venerdì 1 maggio 2026

Dal buio del non senso all'incontro con Cristo

 


Il mio incontro con Cristo dopo una vita senza di Lui

Alla soglia dei trent’anni Lorenzo si imbatte quasi per caso in una ragazza di CL che lo invita a Scuola di comunità. Un momento da cui resta colpito e grazie al quale rinasce. Tanto da chiedere i Sacramenti e volerlo annunciare a tutti

 

Fin da bambino mi facevo molte domande sulla vita e sul suo senso, ma senza trovare alcuna risposta. Infatti non ho mai ricevuto una reale proposta educativa. Sono cresciuto prima con la posizione che don Giussani nel Senso religioso chiama «sostituzione del desiderio», passando poi alla più drammatica, ma anche più seria, che è la «negazione disperata». Quando ho letto le pagine che ne parlavano mi ci sono rivisto tantissimo. Dai 13 ai 28 anni, quando ho incontrato il movimento, ho vissuto una solitudine terribile e insieme un’esigenza grandissima. Sentivo di volermi donare all’infinito, allo stesso tempo provavo una profonda disperazione per la mia miseria e per i miei limiti.

Ho sempre cercato di negare questo desiderio, percependo la mia stessa vita come un’imposizione. Non comprendevo il mio posto nel mondo, in qualche modo volevo essere il dio della mia esistenza. Eppure, pur mettendo al primo posto il lavoro, il successo, la bellezza, questa enorme esigenza di senso che provavo non mi lasciava. Mi trascinavo dietro un cuore sanguinante che pensavo fosse una maledizione, ma che invece è stata la mia salvezza. Questa ferita bruciante mi ha permesso di non abbassare l’asticella del desiderio.

Ripensando al passato, ci sono stati tanti momenti in cui Dio ha cercato di parlarmi e io mi sono voltato dall’altra parte. Poi mi ha preso per i capelli: in palestra ho conosciuto, quasi per caso, una ragazza di Comunione e Liberazione, che parlava con “parole di vita”. Quasi subito mi ha detto: «Sappi che sono di CL». E io: «Non so che cosa sia CL però, qualsiasi cosa sia, mi piacerebbe saperlo». Mi ha portato a Scuola di comunità.

Ricordo che la prima volta che sono andato alla Scuola di comunità mi sono detto: «Ma cosa è questa meraviglia?». Mi sembrava un universo parallelo, vedevo persone sconosciute che si mettevano a nudo. A me non capitava nemmeno con i miei genitori, con i miei migliori amici e nemmeno con la mia ragazza. Normalmente questo non accade, le persone si tengono dentro l’inquietudine e, in un mondo in cui tutto è vetrina, finiscono per sentirsi sbagliate.

A cambiarmi è stato quindi un incontro. Questo è un passaggio fondamentale, perché il desiderio dell’uomo è infinito, ma ha bisogno di una concretizzazione. Certo, serve una disponibilità, e io in fondo l’ho sempre avuta, ma è emersa del tutto solo quando sono rimasto colpito in maniera così forte.

«Quando non ero cristiano non mi interessava nulla della vita. Ora, invece, la bellezza è poter vivere per un Altro, strumento del Signore nel servizio alla Chiesa e al movimento»

Lo scorso novembre, a 32 anni, dopo due di catecumenato, io che ero a digiuno di tanti concetti della Chiesa, ho ricevuto Battesimo, Cresima e Comunione. Non è stato un passaggio di particolare fatica perché ho trovato una corrispondenza immediata. Anzi posso dire che se è faticoso vivere con Cristo, è molto più faticoso vivere senza di Lui. Prima ero un vagabondo della vita, ora sono in cammino. Non con meno fatiche, ma comunque indirizzato a una meta.

Il fatto che Gesù sia mio amico nella quotidianità ha significato la possibilità di vivere con letizia e di vivere un’umanità diversa. Come diceva Giussani: «La letizia è la condizione per la generazione, la gioia è la condizione per la fecondità. Essere lieti è la condizione indispensabile per generare un mondo diverso, una umanità diversa» (Luigi Giussani, Un evento reale nella vita dell’uomo, BUR 2013, p. 240, ndr).

In questo senso, penso che il nostro compito, oltre alla preghiera, sia la testimonianza nella vita quotidiana. Quando non ero cristiano non mi interessava nulla della mia vita, non potendo raggiungerne la pienezza. Ora che sono cristiano, invece, la bellezza è poter vivere per un Altro. Posso portare me stesso come testimonianza, posso essere strumento del Signore. Non c’è modo migliore di questo per servire la Chiesa e il movimento.

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Lorenzo, Seregno (Monza e Brianza)