giovedì 31 marzo 2016

Savorana a Buenos Aires presenta la biografia di don Giussani

ARGENTINA

"Su vida" continua a pulsare

di Horacio Morel
31/03/2016 - Il paragone con il "Danubio" di Magris e la riscoperta del metodo cristiano. Ecco il racconto della presentazione della biografia di don Giussani a Buenos Aires con Alberto Savorana e il filosofo Carlos Hoevel 
(www.tracce.it)
L'Aula Magna della Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires ha fatto da straordinaria cornice a un'autentica festa. Un incontro tra amici vecchi e nuovi, tutti attratti dalla generosa testimonianza di un grandissimo uomo che ha mobilitato il cuore e la vita di migliaia di persone.

I posti dell'imponente aula universitaria si sono a poco a poco riempiti. Saluti cordiali, abbracci affettuosi e l'evidente bellezza di un ordine studiato e curato nel particolare per la buona riuscita del gesto, hanno accolto coloro che arrivavano. Qualcuno da lontano, con alle spalle molte ore di viaggio.

Era la presentazione di un libro, ma perché introdurla con un canto? Perché nelle quasi milletrecento pagine di Luigi Giussani. Su vida (Ed. Encuentro) di Alberto Savorana, e prima e dopo di esse, c’è una vita straripante che valeva la pena celebrare. E, il canto che hanno offerto Claudia e Julio, era l’espressione umana più adeguata per farlo.

mercoledì 30 marzo 2016

Taiwan: Chou Young-mei scopre Cristo attraverso il piccolo schermo

DA ASIANEWS.IT

Taiwan, scoprire Cristo mandando in onda il Papa

di Xin Yage
30/03/2016 - Chou Yong-mei è una famosa produttrice TV. Le chiedono un programma per spiegare Francesco ai cinesi. Lei inizia a documentarsi. E incontra cristiani in carne e ossa. Fino alla veglia di Pasqua...
Anche quest’anno, la Veglia pasquale di Taiwan ha visto un bel gruppo di catecumeni che nelle varie parrocchie hanno ricevuto il battesimo. Con età molto diverse – neonati, giovani e persone già adulte – e da molte strade diverse sono giunti alla più importante liturgia dell'anno a compiere questo importante passo. Tra le tante "chiamate", una ci è parsa particolare per come è nata.

Si tratta di Chou Yong-mei, autrice di numerosi sceneggiati per il piccolo schermo, che negli ultimi due anni ha lavorato in maniera ininterrotta – da non credente – a una ricerca sulla vita di papa Francesco per la creazione di una lunga serie televisiva che andrà in onda a partire dal prossimo mese.

Yong-mei, oltre ad avere una famiglia ed essere una mamma, ha lavorato in una importante emittente televisiva taiwanese per più di 20 anni, poi è approdata al Kuangchi Program Service per lavorare ad una famosa campagna pubblicitaria sui valori della società e della democrazia taiwanese a partire dal gennaio 2014. Dopo averne fatto un prodotto di successo (come suo solito, vista la sua esperienza e il suo talento) le è stato chiesto di iniziare a pensare a un sostanzioso programma su papa Francesco da mettere in onda su un altro canale nazionale.

Come è cominciata questa esperienza? “All'inizio sono stata contattata per stendere una bozza per una serie di video della durata di sette minuti su papa Francesco. Ho cominciato a leggere i suoi messaggi, la sua biografia e ad ascoltare alcuni contenuti. Ho capito subito che non si poteva fare una cosa ridotta, così ho chiesto alla presidente di progettare un programma serio con puntate di mezz'ora ciascuna. I contenuti di papa Francesco erano troppo importanti da presentare nella loro integrità, con esempi vissuti da persone reali nella vita reale”. (...)


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martedì 29 marzo 2016

Satuto di Carron al Triduo di Gioventù Studentesca

«Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15). Saluto di Julián Carrón all’inizio del Triduo pasquale di GS

Julián Carrón Saluto all’inizio del Triduo pasquale di GS

25/03/2016 - Rimini, 24 marzo 2016


Carissimi,
commuove che Gesù ci chiami amici.
Che cosa significa questo?
Amico è uno che ama la mia vita, il mio compimento, la mia pienezza.
È questa pienezza che voglio, che attendo segretamente da quando il desiderio di felicità ha cominciato a balenare dentro di me.
Tuttavia, malgrado questo desiderio sia così impellente – ogni fibra del nostro essere lo grida −, che fatica assecondarlo nella vita quotidiana! A volte, infatti, ci sembra addirittura contro di noi, tanto è lancinante. Altre volte ci domandiamo se non sarebbe meglio per noi che non fosse così incalzante.

Tutti sappiamo per esperienza che non è facile trovare chi vive all’altezza del proprio desiderio.
Allo stesso modo sappiamo che senza la presenza di un amico grande ci arrenderemmo presto davanti alle urgenze della vita.
È a questo punto che si rende palese il significato dell’amicizia di Gesù.
Senza un amico come Gesù, che ci accompagna e ci sostiene, sarebbe quasi impossibile non gettare la spugna. Perciò comprendiamo la verità delle Sue parole: «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5); e allora Gli diciamo: «Senza di Te non possiamo fare nulla».
È il Suo abbraccio che ci salva. Con Lui accanto la vita è diversa, più piena.
Come Lo avranno percepito amico i discepoli per rispondere a Gesù, come ha fatto Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv 6,68), Tu solo hai parole che riempiono la vita.
In questo Anno Santo della misericordia e in questi giorni della Sua passione, morte e risurrezione, vi auguro che diventi sempre più vostra la domanda che sorge nel cuore di chi è raggiunto dal Suo sguardo amico: Chi sei tu, Cristo, chi sei tu che non possiamo fare a meno di Te, una volta che Ti abbiamo incontrato?

Buona Pasqua!
Il vostro amico Julián
(www.tracce.it)

Aleppo: Cristo è risorto

DA AVVENIRE.IT

Aleppo, la fede e il coraggio

di Andrea Avveduto
29/03/2016 - «Davvero è risorto». Gli auguri di Pasqua nella città siriana, dove tra le bombe e la speranza di una fragile tregua sono rimaste solo cinque chiese. E dove tra melchiti, latini, ortodossi e altri a messa c'erano oltre duemila persone...
«Cristo è risorto. Davvero è risorto». Ad Aleppo gli auguri di Pasqua si fanno così, con questa formula antica e solenne. E la certezza di quel 'davvero' sembra quasi sfidare la presunzione di chi – a pochi metri di distanza – vorrebbe rubare a questa festa cristiana gioia e significato. La città dei suq millenari devastata dalla guerra civile respira finalmente la prima aria primaverile dopo un inverno freddo e violento. Sotto il porticato della chiesa latina, la sera del sabato santo, si fatica a camminare tra gli abbracci festosi della gente. Il giorno prima, durante la via Crucis, c’erano quasi tutti. Alla veglia pasquale però la chiesa dedicata a san Francesco fatica a tenere un popolo intero. Molti stanno in piedi, con la candela in mano, assorti in preghiera, aspettano quella luce che sola può scaldare cuori e menti. Il silenzio che si respira è quasi surreale.
I cristiani di Siria aspettano la Risurrezione, ultimo significato alle sofferenze interminabili, di chi sembra chiamato a «vivere sempre il Venerdì Santo». «Io proteggo coloro che credono in me e mi amano», forse solo il salmo recitato prima della Messa da padre Eduardo riesce a spiegare cosa sta accadendo sotto i nostri occhi. La gioia, la festa, i canti. Aleppo guarda con cauto ottimismo alle notizie di questi giorni. «Questa maledetta guerra finirà. Inshallah». «Se Dio vuole», ripetono. Solo il giorno prima nessuno poteva nemmeno immaginarselo. A Messa ci sono quasi 2.000 persone, di tutti i riti e confessioni. «Mai vista una chiesa così», si mormora tra i banchi. Latini, melchiti, ortodossi, maroniti. Qui lo chiamano "ecumenismo di sangue", un’unione dettata un tempo dalle circostanze e divenuta nel tempo amicizia sincera. E sarà forse merito della fragile tregua in vigore da qualche settimana, ma anche di una città che vuole tornare a vivere. E in fretta. Neanche questo però riesce a spiegare quel fiume in piena che in ordine scorre lentamente tra le navate della basilica ottocentesca. Perché il coraggio e la fede dei cristiani aleppini sono difficili da spiegare


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giovedì 24 marzo 2016

Carron sul Corriere della sera: solo la misericordia salva l'uomo dallo smarrimento, dal dolore e dalla rabbia



la profondità del nostro bisogno di qualcuno che si prenda cura delle nostre ferite

Manifestazioni di cordoglio in Place de la Bourse a Bruxelles (Getty Images) Manifestazioni di cordoglio in Place de la Bourse a Bruxelles (Getty Images)

Caro Direttore, ancora una volta il dolore straziante bussa alla nostra porta, sconvolgendo tutto. In Spagna la fragilità di un colpo di sonno finisce in tragedia. In Belgio il vuoto mostra di nuovo la sua faccia violenta e spietata, la sua «cieca violenza», come ha detto Papa Francesco.
Come potremmo guardare questi fatti, da uomini, senza soccombere allo smarrimento o alla rabbia? Solo se non blocchiamo tutta l’urgenza di un significato, di un perché, che questi eventi provocano in ciascuno di noi. Più lacerante è il dolore, più sconfinata è la domanda che ci sentiamo addosso anche solo per un istante, prima di cercare una via di fuga nella distrazione e nella dimenticanza per il sentimento di impotenza che ci invade davanti a una tale domanda. Dietro la facciata con cui noi, uomini senza legami, ostentiamo sicurezza, si impone ai nostri occhi tutta la profondità del nostro bisogno, il bisogno di qualcuno che si prenda cura delle nostre ferite, che ci risollevi dalla nostra afflizione.
La liturgia della Settimana Santa viene in aiuto alla nostra incapacità di risolvere il dramma: «Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del Tuo unico Figlio» (Orazione delle Lodi del Lunedì Santo nella Liturgia delle Ore secondo il Rito romano). «È un urto per la vita quello con cui Egli percuote la nostra sfinitezza e la nostra debolezza mortale: fa’ che riprenda vita attraverso il sacrificio, il dolore e la morte Sua (del Tuo unico Figlio)» (don Giussani).
Così Cristo si offre come risposta all’altezza della domanda sconfinata di un perché e nello stesso tempo ci comunica quella energia senza la quale non possiamo riprenderci né possiamo imboccare l’unica strada per sconfiggere la violenza. La stessa misericordia che serve a noi è quella di cui hanno bisogno anche gli altri.
Di recente Benedetto XVI ci ricordava la ragione dell’insistenza di Papa Francesco in questo Anno della Misericordia: «La misericordia è l’unica vera e ultima reazione efficace contro la potenza del male. Solo là dove c’è misericordia finisce la crudeltà, finiscono il male e la violenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ALTRE NOTIZIE SU CORRIERE.IT-%20Corriere.it" />

La grande arte itinerante

VILLA REALE DI MONZA

L'agnello mansueto di Caravaggio

(ww.tracce.it)


16/03/2016 - Uno dei grandi capolavori del Merisi, la "Flagellazione di Cristo" del Museo di Capodimonte di Napoli, sarà esposto nel capoluogo brianzolo fino al 17 aprile per l'iniziativa del Cittadino. Un'occasione da non perdere durante il periodo di Pasqua
Sarà a Villa Reale di Monza fino al 17 aprile la straordinaria Flagellazione di Cristo di Caravaggio (1607-1610), proveniente dal Museo di Capodimonte di Napoli grazie all’iniziativa del Consorzio di Villa Reale e del Cittadino di Monza e Brianza. Una tela imponente, quasi tre metri di altezza, che raffigura uno dei momenti più drammatici della vita di Cristo e che sarà visibile proprio durante il periodo pasquale.

L’anno scorso era arrivato da Palazzo Barberini a Roma il Francesco in meditazione del 1605, una delle più recenti attribuzioni al genio del Seicento. La Flagellazione, invece, è una delle immagini più note del catalogo del Merisi e appartiene a uno dei suoi periodi più felici e intensi.

martedì 22 marzo 2016

Strage all'areoporto di Bruxelles

BRUXELLES

«Ho pensato ad Auschwitz»

(www.tracce.it)

di Luca Fiore
22/03/2016 - Riccardo Ribera D’Alcalà, alto funzionario del Parlamento Europeo, vive e lavora nella capitale belga. Racconta le ore di tensione. L'incertezza sulla sorte dei colleghi. E come una telefonata ha aperto uno squarcio nell'orrore degli attentati
È metà pomeriggio a Square de Meeûs, nel quartiere europeo di Bruxelles. Sono passate nove ore dagli attentati dall’aeroporto di Zavantem e alla metropolitana della capitale belga. Riccardo Ribera D’Alcalà, capo della Direzione Generale delle Politiche Interne del Parlamento europeo, non ha ancora la certezza che nessuno dei suoi colleghi e collaboratori sia tra le vittime. La giornata è passata a seguire gli aggiornamenti, con l’indicazione di non abbandonare l’edificio.
Sugli schermi passano le immagini della gente che fugge, delle macerie lasciate dalle bombe. Tornano alla mente le parole di Julián Carrón dopo gli attacchi a Parigi lo scorso 13 novembre: «Davanti ai nostri occhi c’è un’evidenza: la vita di ciascuno è appesa a un filo, potendo essere uccisi in qualsiasi momento e ovunque».

Meditazioni per la Via crucis del Papa

MAGISTERO

«Dio è misericordia»

(www.tracce.it)


22/03/2016 - Le meditazioni scritte dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, per la Via Crucis presieduta dal Papa. La misericordia è il tema centrale, perché «canale della grazia che da Dio giunge a tutti».
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! (2 Cor 1,3).

In questo Giubileo straordinario, anche la Via Crucis del Venerdì Santo ci attrae con una forza particolare, quella della misericordia del Padre Celeste, che vuole riversare su tutti noi il suo Spirito di grazia e di consolazione.

La misericordia è il canale della grazia che da Dio arriva a tutti gli uomini e le donne di oggi. Uomini e donne troppo spesso smarriti e confusi, materialisti e idolatri, poveri e soli. Membra di una società che sembra aver rimosso il peccato e la verità.

«Guarderanno a me, colui che hanno trafitto» (Zc 12, 10): si adempiano anche in noi, questa sera, le parole profetiche di Zaccaria! Lo sguardo si sollevi dalle nostre infinite miserie per fissarsi su di Lui, Cristo Signore, Amore Misericordioso. Allora potremo incontrare il suo volto e udire le sue parole: «Ti ho amato di amore eterno» (Ger 31, 3). Egli, col suo perdono, cancella i nostri peccati e ci apre il cammino della santità, sul quale abbracceremo la nostra croce, insieme a Lui, per amore dei fratelli. La fonte che ha lavato il nostro peccato diventerà in noi «una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).

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