giovedì 26 marzo 2026

«Caro don Giussani…». Un filo lungo duemila anni al New York Encounter


 

«Caro don Giussani…». Un filo lungo duemila anni

Al New York Encounter, una mostra sul libro di don Luigi Giussani Il tempo e il tempio e le lettere dei ragazzi di GS

 

25.03.2026

Valentina Frigerio

«Caro Padre Giussani, non ci siamo mai incontrati, ma volevo farle sapere che la considero come un padre». «Caro don Gius, voglio solo ringraziarla. Grazie per avermi introdotto in questa compagnia, piena di veri amici». «Caro Padre Giussani, le scrivo chiamandola “caro”, anche se non l’ho mai incontrata».

 

Decine di lettere, legate tra loro con un filo, sono appese a una parete dell’ultima sala della mostra "Cry Out to Him Who Is Now", sul libro di don Luigi Giussani Il tempo e il tempio, al New York Encounter. Le hanno scritte alcuni ragazzi di GS di Atchison, Kansas – gli stessi che spiegano la mostra ai visitatori. Chiunque passi è invitato a lasciare la propria.

Sopra tutte spicca una frase: «Duemila anni sono bruciati via da questa lettera». La disse Giussani dopo aver letto pubblicamente, agli Esercizi spirituali del CLU di Rimini del 1994, la lettera di Andrea, un ragazzo malato di Aids. Iniziava così: «Caro don Giussani, le scrivo chiamandola “caro“ anche se non la conosco, non l’ho mai vista, né mai sentita parlare». Un incipit rimasto impresso a molti. Andrea – morto due giorni dopo averla scritta – ringraziava Giussani, pur senza conoscerlo, per avergli fatto incontrare Cristo attraverso l’amico Ziba.

Di fianco alle lettere, un televisore riproduce il video di “Riconoscere Cristo”, in cui Giussani legge quella lettera. Con le cuffie nelle orecchie, il brusio del New York Encounter svanisce. Si ha la sensazione di essere a Rimini, nel 1994, mentre il tempo si ferma.

«L’idea di questa sala finale della mostra nasce dal lavoro di scuola di comunità fatto quest’anno con i ragazzi di GS su “Riconoscere Cristo”», racconta Aaron Riches, insegnante di teologia e responsabile di GS ad Atchison. «Abbiamo chiesto loro di scrivere rivolgendosi a Giussani, e lo hanno fatto raccontando qualcosa di loro, di solito attorno a un semplice evento. In tutte le lettere c’è la consapevolezza di una storia iniziata duemila anni fa con Giovanni e Andrea, passata attraverso chi hanno incontrato, fino alla madre di don Giussani, e poi da lui a loro. La mostra è come la sorgente di un piccolo fiume che alla fine diventa una cascata immensa. È anche il cuore, perché dice del metodo che nasce da Cristo presente».

E così capita che a New York, in quella stanza, ci si senta a casa. È il tempio. «Il tempo e il tempio è un’esposizione dell'affermazione radicale del cristianesimo: che Dio ha fatto la sua dimora nel grembo di una vergine, e che da lì questo grande flusso – i credenti, la compagnia della Chiesa – è la Sua dimora», spiega Sofia, curatrice della mostra insieme a Irene, Aaron e Chie. «Cristo continua ad avere una casa, e così ne crea una perché anche noi possiamo avere una vita nuova».

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