LETTURE | Il desiderio e le
sue virtù politiche: l’enciclica (sociale) di Papa Leone nella terra di
Agostino
Aniello Landi Pubblicato 7 Maggio
2026 (sussidiario.net)
Papa Leone in Camerun
Nel suo ultimo viaggio apostolico
in Africa, gli interventi di papa Leone XIV compongono, al modo di un mosaico,
una vera e propria enciclica sociale
Nel corso del su recente viaggio
in Africa, di fronte alla “logica estrattiva” imperante, Papa Leone ha
riproposto la dottrina sociale “come aiuto per chiunque voglia affrontare le
‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando
prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale
della missione della Chiesa”. (Guinea Equatoriale, Malabo, Incontro con le
autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico, 21 aprile).
Alla luce dell’insegnamento di
Agostino, i cristiani abitano la città dell’uomo e contribuiscono a renderla
più umana, in cammino verso la Città di Dio, prefigurandola, in un certo qual
modo, nella città terrena. Cammino sospinto dalla verità che abita nell’uomo
interiore, nell’intimità più intima dell’uomo stesso, “come voce che già
risuona” in noi, che diventa esperienza del soggetto nel fenomeno umano
dell’incontro, come fu per Agostino incontrando Ambrogio, con conseguente
slancio della ragione verso una nuova conoscenza di sé e della realtà intera.
Al Campus Universitario “Leon
XIV” dell’Università Nazionale, il Papa ha detto: “Cristo non appare come una
via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede
iniziasse dove si ferma la ragione. Al contrario: in Lui si manifesta la
profonda armonia tra verità, ragione e libertà”. (Guinea Equatoriale, Malabo,
Incontro con il mondo della cultura, 21 aprile).
Nell’armonia tra fede e ragione
sta l’ampiezza della razionalità, conformemente alla natura stessa della
ragione, e ciò rende la vita pienamente degna, ossia all’altezza di uomini
liberi. “Non ho paura”! Da qui il tema della pace legato al diritto internazionale,
a sua volta, ancorato al diritto naturale; e il tema della democrazia, “non
solo come procedura”, dove senza adeguato fondamento prevale la “tirannia
maggioritaria” o “il dominio delle élites economiche e tecnologiche” (Messaggio
ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze
Sociali, Casina di Pio IV 4-16 aprile)
(….)
Da dove nasce questo movimento,
sommovimento partecipativo? “L’Africa è per il mondo una riserva di gioia e di
speranza, che non esiterei a definire virtù ‘politiche’, perché i suoi giovani
e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che
già c’è … La saggezza di un popolo, infatti, non si lascia spegnere da nessuna
ideologia e davvero il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un
principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma
politico o culturale”. (Angola, Luanda, Incontro con le autorità, con la
società civile e con il corpo diplomatico, Padiglione Protocollare Palazzo
Presidenziale, 18 aprile).
Richiamo a noi particolarmente
caro per vivente insegnamento ricevuto. Il cuore dell’uomo è il principio
motore di trasformazione della realtà, il potente antidoto al potere prepotente
e quindi la vera risorsa del soggetto nella tessitura di legami e relazioni
anche sul piano socio-economico, dando forma ad esperienze di lavoro comune
secondo la logica della cooperazione e dell’imprenditorialità sociale.
Questo “strano desiderio”,
destandosi per l’attrattiva che proviene da incontri decisivi, pur tra le nubi
di tutte le contraddizioni, mette in azione la persona, rendendola più se
stessa nella società, “per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona,
può diventare energia per promuovere la pace, per rinnovare la società e per
colmare le contraddizioni” (Papa Leone, Aula Paolo VI, Udienza partecipanti 3°
Meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile).
A partire dalla profondità del
cuore, la Chiesa svolge la sua missione nella storia, risvegliando, sostenendo,
accompagnando il desiderio di infinito che fa fiorire e rifiorire l’umano
nell’uomo, secondo l’impeto totale delle sue energie. Fioritura per inimmaginabile
corrispondenza, che permette di incontrare, lungo la strada della vita,
“Qualcuno”, il Viandante che “spiega”, agli uomini, passo dopo passo, la
“scrittura” misteriosa e meravigliosa di cui il cuore è intessuto, facendolo
vibrare di istante in istanti che si rinnovano, rendendone sempre nuova e
sorprendente l’intensità. “Non ci ardeva forse il cuore…”.
Questo movimento della persona,
ragione ed affezione insieme, genera poesia (poiesis), creazione, come
testimoniato dal Papa durante la visita all’ospedale psichiatrico “Jean Pierre
Olie” a Malabo (21 aprile): “Ringrazio il Signor Tarcisio per la sua poesia.
Vorrei dire che in un ambiente come questo si compongono ogni giorno tante
‘poesie’ nascoste, forse non con le parole, ma con piccoli gesti, con
sentimenti, con attenzioni nei rapporti tra voi. È un poema che solo Dio sa
leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo”.
