venerdì 17 luglio 2026

Fine vita, la preoccupazione della Chiesa in Francia

 


Fine vita, la preoccupazione della Chiesa in Francia


Il duro comunicato della Conferenza episcopale francese, firmato dal suo presidente cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, e dai suoi vice, dopo l’approvazione alla Camera della legge sul diritto al suicidio assistito. E l’intervista di Vatican News al portavoce della Cef, Mathieu Rougé, pastore di Nanterre

 

17.07.2026

Jean-Charles Putzolu

L’aula dell’Assemblea Nazionale, la camera bassa del Parlamento francese (©Ansa/Telmo Pinto/SOPA Images via ZUMA Press Wire)

Ha espresso rammarico la Chiesa in Francia, ieri sera, mercoledì 15 luglio, dopo l’approvazione definitiva da parte dell’Assemblea Nazionale della legge sul diritto al suicidio assistito. Rammarico per una scelta che rompe la lunga tradizione di cura e la vocazione ad alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della sua esistenza. I vescovi hanno ricordato la loro partecipazione al dialogo sul tema nel dibattito degli ultimi quattro anni, sottolineando la secolare esperienza della Chiesa nell’accompagnare i malati e le loro famiglie. Secondo i presuli, gli effetti di tale legislazione modificheranno il rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia. Tuttavia l’episcopato francese non si arrende: “La storia non è finita”, affermano. “Rimangono aperte numerose vie legali”, spiega ai media vaticani il vescovo Mathieu Rougé, pastore di Nanterre e portavoce della Conferenza Episcopale francese (CEF) sulle questioni del fine vita.

 

Eccellenza, riguardo alla clausola di coscienza prevista dalla nuova legge, come funziona per le istituzioni cattoliche?

 

La legge, così come approvata, include una clausola di obiezione di coscienza per i medici. Tuttavia, è deplorevole che non includa una clausola di obiezione di coscienza per i farmacisti che, nei casi di suicidio assistito a domicilio, saranno costretti a fungere da depositari della sostanza letale. D’altra parte l’aspetto più preoccupante, al di là del semplice fatto di autorizzare il suicidio assistito, è che le istituzioni - il cui statuto etico o la cui storia religiosa condannano la pratica dell’eutanasia - saranno obbligate a fornirla. Questa non è una clausola di obiezione di coscienza perché la coscienza è una questione personale. È un requisito istituzionale...

 

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IL COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE

 

Approvata la legge sul fine vita: di fronte a una scelta che segna una rottura con il passato, rinnoviamo il nostro impegno al servizio della vita

 

Il 15 luglio 2026 segna una svolta profonda nella storia del nostro Paese. Scegliendo di legalizzare l'eutanasia e il suicidio assistito, il legislatore ha sancito nell'ordinamento francese la possibilità di provocare la morte. Tale scelta rompe con la tradizione di cura di lunga data, la cui vocazione è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della propria vita.

 

Negli ultimi quattro anni, insieme ai vescovi di Francia, abbiamo partecipato con serietà e responsabilità al dibattito sul fine vita, esprimendo le nostre convinzioni e dialogando con tutte le parti in causa. Forti dell'esperienza secolare della Chiesa nell'assistenza ai malati, ai morenti e alle loro famiglie, abbiamo ritenuto fondamentale condividere le nostre riflessioni sulla dignità di ogni vita umana. Il Presidente della Repubblica aveva promesso un dibattito sereno, informato e rispettoso; tuttavia, è evidente che interessi politici, ideologici e — senza dubbio — economici, celati dietro un linguaggio ingannevole, hanno vanificato tale intento. Una questione così vitale per il nostro patto sociale avrebbe meritato una piena valutazione delle conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell'eutanasia e del suicidio assistito.

 

Non è ancora possibile misurare l'impatto complessivo di tale normativa, sebbene se ne delineino già i contorni. Il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia cambierà. I legami di fiducia tra le generazioni — così come quelli tra operatori sanitari, pazienti e famiglie — verranno erosi e la percezione sociale della fragilità ne risulterà distorta. È probabile che a pagarne il prezzo più alto siano i più poveri: gli anziani in condizioni di precarietà, non volendo essere un peso per figli o nipoti, potrebbero sentirsi spinti a porre fine alla propria vita. Inoltre, l'esperienza di altri Paesi dimostra che i criteri di accesso alla morte assistita tendono inevitabilmente ad ampliarsi, a scapito delle cure palliative.

 

Al di là della semplice disapprovazione, questo voto del 15 luglio ci chiama a un rinnovato impegno – accanto a famiglie, operatori sanitari, volontari, caregiver informali, associazioni e cappellani – per testimoniare che un’altra strada è possibile: una strada fatta di presenza costante e cura premurosa che allevia la sofferenza fisica o psicologica, senza mai abbandonare nessuno.

 

La Conferenza Episcopale di Francia esprime la propria profonda gratitudine a tutti coloro che, giorno dopo giorno, si dedicano ai malati, alle persone con disabilità, agli anziani e a chi si trova nella fase finale della vita. Incoraggia inoltre le istituzioni sanitarie cattoliche a rendere fedele testimonianza all'impegno etico fondamentale di rispettare i valori umani essenziali, astenendosi da azioni chiaramente illecite sul piano morale, in riconoscimento della dignità di ogni vita umana.

 

Infine, la Conferenza seguirà con attenzione i ricorsi annunciati presso il Consiglio Costituzionale, così come i contributi delle associazioni, per garantire il rispetto degli standard etici, in particolare nelle strutture dedicate alle cure di fine vita che escludono il ricorso all'eutanasia o al suicidio assistito.

 

I cattolici in Francia continueranno, insieme a tanti altri uomini e donne di buona volontà – credenti e non – a servire la vita. Lo faranno animati dalla ferma speranza offerta dal Vangelo, senza rassegnazione né spirito di scontro, convinti che la grandezza di una società non risieda nell'infliggere la morte ai più vulnerabili o nel permettere loro di togliersi la vita, bensì nell'accompagnarli fino alla fine attraverso una fraternità autentica. Poiché il Cristo in cui credono è venuto affinché il mondo abbia la vita.

 

cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, presidente della Conferenza episcopale francese

arcivescovo Vincenzo Jordy di Tours, vicepresidente della Conferenza episcopale francese

vescovo Benoît Bertrand di Pontoise, vicepresidente della Conferenza episcopale francese

 

Leggi il comunicato della Cef in francese