Il silenzio che fa nuove tutte le cose
Pigi Banna Pubblicato 4 Aprile 2026
Il Sabato Santo è il giorno del silenzio di Dio, ma Cristo
non smette di operare e scende agli inferi per riscattare il male di tutti i
tempi
Ma è proprio nel silenzio che viene fuori la stoffa del vero
maestro. Come dice sant’Agostino, il maestro sa quando tacere, perché il
silenzio è l’occasione in cui il discepolo considera nel proprio cuore le
parole che ha sentito e i gesti che ha visto. Dio, da vero maestro, ha sempre
lasciato un tempo di silenzio, proprio l’istante dopo che ha conquistato
all’improvviso il cuore di una persona. La riempie di silenzio e si ritrae,
perché – come ha recentemente affermato Julián Carrón – non vuole strappare con
la forza dello stupore immediato l’assenso della libertà.
Il silenzio di Dio è perciò quel tempo in cui l’uomo è quasi
costretto a rientrare dentro di sé, senza poter ricorrere al riparo di riti
frusti e di certezze smozzicate, per chiedersi da dove ripartire, che cosa
realmente manca e dove andarlo a cercare. Emergerà dalla memoria una parola,
tra le tante sentite, quella vera, perché è l’unica che fa ancora ardere il
cuore riempiendolo di nostalgia.
Scrive san Giovanni della Croce: “né luce o guida c’era,/
fuori di quella che nel cuor m’ardeva./ Questa mi conduceva/ più certa della
luce a mezzogiorno”. È dal fondo di questo silenzio che Maddalena decise, senza
dirlo a nessuno e sfidando tutto e tutti, che il giorno dopo sarebbe andata al
sepolcro, a ricercare l’Amore della sua vita.
Il vero maestro, quello che dà vita, parla nella nostalgia
emersa dal silenzio e la sua parola affonda le radici nel mistero di Dio. Nei
primi giorni di distacco da una persona amata, proprio in questi momenti di
silenzio, capita di rimanere fastidiosamente impressionati dal cinguettio degli
uccelli nella freschezza del primo mattino o dall’incantevole gioco dei colori
del cielo al tramonto. È difficile ammetterlo: per quanto si voglia rinchiudere
tutto nell’ottusità del proprio dolore, la realtà continua ad accadere davanti
ai nostri occhi e la sua bellezza è come una ferita che, ancora nel silenzio,
ci scuote dal nulla e ci parla di chi ci manca.
(...)
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