Di tutto il cinema dove Gesù appare come figura centrale o
solo di sfondo, un film soltanto merita attenzione, Il Vangelo secondo
Matteo di Pier Paolo Pasolini, poeta e regista. Il direttore della
fotografia del film fu Tonino Delli Colli, un romano ironico e simpatico che ho
avuto la fortuna di frequentare e interrogare sulla lavorazione di quest’opera,
e soprattutto su quella del primo Pasolini, Accattone. Il regista, mi disse,
gli aveva chiesto una fotografia non raffinata, che fosse modellata sui film
del muto, quando il cinema cercava ancora la sua strada...
Pasolini voleva un film che sapesse di «primitivo» e in
qualche modo, affrontando il Cristo, come diceva, dopo aver raccontato il
«poverocristo» Accattone, voleva evitare in ogni modo l’iconografia
tradizionale, cercando ispirazione anche visivamente nei «primitivi», per
esempio nel Giotto di Padova e di Assisi. Voleva un Cristo che risultasse da
subito «rivoluzionario», come lo fu al suo tempo, e scelse a interpretarlo uno
studente spagnolo il cui volto richiamava quello dei Cristo bizantini, tra le
immagini più antiche che se ne conoscano.
Matera, tanti italiani la scoprirono grazie a quel film,
così come scoprirono delle musiche – la Missa Luba africana – che era stata
Elsa Morante a scegliere come commento. Il Vangelo di Pasolini è un capolavoro,
(...)
(Goffredo Fofi)
