ARGENTINA
Un legame più grande dell'Atlantico (www.tracce.it)
di Davide Bartesaghi
11/04/2017 - Un gruppo di realtà italiane legate a Cdo Opere sociali che attraversa l'oceano per incontrare le sorelle sudamericane a Buenos Aires. Più di una convention, quattro giorni di lavoro e di amicizia. Ecco cosa è "Opere gemelle"
La condivisione di esperienze come occasione formativa. Anche a 12mila chilometri da casa. Un gruppetto di opere sociali italiane e di Argentina, Venezuela, Cile, Paraguay e Perù si sono date appuntamento a Buenos Aires, a fine marzo, per quattro giorni di lavoro comune. Sono le “Opere
Gemelle”, e l’evento ha come titolo “Educare al lavoro attraverso il
lavoro”, un’iniziativa voluta dalla Cdo Opere Sociali per
condividere conoscenze, sfide, sensibilità, successi, problemi e anche
fallimenti, e così mettere o rimettere in moto processi che nascano da
un cammino comune.
Quattro giorni di lavoro intenso. Ma c’è anche tempo per altro. Per incontri con opere sociali che lavorano nelle zone più difficili della capitale e ti fanno toccare con mano situazioni nelle quali il bisogno si presenta come un pugno nello stomaco. Un esempio: il giorno stesso del loro arrivo, i responsabili delle varie realtà si sentono fare una proposta non consueta: distribuire zuppa bollente, pane e aranciata a uomini che vivono per strada dormendo sui marciapiedi a ridosso della Villa 21, una delle più terribili baraccopoli della capitale argentina (cfr. Tracce, novembre 2016, «Corpo a corpo con la vita»): territori di miseria e violenza dove anche i taxi si rifiutano di entrare. La distribuzione viene fatta in due gruppi, al seguito di un auto e un carretto a due ruote su cui sono stati caricati enormi pentoloni di zuppa fumante. Al loro passaggio tante figure sbucano fuori dall'ombra della notte, da un cespuglio, da sotto un cartone o un cumulo di stracci. Volti segnati dalla droga, ma anche ragazzi e bambine con gli occhi candidi che ti chiedi come siano finiti li. Molti ringraziano chiedendo un abbraccio, uno scambio di baci.
11/04/2017 - Un gruppo di realtà italiane legate a Cdo Opere sociali che attraversa l'oceano per incontrare le sorelle sudamericane a Buenos Aires. Più di una convention, quattro giorni di lavoro e di amicizia. Ecco cosa è "Opere gemelle"
Murales nella Villa 21 di Buenos Aires.
Quattro giorni di lavoro intenso. Ma c’è anche tempo per altro. Per incontri con opere sociali che lavorano nelle zone più difficili della capitale e ti fanno toccare con mano situazioni nelle quali il bisogno si presenta come un pugno nello stomaco. Un esempio: il giorno stesso del loro arrivo, i responsabili delle varie realtà si sentono fare una proposta non consueta: distribuire zuppa bollente, pane e aranciata a uomini che vivono per strada dormendo sui marciapiedi a ridosso della Villa 21, una delle più terribili baraccopoli della capitale argentina (cfr. Tracce, novembre 2016, «Corpo a corpo con la vita»): territori di miseria e violenza dove anche i taxi si rifiutano di entrare. La distribuzione viene fatta in due gruppi, al seguito di un auto e un carretto a due ruote su cui sono stati caricati enormi pentoloni di zuppa fumante. Al loro passaggio tante figure sbucano fuori dall'ombra della notte, da un cespuglio, da sotto un cartone o un cumulo di stracci. Volti segnati dalla droga, ma anche ragazzi e bambine con gli occhi candidi che ti chiedi come siano finiti li. Molti ringraziano chiedendo un abbraccio, uno scambio di baci.
Un
sabato mattina con Julián Carrón per parlare di cultura. Una cultura
come ricaduta della fede, come effetto collaterale dello sguardo nuovo
ricevuto dalla vita del cristianesimo, da quell’avvenimento che
introduce una drammaticità del vivere che impedisce di stare alla
finestra. La prima domanda centra subito il cuore della chiaccherata: « A
seguito dell’ intervista alla rivista spagnola jotdown.es, ci hai
indicato un modo radicalmente diverso di fare cultura; invece che
proporre qualcosa al mondo, sei sostenuto dalla realtà, da quello che
accade e questo dà una indicazione profonda sul modo di guardare le
nostre città, alle esigenze dell’uomo, e sul modo di fare un centro
culturale oggi». 