Milano. «Sono i poveri a evangelizzare noi»
La vita delle suore di Carità dell’Assunzione in uno dei
quartieri più difficili del capoluogo lombardo. Tra la quotidiana risposta ai
bisogni più concreti e quelle parole che «risuonano» dell’Esortazione
apostolica Dilexi te
01.01.2026
Paola Bergamini
Nell’appartamento di Giuseppe (nome di fantasia), manca
tutto: acqua, elettricità, l’unica abbondanza è una povertà assoluta. Le suore
di Carità dell’Assunzione del Corvetto, quartiere alla periferia di Milano, lo
conoscono da tempo: un passato di droga, quando ha bisogno le chiama, questa
volta è per curare le ferite dopo un intervento chirurgico. Finita la
medicazione, suor Grazia gli dice: «Va molto meglio, mi sembri anche più
bello». L’uomo, trascuratissimo, abbozza un mezzo sorriso e con la mano liscia
una ciocca di capelli. È la frazione di un istante: «In quel gesto verso di sé,
ho percepito la tenerezza del Signore nei miei confronti. Come si era sentito
guardato quell’uomo? Ho pensato a tutte le volte che io sono guardata così». È
il cuore della Dilexi te quando Leone XIV scrive che accudire i poveri è
«nell’orizzonte della Rivelazione: il contatto con chi non ha potere e
grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia. Nei
poveri Egli ha ancora qualcosa da dirci».
Nel loro apostolato ogni giorno le suore di Carità
dell’Assunzione hanno a che fare con tutte le povertà di cui parla
l’Esortazione apostolica. «Nell’incontro con chi ha bisogno, nella misura in
cui siamo aperti al Mistero, Cristo si rivela. Perché la persona che chiede
aiuto risveglia il mio vero bisogno», dice la superiora generale, suor
Mariangela. «Per me questo è diventato più chiaro anni fa, in un dialogo con
don Giussani, cofondatore con padre Pernet della nostra congregazione.
Attraversavo un momento difficile e lui senza mezzi termini mi disse: “Vai a
servire, ad amare, perché questo è il modo per incontrare il Mistero: per
incontrare il senso della tua persona[H1] ”».
(….) Clonline.org
«Nell’incontro con chi ha bisogno, nella misura in cui siamo
aperti al Mistero, Cristo si rivela. Perché la persona che chiede aiuto
risveglia il mio vero bisogno»
“Esserci”, “stare”, toccando «la carne sofferente di Cristo»
dentro povertà che non sono solo materiali, ma frutto del nostro tempo. Tre
giorni con la mamma, quattro con il papà: questa la condizione di tre bambini
di una famiglia del quartiere. Pur avendo desiderato moltissimo i figli, a un
certo punto il rapporto tra i genitori si rompe e si separano in modo
durissimo. Rivendicazioni e ricatti sono all’ordine del giorno. Una situazione
difficile che i bambini vivono dolorosamente sulla loro pelle. Suor Cristina
inizia ad andare in ambedue le case aiutando i ragazzini a fare i compiti e
svolgendo le mansioni domestiche quotidiane. La donna la osserva fino a quando
accade qualcosa che le fa intravvedere una speranza sulla sua vita e quella dei
figli. «Si è come risvegliata, non più incistata sul male, ha iniziato a godere
dei suoi bambini, dei loro progetti, dei loro desideri, delle loro emozioni. Ha
intravisto una strada, si è riavvicinata alla Chiesa e ai sacramenti attraverso
la scuola dei ragazzi, che vedendo la mamma ricominciare a vivere, hanno rotto
il bozzolo dei loro problemi e sono rifioriti. Hanno iniziato un cammino. Ecco,
lì ho proprio visto la Grazia di Dio in azione».
