giovedì 23 aprile 2026

CATTOLICI IN CINA: L’ALLARME DI HRW


 

Accordo Cina Vaticano ha facilitato repressione cattolici” | Report HRW: “Fedeli e religiosi perseguitati”

Silvana Palazzo Pubblicato 22 Aprile 2026 (sussidiario.net)

Report Human Rights Watch: perché l'accordo Cina Vaticano avrebbe rafforzato la repressione dei cattolici, tra controlli, divieti e persecuzioni

 

CATTOLICI IN CINA: L’ALLARME DI HRW

L’accordo tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi, firmato otto anni fa con l’obiettivo di superare una frattura storica, avrebbe prodotto effetti opposti a quelli dichiarati: invece di favorire l’unità, avrebbe avuto un ruolo nell’aumento della repressione dei cattolici nel Paese. È quanto sostiene un recente rapporto di Human Rights Watch, che ha esaminato l’impatto dell’intesa sulla libertà religiosa in Cina. Secondo l’organizzazione, negli ultimi anni Pechino ha intensificato il controllo ideologico e le limitazioni sui circa 12 milioni di cattolici cinesi.

Il rapporto, che si basa su interviste a nove persone con conoscenza della vita religiosa nel Paese, oltre che su documenti ufficiali e articoli della stampa statale, rivela che l’accordo avrebbe creato un sistema che di fatto non lascia alternative ai cattolici “clandestini” se non quella di aderire alla Chiesa ufficiale controllata dallo Stato.

Alcuni intervistati descrivono l’intesa come legittima dal punto di vista formale, d’altra parte starebbe erodendo e svuotando le comunità non riconosciute. Una situazione paradossale, perché quell’accordo era nato per favorire il dialogo e l’unità, invece secondo l’Ong avrebbe reso più difficile la vita dei cattolici cinesi.

 

CHIESE “CLANDESTINE” SOTTO PRESSIONE E IL NODO VESCOVI

Le cosiddette chiese “clandestine” sono quelle rimaste fedeli al Papa e non all’Associazione patriottica, organismo legato al Partito comunista. Proprio queste comunità, secondo Human Rights Watch, sarebbero le più colpite. Il ricercatore Yalkun Uluyol al Foglio spiega che, dopo l’accordo, le autorità cinesi avrebbero aumentato la spinta per costringerle a entrare nella Chiesa ufficiale. Sono denunciate demolizioni di luoghi di culto, detenzioni di sacerdoti e intimidazioni verso i fedeli più anziani, perché l’obiettivo sarebbe quello di concentrare tutte le attività religiose sotto organismi controllati, per monitorare celebrazioni, insegnamenti e partecipazione dei fedeli.

Uno degli effetti dell’accordo riguarda la nomina dei vescovi: le comunità clandestine non possono ricevere nuove guide spirituali indipendenti, per cui con il passare del tempo, e l’invecchiamento dei vescovi già in carica, queste comunità rischiano di restare senza guida. Per Uluyol la Santa Sede non avrebbe esercitato il suo potere di opposizione neanche quando Pechino ha nominato i vescovi, poi approvati dal Papa. La posizione vaticana, espressa negli anni dal cardinale Pietro Parolin, è differente: l’obiettivo dell’accordo è superare la separazione tra comunità e favorire una Chiesa unita, in comunione con il Pontefice.

 

CELEBRAZIONI CONTROLLATE E VESCOVI DETENUTI

Il rapporto descrive anche un progressivo irrigidimento delle condizioni di vita religiosa, non solo per i gruppi clandestini ma anche per la Chiesa ufficiale: c’è l’obbligo di registrazione per partecipare alle funzioni e il divieto di accesso ai minori nelle chiese, i contenuti religiosi sono controllati e sono previsti insegnamenti dei sacerdoti, ma anche sessioni obbligatorie di formazione politica per il clero. Inoltre, nuove norme introdotte nel dicembre scorso obbligherebbero i religiosi a consegnare i documenti di viaggio alle autorità, limitando anche gli spostamenti personali.

Le testimonianze raccolte raccontano di celebrazioni organizzate in orari scomodi per ridurre la partecipazione, canti vietati, finestre oscurate per evitare controlli esterni; in alcuni casi, i fedeli avrebbero simulato eventi privati, come matrimoni, per potersi riunire e pregare. Ci sono poi vescovi detenuti, altri  scomparsi, e fedeli sorvegliati. Anche i sacerdoti rilasciati dopo la detenzione continuerebbero a subire limitazioni, fino a perdere accesso a conti in banca o documenti.

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UN PROBLEMA PIÙ AMPIO: LA FEDE NEL MIRINO

Secondo Human Rights Watch, la repressione in Cina non riguarda solo i cattolici ma tutte le religioni non pienamente allineate allo Stato, inclusi musulmani, buddisti tibetani e protestanti. Alla base di questa “politica” ci sarebbe anche la diffidenza verso i legami con l’estero: la Chiesa cattolica, in quanto collegata al Vaticano, viene avvertita come un soggetto straniero e quindi sensibile dal punto di vista della sicurezza nazionale. Human Rights Watch sollecita, dunque, il Vaticano a riesaminare l’accordo con la Cina, a chiedere la liberazione dei religiosi detenuti e a fermare le persecuzioni, ma soprattutto, e più in generale, un intervento per garantire la possibilità di professare la propria fede.