Dichiarazione del Cardinale Muller
Nella notte tra domenica e lunedì, Donald Trump ha
pubblicato su Truth un lungo e violento attacco contro Papa Leone XIV,
definendolo «debole e pessimo nella politica estera» e dichiarando di preferire
«di gran lunga» il fratello del Pontefice, Louis, «perché è totalmente MAGA». A
quelle parole ha fatto seguito, nel giro di quaranta minuti, la pubblicazione
di un'immagine generata dall'intelligenza artificiale in cui Trump appariva con
una tunica bianca nell'atto di guarire un malato, circondato da aquile, bandiere
e aerei militari - un'immagine poi rimossa dopo la valanga di proteste, ma che
ha già lasciato il segno.
Uno scontro che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato
impensabile ha preso forma nelle parole durissime del presidente degli Stati
Uniti, aprendo una frattura senza precedenti nei rapporti tra Washington e la
Santa Sede. Leone XIV non si è lasciato intimidire: sbarcando ad Algeri per il
suo viaggio in Africa, ha risposto con fermezza: «Non mi fa paura» e «non
voglio aprire un dibattito». «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!»
La risposta più articolata e teologicamente tagliente è
arrivata però dal cardinale Gerhard Ludwig Müller, già Prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede, con una dichiarazione rilasciata a
kath.net.
«Nessun Avignone, nessun antipapa»
Il porporato tedesco ha esordito ribadendo con forza la
legittimità e la libertà dell'elezione pontificia: i cardinali, ha scritto,
hanno eletto il loro confratello «in piena libertà, e soltanto nella
consapevolezza della loro responsabilità davanti a Dio». Una scelta che,
secondo Müller, non appartiene agli uomini ma a Dio stesso. E a quella scelta i
cardinali hanno risposto con una promessa solenne di obbedienza, fino - ha
tenuto a precisare - «al sacrificio della nostra stessa vita».
La risposta alle voci, circolate nei giorni scorsi in
ambienti vicini alla Casa Bianca, di un possibile «nuovo Avignone» - ovvero di
un tentativo di isolare o delegittimare il papato romano sottoponendolo a
pressioni politiche - è stata molto netta: «Un nuovo Avignone, di cui si è
parlato in tono minaccioso, non ci sarà». E ancora più netta la condanna per
chiunque intendesse strumentalizzare la crisi in chiave scismatica: «Chiunque
venga innalzato da qualche potente come antipapa, o si lasci fare tale, è un
esecrando traditore dell'opera di Cristo». Parole che pesano come pietre.
La responsabilità storica degli Stati Uniti
Il cardinale tedesco non si è però limitato a difendere il
Papa. Ha svolto un ragionamento geopolitico di grande profondità, riconoscendo
senza ambiguità il ruolo che gli Stati Uniti hanno esercitato e devono
esercitare nel mondo: «una democrazia, fondata sui diritti umani fondamentali»,
dotata di «una particolare responsabilità storica per la pace, la libertà e il
benessere dell'umanità». Il ruolo americano nel «contenimento di regimi
pericolosi e di dittature mortali per il mondo intero», ha scritto, «non può
essere negato».
Ma questa grandezza storica, secondo Müller, comporta anche
un vincolo morale. Il diritto internazionale - ha ricordato, richiamando la
Scuola di Salamanca e la tradizione tomistica - «non serve a proteggere tiranni
e conquistatori, ma i popoli». E l'appeasement, come ha insegnato la storia del
Novecento, non paga: «La politica di appeasement verso Hitler si è rivelata una
catastrofe e ha presentato il suo conto amaro nella Seconda guerra mondiale».
Iran, nucleare e il dilemma morale della guerra
Su uno dei nodi più delicati dello scontro tra Trump e Leone
XIV - la guerra in Iran e la minaccia nucleare - Müller ha articolato una
posizione che non è né pacifismo assoluto né benedizione delle armi. Il regime
iraniano va «additato al mondo intero come un abuso della religione»; la
distruzione della capacità nucleare di Stati dittatoriali «non è moralmente
illegittima e può perfino essere storicamente necessaria». Eppure, ha aggiunto,
«non esistono guerre pulite»: chi agisce sul piano politico e militare «si
rende sempre colpevole», perché il fine non giustifica i mezzi. Una
sottigliezza morale di cui il dibattito politico americano - e il tono di Trump
su Truth - sembra del tutto privo.
«Nessuno ha il diritto di criticare il Papa»
Il punto di arrivo della dichiarazione di Müller è il più
diretto: «Va detto con chiarezza che nessuno ha il diritto di criticare il Papa
quando egli segue fedelmente il mandato ricevuto da Cristo: testimoniare il
Vangelo della pace». Il messaggio evangelico, ha concluso, «è al di sopra degli
interessi della politica, e Dio è il nostro giudice». E nessun potente -
neppure il più potente del mondo - può «strumentalizzare il nome di Dio per i
propri interessi». Leone XIV, ha ricordato Müller chiudendo con una nota di
speranza, ha aperto il suo pontificato con il saluto biblico che risuona da
duemila anni: «La pace sia con voi!». È da lì che bisogna ripartire. Non da
Truth Social.
vor 4 Stunden in Kommentar, 1 Lesermeinung
Druckansicht | Artikel versenden | Tippfehler melden
„Vom Heiligen Vater kann niemand etwas anderes erwarten als
den Einsatz für den irdischen Frieden unter den Völkern.“ Reaktion auf die
Polemik von US-Präsident Trump über Papst Leo XIV. Von Gerhard Ludwig Kardinal
Müller
Vatikan-Washington DC (kath.net) Die Kardinäle haben völlig
frei und nur im Bewusstsein ihrer Verantwortung vor Gott denjenigen unter ihren
Mitbrüdern zum Papst gewählt, den Gott selbst erwählt und gewollt hat als
Nachfolger des Hl. Petrus. Und wir Kardinäle haben Papst Leo XIV. den Gehorsam
versprochen und die Bereitschaft erklärt für ihn und die Kirche Christi
einzutreten bis zum Einsatz des eigenen Lebens. Ein neues Avignon, wovon
drohend die Rede war, wird es nicht geben und wer von irgendeinem Machthaber
als Gegenpapst aufgebaut wird oder sich dazu machen lässt, ist ein verdammter
Verräter am Werk Christi.
Vom Heiligen Vater kann niemand etwas anderes erwarten als
den Einsatz für den irdischen Frieden unter den Völkern, der ein Vorschein ist
des Friedens aller Menschen in Gott, der uns mit sich und die Völker
untereinander in Christus versöhnt hat. Die USA haben als eine politische,
wirtschaftliche, technologische und militärische Supermacht eine besondere
historische Verantwortung für den Frieden, die Freiheit und das Wohlergehen der
Menschheit in unserer globalen Welt. Sie sind eine Demokratie und aufgebaut auf
den fundamentalen Menschenrechten. Ihre besondere Rolle auch bei der Eindämmung
von gefährlichen Regimen und Diktaturen, die für die ganze Welt
lebensgefährlich waren und werden, ist nicht zu leugnen. Das Völkerrecht, das
von der Schule von Salamanca im Geiste des hl. Thomas von Aquin auf der Basis
des natürlichen Sittengesetzes entwickelt wurde, dient nicht dem Schutz der
Tyrannen und Eroberer, sondern den Völkern. Die brutalen Verbrechen gegen das
eigene Volk und die anderen Völker müssen unter den gegebenen Umständen auch
mit ökonomischen Sanktionen und militärischen Mitteln bekämpft werden. Die
Appeasementpolitik gegenüber Hitler hat sich als eine Katastrophe erwiesen und
im II. Weltkrieg bitter gerächt. Papst Franziskus hat vor einem III. Weltkrieg
gewarnt, der in Raten kommt und in einer Explosion der ganzen Welt enden würde.
Das Iranische Regime muss weltweit gebrandmarkt werden als
Missbrauch der Religion, die Gottesverehrung ist, und in welcher Form auch
immer niemals zur Rechtfertigung von Morden an Unschuldigen missbraucht werden
darf. Es lohnt sich die Regensburger Rede von Papst Benedikt XVI, (2006)
nachzulesen und auch Gaudium et spes77-90. Die Zerstörung des Kriegsmaterials
von diktatorischen Staaten und vor allem ihrer Fähigkeit Nuklearwaffen
einzusetzen, ist moralisch nicht illegitim und kann historisch geboten sein. Hier
ist immer das Dilemma, dass die politisch und militärisch Handelnden sich auch
schuldig machen, weil es von Natur aus keine sauberen Kriege gibt, besonders
dann wenn alle friedlichen Mittel von Verhandlungen ausgeschöpft sind. Wer
wollte den Ukrainern das Recht absprechen, sich zu verteidigen, auch wenn sie
zu denselben Mittel greifen müssen wie ihre Todfeinde? Ein kaum aufzulösendes
moralisches Dilemma!
Im konkreten Fall ist aber klar zu sagen, dass niemand das
Recht hat den Papst zu kritisieren, wenn er treu seinem Auftrag folgt, den er
von Christus erhalten hat, das Evangelium des Friedens zu bezeugen. Die
Botschaft Christi steht über den Interessen der Politik und Gott ist unser
Richter. Und kein Sterblicher darf sich anmaßen, den Namen Gottes für seine
Interessen zu instrumentalisieren. Auch ein guter Zweck heiligt nicht die
schlechten Mittel. Wir können nur arbeiten und beten für den Frieden, aber nicht
um jeden Preis, sondern für einen gerechten Frieden, auch für das iranische
Volk, dass es von einer Terrorherrschaft befreit wird. Und auch das
Existenzrecht Israels darf nie in Frage gestellt werden. Aber wir hoffen, dass
nicht mehr kriegerische Mittel notwendig sind, weil alle Nachbarn im Nahen
Osten friedlich miteinander auskommen wollen. Papst Leo XIV. begann seinen
apostolischem Dienst mit dem biblischen Gruß an alle Menschen guten Willens mit
den Worten: Der Friede sei mit euch!
