mercoledì 7 ottobre 2015

Una legge per evitare lo spreco alimentare

"Spreco zero" al supermercato: in arrivo una legge ad hoc

Presentati a Expo dal Banco Alimentare nuovi dati sullo spreco di cibo in Italia e una pdl in discussione alla Camera che permette ad aziende, gdo e tutti i soggetti della filiera alimentare di donare agli indigenti i prodotti commestibili che a fine giornata sarebbero buttati. Ecco il testo

Una nuova legge antispreco che mira al recupero delle eccedenze alimentari, permettendo a tutti i soggetti della filiera alimentare a conferire gratuitamente i prodotti alimentari ancora commestibili ma ritirati dalla vendita alle organizzazioni che si occupano di distribuirli agli indigenti. È il pdl in discussione (scaricabile qui) alla Commissione Affari sociali della Camera che è stato al centro del convegno di ieri in Expo organizzato dalla Fondazione Banco Alimentare e dedicato proprio all’obiettivo “Spreco Zero”.
«La legge per facilitare e semplificare il recupero delle eccedenze alimentari procede veloce in commissione», assicura la relatrice e autrice, onorevole Maria Chiara Gadda (Pd). «Il Parlamento sta facendo la sua parte per raccogliere l’eredità politica di Expo, e anche se una singola legge non è mai risolutiva, può essere strumento utile per veicolare un comportamento episodico e rendere strutturale il circuito della donazione. Una buona legge», conclude, «riconosce i fatti sociali e li aiuta a crescere, è questo lo spirito che mi ha spinto a scrivere la proposta di legge e la modalità con cui procede la discussione in Parlamento».
Secondo il presidente della Fondazione, Andrea Giussani, questa legge permetterebbe di «recuperare in un anno 2 miliardi di euro di cibo, cioè 1 milione di tonnellate contro le attuali 500mila». Si tratterebbe, sempre secondo Giussani, di un provvedimento «a costo zero che armonizza il quadro normativo e semplifica il processo di donazione delle aziende». Ogni anno infatti finiscono nella spazzatura 5,1 milioni di tonnellate di cibo per un valore di quasi 13 miliardi di euro. Il 53% di questo spreco, quello generato dal settore primario fino ad arrivare alla ristorazione, potrebbe essere recuperato e destinato alle persone in stato di bisogno, oltre 4 milioni in Italia.
Non basta. Secondo l’indagine del Politecnico di Milano “Surplus Food Management. Against Food Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari dalle parole ai fatti”, promossa dal Banco Alimentare, sono 5,6 milioni le tonnellate di cibo prodotte in eccedenza in un anno lungo la filiera agroalimentare italiana, dai campi al consumatore finale, di cui 5,1 milioni divengono spreco, per un valore di 12,6 miliardi di euro all’anno, 210 euro per persona. Lo spreco alimentare viene generato in parte (53%) dalle aziende della filiera e in parte dal consu­matore (47%). La notizia positiva è che crescono il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze – passati dal 7,5% di 4 anni fa al 9% circa di oggi –, frutto di una maggiore attenzione e del diffondersi di best practice anche nel settore della GDO.

martedì 6 ottobre 2015

Anna Politkovkaja:. in teatro

Elena Arvigo, viaggio attraverso gli occhi di Anna Politkovskaja

Al Teatro Out Off di Milano dal 7 al 25 ottobre va in scena "Donna non rieducabile" a nove anni dall'assassinio della giornalista russa

- "Non "commuovere", ma "muovere" e stimolare nello spettatore la sua responsabilità di testimone..." con questo nobile intento Elena Arvigo, paladina del teatro indipendente e di "mobilitazione", un teatro cioè,che "faccia pensare e riesca a porre domande invece che dare risposte", riporta in scena all'Out Off di Milano, dal 7 al 25 ottobre, "Donna non rieducabile", di Stefano Massini, un memorandum immaginario ispirato ai reportage di Anna Politkovskaja, asssassinata proprio il 7 ottobre di nove anni fa.
Anna Politkovskaja, giornalista russa, nota per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sue critiche al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, fu assassinata il 7 ottobre del 2006 nell'ascensore del suo palazzo, mentre rincasava. Il suo fu considerato un omicidio operato da un sicario a contratto, ma nessuno è stato finora "davvero" punito per quel delitto, che ha aggiunto l'ennesima lapide nel cimitero della libertà di stampa e di espressione.

lunedì 5 ottobre 2015

Intervista a Carron al quotidiano 'Il Mattino' sul Sinodo


«Fidatevi del Papa, fidiamoci del Papa. Il Sinodo dei Vescovi non è un tribunale istituito per giudicare le periferie dell’umanità contemporanea. È, invece, un’opportunità per riproporre al mondo la verità della fede cristiana attraverso la libertà. Dal Sinodo non mi attendo una guerriglia tra dottrina e pastorale, ma la ricerca di nuove modalità per riproporre l’annuncio di sempre della Chiesa davanti alle nuove sfide della società, a partire dall’accoglienza di chi soffre. Ci vuole accompagnamento da parte della Chiesa, senza discriminazioni. Non servono muri, ma ponti, la fede deve soccorrere l’uomo, ovunque sia bloccato per una difficoltà o una sofferenza, comunicando l’evento cristiano che libera».

Don Julián Carrón guida Comunione e Liberazione da dieci anni, successore di don Luigi Giussani. È un sacerdote spagnolo di 65 anni che, fino al 2020, sarà a capo di un «popolo di Dio» nato in Italia ma ormai diffuso in ben 90 Paesi del globo. È figlio di contadini e, per genetica, sa bene che si raccoglie se si semina. È l’uomo della svolta di Cl: stop al movimento braccio della politica, sì al recupero dell’esperienza cristiana. È notte fonda quando in un albergo di Napoli ha ancora forza e fiato per incontrare i giovani delle comunità di Cl della città.

Don Carrón, sappiamo come è uscita la Chiesa dal Sinodo dello scorso anno, anche divisa su temi fondamentali della vita e della famiglia. Secondo lei saranno superate le divisioni evocate perfino da cardinali di prima fila della Chiesa?
«Nulla sarà come prima dopo la predicazione americana di Papa Francesco, con l’affermazione sostanziale del concetto di famiglia come un dono. Il Papa dall’America, e significativamente dall’America, ha detto al mondo che la famiglia non è un motivo di preoccupazione, ma un dono per la società. Come possono le famiglie, con la loro testimonianza e la loro vita, destare nei giovani il desiderio di sposarsi?».

La veglia delle famiglie per il Sinodo

LA VEGLIA PER IL SINODO

«Una candela accesa nel buio che ci circonda»

di Giorgio Paolucci
05/10/2015 - Sabato, alla vigilia dell'apertura dei lavori dell'assemblea dei Vescovi, Piazza San Pietro ha accompagnato il Papa nella preghiera. Tra testimonianze e interventi, le attese e le speranze, ma anche le certezze, di tante famiglie
Quando arriva Francesco, Piazza San Pietro è piena. È una veglia “formato famiglia”, sabato 3 ottobre, vigilia dell’apertura di un Sinodo molto atteso e su cui gravano interrogativi, attese e speranze talvolta contrapposte. Ci sono padri, madri e figli di ogni età, ma anche nonni, arrivati da tutta Italia rispondendo all’appello lanciato dalla Conferenza episcopale italiana. Si leggono brani della Scrittura e interventi del Papa, si canta, si prega, si ascolta.

In piazza c’è anche la “famiglia ecclesiale”, nel segno di una unità che valorizza diversi accenti e sensibilità. I leader di associazioni e movimenti offrono i loro contributi: Matteo Truffelli (Azione cattolica), Salvatore Martinez (Rinnovamento nello Spirito), Kiko Arguello (Neocatecumenali). Maria Voce, presidente dei Focolari, evoca il desiderio di prendersi cura di tutte le famiglie, soprattutto nelle loro ferite e debolezze. «Come non riconoscere Gesù Crocifisso nelle tante famiglie afflitte da povertà morali e materiali, da divisioni, fallimenti e tradimenti, dalla guerra, dalla perdita della speranza di un futuro? Eppure Gesù ci ha dato la prova che, proprio queste circostanze - in cui sembra che Dio si sia ritirato abbandonando l’umanità al proprio destino - si trasformano in tappe di un cammino di resurrezione, se ci lasciamo accompagnare da Lui».

l'Udienza di Papa Francesco al Banco Alimentare il 4-10-2015

L'UDIENZA

«La forza di un miracolo»

di Alessandro Banfi
05/10/2015 - Settemila persone sabato scorso nell'aula Nervi, in Vaticano, per l'incontro tra il Banco alimentare e papa Francesco. Un abbraccio reciproco, in una storia che permette di «educarsi all’umanità di ogni persona, bisognosa di tutto»
Tutto è cominciato da uno sguardo, due uomini seduti uno di fronte all’altro che si guardano nel silenzio. Don Luigi Giussani e Danilo Fossati. Non corrono parole, ma solo l’intensità di una doppia visione reciproca. Quasi fosse una performance di Marina Abramovich. Ma qui non è arte, è un fatto. Meglio: è l’arte della vita, della Provvidenza. Quei due uomini sono già famosi quando si vedono la prima volta: l’uno ha suscitato Comunione e Liberazione, l’altro ha messo in piedi la Star, grande azienda alimentare, quella del doppio brodo, così nominata in onore di sua madre Stella.

Quando, all’inizio dell’introduzione all’udienza papale, Pier Alberto Bertazzi - testimone, è il caso di dire, oculare - evoca questo istante della storia italiana davanti ai settemila presenti nell’aula Paolo VI in Vaticano, si percepisce che tutto quello che si sta raccontando e in qualche modo celebrando lì, arriva dritto dritto da quell’avvenimento semplice, in apparenza piccolo, sicuramente silenzioso. Un fatto carico di intensità, non un’intenzione, un discorso, un proposito. Un avvenimento di vita che è diventato una storia, per parafrasare il tiolo di un libro indimenticabile.

venerdì 2 ottobre 2015

la curiosità di 'guardare' la realtà

VIVIAN MAIER

Quella tata con la Rolleiflex al collo

di Luca Fiore
02/10/2015 - Chi ha scattato l'immagine che ha accompagnato la Giornata di inizio anno di CL? La storia di una street photographer newyorkese dal bisogno irresistibile di guardare. Volti, situazioni, attese e sorprese tra le sue opere, in mostra a Nuoro e poi a Milano
Ha il mento sulle mani incrociate appoggiate allo sportello dell’auto. Un anello sull’anulare sinistro. Guarda fuori, verso l’obiettivo. Occhi e capelli nerissimi. È la ragazza dell’immagine che accompagna il verso di Cesare Pavese diventato il titolo della Giornata di inizio anno di CL: «Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è il tuo».

Lo scatto è stato preso a Chicago il 16 agosto del 1956 da Vivian Maier, protagonista di una delle vicende più affascinanti e misteriose della storia della fotografia. Perché misteriosa? Perché fino a pochi anni fa nessuno sapeva chi fosse questa signora nata a New York nel 1926, cresciuta in Francia per poi tornare negli Stati Uniti e passare tutta la vita tra Chicago e la Grande Mela facendo la tata nelle famiglie dell’upper-class.

giovedì 1 ottobre 2015

Centrafica: una testimonianza di pace in un Paese dilaniato dalla guerra


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mons. Dieudonné Nzapalainga
mons. Dieudonné Nzapalainga


Padre Federico Trinchero* Bangui (RCA)

In Centrafrica di leoni, da tempo, non ce ne sono più. Non è quindi una meta particolarmente ambita per chi ama un safari tra bestie feroci e paesaggi mozzafiato. Ma se foste in questi giorni qui a Bangui – la capitale di un paese che è grande due volte l’Italia, ma che vi sfido ad indicare rapidamente sulla carta geografica – potreste vedere con i vostri occhi un leone che si aggira tra le macerie di un paese che quasi non c’è più. Il poco che c’era è andato distrutto. Il leone in questione porta uno zucchetto viola e indossa una talare nera. Ha una semplice croce al petto. E non ruggisce affatto, ma stringe le mani a tutti, fossero anche ancora un po’ sporche di sangue. Non importa se siano di cristiani o di musulmani. È l’unico che riesce a stingerle entrambe senza farsi del male, senza fare del male. Il leone è mons. Dieudonné Nzapalainga, il giovane arcivescovo di Bangui.

Da ormai cinque giorni la città di Bangui è paralizzata. Sono ripresi gli scontri che avevano incendiato il paese tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, in seguito ad un colpo di stato, l’ennesimo, fallito. Gli scontri sono stati violenti, incredibilmente violenti: gente sgozzata, case incendiate, saccheggi, barricate sulle strade. Chi abita qui non è molto stupito. Si sapeva bene che la pace non era ancora arrivata e che sotto la cenere c’erano carboni ben accesi. Ed è bastata una scintilla per scatenare di nuovo l’inferno.

«Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è il tuo» - Testi di Julián Carrón

«Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è il tuo» - Testi di Julián Carrón