VENERDÌ SANTO «PASSIONE DEL SIGNORE»
MEDITAZIONI
con i testi di san
Francesco d'Assisi
di P. Francesco
Patton, O.F.M.
già Custode di
Terra Santa
Introduzione
La Via Dolorosa si snoda per le stradine della Città Vecchia
di Gerusalemme e ci fa ripercorrere il cammino di Gesù dal luogo della sua
condanna fino a quello della sua crocifissione e della sua sepoltura, che è
anche il luogo della sua risurrezione.
Non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come
al tempo di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e
rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri
che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni.
La Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo
asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa
che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il
credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di
procedere di Gesù.
San Francesco d’Assisi, del quale ricorre quest’anno
l’ottavo centenario della morte, descrive la nostra vita cristiana prendendo in
prestito le parole dall’apostolo Pietro: ci ricorda che siamo chiamati a
«seguire le orme di Cristo, il quale chiamò amico il suo traditore e si offrì
spontaneamente ai suoi crocifissori» (Rnb XXII, 2: FF 56; cfr 1Pt 2,21). Il
Poverello ci esorta a fissare lo sguardo su Gesù: «Guardiamo con attenzione,
fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione
della croce» (Amm VI: FF 155).
Nel percorrere questa Via Crucis, accogliamo perciò l’invito
di san Francesco a fare un cammino sulle orme di Gesù che non sia meramente
rituale o intellettuale, ma coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra
vita: «Portate in offerta i vostri corpi e prendete sulle spalle la sua santa
croce, e seguite sino alla fine i suoi santissimi comandamenti» (UffPass XV,13:
FF 303).
I stazione
Gesù è condannato a morte
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,9-11)
[Pilato] entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di
dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi
parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti
in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non
ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un
peccato più grande».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2 Lfed 28-29: FF
191)
Coloro poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli
altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono
ottenere misericordia dal Signore; infatti, il giudizio sarà senza misericordia
per coloro che non hanno usato misericordia.
Nel tuo colloquio con Pilato, Signore Gesù, tu smascheri
ogni umana presunzione di potere. Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto
un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio
piacimento. Le tue parole al Prefetto romano non lasciano spazio all’ambiguità:
«Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato
dall’alto» (Gv 19,11).
Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire
le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del
proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche
il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla
violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello
di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per
liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di
tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e
soffocarla.
Anche ognuno di noi è chiamato a rispondere del potere che
esercita nella vita di tutti i giorni. Tu, Gesù, gli dici: Fa’ buon uso del
potere che ti è dato e ricordati che qualsiasi cosa tu faccia a un essere
umano, specie se piccolo e fragile, lo fai a me. Ed è a me che dovrai
risponderne un giorno.
Preghiamo dicendo: Ricordami, Gesù.
Che tu ti identifichi in ogni persona giudicata:
Ricordami, Gesù.
Che non devo lasciarmi guidare dai pregiudizi:
Ricordami, Gesù.
Che il vero potere è quello dell’amore:
Ricordami, Gesù.
Che la misericordia ha la meglio nel giudizio:
Ricordami, Gesù.
Che il bene va scelto anche quando costa:
Ricordami, Gesù.
II stazione
Gesù è caricato della croce
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,14-17)
Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato
disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via!
Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero
i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò
loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si
avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm V, 7-8: FF
154)
Anche se tu fossi più bello e più ricco di tutti, e se tu
operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di
ostacolo e nulla ti appartiene, e in esse non ti puoi gloriare per niente; ma
in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle
ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.
La parola “croce” produce in noi una reazione di rifiuto,
piuttosto che di desiderio. È più facile che nasca in noi la tentazione di
fuggirla, piuttosto che l’anelito di abbracciarla.
Gesù, sono certo che era così anche quando la croce te
l’hanno caricata sulle spalle. Nel Getsemani, infatti, avevi chiesto al Padre
di allontanare da te questo calice, pur volendo con tutto te stesso compiere la
sua volontà. La croce era il supplizio più orrendo e doloroso, riservato agli
schiavi, ai criminali irrecuperabili e ai maledetti da Dio.
Eppure, l’hai abbracciata e portata sulle tue spalle, e poi
ti sei lasciato portare da lei. Non perché fosse bella o attraente, ma per
amore nostro. Sollevando il suo carico pesante, sapevi che risollevavi noi dal
peso del male che ci schiaccia e ti caricavi del peccato che rovina la nostra
esistenza. Abbracciando la croce e caricandola sulle tue spalle, abbracciavi la
nostra fragilità e ti facevi carico della nostra umanità. Prendevi su di te le
nostre schiavitù, i nostri crimini e anche la nostra maledizione.
Liberaci, Gesù, dalla paura della croce. Dacci la grazia di
seguirti per la tua stessa via e di non avere altra gloria se non nella tua
croce.
Preghiamo dicendo: Liberaci, Signore.
Dal desiderio di gloria umana:
Liberaci, Signore.
Dalla tentazione di ignorare chi soffre:
Liberaci, Signore.
Dal preoccuparci solo di noi stessi:
Liberaci, Signore.
Dal timore di impegnarci nella fedeltà:
Liberaci, Signore.
Dalla paura e dal rifiuto della croce:
Liberaci, Signore.
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