martedì 14 aprile 2026

Il Cardinale Muller sostiene Leone XIV

 


Dichiarazione del Cardinale Muller

 

Nella notte tra domenica e lunedì, Donald Trump ha pubblicato su Truth un lungo e violento attacco contro Papa Leone XIV, definendolo «debole e pessimo nella politica estera» e dichiarando di preferire «di gran lunga» il fratello del Pontefice, Louis, «perché è totalmente MAGA». A quelle parole ha fatto seguito, nel giro di quaranta minuti, la pubblicazione di un'immagine generata dall'intelligenza artificiale in cui Trump appariva con una tunica bianca nell'atto di guarire un malato, circondato da aquile, bandiere e aerei militari - un'immagine poi rimossa dopo la valanga di proteste, ma che ha già lasciato il segno.



Uno scontro che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile ha preso forma nelle parole durissime del presidente degli Stati Uniti, aprendo una frattura senza precedenti nei rapporti tra Washington e la Santa Sede. Leone XIV non si è lasciato intimidire: sbarcando ad Algeri per il suo viaggio in Africa, ha risposto con fermezza: «Non mi fa paura» e «non voglio aprire un dibattito». «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!»



La risposta più articolata e teologicamente tagliente è arrivata però dal cardinale Gerhard Ludwig Müller, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con una dichiarazione rilasciata a kath.net.

 

«Nessun Avignone, nessun antipapa»

Il porporato tedesco ha esordito ribadendo con forza la legittimità e la libertà dell'elezione pontificia: i cardinali, ha scritto, hanno eletto il loro confratello «in piena libertà, e soltanto nella consapevolezza della loro responsabilità davanti a Dio». Una scelta che, secondo Müller, non appartiene agli uomini ma a Dio stesso. E a quella scelta i cardinali hanno risposto con una promessa solenne di obbedienza, fino - ha tenuto a precisare - «al sacrificio della nostra stessa vita».



La risposta alle voci, circolate nei giorni scorsi in ambienti vicini alla Casa Bianca, di un possibile «nuovo Avignone» - ovvero di un tentativo di isolare o delegittimare il papato romano sottoponendolo a pressioni politiche - è stata molto netta: «Un nuovo Avignone, di cui si è parlato in tono minaccioso, non ci sarà». E ancora più netta la condanna per chiunque intendesse strumentalizzare la crisi in chiave scismatica: «Chiunque venga innalzato da qualche potente come antipapa, o si lasci fare tale, è un esecrando traditore dell'opera di Cristo». Parole che pesano come pietre.

 

La responsabilità storica degli Stati Uniti

Il cardinale tedesco non si è però limitato a difendere il Papa. Ha svolto un ragionamento geopolitico di grande profondità, riconoscendo senza ambiguità il ruolo che gli Stati Uniti hanno esercitato e devono esercitare nel mondo: «una democrazia, fondata sui diritti umani fondamentali», dotata di «una particolare responsabilità storica per la pace, la libertà e il benessere dell'umanità». Il ruolo americano nel «contenimento di regimi pericolosi e di dittature mortali per il mondo intero», ha scritto, «non può essere negato».



Ma questa grandezza storica, secondo Müller, comporta anche un vincolo morale. Il diritto internazionale - ha ricordato, richiamando la Scuola di Salamanca e la tradizione tomistica - «non serve a proteggere tiranni e conquistatori, ma i popoli». E l'appeasement, come ha insegnato la storia del Novecento, non paga: «La politica di appeasement verso Hitler si è rivelata una catastrofe e ha presentato il suo conto amaro nella Seconda guerra mondiale».

 

Iran, nucleare e il dilemma morale della guerra

Su uno dei nodi più delicati dello scontro tra Trump e Leone XIV - la guerra in Iran e la minaccia nucleare - Müller ha articolato una posizione che non è né pacifismo assoluto né benedizione delle armi. Il regime iraniano va «additato al mondo intero come un abuso della religione»; la distruzione della capacità nucleare di Stati dittatoriali «non è moralmente illegittima e può perfino essere storicamente necessaria». Eppure, ha aggiunto, «non esistono guerre pulite»: chi agisce sul piano politico e militare «si rende sempre colpevole», perché il fine non giustifica i mezzi. Una sottigliezza morale di cui il dibattito politico americano - e il tono di Trump su Truth - sembra del tutto privo.

 

«Nessuno ha il diritto di criticare il Papa»

Il punto di arrivo della dichiarazione di Müller è il più diretto: «Va detto con chiarezza che nessuno ha il diritto di criticare il Papa quando egli segue fedelmente il mandato ricevuto da Cristo: testimoniare il Vangelo della pace». Il messaggio evangelico, ha concluso, «è al di sopra degli interessi della politica, e Dio è il nostro giudice». E nessun potente - neppure il più potente del mondo - può «strumentalizzare il nome di Dio per i propri interessi». Leone XIV, ha ricordato Müller chiudendo con una nota di speranza, ha aperto il suo pontificato con il saluto biblico che risuona da duemila anni: «La pace sia con voi!». È da lì che bisogna ripartire. Non da Truth Social.

 (da Kat.net, traduzione)

 


 Kard. Müller: „Niemand hat das Recht den Papst zu kritisieren, wenn er treu seinem Auftrag folgt“

vor 4 Stunden in Kommentar, 1 Lesermeinung

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„Vom Heiligen Vater kann niemand etwas anderes erwarten als den Einsatz für den irdischen Frieden unter den Völkern.“ Reaktion auf die Polemik von US-Präsident Trump über Papst Leo XIV. Von Gerhard Ludwig Kardinal Müller

 

 

Vatikan-Washington DC (kath.net) Die Kardinäle haben völlig frei und nur im Bewusstsein ihrer Verantwortung vor Gott denjenigen unter ihren Mitbrüdern zum Papst gewählt, den Gott selbst erwählt und gewollt hat als Nachfolger des Hl. Petrus. Und wir Kardinäle haben Papst Leo XIV. den Gehorsam versprochen und die Bereitschaft erklärt für ihn und die Kirche Christi einzutreten bis zum Einsatz des eigenen Lebens. Ein neues Avignon, wovon drohend die Rede war, wird es nicht geben und wer von irgendeinem Machthaber als Gegenpapst aufgebaut wird oder sich dazu machen lässt, ist ein verdammter Verräter am Werk Christi.

 

Vom Heiligen Vater kann niemand etwas anderes erwarten als den Einsatz für den irdischen Frieden unter den Völkern, der ein Vorschein ist des Friedens aller Menschen in Gott, der uns mit sich und die Völker untereinander in Christus versöhnt hat. Die USA haben als eine politische, wirtschaftliche, technologische und militärische Supermacht eine besondere historische Verantwortung für den Frieden, die Freiheit und das Wohlergehen der Menschheit in unserer globalen Welt. Sie sind eine Demokratie und aufgebaut auf den fundamentalen Menschenrechten. Ihre besondere Rolle auch bei der Eindämmung von gefährlichen Regimen und Diktaturen, die für die ganze Welt lebensgefährlich waren und werden, ist nicht zu leugnen. Das Völkerrecht, das von der Schule von Salamanca im Geiste des hl. Thomas von Aquin auf der Basis des natürlichen Sittengesetzes entwickelt wurde, dient nicht dem Schutz der Tyrannen und Eroberer, sondern den Völkern. Die brutalen Verbrechen gegen das eigene Volk und die anderen Völker müssen unter den gegebenen Umständen auch mit ökonomischen Sanktionen und militärischen Mitteln bekämpft werden. Die Appeasementpolitik gegenüber Hitler hat sich als eine Katastrophe erwiesen und im II. Weltkrieg bitter gerächt. Papst Franziskus hat vor einem III. Weltkrieg gewarnt, der in Raten kommt und in einer Explosion der ganzen Welt enden würde.

 

 

 

Das Iranische Regime muss weltweit gebrandmarkt werden als Missbrauch der Religion, die Gottesverehrung ist, und in welcher Form auch immer niemals zur Rechtfertigung von Morden an Unschuldigen missbraucht werden darf. Es lohnt sich die Regensburger Rede von Papst Benedikt XVI, (2006) nachzulesen und auch Gaudium et spes77-90. Die Zerstörung des Kriegsmaterials von diktatorischen Staaten und vor allem ihrer Fähigkeit Nuklearwaffen einzusetzen, ist moralisch nicht illegitim und kann historisch geboten sein. Hier ist immer das Dilemma, dass die politisch und militärisch Handelnden sich auch schuldig machen, weil es von Natur aus keine sauberen Kriege gibt, besonders dann wenn alle friedlichen Mittel von Verhandlungen ausgeschöpft sind. Wer wollte den Ukrainern das Recht absprechen, sich zu verteidigen, auch wenn sie zu denselben Mittel greifen müssen wie ihre Todfeinde? Ein kaum aufzulösendes moralisches Dilemma!

 

Im konkreten Fall ist aber klar zu sagen, dass niemand das Recht hat den Papst zu kritisieren, wenn er treu seinem Auftrag folgt, den er von Christus erhalten hat, das Evangelium des Friedens zu bezeugen. Die Botschaft Christi steht über den Interessen der Politik und Gott ist unser Richter. Und kein Sterblicher darf sich anmaßen, den Namen Gottes für seine Interessen zu instrumentalisieren. Auch ein guter Zweck heiligt nicht die schlechten Mittel. Wir können nur arbeiten und beten für den Frieden, aber nicht um jeden Preis, sondern für einen gerechten Frieden, auch für das iranische Volk, dass es von einer Terrorherrschaft befreit wird. Und auch das Existenzrecht Israels darf nie in Frage gestellt werden. Aber wir hoffen, dass nicht mehr kriegerische Mittel notwendig sind, weil alle Nachbarn im Nahen Osten friedlich miteinander auskommen wollen. Papst Leo XIV. begann seinen apostolischem Dienst mit dem biblischen Gruß an alle Menschen guten Willens mit den Worten: Der Friede sei mit euch!