martedì 16 giugno 2026

Papa Leone, fede e metodo

 



Papa Leone, fede e metodo

Fernando De Haro (da sussidiario.net)

 

Nella sua visita in Spagna, Leone XIV non si è limitato ai discorsi di principio, ma ha proposto un metodo chiaro

“Non volevo diventare Papa, né da giovane né da anziano, ma quando il Signore chiama, bisogna dire sì”. Leone XIV ha parlato con sincerità a Barcellona, ​​rispondendo alle domande di Renzo, un bambino di sei anni. Esageriamo un po’, semplifichiamo molto: Papa Prevost, un anno dopo, ha iniziato il suo pontificato con una visita in Spagna. Non si “impara a essere Papa” dall’oggi al domani.

Leone XIV, a Madrid, Barcellona e nelle Isole Canarie, è stato acclamato dalla folla, è stato protagonista di ore di festa, ha pregato e ha ascoltato le storie di molte persone ferite. Ha benedetto decine di bambini, ha improvvisato, ha riso, ha pianto, ha dialogato con i non credenti e, da vescovo, ha presentato proposte al Parlamento. E, soprattutto, ha proposto un metodo per essere “uomini e donne in carne e ossa” in un mondo “di fronte a cui può prevalere la sensazione di non avere più mappe”.

Durante la settimana della visita di Leone XIV, la Spagna ha vissuto un barlume di gioia. I gesti e le parole di quest’uomo timido possedevano una bellezza disarmante; hanno fatto vedere che la pace disarmata e disarmante che predicava era una realtà, non un’utopia.

Molti di coloro che desideravano ascoltarlo e parlare con lui non erano cattolici, non erano credenti e non condividevano tutto o gran parte di ciò che proponeva. L’esempio più eclatante è stato quello dell’attore Antonio Banderas. Pochi hanno sentito il bisogno di specificare dove Leone XIV avesse ragione o torto, alla fine ciò che contava era come si potesse vivere ed era evidente che lui vivesse bene.

Questo conferma che la Spagna è una società post-secolare in cui la ricerca di significato è palpabile. Di questo ha parlato Leone XIV ai vescovi: “Molti uomini e donne del nostro tempo non rifiutano semplicemente Dio, spesso portano nel cuore una profonda sete di senso (…) anche quando non sanno darle un nome. La Chiesa è chiamata a riconoscere questi desideri, ad ascoltarli con rispetto e a offrire (…) il tesoro che le è stato affidato”.

Lungi da quella che alcuni hanno definito “l’illusione dell’unanimità”, è stato chiaro che la Chiesa non intende imporre la propria visione del mondo da una posizione egemonica. Leone XIV ha incarnato ciò che proponeva: è stato “al servizio di questa sete del cuore umano. Non in modo impositivo, ma con la testimonianza evangelica”.

Al Parlamento, sui moli delle Isole Canarie dove approdano i migranti, in molti dei suoi discorsi ha ripetuto la necessità di “rispettare la dignità umana”. Ma ciò non sarebbe bastato se non avesse indicato un metodo per riconoscere tale dignità laddove più spesso è oscurata: nel proprio io.

Ed è qui che Leone XIV ha ripreso – come ha fatto nell’ultimo anno – gli insegnamenti di Sant’Agostino: “Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più ampio”, ha detto ai giovani di Barcellona. “E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare”.

(…)

Per trasformare questa inquietudine in cammino, Leone XIV non propone una morale o una dottrina, bensì l'”esperienza della fede”. “La Chiesa – ha sottolineato – condivide con umiltà ma anche con fermezza ciò che ha scoperto nell’esperienza di fede: che Gesù Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e la sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo culmine nell’eternità”. Ha detto che la Sagrada Familia “è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento. (…) La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa”.

Questa dinamica ci impedisce di “chiuderci ciascuno nel gruppo o nella realtà in cui già si sente sicuro, tra persone che cantano sempre la stessa melodia. Per arrivare al cuore della città occorre coltivare la consapevolezza che la verità è sinfonica e sempre ci supera, coltivare il desiderio di trovare il Risorto che è sempre più avanti di noi, ci precede e forse è già presente dove ancora non lo abbiamo cercato. Cercarlo e seguirlo è infatti condizione per indicarlo: non c’è altrimenti evangelizzazione”.