giovedì 2 aprile 2026

Madrid. «Lì dove tutti vedono solo fatiche io vedo opportunità»

 



Madrid. «Lì dove tutti vedono solo fatiche io vedo opportunità»

Mentre la morte per eutanasia della giovane Noelia Castillo scuote la Spagna, l’Happening degli universitari porta in scena la storia di María del Mar García Garrido, giornalista paralizzata: «La mia vita è apparentemente limitata, ma io mi vedo senza limiti»

 

30.03.2026

Venerdì 27 marzo 2026. Un dolore sordo e difficile da nominare attraversa la Spagna. Il Paese si è risvegliato con un senso di sconfitta per la morte di Noelia Castillo, una giovane donna al centro di un caso che ha scosso l’opinione pubblica: paraplegica, segnata da anni di sofferenza e fragilità psichica, ha ottenuto l’eutanasia legale nonostante l’opposizione del padre che ha tentato disperatamente di fermarla. La storia dei suoi 25 anni è profondamente dolorosa. Affiorano allora domande inquiete: aveva altra scelta? Esiste un modo per stare accanto a chi vive una situazione come quella di Noelia, trovando il coraggio di promettere più vita che morte?

Poi qualcuno ci invia un video dell’Happening che gli studenti dell’Università Atlántida hanno organizzato a Madrid, una convivenza di quattro giorni dal 17 al 20 marzo, dove l’incontro più seguito era intitolato “La vita che nasce dai limiti”. Al tavolo, accanto agli altri relatori Jone Echarri, Javier Llabrés e Pablo Ramírez, c’era l’imponente presenza di María del Mar García Garrido, immobile sulla sedia, bisognosa dell'aiuto di un “traduttore”, ma che non esita a chiedere di parlare ogni volta che vuole aggiungere qualcosa e condividere la sua esperienza perché, sebbene sembri intrappolata in una gabbia, trabocca di vita e di entusiasmo per vivere.

María è una giornalista affetta da una malattia degenerativa, una forma di leucodistrofia, diagnosticatale all’età di sei anni. Le sue giornate sono scandite da ore di fisioterapia, sia neurologica che respiratoria, ma nel frattempo non trascura mai la sua vocazione professionale di comunicatrice, sia sui social media che alla radio. Conduce un programma su Radio María dedicato alle tematiche della disabilità, intitolato “Turn It Around” (“Ribaltiamo la situazione”). Ha anche un blog e ha pubblicato un libro intitolato “Out to Sea” (“In mare aperto”).

 

Nell’Happening ti sei definita una bon vivant, ma dall’esterno la tua vita potrebbe sembrare piena di sacrifici. Cosa ti permette di goderti appieno la vita e di non doverti accontentare di una “vita inferiore”?

L'idea di “vivere meno” è relativa. A prima vista, potrebbe sembrare che io non faccia molto, ma la verità è che faccio più della media. Fin da piccola ho imparato a sfruttare al massimo ogni secondo e, dove tutti gli altri vedono difficoltà, io vedo opportunità. C'è una frase che mi è stata insegnata da bambina e che tutti dovrebbero tenere a mente: “Non soffermarti su ciò che hai perso, ma concentrati su ciò che devi ancora fare”. Ed è esattamente quello che faccio. La mia vita sembra limitata, ma io mi vedo illimitata, ed è così che dovremmo vederci, perché non sappiamo fin dove possiamo arrivare.

(…)

Pensi che attualmente vengano offerti strumenti alle persone che si trovano in situazioni come la tua per aiutarle a vivere, prima di prendere in considerazione l'opzione della morte?

C’è una terribile mancanza di sostegno. Il governo ti fornisce aiuto per morire, ma non ti sostiene per vivere. Viviamo in una società che dà più valore alla morte che alla vita: è deplorevole! Quando così tante persone lottano contro ogni probabilità, contro una malattia degenerativa o improvvisa... Io sono il volto pubblico,