martedì 21 giugno 2016

L'opera di Chisto, uno dei più grandi artisti contemporanei

L'OPERA

Dipingere sulle acque (www.tracce.it)

di Giuseppe Frangi
17/06/2016 - Il 18 giugno, l'apertura al pubblico per i tre chilometri di strisce fiammeggianti con cui Christo Vladimir Yavachev ci farà camminare sul Lago d’Iseo per 16 giorni. Ecco cosa c’è dietro l'idea di uno dei più famosi artisti viventi (da "Tracce" 6/2016)
Che senso ha stendere una passerella galleggiante lunga tre chilometri sulle acque di un lago, per unire la terraferma a due isole? Che senso ha ricoprirla di un tessuto di un folgorante color giallo-arancio? E che senso ha tenerla allestita per soli sedici giorni e poi smontare tutto, lasciando negli occhi di chi ha potuto camminarci la nostalgia di un sogno toccato con il proprio corpo? Sono tutte domande che circondano The Floating Piers la gigantesca installazione che Christo Vladimir Yavachev, celebre artista di origini bulgare ma oggi americano a tutti gli effetti, realizzerà a partire dal prossimo 18 giugno sulle acque del Lago d’Iseo, tra Sulzano e Montisola, con ulteriore deviazione verso l’isolino di San Paolo.

Christo è uno dei più famosi artisti viventi, ha 81 anni e quando gli si chiede il perché di tutto questo risponde in modo semplice e quasi disarmante: «A tema nelle nostre opere c’è sempre la bellezza. La bellezza ha bisogno di situazioni uniche, in un certo senso inimmaginabili. È questo che noi cerchiamo nella vita». Quanto alla strada per realizzare queste esperienze di bellezza, la descrive così: «Mettere in atto degli sconvolgimenti gentili del contesto che ci viene dato in prestito».

venerdì 17 giugno 2016

Riotta: Quelle bugie che fomentano l'odio

Quelle bugie che fomentano l’odio (la stampa.it)


17/06/2016
Lotteremo contro l’odio che ha ucciso Jo, perché credeva in un mondo migliore. Dobbiamo unirci tutti e batterci insieme contro l’odio, che non ha credo, razza, religione: è solo un veleno»: con queste parole, nobili, pacate, con classico coraggio britannico, Brendan Cox ha ricordato la moglie Jo, 41 anni, mamma di due bambini, deputata laburista, ex dirigente dell’associazione umanitaria Oxfam, leader europeista al referendum Brexit e campionessa dei diritti umani, uccisa ieri a coltellate e colpi di pistola. Brendan Cox coglie con lucidità la posta in gioco, in Gran Bretagna, Europa, America. L’odio brucia, spinto da politici demagoghi, media irresponsabili e avidi, sottobosco web astuto e violento, dominando la conversazione d’Occidente.
Il sangue che scorre in queste ore - Orlando, Parigi, Leeds,- ne è conseguenza diretta.

Le prime voci dicono che l’assassino avrebbe urlato «Britain First», slogan di battaglia di un gruppo estremista che odia Europa ed emigranti, ma, come nella strage alla discoteca gay di Orlando e per il poliziotto e la moglie uccisi a Parigi, le indagini daranno un caleidoscopio di contraddittori moventi che ciascuno leggerà a vantaggio della propria tesi preconcetta. La sostanza non muta: la zizzania dell’odio, caricaturare gli avversari tutti da corrotti nemici della democrazia, il non dialogare mai o considerare ogni accordo e negoziato tradimenti da punire, tenta gli estremisti alla violenza. Tanti parleranno di «follia», ma c’è metodo in questa pazzia, il metodo feroce del risentimento populista.

giovedì 16 giugno 2016

Brera: il "Cristo morto" di Mantegna

PINACOTECA DI BRERA

Un'immagine che "spacca" (www.tracce.it)

di Giuseppe Frangi
16/06/2016 - Inaugurato il nuovo allestimento del "Cristo Morto" del Mantegna. Il dialogo con il compianto di Annibale Carracci e di Orazio Borgianni. Un confronto che conferma la forza dell'opera. Nessuno sconto alla drammaticità della morte, eppure quel volto...
Ci sono opere d’arte così potenti che sfuggono quasi dalla paternità dei loro autori. Il Cristo morto di Andrea Mantegna è certamente una di queste. Quell’immagine folgorante che ricostruisce un momento preciso della vicenda umana del Signore, il momento dell’unzione del suo corpo prima della sepoltura, è esito della genialità del suo autore. Ma è un’immagine che in modo così sintetico e potente restituisce il dramma dell’esperienza della morte, tanto da travalicare anche la sua funzione devozione. È una di quelle immagini, che sono state generate da uno sguardo e da un’esperienza cristiana, ma che parla immediatamente a tutti. Nel gergo di oggi si direbbe che è un’immagine che “spacca”. Ma in realtà il Cristo “de scurto” di Mantegna "spacca" da secoli.

martedì 14 giugno 2016

Campagna Tende 2015-2016: Cucinare per ricominciare

CAMPAGNA TENDE 2015-2016

Sedici profughi e la voglia di mettere le mani in pasta (www.tracce.it)

di Francesca Capitelli
14/06/2016 - Dai centri di accoglienza di Milano alle cucine di Panino Giusto. È "Cucinare per ricominciare", il progetto pensato insieme ad Avsi e alla cooperativa "Farsi prossimo". Un nuovo modello di «integrazione totale», che parte dalle basi: lingua e lavoro
Sedici candidati. Due mesi di formazione linguistica e professionale e sei di tirocinio presso uno dei ristoranti Panino Giusto di Milano. È il progetto “Cucinare per ricominciare”, nato all’interno della Campagna Tende Avsi di quest’anno e presentato il 10 giugno all’Accademia del Panino Italiano.

«Alcuni mesi fa Antonio Civita, amministratore delegato di Panino Giusto, mi ha chiesto di potersi implicare con le Tende», racconta Marco Andreolli, responsabile Private Partnership di Avsi. Centro della campagna di quest’anno sono i profughi che vivono nelle zone di guerra, ma anche quelli che hanno lasciato tutto per ricominciare una vita qui in Europa.

London Enconter 2016

LONDON ENCOUNTER 2016

La City e il mito dell'isola (www.tracce.it)

di Luca Fiore
13/06/2016 - Un verso di John Donne come titolo della manifestazione di quest'anno. Tra Brexit, Astor Piazzolla e la "lectio magistralis" dell'ex primate anglicano, Rowan Williams. Il racconto di quello che è successo l'11 giugno
Il 155 di Bishopgate si trova accanto alla Liverpool Station, nel centro del distretto finanziario, quello che, per comodità, chiamiamo City. Molto acciaio e vetro, pochi mattoni rossi. È qui che si è svolta la terza edizione del London Encounter, la manifestazione organizzata dai ciellini della comunità inglese e che quest’anno aveva come titolo il verso di John Donne: No Man Is an Island. Un tema affascinante di per sé, ma se affrontato a due settimane dal voto sulla Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, diventa rovente. Chi è l’uomo di cui parla il verso? E l’isola?

Settecento le presenze quest’anno, cinquanta i volontari e altre trenta persone che si sono alternate per presentare le tre mostre (su Etty Hillesum, Giacobbe e sul “sogno europeo”). Tra i relatori un arcivescovo anglicano (già primate), un membro della Camera dei Lord, un ex presidente del Parlamento europeo e un consulente di Downing Street. In platea anche monsignor John Wilson, vescovo ausiliare della diocesi cattolica di West London, che tornato a casa parlerà dell’Encounter sul suo profilo Facebook. Per non farsi mancare nulla: nell’elenco delle cose notevoli finisce anche il cyber attacco al sito della manifestazione, che alla vigilia è andato in crash per due ore a causa delle “attenzioni” di un cyber gruppo islamico.

lunedì 13 giugno 2016

Pellegrinaggio macerata-Loreto: 100.000 persone

100 mila pellegrinaggio Macerata-Loreto

All'alba l'arrivo a Loreto,dopo parole Papa,'la vita è cammino'

Quasi centomila persone, fra cui Lorenza, due mesi di vita, sicuramente la più giovane dei pellegrini, hanno preso parte la notte scorsa al pellegrinaggio a piedi fra Macerata e Loreto che si è svolto sotto una pioggia quasi ininterrotta e si è concluso all'alba davanti alla Basilica di Loreto. I primi arrivi dalle 5:30, poi via via una fiumana di ombrelli colorati ha invaso la piazza della Madonna. Il messaggio telefonico di papa Francesco ai pellegrini è stato riproposto a più riprese lungo il percorso: ''Camminate sempre nella vita; mai fermarsi, sempre in cammino: la vita è questo!''. A Chiarino la sosta per la colazione, con 36 tavoli di dolci e bevande calde, distribuiti dai volontari insieme alle fiaccole. Sul sagrato della Basilica il saluto dei vescovi: il card. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, il delegato pontificio di Loreto mons. Giovanni Tonucci, il vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi, e mons. Vecerrica, vescovo emerito di Fabriano.
   
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Messaggio di Papa Francesco ai pellegrini al santuario di Loreto (pellegrinaggio Macerata Loreto 2016)

Buona sera cari amici.
Mi dice il mio Vescovo che piove lì. Ma anche la pioggia è una grazia. Perché è brutta, ma è anche bella! Ha due cose. È brutta perché ci dà fastidio, ma è bella perché è come la figura della grazia di Dio che viene su di noi. Voi incominciate adesso a fare il cammino; cammino che durerà tutta la notte. Ma anche la vita è un cammino. Nessuno di noi sa quanto durerà la propria vita, ma è un cammino.
E quando uno crede di vivere la propria vita senza camminare… Non si può vivere la propria vita essendo fermo. La vita è per camminare, per fare qualcosa, per andare avanti, per costruire una amicizia sociale, una società giusta, per proclamare il Vangelo di Gesù.
Io sono vicino a voi questa sera, vi sono vicino nella mia preghiera, vi accompagno e vi auguro una notte di preghiera e di gioia. Anche un po’ di sofferenza sicuro ci sarà, ma quello si supera, con la speranza dell’incontro, domani, con Gesù Eucaristia.
Io vi benedico! Camminate sempre nella vita; mai, mai fermarsi, sempre in cammino. La vita è questo!
E pregate anche per me, perché io non mi fermi e continui ad andare in cammino. Il cammino che il Signore mi dirà come fare.
Vi do la mia benedizione, cari amici, e vi auguro una notte di cammino, di preghiera, di gioia, di fratellanza e con lo sguardo verso la Madonna e verso l’Eucaristia che riceverete domani.
Adesso tutti insieme preghiamo la Madonna.
Ave Maria
Vi do la mia benedizione. Vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Un abbraccio a tutti.
Un abbraccio e pregate per me. Buona notte.


giovedì 9 giugno 2016

GS: Non muri, ma ponti

GIOVENTÙ STUDENTESCA

Tra guerrieri e ponti di legnetti (www.tracce.it)


08/06/2016 - Domenica 5 giugno la giornata di fine anno nel parco di Albiate. Canti, giochi e rapporti che nascono anche sotto il temporale. Un ragazzo racconta di «un'esperienza vissuta che da sola vale più di mille altre cose»
«La gente che vive si incontra». Semplice come frase, eppure non si può dire lo stesso del suo significato ultimo, più intimo. Cosa vuol dire? La gente che incontro per strada è viva? Mi sembra ovvio, eppure non ne sono convinto: sono davvero incontri? Come scoprirlo? Incontrando, ma con uno di quegli incontri belli, che, caschi il mondo, torni a casa felice. Ecco che quella frase, che trovo scritta sul mio tesserino e gli altri sette che mi ritrovo in mano da dare ai miei compagni di raggio, sembra nascondere un’enorme sorpresa e per questo devo lanciarmi con il cuore in una mano e un cubo di legnetti nell’altra.

Ok, il cubo di legnetti è una lunga storia, una storia che ha prodotto litigi in famiglia, a cui molti si sono un po’ arresi. Ma sono il materiale da costruzione per i ponti, necessari per incontrarsi. Follia? Ponti di cubi di stecche di legno… No! Faceva tutto parte della giornata di fine anno di Gs, anche quei dadi di stecchini, che ci ha portato fino ad Albiate, domenica scorsa, in uno splendido parco di querce, cedri e magnolie. Ragazzi da tutta la Lombardia si sono incontrati davanti ad una villa in un parco, accolti da canti e indicazioni, pronti a partecipare a un pomeriggio di gioco intenso sotto il sole. Tempo due ore e ha cominciato a diluviare, ma questo non ha scalfito gli animi.

Per il gioco eravamo divisi in quattro squadre, ed ognuno aveva un ruolo (guerriero, cercatore, cuoco, architetto e ballerino), tutti con un compito diverso, ma con l'obiettivo di costruire ponti attraverso i mitici cubi. I guerrieri dovevano conquistare le città delle altre squadre, sfidando i difensori attraverso diverse prove: palla prigioniera, tiro alla fune, calcio seduto, ma anche prove molto più strane, come muovere soffiando una pallina da ping pong lungo un circuito, o passare un pezzo di cotone da un naso all’altro solo con l’aiuto di un po’ di crema. I cercatori andavano alla caccia dei "bottini" dei guerrieri, le rondelle, usandole poi per comprare dei cubi che, consegnati agli architetti, sarebbero stati "trasformati" in ponti. Le altre due categorie di giocatori dovevano affrontare delle gare aggiuntive che, una volta valutate, avrebbero dato punti in più.

Ed ecco che la mia invincibile squadra di guerrieri si lancia prima nella difesa e poi nell’assalto di altre città, senza perdere mai un colpo! Ma le nuvole stavano tendendo un agguato più grande delle nostre forze: la pioggia ha lasciato a metà i nostri sforzi. Ma i ponti li avevamo già costruiti tra di noi. Me ne accorgo solo ora, ricordando la giornata: quante persone ho incontrato, quanti nuovi nomi ho portato a casa! Ecco, quindi, una prima risposta alla domanda iniziale: «la gente che vive si incontra», nel senso che tende naturalmente a cercare l’altro; eravamo tutti lì per trascorrere un pomeriggio con gente che vuole vivere. Anche un gioco così diventa significativo, non per quello che è in sé, ma perché è difficile ritrovarsi a passare un pomeriggio del genere per esempio con i miei compagni di classe, anzi non succede quasi mai. Per un ragazzo che deve fare la maturità, pensare di passare un pomeriggio a giocare è impensabile, sopratutto all’aperto, con il sole e la pioggia e con centinaia di altri ragazzi. Ed essere contento.

Col temporale siamo tutti corsi al riparo, chi sotto i porticati, chi sotto i gazebo. Li avevamo riempiti in ogni angolo possibile, ma è stato divertente anche così. Era acqua, una goccia in più sulla maglietta sudata non faceva differenza. Fradici come non mai ci siamo diretti verso la chiesa di Albiate, dove abbiamo celebrato messa. La chiesa non era grande e noi eravamo tanti, tutti ammassati tra le panche e sul presbiterio, bagnati e infreddoliti. Eppure nessuno si è lamentato. La giornata si avviava alla conclusione e tornati davanti alla villa, abbiamo fatto merenda con un buffet. Forse quello è stato il momento più bello, tra il cielo rasserenato, il risotto nero e gli amici. Poco dopo, abbiamo cantato insieme, in un’atmosfera tranquilla, serena e insieme festosa.

Rispetto a tanti incontri e momenti che si fanno, lì c’era un’esperienza vissuta che da sola valeva più di mille altre cose. Serve un momento del genere ogni tanto nella vita, per guardare gli altri. E per poter costruire non muri, ma ponti.

Martino, Milano