OGGI, QUI, ORA
La provocazione di una nota giornalista spagnola. Vede la folla tornare per le strade di notte, il desiderio bruciante di possedere la vita. Ma quanti vanno a letto felici? Perché non impariamo da quel che succede? (da El País, 23 maggio 2021)Mi chiedo, però, quanti sono andati a letto felici quella mattina all’alba, da soli o in compagnia. Quanti sono rimasti delusi, ostaggi com’erano delle loro aspettative. Quanti sono ricaduti nella insoddisfazione umana che ben conosciamo e in quella fastidiosa incapacità che sembriamo avere di vivere il certo, il tangibile, la semplice realtà. «Cerchiamo la felicità ma senza sapere dove, come gli ubriachi cercano la loro casa, sapendo che ne hanno una», diceva il grande Voltaire, ed è vero: procediamo a tentoni. La pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa sulla verità vibrante e unica del presente, di questo preciso istante in cui viviamo, ma temo che non impareremo nulla. L’ho già visto molte volte, per esempio in amici a cui viene diagnosticato un cancro e che, nella travolgente chiaroveggenza dello spavento, ci assicurano che la malattia ha aperto loro gli occhi e che, se la supereranno, non perderanno mai più il loro tempo a preoccuparsi di sciocchezze né smetteranno di apprezzare i veri valori della vita. Amici che poi guariscono (menomale) e qualche anno dopo ricadono nello stesso oltraggio mentale, nella stessa confusione su cosa sono e cosa vogliono. ( continua su Tracce)


Quindi la ragione priva della fede rischia di implodere. Una tematica cara a Benedetto XVI, che già occupava un posto importante nell’enciclica “Fides et ratio” (1998) di Giovanni Paolo II. Alla quale l’allora cardinale Joseph Ratzinger diede il suo contributo fondamentale. La ferrea volontà di trasmettere la tradizione apostolica ha sempre esposto Joseph Ratzinger alle polarizzazioni ideologiche delle opposte correnti. Da un lato i puristi della fede contrari a qualunque apertura alla modernità. E dall’altro i fautori di un continuo aggiornamento di forme e contenuti dell’appartenenza religiosa. L’inflessibile fedeltà alla dottrina che lungo quattro decenni trasformò Joseph Ratzinger nell’emblema dell’ortodossia cattolica è stato motivo di incomprensioni e opposte forzature nella pubblicistica e sui mass media. Sotto il fuoco incrociato delle critiche finirono persino i sontuosi paramenti liturgici indossati nelle celebrazioni. O la scelta di presentarsi pubblicamente ai fedeli sempre abbigliato in modo solenne. Con uno stile e un atteggiamento umile ma rigoroso e sacrale.
Nella Roma antica la moglie di Cesare non era tenuta solo a essere seria. Ma anche ad apparire tale. Secondo Joseph Ratzinger il Papa non deve solo essere Papa. Ma anche mostrarsi Papa nel contegno. E nel rigore del suo proporsi nelle sembianze esteriori. Come fossero il riflesso di un imperturbabile ordine spirituale, interiore. Un modo di rapportarsi al mondo circostante solidamente ancorato alla tradizione. E a una sobria e distaccata alterità. Rispetto alle mutevoli e fugaci sensibilità estetiche della contemporaneità. In linea con una ricercatezza formale che non disdegnava capi di
Custode della dottrina, insomma. Il “depositum fidei” è l’espressione del linguaggio teologico. Ripresa da alcuni passi delle lettere di San Paolo a Timoteo. Con cui viene indicato il contenuto integrale della fede cristiana. Che da Cristo e dagli apostoli è stato affidato al magistero ecclesiastico. Per essere custodito. Sviluppato. E, nella sua inalterata purezza, trasmesso. Di generazione in generazione. L’intera vita di Joseph Ratzinger ha come obiettivo la salvaguardia del “depositum fidei”. E cioè delle verità di fede. Migliaia di testi scritti e di discorsi pronunciati in pubblico. Per offrire in qualunque circostanza e contesto la limpida testimonianza di una ferrea volontà di difesa della retta dottrina. Nell’omelia tracciò un programma di azione pastorale per il cattolicesimo mondiale. Fissando le tappe dell’azione evangelizzatrice. E parlando da difensore dei dogmi. E regista di una predicazione planetaria. Insomma, parlò da catechista del mondo. Da maestro di dottrina con una visione. E una determinazione a chiarire ciò che è decisivo. Per consentire l’annuncio efficace e coerente del Vangelo.