domenica 20 giugno 2021

Rosa Montero: Quanti vanno a letto felici? (da El Pais)

 

OGGI, QUI, ORA

La provocazione di una nota giornalista spagnola. Vede la folla tornare per le strade di notte, il desiderio bruciante di possedere la vita. Ma quanti vanno a letto felici? Perché non impariamo da quel che succede? (da El País, 23 maggio 2021)
Rosa Montero
Dato che vivo in un quartiere centrale di Madrid, ho potuto assistere, da casa mia, ai festeggiamenti per l’uscita dallo stato di emergenza, il fragore dell’ondata di folla che si è riversata per le strade e la sua insaziabile fame di felicità. Tanto desiderio di bruciare la notte, di possedere la vita. Spaventava un po’ vedere come abbiamo di nuovo dimenticato il virus, ma l’argomento di questo articolo non è questa dimenticanza irresponsabile. Perché, d’altra parte, l’esplosione di gioia mi sembrava molto comprensibile.

Mi chiedo, però, quanti sono andati a letto felici quella mattina all’alba, da soli o in compagnia. Quanti sono rimasti delusi, ostaggi com’erano delle loro aspettative. Quanti sono ricaduti nella insoddisfazione umana che ben conosciamo e in quella fastidiosa incapacità che sembriamo avere di vivere il certo, il tangibile, la semplice realtà. «Cerchiamo la felicità ma senza sapere dove, come gli ubriachi cercano la loro casa, sapendo che ne hanno una», diceva il grande Voltaire, ed è vero: procediamo a tentoni. La pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa sulla verità vibrante e unica del presente, di questo preciso istante in cui viviamo, ma temo che non impareremo nulla. L’ho già visto molte volte, per esempio in amici a cui viene diagnosticato un cancro e che, nella travolgente chiaroveggenza dello spavento, ci assicurano che la malattia ha aperto loro gli occhi e che, se la supereranno, non perderanno mai più il loro tempo a preoccuparsi di sciocchezze né smetteranno di apprezzare i veri valori della vita. Amici che poi guariscono (menomale) e qualche anno dopo ricadono nello stesso oltraggio mentale, nella stessa confusione su cosa sono e cosa vogliono. ( continua su Tracce)

Robert Schuman futuro beato (da Aleteia)

 

Le virtù eroiche di Robert Schuman riconosciute dalla Chiesa

© Gamma-Keystone / Getty

FRANCE - JANUARY 01: Robert Schuman, The President Of The European Parliamentary Assembly In Strasbourg At His Desk Around 1960. (Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)

Hugues Lefèvre - i.Media per Aleteia - pubblicato il 19/06/21

Il 19 giugno 2021 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto contenente il riconoscimento delle virtù eroiche del francese Robert Schuman (1886-1963). Così uno dei Padri fondatori della costruzione europea diventa venerabile.

La causa di beatificazione dell’uomo all’origine della Dichiarazione del 9 maggio 1950, testo fondatore della costruzione europea, ha fatto un grande passo: riconoscendo Robert Schuman venerabile, la Chiesa cattolica considera che il politico ha perfettamente vissuto le virtù cristiane. La dichiarazione del titolo di “venerabile” è la prima tappa decisiva nel percorso di canonizzazione. 

Il processo di Robert Schuman è stato aperto nel 1990. La fase diocesana, svoltasi nella diocesi di Metz (dove morì il presidente emerito dell’Assemblea parlamentare europea), si è conclusa nel 2004. Questa lunga procedura risulta dalle precauzioni assunte da papa Giovanni Paolo II, il quale intendeva evitare un recupero politico della figura cattolica – aveva confidato ad iMedia una fonte prossima al dossier. 

Cosa che non aveva impedito al pontefice polacco di citare a più riprese l’opera di Robert Schuman, uomo «ispirato da una profonda fede cristiana». Benedetto XVI lodò anch’egli la sua azione, salutando la sua partecipazione alla costruzione europea e insistendo perché essa preservi l’eredità cristiana trasmessale dai Padri fondatori.  (continua su Aleteia)

lunedì 14 giugno 2021

La fede non va presupposta ma proposta (13 giugno 2011, papa Benedetto, Interris)

 

10 anni fa Pietro in Laterano: “La fede non va presupposta ma proposta”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Laterano

13 giugno 2011. Decennale del convegno ecclesiale della diocesi di Roma. Sono trascorsi esattamente dieci anni dallo storico discorso di Benedetto XVI. Nella basilica di San Giovanni in Laterano. Joseph Ratzinger citò una lettera ricevuta dal grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar. “La fede non deve essere presupposta. Ma proposta”, evidenziò Benedetto XVI. La fede non si conserva di per se stessa nel mondo. Non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo. Ma deve essere sempre annunciata. L’annuncio della fede, per essere efficace, deve partire da un cuore che crede. Gli uomini, invece, dimenticano Dio. Anche perché si riduce la persona di Gesù a un uomo sapiente. E ne viene affievolita, se non negata, la divinità. “Questo modo di pensare impedisce di cogliere la novità radicale del cristianesimo– osservò Benedetto XVI-. Perché se Gesù non è il Figlio unico del Padre. Allora nemmeno Dio è venuto a visitare la storia dell’uomo. Abbiamo solo idee umane di Dio. L’incarnazione, invece, appartiene al cuore del Vangelo”. Quindi la ragione priva della fede rischia di implodere. Una tematica cara a Benedetto XVI, che già occupava un posto importante nell’enciclica “Fides et ratio” (1998) di Giovanni Paolo II. Alla quale l’allora cardinale Joseph Ratzinger diede il suo contributo fondamentale. La ferrea volontà di trasmettere la tradizione apostolica ha sempre esposto Joseph Ratzinger alle polarizzazioni ideologiche delle opposte correnti. Da un lato i puristi della fede contrari a qualunque apertura alla modernità. E dall’altro i fautori di un continuo aggiornamento di forme e contenuti dell’appartenenza religiosa. L’inflessibile fedeltà alla dottrina che lungo quattro decenni trasformò Joseph Ratzinger nell’emblema dell’ortodossia cattolica è stato motivo di incomprensioni e opposte forzature nella pubblicistica e sui mass media. Sotto il fuoco incrociato delle critiche finirono persino i sontuosi paramenti liturgici indossati nelle celebrazioni. O la scelta di presentarsi pubblicamente ai fedeli sempre abbigliato in modo solenne. Con uno stile e un atteggiamento umile ma rigoroso e sacrale.LateranoNella Roma antica la moglie di Cesare non era tenuta solo a essere seria. Ma anche ad apparire tale. Secondo Joseph Ratzinger il Papa non deve solo essere Papa. Ma anche mostrarsi Papa nel contegno. E nel rigore del suo proporsi nelle sembianze esteriori. Come fossero il riflesso di un imperturbabile ordine spirituale, interiore. Un modo di rapportarsi al mondo circostante solidamente ancorato alla tradizione. E a una sobria e distaccata alterità. Rispetto alle mutevoli e fugaci sensibilità estetiche della contemporaneità. In linea con una ricercatezza formale che non disdegnava capi di
abbigliamento e accessori desueti. Bollati come eccessivamente leziosi e antimoderni. Per esempio i pastorali ottocenteschi e le scarpe rosse. Mai nessuna concessione a sciatterie demagogiche. Pose terzomondiste. Ostentazioni di trascuratezza pauperista. Fin dall’attenzione al look, quindi, un Papa difensore delle verità di fede e attento a esprimere anche nell’abito il senso della propria missione. E il prestigio di una storia bimillenaria.Custode della dottrina, insomma. Il “depositum fidei” è l’espressione del linguaggio teologico. Ripresa da alcuni passi delle lettere di San Paolo a Timoteo. Con cui viene indicato il contenuto integrale della fede cristiana. Che da Cristo e dagli apostoli è stato affidato al magistero ecclesiastico. Per essere custodito. Sviluppato. E, nella sua inalterata purezza, trasmesso. Di generazione in generazione. L’intera vita di Joseph Ratzinger ha come obiettivo la salvaguardia del “depositum fidei”. E cioè delle verità di fede. Migliaia di testi scritti e di discorsi pronunciati in pubblico. Per offrire in qualunque circostanza e contesto la limpida testimonianza di una ferrea volontà di difesa della retta dottrina. Nell’omelia tracciò un programma di azione pastorale per il cattolicesimo mondiale. Fissando le tappe dell’azione evangelizzatrice. E parlando da difensore dei dogmi. E regista di una predicazione planetaria. Insomma, parlò da catechista del mondo. Da maestro di dottrina con una visione. E una determinazione a chiarire ciò che è decisivo. Per consentire l’annuncio efficace e coerente del Vangelo.

Benedetto
(continua su Interris)

martedì 8 giugno 2021

Dibattito in Senato sulla legge Zan: audizioni

 blob:https://webtv.senato.it/5a5fa254-4cec-4f50-b03d-311f6ea4162f

Dibattito in Senato sulla legge Zan


http://webtv.senato.it/4621?video_evento=203101&fbclid=IwAR2iVmRd5NqKW8JePe-VQhhZrm3Hlx9URNJibLM2WXEmNIFbWwDp3t9H03g



Martedì 8 Giugno 2021

 

alle ore 13.00

Commissione Giustizia - Ufficio di Presidenza

Contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità

Audizioni nell'ambito dell'esame dei disegni di legge nn. 2005 e 2205 (contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità)