Un pensiero vivo tra passato e futuro
Sante Maletta
Annah Arendt è una pensatrice
assai presente nel panorama filosofico e culturale
contemporaneo ed è ormai
considerata un classico. Le sue opere hanno spesso suscitato
dibattiti molto accesi in quanto
la sua esigenza di comprensione della realtà era così
radicale da oltrepassare i limiti
imposti dal pensiero mainstream.
Basti pensare alla sua opera Le
origini del totalitarismo (1951), che costituisce la prima ricerca
rigorosa in cui si comparano
nazismo e comunismo e che definisce una nozione di ideologia
ripresa poi dai dissidenti dei
paesi comunisti (Solženicyn, Patočka, Havel).
Arendt è una pensatrice difficile
da inserire in categorie politiche e ideologiche
(destra/sinistra,
progressismo/conservatorismo).
Ciò è dovuto al fatto che si
concepisce come collocata storicamente all’interno di una frattura tra
passato e futuro, a partire dal
dato di fatto che la tradizione europea s’è interrotta. Tale avvenimento
sta all’origine di una condizione
esistenziale di smarrimento intellettuale e morale che ha reso
l’uomo moderno incapace di
riconoscere il male totalitario e di agire contro di esso.
Come lei stessa dice, nel deserto
di tale condizione fioriscono tuttavia le oasi grazie al recupero dei
tesori del passato.
L’interruzione della tradizione, infatti, se da un lato è un evento drammatico,
dall’altro ci permette di
guardare al passato con occhi nuovi, riconoscendo ciò che di prezioso si
può riattualizzare nel presente.
La costruzione del futuro difatti
non può basarsi sulla mera condivisione di una condizione
umana presente che unisce gli
uomini o in modo solo negativo (i grandi problemi globali) o in
modo solo oggettivo (le varie
forme di tecnologia, l’economia, la sub-cultura di massa).
Di fronte alla globalizzazione
gli uomini sono impotenti e smarriti. Attraverso il recupero dei
tesori del passato possiamo
tuttavia renderci conto dei fattori fondamentali che costituiscono la
condizione umana e che la
modernità avanzata mette a rischio: natalità, mortalità, pluralità ecc.
Per esempio, l’ingegneria
genetica mette in discussione la natalità, il fatto che l’uomo non è prodotto,
ma creato e che quindi ogni
individuo, semplicemente nascendo, porta con sé un nuovo inizio.
Arendt cita spesso S. Agostino
(al quale è dedicata la sua tesi dottorale): «Initium ut esset, homo
creatus est». Un inizio che
riaccade ogni volta che l’uomo agisce (non limitandosi a reagire agli
stimoli sociali), come avviene
nel perdono, un atto imprevedibile e gratuito.
Costruire significa quindi far
rivivere idee ed esperienze del passato nella condizione umana
presente dove quelle riaccadono
in modo nuovo attraverso le idee e le esperienze di uomini
contemporanei. Non si può
costruire il futuro su un presente privo di passato.
Ci sono almeno tre snodi precipui
del pensiero arendtiano che riteniamo significativi nel
presente contesto culturale.
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(Linea Tempo 42/2026)
