lunedì 12 maggio 2014

I FATTI


Il segno che si può toccare ciò che si desidera

Noi siamo andati con un pulmino da 20 persone, l’unico che abbiamo trovato. Dovevamo partire in due, ma poi, invitando insegnanti, ragazzi, segretarie, bidelle... Volevano venire tutti! Abbiamo dovuto bloccare le prenotazioni perché non c’erano pullman più grandi. E nella nostra scuola, statale, la circolare è passata solo venerdì. Ma alle 14.30 del sabato eravamo in via della Conciliazione.

Abbiamo capito subito, vedendo tutte quelle persone, che sarebbe stato un incontro fuori dal comune. Ci sono state testimonianze, di tanti per i quali la scuola è una cosa bella, da amare. Il Papa è passato fino in fondo a via della Conciliazione. Che bello il suo sorriso! Che bello vedere le nostre mani tese verso di lui, verso un uomo, il segno che quello che desideriamo si può toccare. È un uomo con uno sguardo che ci insegna ad amare. Proprio questo ha detto il Papa: «Non si cresce da soli, è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere».

Il Papa ha detto che ama la scuola grazie alla sua prima maestra. Ma cos’è la scuola? Ci ha spiazzato con la sua risposta: «Un luogo di incontro. I ragazzi incontrano i professori, i professori i ragazzi e i loro genitori, si incontrano i bidelli, le segretarie, i compagni...». Fare l’appello e dire “presente” significa accorgersi che l’altro c’è. E poi Francesco ci ha di nuovo sorpresi: perché lui ama la scuola? «Perché è apertura alla realtà». Spesso non è così, lo dice anche lui. Ma non è un lamento: «Se non è così bisogna cambiare un po' l’impostazione!». Il segreto? «Imparare ad imparare». Questo fa si che l’insegnante sia interessante per i suoi ragazzi, è segno di una persona aperta alla realtà, ed è ciò che, se si impara, rimane per sempre.

Ancora, che bello quando ci ha ricordato della famiglia e della scuola chiamate a collaborare. E ci ha fatto ripetere un proverbio africano secondo cui per educare un figlio «ci vuole un villaggio». O quando ci ha ricordato la missione della scuola, «sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello». Con un augurio, quello di trovare «una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti». Non è stato solo un incontro per la scuola ma una festa vera, buona e bella. Tre cose che vanno veramente insieme. E a Roma, sabato, questo si vedeva.
Grazia, insegnante (L’Aquila)