martedì 19 marzo 2019

Denver, Presentazione della Vita di don Giussani

Denver. «Cristo, risposta al bisogno dell'uomo»

«Capire don Giussani? È possibile incontrando il popolo che ha generato». Ne è convinto il vaticanista John Allen Jr. che, con J.D. Flynn, direttore della Catholic News Agency, ha presentato la biografia del fondatore di CL nella capitale del Colorado
Jonathan Ghaly
«Ho tre parole da dirvi per vivere al massimo. Comprate. Questo. Libro. È magnifico. È straordinariamente accurato ma molto accessibile, ed è una narrazione autenticamente umana della vita di Luigi Giussani. Parlo come uno che per oltre vent’anni ha lavorato come vaticanista e si è occupato della Chiesa nel mondo». Sono state queste le prime parole del noto giornalista John Allen Jr., direttore di Crux, corrispondente del National Catholic Reporter e della Cnn, e autore di undici volumi sul Vaticano e su questioni della Chiesa cattolica, nel suo intervento del 15 marzo all’Università di Denver, Colorado. «Se dovessimo fare una lista delle dieci personalità cattoliche più importanti del XX secolo, ci sarebbe sicuramente anche Luigi Giussani».

Allen ha poi confessato che, quando lavorava a Roma, aveva cercato di capire i “ciellini”, che erano sempre sulle prime pagine dei giornali, leggendo i libri di Giussani. «Dopo aver letto quattro o cinque pagine di ciascun libro mi rendevo conto che non capivo di cosa stesse parlando». Ma l’anno dopo accadde qualcosa: Allen pranzò con monsignor Lorenzo Albacete, che gli chiese quali fossero le sue impressioni su Comunione e Liberazione. Allen ammise imbarazzato che non capiva nulla dei libri di Giussani, e fu sorpreso dalla risposta di Albacete: «Nemmeno io! Senti, Giussani è uno che non si può comprendere veramente prescindendo dalla comunità che ha fondato. Se vuoi capire Giussani non partire dai… libri, comincia a conoscerci». Così Allen partecipò al Meeting di Rimini, dove conobbe parecchi “ciellini”. «Sono rimasto affascinato, perché questo era un gruppo di persone serie, intellettualmente e spiritualmente, non dei tipi arcigni, dei cristiani fanatici, ma gente che viveva davvero con gioia il cristianesimo. Quelli di CL sono gioiosi ma non pazzi! Hanno qualcosa di particolarmente affascinante».

sabato 16 marzo 2019

L'umorismo e il Gulag

Una risata seppellirà il gulag
IL CASO
Level Berdzenišvili racconta la vita nelle prigioni sovietiche come un momento dove l’umorismo fu per tanti uomini un punto di forza per vincere l’abbandono Storie di vite straordinarie
Si può ridere vivendo prigionieri in un gulag? A molti potrà sembrare una bestemmia, ma è quanto accaduto negli anni dell’ultimo segretario del Pcus, Michail Gorbaciov, durante i quali parallelamente alle riforme avviate con la perestrojka i campi di lavoro forzato venivano a poco a poco smantellati. A partire dal 1985, la situazione dei detenuti divenne sempre meno dura ed era loro permesso giocare a dama e scacchi, persino a ping pong. Una storia sui generis dei gulag riservati ai prigionieri politici, il più delle volte condannati al carcere duro per agitazione e propaganda antisovietica e spediti nei campi di lavoro, è contenuta nel libro La santa tenebra di Levan Berdzenišvili, di recente tradotto in italiano dalle edizioni e/o (pagine 272, euro 18).

domenica 24 febbraio 2019

Intervento conclusivo di Papa Francesco sul summit "Protezione dei minori nella Chiesa"

Papa: L’abuso sui minori, il mistero del male da affrontare all’interno e all’esterno della Chiesa

A conclusione dell’incontro sulla “Protezione dei minori nella Chiesa” papa Francesco mostra l’ampiezza del fenomeno e il suo significato: un “sacrificio idolatrico dei bambini al dio potere”. Le cifre e i dati geografici sugli abusi in famiglia, nello sport, nel turismo sessuale, sul web, delle spose bambine. A proposito di omosessualità. Il grazie del papa alla “stragrande maggioranza dei sacerdoti”, fedeli “al celibato” e che “si spendono in un ministero reso oggi ancora più̀ difficile dagli scandali di pochi”.
Città del Vaticano (AsiaNews) – “Negli abusi noi vediamo la mano del male… siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché́ sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione: annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci”. Così papa Francesco a conclusione dell’incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, svoltosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. Il pontefice ha pronunciato il suo potente discorso, che riproduciamo qui sotto in modo integrale, dopo la messa celebrata nella Sala Regia e presieduta dall’arcivescovo di Brisbane (Australia), mons. Mark Benedict Coleridge. Nel discorso vi è una visione ampia e profonda del fenomeno degli abusi.
Vi è anzitutto – ed è forse la prima volta – un tentativo di spiegazione di questo diventare “strumenti di satana” verso gli innocenti: un “sacrificio idolatrico dei bambini al dio potere”, “una manifestazione del male, sfacciata, aggressiva e distruttiva. Dietro e dentro questo c’è lo spirito del male il quale nel suo orgoglio e nella sua superbia si sente il padrone del mondo e pensa di aver vinto… Dietro di questo c’è satana”.
Il pontefice, citando cifre e studi, mostra l’ampiezza del dramma, che avviene “in tutte le culture e le società” e avendo come quadro fondamentale “le mura domestiche, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport e, purtroppo, anche quello ecclesiale”.
Egli cita anche le nuove modalità delle violenze contro i minori: il turismo sessuale, le spose bambine, gli abusi via web, “commissionati e seguiti in diretta attraverso la Rete”. Per ognuno di questi fenomeni il pontefice suggerisce direttive e chiede collaborazione alle organizzazioni internazionali e ai governi.
All’interno della Chiesa, egli sottolinea ancora una volta la decisione di “consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti”, “evitando i due estremi di un giustizialismo, provocato dal senso di colpa per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico, e di una autodifesa che non affronta le cause e le conseguenze di questi gravi delitti”.
Direttive anche sulla formazione del clero. Nei giorni scorsi diversi analisti hanno criticato il fatto che nell’incontro si sia parlato solo del “clericalismo” come causa degli abusi e non della omosessualità fra il clero. Le statistiche infatti mostrano che quasi l’80% degli abusi nel clero avviene verso giovani maschi. Il papa non cita questo elemento, ma nel suo discorso ricorda che nella formazione si deve essere “preoccupati principalmente di escludere le personalità̀ problematiche, ma anche positivi nell’offrire un cammino di formazione equilibrato per i candidati idonei, proteso alla santità e comprensivo della virtù della castità. San Paolo VI nell’Enciclica Sacerdotalis caelibatus scrisse: «Una vita così totalmente e delicatamente impegnata nell’intimo e all’esterno, come quella del sacerdote celibe, esclude soggetti di insufficiente equilibrio psico-fisico e morale, né si deve pretendere che la grazia supplisca in ciò la natura»”.
Infine, e anche questa forse è una novità, Francesco ringrazia “tutti i sacerdoti e i consacrati che servono il Signore fedelmente e totalmente e che si sentono disonorati e screditati dai comportamenti vergognosi di alcuni loro confratelli”. E aggiunge: “Tutti – Chiesa, consacrati, Popolo di Dio e perfino Dio stesso – portiamo le conseguenze delle loro infedeltà̀. Ringrazio, a nome di tutta la Chiesa, la stragrande maggioranza dei sacerdoti che non solo sono fedeli al loro celibato, ma si spendono in un ministero reso oggi ancora più̀ difficile dagli scandali di pochi (ma sempre troppi) loro confratelli. E grazie anche ai fedeli che ben conoscono i loro bravi pastori e continuano a pregare per loro e a sostenerli”.
Il papa dice che è necessario “trasformare questo male in opportunità̀ di purificazione”. E cita Edith Stein e la sua esperienza di offerta della vita nascosta per il popolo ebraico: “Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia”.
Per questo, l’ultimo ringraziamento del pontefice è verso “il santo e paziente Popolo fedele di Dio, sostenuto e vivificato dallo Spirito Santo, è il volto migliore della Chiesa profetica che sa mettere al centro il suo Signore nel donarsi quotidiano. Sarà proprio questo santo Popolo di Dio a liberarci dalla piaga del clericalismo, che è il terreno fertile per tutti questi abomini”. (BC)


Cari fratelli e sorelle,
nel rendere grazie al Signore che ci ha accompagnato in questi giorni, vorrei ringraziare tutti voi per lo spirito ecclesiale e l’impegno concreto che avete mostrato con tanta generosità.
Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò̀ mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani. Tuttavia, ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali (Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri), non rappresentano la vera entità̀ del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati [1], in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare.

martedì 12 febbraio 2019

Dai paesi chiamati "Nostalgia" e "Militanza" alla dimora dell'Amore. Omelia del Cardinale di Milano per don Giussani

«Dimorare in Cristo». L'anniversario di don Giussani a Milano

L'omelia dell'arcivescovo ambrosiano, monsignor Mario Delpini, e le parole di don Carrón alla messa in Duomo per i 14 anni dalla morte del fondatore di CL e i 37 anni della Fraternità (11 febbraio 2019)
1. Dove abiti fratello? Dove abiti sorella?

Ci sono alcuni che rispondono: «Io abito in un paese chiamato Nostalgia. Mi ricordo com’era bello quando ero più giovane, quando eravamo entusiasti e tutti presi dalle parole e dal carisma di don Giussani, affascinati dalla sua genialità educativa, contagiati dall’impeto missionario che ha caratterizzato la sua vita. Mi ricordo le assemblee che le sale non riuscivano a contenere, e le feste che ci radunavano, le esperienze estive e l’accalcarsi di giovani sconosciuti che diventavano subito amici. E l’audacia delle imprese culturali, sociali, politiche, come se nulla potesse fermarci. Non ho mai trovato un altro paese come quello di quegli anni e continuo ad abitare là: non sono mai stato così felice».

martedì 29 gennaio 2019

Lettere dalla tribolazione

Francesco e le tribolazioni che sta vivendo la Chiesa
Milano
La dottrina e lo spirito della «tribolazione » sperimentati e sopportati dalla Compagnia di Gesù in tempi «difficili e di persecuzioni » come quelli della sua soppressione nel 1773 e quelli di confusione e desolazione vissuta pochi anni dopo dall’Ordine (da poco ricostituito nel 1814) guidato dal preposito generale, l’olandese Jan Roothaan (1785-1853), sono in fondo le prove del tutto simili a quelle che oggi la Chiesa deve affrontare oggi di fronte a tristi fenomeni come lo scandalo degli abusi. È in fondo lo spirito, con cui deve essere preso in mano e meditato il volume da oggi in libreria per Àncora-La Civiltà Cattolica “Lettere della tribolazione” (pagine 144, euro 16) di Jorge Mario Bergoglio-Francesco, secondo i suoi curatori i gesuiti Antonio Spadaro e Diego Fares. Il libro - e non è un caso - custodisce un breve scritto di Bergoglio (risalente al 1987), già pubblicato in anteprima da “La Civiltà Cattolica” nel maggio scorso, dedicato al tema della tribolazione (che presentava la raccolta di 8 lettere di due prepositi generali della Compagnia di Gesù, il fiorentino Lorenzo Ricci e l’olandese Roothaan, “Las cartas de la tribulación”). 

lunedì 28 gennaio 2019

S.Tommaso d'Aquino, un teologo santo

San Tommaso d'Aquino, e la teologia diventò santità

28/01/2019  Domenicano, Dottore della Chiesa, di origini nobili, si formò nel monastero di Montecassino e divenne maestro negli studi di Parigi, Orvieto, Roma, Viterbo e Napoli. Nella “Summa” diede sistematicamente un fondamento scientifico, filosofico e teologico alla dottrina cristiana. Quando papa Giovanni XXII nel 1323 lo canonizzò a chi gli obiettava che non aveva fatto miracoli rispose: «Quante preposizioni teologiche scrisse, tanti miracoli fece»

Benozzo Gozzoli, Trionfo di San Tommaso d'Aquino
Benozzo Gozzoli, Trionfo di San Tommaso d'Aquino
“Fu un uomo meravigliosamente contemplativo. Se la sua santità è stata la santità dell’intelligenza, è perché in lui la vita dell’intelligenza era interamente sostenuta e transilluminata dal fuoco della contemplazione infusa e dei doni dello Spirito Santo. Egli è vissuto in una specie di rapimento e di estasi incessante. Egli pregava continuamente, piangeva, digiunava, desiderava (...) Il capolavoro dell’intellettualità pura e rigorosa straripa così da un cuore posseduto dalla carità”. Questo è il profilo che un celebre studioso ha tratteggiato di Tommaso. Lui stesso, commentando, verso la fine della sua vita, il Vangelo di Giovanni, scriverà che “come la lucerna non può dare luce se non viene accesa dal fuoco, così la lucerna spirituale non illumina, se prima non arde ed è infiammata dal fuoco della carità”.