sabato 5 maggio 2018

Ucraina: immersi nella bellezza

Ucraina. Imparare che si è voluti e amati

Cinque giorni per un'immersione nella Bellezza. Questa la quarta edizione del DanteFEST di Kharkov, che ha unito cultura e società italiana e ucraina. Per imparare che la comunione «non nasce da temperamenti simili, ma dall'unità dei cuori»
Laura Ferrari
“L’ardimento, quanto di più leggero vi sia al mondo”. Le parole della poetessa russa Olga Sedakova si prestano per dare il titolo alla quarta edizione del DanteFEST, tenutosi dal 24 al 28 aprile a Kharkov, in Ucraina. Cinque giornate di incontri in diversi luoghi della città, alle quali hanno partecipato ospiti provenienti da varie parti dell’Ucraina e dell’Italia, promosse dal Centro di cultura europea “Dante” e dalla ong Emmaus.

mercoledì 2 maggio 2018

Primo Maggio

Milano. Un "Primo Maggio" al lavoro

Il sindacalista Gabriele Poeta Paccati, Luciano Violante e Giorgio Vittadini. Ma anche Marcello, Matteo, Francesca e altre trecento facce. E «tante domande vere che nascono dalla vita». Questi gli ingredienti di una "festa dei lavoratori" alternativa
Michele Plescia
Mercoledì, 2 maggio 2018. Come ogni giorno vai al lavoro per rientrare nella solita routine. Oggi, però, c’è qualcosa di diverso. Nel torpore della mattina ricordi le trecento persone che il giorno prima hai visto all’evento, organizzato dall’associazione Crosspoint, per la festa del “Primo Maggio” al teatro delle Suore di Maria Consolatrice in via Galvani, a Milano. Ripensi ai volti degli intervistati nel video della mostra del Meeting dell’anno scorso “Ognuno al suo lavoro”, proiettata di nuovo per l’occasione, o le parole scambiate con gli amici durante l’aperitivo al termine del momento…

Più di tutto, però, ciò che torna alla mente è il dialogo sul lavoro che si è tenuto a metà del pomeriggio, tra le domande dei tuoi amici e le risposte degli illustri ospiti. Non capita, infatti, tutti i giorni di vedere un politico come Luciano Violante, Presidente emerito della Camera dei Deputati, un sindacalista come Gabriele Poeta Paccati, Segretario Generale FISAC-CGL Milano, e Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, confrontarsi con franchezza “con” e “davanti ad” alcuni giovani lavoratori.
Luciano Violante e Giorgio VittadiniLuciano Violante e Giorgio Vittadini
«Per me che svolgo mansioni ripetitive, cosa vuol dire servire? Cosa vuol dire realizzare l’opera di Dio?», chiede Lorenzo, magazziniere. «Che incidenza, che utilità ha il mio lavoro per il mondo?», rincara la dose Marcello, ingegnere.

lunedì 30 aprile 2018

"Sei prezioso ai miei occhi": Esercizi della Fraternità di CL

«Sei prezioso ai Miei occhi». Gli Esercizi della Fraternità

Van Gogh, Caravaggio e Dvořák hanno accompagnato le lezioni di Carrón ai 21mila di Rimini. Con l'invito del cardinale Farrell a «riscoprire la concretezza e la bellezza della presenza di Cristo in voi, il più grande aiuto che possiamo dare al mondo»
Stefano Filippi
La frase risuona parecchie volte nei padiglioni della fiera di Rimini: «Ti ho scelto perché sei prezioso ai miei occhi». Ognuno è unico agli occhi di Dio e ognuno va bene così, viene amato così com’è. L’insistenza con cui don Julián Carrón ripete questa frase del profeta Isaia è un riflesso della pazienza e della passione con cui Dio si rivolge all’uomo, ma pure un segno del vuoto in cui spesso cade questo abbraccio. Siamo dannatamente testardi, pieni di noi stessi e schiavi di una cultura che non riconosce la presenza di Dio nel mondo. Siamo gente che si pavoneggia in un sogno di autosufficienza con l’orgoglio di chi non deve chiedere mai, o non vuole farlo. Ma tre giorni di esercizi spirituali, di meditazioni e silenzio, servono a rimetterci di fronte alla grande verità: è Dio ad aver preso l’iniziativa, Lui per primo è intervenuto, ha scelto delle persone, un popolo, dagli ebrei fino a noi. Ed è Lui che continua a intervenire e a far accadere le cose. Eppure «nulla è più lontano dalla nostra mentalità», dice Carrón: ricevere ogni cosa come un dono ora.

Siamo Noi - Franco Nembrini: "Vi racconto la bellezza dell'educare"


giovedì 26 aprile 2018

Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale


"La scarpina di raso" di Claudel: spettacolo inaugurale del Meeting 2018

A casa Claudel per “La scarpina di raso”

Lo spettacolo inaugurale del Meeting sarà ispirato al capolavoro del drammaturgo francese

Una storia d’amore travagliata, il destino del mondo tra guerre, conquiste e il desiderio di una difficile pace tra i popoli. Questi i temi di “Attraversando il desiderio”, spettacolo inaugurale della XIX edizione del Meeting di Rimini, liberamente tratto dalla celebre opera “La scarpina di raso” di Paul Claudel. Lo spettacolo, proposto in collaborazione con la Sagra Musicale Malatestiana, si terrà domenica 19 agosto alle ore 21.45 nell’Auditorium della Fiera.

In questi giorni Otello Cenci, responsabile degli spettacoli del Meeting, si trova al castello di Brangues, in Francia, insieme alla nipote del grande drammaturgo, Violaine e a suo marito Michele Quattrone per lavorare allo spettacolo. Con loro anche l’attore Giampiero Pizzol e Agnese Bezzera, dottoranda in Lingua e letteratura francese all’Università di Parma.

«La scena di questo dramma è il mondo», diceva Paul Claudel di La Scarpina di Raso, suo testamento spirituale e uno dei suoi più grandi capolavori drammaturgici. Così pensava anche Hans Urs von Balthasar, che tradusse in tedesco l’immensa opera di Claudel (prevede 73 personaggi e nella sua versione integrale dura 11 ore) e ne promosse la rappresentazione.

Una storia d’amore ma non solo, perché quando due esseri umani si amano c’è sempre in gioco il destino del mondo. Il filo che lega i due protagonisti Donna Prodezza e Don Rodrigo è infatti anche la trama che trascina gli eventi della storia.

mercoledì 25 aprile 2018

Valerio Capasa e Leopardi





Lezione del Prof. Valerio Capasa al Liceo "A.G.Roncalli" di Manfredonia sul tema: "Leopardi e le domande del cuore"

martedì 24 aprile 2018

Poesie nel Lager

Il caso. Escono in italiano le poesie del romeno Ioan Ploscaru, di rito greco-cattolico Composte mentalmente durante il carcere duro, furono trascritte solo dopo la libertà Il vescovo che si scoprì poeta nel
GULAG
Si può fare poesia dal gulag? L’affermazione netta di Theodor Adorno («nessuna poesia è più possibile dopo Auschwitz») è stata smentita da molte opere di letteratura che sono rimaste negli annali della cultura (Primo Levi, Etty Hillesum, Dietrich Bonhoeffer, Aleksandr Solženicyn per citare qualche nome). Dal mondo orientale ora giunge per la prima volta in lingua italiana un’altra voce, certo non lirica né elevata come i precedenti citati, ma che conferma come l’anelito di infinito che la letteratura evoca riesce anche a superare e trascendere le disumane condizioni di un sistema concentrazionario come fu il socialismo reale. Tanto più in una delle sue versioni più crudeli: la persecuzione anticristiana (anticattolica per la precisione) in Romania. Ne è un’attestazione un piccolo libro di poesia di Ioan Ploscaru, Le sbarre, le mie croci. Poesie dal gulag romeno (1951-1964) curato da Marco Dalla Torre e da Lorenzo Gobbi per le Edizioni Feeria (pagine 96, euro 12,00).