Leone
XIV: «Quella sana inquietudine che è dono di Dio»
Domanda. Santo Padre,
cresciamo sentendoci dire che l’unico obiettivo nella vita è produrre, avere
successo e curare la nostra immagine. Io stesso ci ho provato, ma ho trovato
solo un vuoto immenso. Cercando risposte, la mia vita ha avuto una svolta, e in
questa Pasqua ho ricevuto il Battesimo. Ora che mi trovo in questo nuovo
cammino, Le chiedo: come possiamo tenere lo sguardo rivolto verso ciò che conta
davvero, quando la società ci spinge a guardare costantemente verso il basso o
solo a noi stessi? Come possiamo scoprire la nostra vera vocazione dentro
questa corrente?
Grazie per questa testimonianza.
Vorrei innanzitutto condividere la tua gioia e quella di tutti coloro che,
durante la Pasqua di quest’anno, hanno ricevuto il sacramento del Battesimo.
Numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un
periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio. Si tratta di un
passo davvero importante. Infatti, tutto ciò che scopriamo, accogliamo e
viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra
crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi;
ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo
conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente.
Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più
ampio. E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti
su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni
conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita
a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare
«scendendo interiormente», cioè andando in profondità...
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