Accordo Cina Vaticano ha facilitato repressione
cattolici” | Report HRW: “Fedeli e religiosi perseguitati”
Silvana Palazzo Pubblicato 22 Aprile 2026 (sussidiario.net)
Report Human Rights Watch: perché l'accordo Cina Vaticano
avrebbe rafforzato la repressione dei cattolici, tra controlli, divieti e
persecuzioni
CATTOLICI IN CINA: L’ALLARME DI HRW
L’accordo tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi,
firmato otto anni fa con l’obiettivo di superare una frattura storica, avrebbe
prodotto effetti opposti a quelli dichiarati: invece di favorire l’unità,
avrebbe avuto un ruolo nell’aumento della repressione dei cattolici nel Paese.
È quanto sostiene un recente rapporto di Human Rights Watch, che ha esaminato
l’impatto dell’intesa sulla libertà religiosa in Cina. Secondo
l’organizzazione, negli ultimi anni Pechino ha intensificato il controllo ideologico
e le limitazioni sui circa 12 milioni di cattolici cinesi.
Il rapporto, che si basa su interviste a nove persone con
conoscenza della vita religiosa nel Paese, oltre che su documenti ufficiali e
articoli della stampa statale, rivela che l’accordo avrebbe creato un sistema
che di fatto non lascia alternative ai cattolici “clandestini” se non quella di
aderire alla Chiesa ufficiale controllata dallo Stato.
Alcuni intervistati descrivono l’intesa come legittima dal
punto di vista formale, d’altra parte starebbe erodendo e svuotando le comunità
non riconosciute. Una situazione paradossale, perché quell’accordo era nato per
favorire il dialogo e l’unità, invece secondo l’Ong avrebbe reso più difficile
la vita dei cattolici cinesi.
CHIESE “CLANDESTINE” SOTTO PRESSIONE E IL NODO VESCOVI
Le cosiddette chiese “clandestine” sono quelle rimaste
fedeli al Papa e non all’Associazione patriottica, organismo legato al Partito
comunista. Proprio queste comunità, secondo Human Rights Watch, sarebbero le
più colpite. Il ricercatore Yalkun Uluyol al Foglio spiega che, dopo l’accordo,
le autorità cinesi avrebbero aumentato la spinta per costringerle a entrare
nella Chiesa ufficiale. Sono denunciate demolizioni di luoghi di culto,
detenzioni di sacerdoti e intimidazioni verso i fedeli più anziani, perché
l’obiettivo sarebbe quello di concentrare tutte le attività religiose sotto
organismi controllati, per monitorare celebrazioni, insegnamenti e
partecipazione dei fedeli.
Uno degli effetti dell’accordo riguarda la nomina dei
vescovi: le comunità clandestine non possono ricevere nuove guide spirituali
indipendenti, per cui con il passare del tempo, e l’invecchiamento dei vescovi
già in carica, queste comunità rischiano di restare senza guida. Per Uluyol la
Santa Sede non avrebbe esercitato il suo potere di opposizione neanche quando
Pechino ha nominato i vescovi, poi approvati dal Papa. La posizione vaticana,
espressa negli anni dal cardinale Pietro Parolin, è differente: l’obiettivo
dell’accordo è superare la separazione tra comunità e favorire una Chiesa
unita, in comunione con il Pontefice.
CELEBRAZIONI CONTROLLATE E VESCOVI DETENUTI
Il rapporto descrive anche un progressivo irrigidimento
delle condizioni di vita religiosa, non solo per i gruppi clandestini ma anche
per la Chiesa ufficiale: c’è l’obbligo di registrazione per partecipare alle
funzioni e il divieto di accesso ai minori nelle chiese, i contenuti religiosi
sono controllati e sono previsti insegnamenti dei sacerdoti, ma anche sessioni
obbligatorie di formazione politica per il clero. Inoltre, nuove norme
introdotte nel dicembre scorso obbligherebbero i religiosi a consegnare i
documenti di viaggio alle autorità, limitando anche gli spostamenti personali.
Le testimonianze raccolte raccontano di celebrazioni
organizzate in orari scomodi per ridurre la partecipazione, canti vietati,
finestre oscurate per evitare controlli esterni; in alcuni casi, i fedeli
avrebbero simulato eventi privati, come matrimoni, per potersi riunire e
pregare. Ci sono poi vescovi detenuti, altri
scomparsi, e fedeli sorvegliati. Anche i sacerdoti rilasciati dopo la
detenzione continuerebbero a subire limitazioni, fino a perdere accesso a conti
in banca o documenti.
(…..)
UN PROBLEMA PIÙ AMPIO: LA FEDE NEL MIRINO
Secondo Human Rights Watch, la repressione in Cina non
riguarda solo i cattolici ma tutte le religioni non pienamente allineate allo
Stato, inclusi musulmani, buddisti tibetani e protestanti. Alla base di questa
“politica” ci sarebbe anche la diffidenza verso i legami con l’estero: la
Chiesa cattolica, in quanto collegata al Vaticano, viene avvertita come un
soggetto straniero e quindi sensibile dal punto di vista della sicurezza
nazionale. Human Rights Watch sollecita, dunque, il Vaticano a riesaminare l’accordo
con la Cina, a chiedere la liberazione dei religiosi detenuti e a fermare le
persecuzioni, ma soprattutto, e più in generale, un intervento per garantire la
possibilità di professare la propria fede.
