giovedì 9 giugno 2016

GS: Non muri, ma ponti

GIOVENTÙ STUDENTESCA

Tra guerrieri e ponti di legnetti (www.tracce.it)


08/06/2016 - Domenica 5 giugno la giornata di fine anno nel parco di Albiate. Canti, giochi e rapporti che nascono anche sotto il temporale. Un ragazzo racconta di «un'esperienza vissuta che da sola vale più di mille altre cose»
«La gente che vive si incontra». Semplice come frase, eppure non si può dire lo stesso del suo significato ultimo, più intimo. Cosa vuol dire? La gente che incontro per strada è viva? Mi sembra ovvio, eppure non ne sono convinto: sono davvero incontri? Come scoprirlo? Incontrando, ma con uno di quegli incontri belli, che, caschi il mondo, torni a casa felice. Ecco che quella frase, che trovo scritta sul mio tesserino e gli altri sette che mi ritrovo in mano da dare ai miei compagni di raggio, sembra nascondere un’enorme sorpresa e per questo devo lanciarmi con il cuore in una mano e un cubo di legnetti nell’altra.

Ok, il cubo di legnetti è una lunga storia, una storia che ha prodotto litigi in famiglia, a cui molti si sono un po’ arresi. Ma sono il materiale da costruzione per i ponti, necessari per incontrarsi. Follia? Ponti di cubi di stecche di legno… No! Faceva tutto parte della giornata di fine anno di Gs, anche quei dadi di stecchini, che ci ha portato fino ad Albiate, domenica scorsa, in uno splendido parco di querce, cedri e magnolie. Ragazzi da tutta la Lombardia si sono incontrati davanti ad una villa in un parco, accolti da canti e indicazioni, pronti a partecipare a un pomeriggio di gioco intenso sotto il sole. Tempo due ore e ha cominciato a diluviare, ma questo non ha scalfito gli animi.

Per il gioco eravamo divisi in quattro squadre, ed ognuno aveva un ruolo (guerriero, cercatore, cuoco, architetto e ballerino), tutti con un compito diverso, ma con l'obiettivo di costruire ponti attraverso i mitici cubi. I guerrieri dovevano conquistare le città delle altre squadre, sfidando i difensori attraverso diverse prove: palla prigioniera, tiro alla fune, calcio seduto, ma anche prove molto più strane, come muovere soffiando una pallina da ping pong lungo un circuito, o passare un pezzo di cotone da un naso all’altro solo con l’aiuto di un po’ di crema. I cercatori andavano alla caccia dei "bottini" dei guerrieri, le rondelle, usandole poi per comprare dei cubi che, consegnati agli architetti, sarebbero stati "trasformati" in ponti. Le altre due categorie di giocatori dovevano affrontare delle gare aggiuntive che, una volta valutate, avrebbero dato punti in più.

Ed ecco che la mia invincibile squadra di guerrieri si lancia prima nella difesa e poi nell’assalto di altre città, senza perdere mai un colpo! Ma le nuvole stavano tendendo un agguato più grande delle nostre forze: la pioggia ha lasciato a metà i nostri sforzi. Ma i ponti li avevamo già costruiti tra di noi. Me ne accorgo solo ora, ricordando la giornata: quante persone ho incontrato, quanti nuovi nomi ho portato a casa! Ecco, quindi, una prima risposta alla domanda iniziale: «la gente che vive si incontra», nel senso che tende naturalmente a cercare l’altro; eravamo tutti lì per trascorrere un pomeriggio con gente che vuole vivere. Anche un gioco così diventa significativo, non per quello che è in sé, ma perché è difficile ritrovarsi a passare un pomeriggio del genere per esempio con i miei compagni di classe, anzi non succede quasi mai. Per un ragazzo che deve fare la maturità, pensare di passare un pomeriggio a giocare è impensabile, sopratutto all’aperto, con il sole e la pioggia e con centinaia di altri ragazzi. Ed essere contento.

Col temporale siamo tutti corsi al riparo, chi sotto i porticati, chi sotto i gazebo. Li avevamo riempiti in ogni angolo possibile, ma è stato divertente anche così. Era acqua, una goccia in più sulla maglietta sudata non faceva differenza. Fradici come non mai ci siamo diretti verso la chiesa di Albiate, dove abbiamo celebrato messa. La chiesa non era grande e noi eravamo tanti, tutti ammassati tra le panche e sul presbiterio, bagnati e infreddoliti. Eppure nessuno si è lamentato. La giornata si avviava alla conclusione e tornati davanti alla villa, abbiamo fatto merenda con un buffet. Forse quello è stato il momento più bello, tra il cielo rasserenato, il risotto nero e gli amici. Poco dopo, abbiamo cantato insieme, in un’atmosfera tranquilla, serena e insieme festosa.

Rispetto a tanti incontri e momenti che si fanno, lì c’era un’esperienza vissuta che da sola valeva più di mille altre cose. Serve un momento del genere ogni tanto nella vita, per guardare gli altri. E per poter costruire non muri, ma ponti.

Martino, Milano

mercoledì 8 giugno 2016

London Encounter 2016: No man is an island

LONDON ENCOUNTER 2016

Siamo «storie fatte di volti e rapporti» (www.tracce.it)

di Gioia Palmieri
08/06/2016 - Sabato 11 giugno, l'annuale edizione dell'evento nella capitale britannica. Una giornata di incontri, mostre e musica, per offrire alla city un'ipotesi nuova sulla crisi del nostro tempo. E riscoprire il valore «dell'altro»
"No man is an island". Il tema della terza edizione del London Encounter è preso dall’incipit che dà il titolo a una celebre poesia di John Donne. L’evento culturale nel cuore della capitale britannica, nato nel 2014 dall’idea di un gruppo di amici di Comunione e Liberazione, quest’anno vuole andare a fondo della provocazione lanciata più di tre secoli fa dallo scrittore inglese. L’appuntamento è per sabato 11 giugno, al 155 di Bishopgate, nel centro della City.

Mesi fa, prima che entrasse nel vivo la battaglia sulla Brexit, il voto per decidere del futuro della Gran Bretagna all’interno dell’Unione europea, gli organizzatori del London Encounter hanno iniziato a guardare gli effetti della grande ondata migratoria, la posizione presa dall’Ue di fronte alla crisi greca e le conseguenze del referendum scozzese. Come giudicare questi avvenimenti senza cedere a posizioni istintive? Così, scegliendo il titolo “No man is an island”, hanno provato a fare un passo oltre le analisi politiche e sociali di breve termine, cercando partire dal valore “dell’altro”, del “diverso”, del “tu” che nella vita si presenta davanti a noi: l’amico, il vicino di casa, fino al migrante o a un’intera nazione alle prese con una crisi economica.

martedì 7 giugno 2016

Alessandro D'Avenia: amore come dono di sè o come controllo dell'altro

Amore o controllo? (Non siamo cannibali)
Alessandro D'€™Avenia

​​
​​​
Se un uomo strangola e brucia la sua fidanzata, perché lo aveva lasciato, non è pazzo, ma lucidissimo: il contrario dell’amore è il controllo, che si mostra con la maschera dell’amore, ma dell’amore non ha l’essenza, cioè il dono di sé perché l’altro abbia vita, ma il contrario: la distruzione dell’altro perché io abbia vita.


Molti giornali e commentatori di fronte a ripetuti fatti di cronaca continuano a snocciolare la solita litania delle turbe psichiche. Ma qui in gioco non c’è nessuna distorsione della psiche, se non come conseguenza di una distorsione più radicale, perché più profonda: una frattura spirituale. L’unica cosa reale di questa vita è l’amore, reale perché amando diventiamo reali e facciamo diventare reale ciò che amiamo. Senza amore tutto tende al nulla e alla distruzione. La creazione c’è perché è l’amore di Dio gratuito che si riversa sulle cose, Dante dice nei primi tre versi del Paradiso: «La gloria di colui che tutto move / per l’universo penetra e risplende / in una parte più e meno altrove», questa penetrazione e illuminazione da dentro di ogni cosa e persona ha gradi, e nelle creature libere dipende dalla volontà di ricevere questo amore.

Pellegrinaggio Macerata - Loreto 2016

MACERATA-LORETO

«Tu sei unico» (www.tracce.it)

di Alessandra Stoppa
07/06/2016 - Sabato 11 giugno, la 38ª edizione del pellegrinaggio notturno. La scelta del titolo, i tremila volontari e le parole che accompagneranno il cammino
«Tu sei unico». Le parole che papa Francesco ha rivolto ad un pellegrino in Piazza San Pietro sono diventate il titolo della Macerata-Loreto: il cammino nella notte verso la Santa Casa che si snoderà per ventotto chilometri tra sabato e domenica prossimi, l’11 e 12 giugno.

«Quella frase esprime lo sguardo commosso di Gesù davanti ad ognuno di noi, desideroso che questo tesoro non sia ridotto o vada perduto», spiega Carlo Cammoranesi, portavoce del Pellegrinaggio. Uno sguardo «da imparare» proprio seguendo il Santo Padre, come dice don Julián Carrón nel suo messaggio: «Andando verso Loreto scoprirete più facilmente la profondità sterminata del vostro bisogno, se avrete davanti ai vostri occhi il testimone che il Signore ci ha dato per fare un cammino umano oggi: papa Francesco».

Per la 38ª edizione saranno tremila i volontari coinvolti e oltre duecento i pullman che arriveranno da tutta Italia (anche due dalla Svizzera) allo Stadio Helvia Recina, dove sarà celebrata la Messa dal cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo della Diocesi di Ancona-Osimo.

Come ogni anno, dal 1997 a oggi, il pellegrinaggio “inizia” con un gesto del Papa: domani, in Piazza San Pietro, alla fine dell’Udienza Generale, benedirà la Fiaccola della Pace, che sabato sera arriverà a Macerata. Quest’anno la Fiaccola del Pellegrinaggio è passata anche in Polonia, che ospiterà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, e dove è stata inaugurata la cappella della Madonna di Loreto nel Santuario dedicato a san Giovanni Paolo II. Dopo la benedizione di Francesco, i tedofori partiranno da Roma per arrivare a Macerata: una corsa di trecento chilometri e varie tappe, tra cui il monastero delle suore trappiste di Vitorchiano, Terni, Perugia e Assisi.

Per inviare intenzioni di preghiera: www.pellegrinaggio.org
Twitter: #MacerataLoreto16

lunedì 6 giugno 2016

Giussani's Series on Faith and Modernity

STATI UNITI

Il Maestro e la partita di biliardo (www.tracce.it)


04/06/2016 - Con il cardinale Timothy Dolan e father Richard Veras, al via la "Giussani Series on Faith and Modernity", nata da alcuni amici di New York. Perché «un dono preziosissimo non possiamo tenerlo per noi»
Giovedì sera eravamo una quindicina a casa di Therese qui a Omaha, riuniti con tanto di chili, chips e popcorn per un tipico watch party americano, un ritrovo di amici per guardare insieme uno spettacolo in televisione.
Invece di un dibattito elettorale, del Super Bowl o della Notte degli Oscar, quel che ha incollato allo schermo noi e, in contemporanea, tanti altri gruppi in giro per l’America (Miami, Washington, Austin, Rochester…) è stato l’evento inaugurale della Giussani Series on Faith and Modernity , intitolato “Cristo, compagnia di Dio all’uomo” dall’omonima antologia di scritti di don Luigi Giussani recentemente pubblicata in America. Relatori: il cardinale di New York, Timothy Dolan, e father Richard Veras, direttore della Formazione pastorale al Seminario dell’Arcidiocesi di New York.

Colombia, presentazione che apre all'imprevisto

COLOMBIA

Una scintilla per il cuore (www.tracce.it)


06/06/2016 - Dopo la presentazione di "Luigi Giussani. Su vida" a Bogotà, Chiara rimane «stranamente felice». Così invita l'autore, Alberto Savorana, nel liceo dove insegna. Un'ora e mezza di dialogo con i ragazzi: «Alla fine facevamo fatica a staccarli»
Bogotà. Si avvicina il 26 maggio, giorno della presentazione pubblica di Luigi Giussani. Su vida, di Alberto Savorana, e mi pare che in me non ci sia movimento, non ci sia abbastanza movimento. Sarà che la vita è troppo piena di cose da fare? Lavoro intenso, almeno da undici anni a questa parte, le amicizie anche - certi rapporti fanno davvero fatica - ed ora l'organizzazione dell'evento, gli inviti eccetera. Forse il punto è che non basta ripetersi, o ascoltare le solite parole, seppur vere e sincere? Occorre una chispa, come si dice qui in Colombia, una scintilla per il cuore.

26 maggio, ore 13, sbarca a Bogotà Alberto Savorana, che mi sorprende da subito quando alla mia domanda su quante presentazioni dello stesso libro abbia già fatto e cosa pensi di ognuna, risponde che ogni volta è per lui un avvenimento incredibile vedere come sia attuale don Giussani, come risponda seriamente alla realtà concreta dell'uomo di oggi, in ogni parte del mondo si trovi.

Ed è vero. Me ne rendo conto il 26 maggio alle 18,45, quando iniziano gli interventi di monsignor Pedro Salamanca, vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Bogotà, e del professor Edwin Horta, vicerettore e docente di Diritto dell'Università Cattolica della città.

giovedì 2 giugno 2016

Saluto di Carron per il pellegrinaggio Macerata-Loreto 2016

«Ti basta la mia grazia» (ww.pellegrinaggio.org)

Carissimi, Cristo è una presenza così presente che riempie di letizia, consentendo di vivere in qualunque situazione. Ce lo testimoniano ogni giorno i nostri fratelli perseguitati, nei quali vediamo compiersi le parole di Gesù a san Paolo: «“Ti basta la mia grazia; la mia forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. (...) Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,9-10). Siamo piccoli, consapevoli dei nostri limiti, dei tradimenti quotidiani e della fragilità di tutti i nostri tentativi; ma più di tutto siamo certi che il Padre ci ha scelti così come siamo perché sia ancora più palese che la forza è solo Sua.

mercoledì 1 giugno 2016

Minsks, Bielorussia, la mostra sul metropolita Antonij

BIELORUSSIA

Terra di confine e d'incontro (www.tracce.it)

di Stefano Pichi Sermolli
30/05/2016 - La mostra sul Metropolita Antonij al cuore della tre giorni nella città di Minsk. Più di un festival culturale, un luogo di incontro tra ortodossi e cattolici. Un evento che non nasce da un progetto, ma da un'amicizia viva che arriva da lontano...
Minsk è una città ordinatissima, quasi perfetta. Noi italiani, abituati ai centri storici, la potremmo facilmente definire “finta”. Sembra di entrare nella scenografia del famoso film The Truman Show, dove i palazzi, le strade, i giardini, sono troppo perfetti. Anche se, a differenza della città di Truman, la maggior parte degli edifici sono grigi, di architettura sovietica.
Nel cuore della città, di questa città, tra il 27 e il 29 maggio, si è svolta la seconda edizione di un festival culturale organizzato da alcuni amici e intitolato Pamiežža, "Terra di confine".