Adolf Hitler), Meeting 2024, ed una mostra inedita, concepita in Francia, sulla cattedrale di Notre Dame.

Per quanto riguarda la mostra sui martiri d’Algeria, gli organizzatori hanno fissato l’inizio del Forum proprio l’8 maggio, nel giorno della memoria liturgica dei 19 beati (e dall’anno scorso anche data dell’elezione del papa Leone XIV). Questa coincidenza ha permesso una combinazione eccezionale. Al primo incontro di venerdì 8 erano presenti il cardinale e arcivescovo di Algeri Jean-Paul Vesco, il postulatore della causa di beatificazione dei 19, padre Thomas Georgeon, trappista e priore del monastero di Soligny-La Trappe, e la docente all’Università di Friburgo Marie-Dominique Minassian, che ha dedicato la vita a raccogliere e catalogare gli scritti dei monaci di Tibhirine. Quasi come appendice naturale al Forum, la sera alle 18 c’è stata la messa in Notre Dame, alla presenza di tanti familiari e amici dei martiri, che ha avuto momenti di grande commozione. Che cosa ci insegnano quei martiri? Nei vari interventi al Forum è emersa la testimonianza di una Chiesa che decide di restare. E di restare con. Restare cioè al servizio della popolazione locale, condividendo tutti gli aspetti della vita. Martiri del dialogo, ma di un dialogo che è la vita stessa, non la discussione teorica su principi o valori.

La decisione di restare per tutti i 19 d’Algeria è stata sì dentro un’esperienza di comunità ma anche frutto di un discernimento personale, irripetibile. Ognuno di noi non ha solo il DNA molecolare che lo rende unico nel mondo e nella storia fra miliardi di essere simili, ma ha qualcosa dentro di sé diverso da tutti gli altri. Quelli algerini non sono martiri perché sono cristiani morti,ma perché hanno scelto liberamente di restare. Uno per uno. «Come Massimiliano Kolbe», ha detto il teologo domenicano Jan-Jacques Pérennès, biografo di Pierre Claverie.

Dunque se c’è stato un filo rosso che ha attraversato i vari momenti del Forum è che questa luce nelle tenebre ha sì a che fare con la Grazia, ma anche con la libertà. Ecco dunque la semplice e luminosa testimonianza di Franz Jägerstätter, il contadino austriaco che ha pagato con la propria vita per non volersi piegare al giuramento per Adolf Hitler. Ecco il bellissimo dialogo fra il grande scrittore Eric-Emmanuel Schmitt e il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e guida dei Vescovi francesi, che sono stati introdotti da un bel video dell’arcivescovo cattolico della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, a pochi giorni dal termine del suo mandato.

(….)

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lunedì 11 maggio 2026

Il cuore indistruttibile. Cercando i fratelli Osip Mandel’štam e la fede ( Centro Culturale di Milano, Invito)

 

Ciclo di incontri
La poesia e il senso religioso
Tra Occidenti ed est Europa 
a cura di e con
Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore

Auditorium del CMC
Largo Corsia dei Servi 4 – Milano
Ingresso libero

Il cuore indistruttibile. Cercando i fratelli
Osip Mandel’štam e la fede
Venerdì 15 maggio 2026, ore 18.15
Intervengono
Massimo Morasso, Poeta, saggista (Genova)
Maurizia Caluso, Docente di Letteratura russa, Università Cattolica di Milano

Coordina
Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore

La grande questione della misteriosa mancanza del cuore posta da Mario Luzi nel nostro Occidente. Il bisogno di essere, addirittura di esserci, accomuna i poeti del secolo greve: “Amare l’essere della cosa più della cosa stessa” afferma Osip Mandel’štam, connotando il rinascimento della letteratura russa di inizio Novecento.
C’è qualcosa che è accaduto sia in Occidente e in Est Europa e che indica una strada. Mandel’štam di famiglia ebrea, convertitosi alla fede cristiana, grande poeta perseguitato dal regimePellegrino tra Europa e Ucraina, spirito libero venne ripetutamente condannato a lavori forzati nella Siberia.
Anna Achmatova e Osip Mandel’štam, figure titaniche della poesia russa del ‘900, furono amici intimi, poeti acmeisti e testimoni tragici della repressione stalinista. Condivisero la passione per Dante e la resistenza culturale contro il regime. Entrambi subirono la censura, e mentre Achmatova mantenne un profilo più “nascosto” per sopravvivere, Mandel’štam morì in un gulag, rimanendo un punto di riferimento morale assoluto per lei.

a cura del Centro Culturale di Milano

giovedì 7 maggio 2026

LETTURE | Il desiderio e le sue virtù politiche: l’enciclica (sociale) di Papa Leone nella terra di Agostino


 

LETTURE | Il desiderio e le sue virtù politiche: l’enciclica (sociale) di Papa Leone nella terra di Agostino

Aniello Landi Pubblicato 7 Maggio 2026 (sussidiario.net)

Papa Leone in Camerun

 

Nel suo ultimo viaggio apostolico in Africa, gli interventi di papa Leone XIV compongono, al modo di un mosaico, una vera e propria enciclica sociale

Nel corso del su recente viaggio in Africa, di fronte alla “logica estrattiva” imperante, Papa Leone ha riproposto la dottrina sociale “come aiuto per chiunque voglia affrontare le ‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa”. (Guinea Equatoriale, Malabo, Incontro con le autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico, 21 aprile).

Alla luce dell’insegnamento di Agostino, i cristiani abitano la città dell’uomo e contribuiscono a renderla più umana, in cammino verso la Città di Dio, prefigurandola, in un certo qual modo, nella città terrena. Cammino sospinto dalla verità che abita nell’uomo interiore, nell’intimità più intima dell’uomo stesso, “come voce che già risuona” in noi, che diventa esperienza del soggetto nel fenomeno umano dell’incontro, come fu per Agostino incontrando Ambrogio, con conseguente slancio della ragione verso una nuova conoscenza di sé e della realtà intera.

Al Campus Universitario “Leon XIV” dell’Università Nazionale, il Papa ha detto: “Cristo non appare come una via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede iniziasse dove si ferma la ragione. Al contrario: in Lui si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà”. (Guinea Equatoriale, Malabo, Incontro con il mondo della cultura, 21 aprile).

Nell’armonia tra fede e ragione sta l’ampiezza della razionalità, conformemente alla natura stessa della ragione, e ciò rende la vita pienamente degna, ossia all’altezza di uomini liberi. “Non ho paura”! Da qui il tema della pace legato al diritto internazionale, a sua volta, ancorato al diritto naturale; e il tema della democrazia, “non solo come procedura”, dove senza adeguato fondamento prevale la “tirannia maggioritaria” o “il dominio delle élites economiche e tecnologiche” (Messaggio ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Casina di Pio IV 4-16 aprile)

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Da dove nasce questo movimento, sommovimento partecipativo? “L’Africa è per il mondo una riserva di gioia e di speranza, che non esiterei a definire virtù ‘politiche’, perché i suoi giovani e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che già c’è … La saggezza di un popolo, infatti, non si lascia spegnere da nessuna ideologia e davvero il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma politico o culturale”. (Angola, Luanda, Incontro con le autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico, Padiglione Protocollare Palazzo Presidenziale, 18 aprile).

Richiamo a noi particolarmente caro per vivente insegnamento ricevuto. Il cuore dell’uomo è il principio motore di trasformazione della realtà, il potente antidoto al potere prepotente e quindi la vera risorsa del soggetto nella tessitura di legami e relazioni anche sul piano socio-economico, dando forma ad esperienze di lavoro comune secondo la logica della cooperazione e dell’imprenditorialità sociale.

Questo “strano desiderio”, destandosi per l’attrattiva che proviene da incontri decisivi, pur tra le nubi di tutte le contraddizioni, mette in azione la persona, rendendola più se stessa nella società, “per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere la pace, per rinnovare la società e per colmare le contraddizioni” (Papa Leone, Aula Paolo VI, Udienza partecipanti 3° Meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile).

A partire dalla profondità del cuore, la Chiesa svolge la sua missione nella storia, risvegliando, sostenendo, accompagnando il desiderio di infinito che fa fiorire e rifiorire l’umano nell’uomo, secondo l’impeto totale delle sue energie. Fioritura per inimmaginabile corrispondenza, che permette di incontrare, lungo la strada della vita, “Qualcuno”, il Viandante che “spiega”, agli uomini, passo dopo passo, la “scrittura” misteriosa e meravigliosa di cui il cuore è intessuto, facendolo vibrare di istante in istanti che si rinnovano, rendendone sempre nuova e sorprendente l’intensità. “Non ci ardeva forse il cuore…”.

Questo movimento della persona, ragione ed affezione insieme, genera poesia (poiesis), creazione, come testimoniato dal Papa durante la visita all’ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie” a Malabo (21 aprile): “Ringrazio il Signor Tarcisio per la sua poesia. Vorrei dire che in un ambiente come questo si compongono ogni giorno tante ‘poesie’ nascoste, forse non con le parole, ma con piccoli gesti, con sentimenti, con attenzioni nei rapporti tra voi. È un poema che solo Dio sa leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo”.