LETTERA
La fede che «ci serve più di tutto»
16/10/2015 - Souleiman è un medico di Damasco. All'inizio della
guerra si era trasferito in Russia, dove ha conosciuto la comunità di
CL. Dopo cinque anni ha deciso di tornare a casa. Ecco il suo racconto
È ormai un mese che sono tornato a Damasco, e
proverò a descrivere la mia vita in questa città. Vorrei dire la nostra
vita, la nostra vita unita in Dio. All’inizio ero molto impaurito, avevo
di fronte tante sfide, dovevo affrontare molti pericoli. Da un lato
dovevo preoccuparmi della salvezza mia e della mia famiglia, dall’altro
dovevo procurarmi l’essenziale per vivere: acqua, cibo, medicine. E così
è cominciata la mia battaglia quotidiana con il male, vissuta insieme
alla compagnia di Gesù.
Ogni mattina mi sveglio, apro gli occhi, e guardo all’icona di Gesù sopra il mio letto.
E prima di alzarmi gli chiedo la forza dello Spirito Santo che mi permetta di trascorrere sano e salvo la giornata.
Poi sveglio i bambini, li guardo e prego che anche loro possano
rimanere salvi e io li possa rivedere. Mentre vanno a scuola sento il
rumore dei proiettili e delle esplosioni, e in quei momenti resto
immobile, il cuore batte forte, mi sento avvolto dall’oscurità.
Poi, improvvisamente, vedo ancora una grande luce dall’icona di Gesù, e tutta quella terribile paura scompare, riesco a sentire davvero su di me la sua mano e la sua voce: «Non aver paura, sii forte. Io sono con te».