Cile. «Quando Dio può donarsi»
Una visita in carcere e l'incontro con alcuni detenuti che
gli chiedono la confessione e di celebrare la messa per Natale. «Dio guarda
così il nostro male. È attratto dal nostro niente, perché sa che è l’occasione
per far risplendere la sua luce». La lettera di don Lorenzo
29.12.2025
La settimana scorsa sono andato in carcere a trovare il papà
di uno dei ragazzi della nostra parrocchia. Entrare in carcere, camminare in
quei corridoi, vedere i volti dei detenuti segnati dal peso del male, è sempre
un’esperienza difficile: avevo la sensazione di essere entrato all’inferno.
Mentre mi dirigevo verso il modulo dove mi aspettava il mio
amico, erano in tanti a fermarmi per chiedere una benedizione o semplicemente
per presentarsi. Non sono mancati alcuni sfottò o battute irriverenti. Dopo
circa mezz’ora passata assieme al mio amico, viene a prendermi una volontaria
del carcere, una donna sulla settantina che da ormai più di 20 anni, due volte
alla settimana, visita i detenuti. Mi racconta che all’interno del carcere c’è
una cappella, ma che da molti mesi nessuno vi celebra più la Messa. Mi chiede
se sono disponibile: «Tra poco, padre, è Natale, abbiamo bisogno della Messa
almeno a Natale!». Subito le offro la mia disponibilità. Lei ha tutto
l’occorrente. Inizia così un passa parola tra i vari moduli riguardo
l’imminente celebrazione.
(...)
La cappella è umilissima, ma si capisce che è un posto
sacro. Tutti la rispettano. In poco tempo si presentano una decina di uomini:
il più giovane, sulla ventina, si chiama Mauricio, è accompagnato da suo padre,
anche lui detenuto. Poi arriva Gianpier, una montagna di muscoli con la faccia
e lo sguardo da bambino. Alexander non ha un occhio. Osvaldo è evidentemente
ritardato. E così via. In poco tempo ho davanti a me i fedeli pronti per la
Messa. Mentre prepariamo l’altare uno di loro mi si avvicina: «Padre, non ce la
faccio più. Quando sono solo penso a ciò che ho fatto e sto male». Lo invito a
sedersi. Lo ascolto e a poco a poco il suo racconto si muta in una confessione.
Lo lascio parlare e inizio a farmi il segno della croce. Lui fa lo stesso. Alla
fine, gli chiedo se vuole che Dio cancelli i suoi peccati. Mi dice di sì tra le
lacrime. Recitiamo insieme il Kyrie, gli do la penitenza e l’assoluzione.
«Adesso sei un uomo nuovo». Mi abbraccia tra le lacrime e ritorna leggero e
contento a sedersi tra gli altri. Alzo lo sguardo e vedo una decina di occhi
sgranati che mi fissano. L’impasse dura poco: «Anch’io padre!». «Anch’io!».
«Anch’io». «Allora - dico - chi vuole confessarsi si metta in fila!». E così,
prima della Messa, altri quattro detenuti si sono confessati per la prima volta
dal giorno del loro battesimo. E che confessioni! Quanta più materia, tanta più
grazia. Quanto più inferno, tanto più paradiso. Quanta più oscurità, tanta più
luce.
Al ritorno, passando di nuovo per gli stessi corridoi, il
carcere era diverso, quasi attraente direi. Ho capito che Dio guarda così il
nostro male. Lui è attratto dal nostro niente, perché sa che è l’occasione per
potersi donare e far risplendere la sua luce. Per questo ha scelto una stalla.
Per questo ha scelto noi.
Buon Natale a tutti.
Don Lorenzo, Santiago del Cile
