domenica 15 marzo 2009

Cantico

Il Centro Culturale Sipontino “Fontana vivace” in collaborazione con la Scuola Ungaretti di Manfredonia organizza, per il prossimo 21 marzo, uno spettacolo teatrale - Cantico: "Come è bello il mondo... come è grande Dio" - in favore dell’AVSI, un’Organizzazione Non Governativa riconosciuta dal Governo italiano dal 1972 e dall’ONU, che si interessa delle popolazioni e dei bambini dei Paesi più poveri e tormentati da guerre e dalla fame.Nel corrente anno l’AVSI sostiene i seguenti progetti: sostegno ad una clinica per malati terminali in Paraguay, costruzione di un edificio scolastico in India, aiuto alle scuole multietniche di Gerusalemme e Betlemme, aiuto ad una scuola in Uganda.Lo spettacolo teatrale è una rilettura in chiave attuale delle celebre poesia francescana “Il cantico delle creature” messa in scena da un frate, padre Marco accompagnato da un percussionista.

Orario degli spettecoli:

ore 11,00 - per gli alunni e il personale della scuola Ungaretti;
ore 18,00

Dalla presentazione:
"In camera mia?!Siccome Francesco non stava molto bene di salute quando ha composto il Cantico, e invece questo Cantico sembra scritto da uno che si è svegliato di buonumore in una giornata di sole, abbiamo provato anche noi a comporlo mettendoci nelle stesse sue condizioni. Cioè, non proprio perché non potevamo stare male apposta, non è molto intelligente… Diciamo che abbiamo provato a svegliarci in una giornata di sole e a cantare il nostro (e suo) teatro fin dal primo risveglio, nelle condizioni in cui ci si trova appena alzati: nel letto, in pigiama e un po’ addormentati. Come diceva qualcuno: l’importante nella vita è essere pronti."Noi (Giampiero, Carlo, Marco e Giorgio)

domenica 8 febbraio 2009

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PER SALVARE LA VITA DI ELUANA ENGLARO

Signor Presidente, la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia.Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l'irreversibilità del suo stato vegetativo.
Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio.
Signor Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia, che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura, all'identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico.
Le chiediamo un intervento perché – di concerto con il Governo – sia data una moratoria alla sospensione dell'alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il Parlamento – nelle cui fila si è già appalesata un'ampia maggioranza in sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese – possa pronunciarsi su un'adeguata legge.
Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello.


Per firmare l'appello e/o per scaricare il modello di raccolta firme: appellonapolitano

Caso Eluana, parla l’ateo Jannacci

Riportiamo dal Corriere della Sera questa intervista, su cui riflettere.

Caso Eluana, parla l’ateo Jannacci: allucinante fermare le cure. «La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio»

MILANO - Ci vorrebbe una carezza del Nazareno» dice a un certo punto, e non è per niente una frase buttata lì, nella sua voce non c’è nemmeno un filo dell’ironia che da cinquant’anni rende inconfondibili le sue canzoni. Di fronte a Eluana e a chi è nelle sue condizioni — «persone vive solo in apparenza, ma vive » — Enzo Jannacci, «ateo laico molto imprudente», invoca il Cristo perché lui, come medico, si sente soltanto di alzare le braccia: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l’alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale».

È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
«Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».
Ma una volta che il cervello non reagisce più, l’attesa non rischia di essere inutile?
«Piano, piano... inutile? Cervello morto? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non sopporterei l’idea di non potergli più stare accanto».
Sono considerazioni di un genitore o di un medico?
«Io da medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...».
Cosa si sentirebbe di dire a Beppino Englaro?
«Bisogna stare molto vicini a questo padre».
Non pensa che ci possano essere delle situazioni in cui una persona abbia il diritto di anticipare la propria morte?
«Sì, quando il paziente soffre terribilmente e la medicina non riesce più ad alleviare il dolore. Ma anche in quel caso non vorrei mai essere io a dover “staccare una spina”: sono un vigliacco e confido nel fatto che ci siano medici più coraggiosi di me».
Come affronterebbe un paziente infermo che non ritiene più dignitosa la sua esistenza?
«Cercherei di convincerlo che la dignità non dipende dal proprio stato di salute ma sta nel coraggio con cui si affronta il destino. E poi direi alla sua famiglia e ai suoi amici che chi percepisce solitudine intorno a sé si arrende prima. Parlo per esperienza: conosco decide di ragazzi meravigliosi che riescono a vivere, ad amare e a farsi amare anche se devono invecchiare su un letto o una carrozzina».
Quarant’anni fa la pensava allo stesso modo?
«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: “Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c’entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti”. Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, “così può attaccarsi a loro finché vuole”... ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però».
Che cosa?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

Fabio Cutri
6 febbraio 2009

sabato 7 febbraio 2009

Progetto MosaiComEra


Si terrà il prossimo 9 febbraio 2009, alle ore 19.00 nella sala Santa Chiara, presso l’Arcivescovado di Manfredonia, la conferenza stampa di presentazione del progetto “MosaiComEra”.

Il progetto, finanziato da Fondazione per il Sud, vede la collaborazione di Arcidiocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, Fondazione Ravennantica e Consorzio OPUS, con la partnership di Provincia di Foggia, ATP Provincia di Foggia, Fedecultura, COTAP, L’Opera – Broadcast video service, e Consorzio ICARO, è finalizzato al recupero e alla valorizzazione dell’area archeologica costituita dal complesso di Santa Maria di Siponto, attraverso una serie di attività combinate, come il restauro dei mosaici e del materiale lapideo, la manutenzione dell’area archeologica, la realizzazione di un sito internet che riporterà tutte le notizie relative allo svolgimento del progetto, la creazione di nuove opportunità lavorative in loco con l’inserimenti di soggetti svantaggiati (con un percorso formativo finalizzato all’istituzione di nuove figure di guide professionali), la realizzazione di iniziative didattiche per le scuole, la creazione di laboratori di mosaico e progetti specifici di studio e realizzazione di opere musive per diffondere ed appassionare a questa tecnica artistica le giovani generazioni.


Alla presentazione interverranno S.E. Mons. Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo della diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, Paolo Campo, sindaco di Manfredonia, Nicola Vascello, assessore provinciale al Turismo, Sergio Fioravanti, direttore della fondazione Ravennantica, Francesco Carlucci, presidente regionale di Federcultura, Carlo Rubino, presidente del Consorzio OPUS, Gerardo Fascia per lo staff progettazione e Damiano Bordasco, giornalista, come moderatore.
PER INFORMAZIONI
Ufficio stampa Consorzio OPUS
tel. 0881.725550
fax. 0881.757204
consopus@tiscali.it

lunedì 12 gennaio 2009

IL RISCHIO EDUCATIVO E L’EREDITÀ DEL ‘68


Venerdì 16 gennaio, alle ore 19.00, il Centro Culturale Arché, in collaborazione con la FISM di Foggia e con il patrocinio della Provincia di Foggia, propone il secondo incontro del ciclo Il rischio educativo che si svolgerà a Foggia, presso il Tribunale della Dogana, in Piazza XX settembre.

A quarant’anni dagli eventi che hanno cambiato la società e la cultura italiana, ci si interroga sulle conseguenze che quel ribaltamento ideologico continua, ancora oggi, a lasciare persino nel modo di concepire il rapporto tra padre e figlio o tra uomo e donna.

Anni formidabili o inizio della grande crisi culturale dell’Occidente? Maturità dell’autocoscienza collettiva o occasione perduta per un nuovo modo di concepire la tradizione e le esigenze del proprio cuore?

Il relatore, il prof. Giancarlo Cesana, ordinario di Igiene generale ed applicata all’Università di Milano Bicocca, che sarà preceduto dal saluto dell’on. dott. Antonio Pepe, ha vissuto quegli anni, da protagonista, in Università prima e da medico del lavoro dopo; ha partecipato alle prime occupazioni universitarie, finendo per contribuire, in maniera decisiva, alla storia del Movimento studentesco nato dall’impegno educativo di don Luigi Giussani.

Iniziata nel novembre del 1967 con l’occupazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ad opera degli studenti che si ribellavano all’aumento delle tasse, la protesta dilagò presto in tutta Italia, suscitando nei giovani di allora grandi speranze, e nello stesso tempo, trascinando in un vortice sempre più ampio quanto di duraturo e saldo vi era nel patrimonio della nostra tradizione culturale. Un fenomeno certamente antiautoritario nel quale venne messo in discussione ed apertamente rifiutato il riconoscimento di ogni guida che aiuti a scoprire il senso unitario delle cose.

Da allora niente fu come prima e il solco che divise le generazioni si è approfondito sempre di più fino a sfociare in forme di protesta e ribellione che non esitarono a fare vittime innocenti.

Eppure, il Sessantotto non ha ancora esaurito la sua spinta vitale. Molto di quello che è accaduto determina l’attuale clima culturale.

E noi, quanto di buono o di falso riconosciamo nella nostra mentalità, nel nostro modo di pensare soprattutto all’educazione dei nostri figli e dei giovani in generale che possa essere ricondotto alle idee diffusesi allora?

sabato 10 gennaio 2009

Incontro su "Eluana Englaro: carità o violenza?"



Venerdì 9 gennaio 2009, alle ore 19.00, l’Associazione Medicina e Persona e il Centro Culturale Sipontino Fontana Vivace hanno dato vita ad un incontro pubblico presso l’Auditorium del Palazzo dei Celestini di Manfredonia. Titolo dell’evento era “Eluana Englaro: carità o violenza?”. Moderatrice dell’incontro la dott.ssa Floriana Del Rosso, Pediatra; relatore il Dott. Felice Achilli, fondatore di Medicina e Persona e Direttore dell’Azienda Ospedaliera – Unità cardiologica Manzoni – Lecco; ‘discussant’ il Dott. Luigi Angelillis, imprenditore.
La Dott.ssa Del Rosso, dopo aver presentato i relatori, ha introdotto il tema, invitando il pubblico a considerare la vita di Eluana per ciò che obiettivamente è, un mistero, al di là delle opinioni che ognuno ha già elaborato nel corso di questi mesi, e senza indugio ha invitato il Dott. Angelillis ad esprimere il suo giudizio sull’argomento.
Questi ha cercato di dar voce al comune “sentire” che tutti manifestiamo in vario modo quando la sofferenza bussa alla porta della nostra vita: il dolore suscita paura, sgomento, fuga, e si cerca di vivere come se la morte non esistesse. Di fatto però essa esiste, e vivendo in modo da ignorarla noi cancelliamo un pezzo di realtà. Il Dott. Angelillis ha concluso con una disarmante testimonianza: “ho accettato di venire qui – ha affermato – perché spero, ascoltando ciò che sarà detto, di colmare un desiderio: che la vita non sfugga”.
A questo punto è intervenuto il Dott. Achilli. In primo luogo ha spiegato la situazione clinica di Eluana, introducendo la differenza tra “coma” e “stato vegetativo persistente”, tipico delle disabilità gravi come quelle del caso considerato (che non sono da considerarsi alla stregua di pazienti terminali). Ha chiarito che, allo stato attuale, la medicina non può dire una parola definitiva su questi casi, ma cesserebbe di essere se stessa se rinunciasse alla speranza di migliorare nella cura dei pazienti per i quali non si intravedono soluzioni migliorative.
Il Dott. Achilli ha offerto poi un’osservazione di più vasto respiro: la vita di qualsiasi persona dipende dalla presenza di un altro, sempre. Certamente ciò si vede in modo macroscopico quando c’è una disabilità grave; ma, se fossimo razionali, ci accorgeremmo che è una legge dell’esistenza che vale per tutti e in ogni caso. Per riconoscere tale evidenza non c’è bisogno di uno stato vegetativo persistente.Circa il caso Englaro, il Dott. Achilli ha formulato tre osservazioni:
1) non è istintivo né naturale ammettere di vedere chi è veramente Eluana: una persona che è viva ed è accudita da diciotto anni da qualcuno che non è né suo padre né sua madre (le suore misericordine): le suore hanno un rapporto con lei, una relazione, la sentono viva.
2) Ciò che noi siamo abituati a considerare normale e scontato, non è assolutamente detto che lo sia: all’estero, per esempio, non lo è (se in Canada ci si sente male e si cade per terra, non si è aiutati da nessuno). Come mai? La sofferenza e la malattia non come condanna ma come condizione misteriosa sono un lascito del cristianesimo, qualcosa che è iniziato duemila anni fa col Vangelo e non altrove.
3) La vicenda di Eluana è decisiva perché, senza il riconoscimento che la nostra vita per essere sostenuta ha bisogno di un Altro, si arriva a confondere l’omicidio con la carità. Non si riesce a portare sofferenza senza la speranza.
Il dolore, ha concluso il Dott. Achilli, è una condizione ineliminabile della vita. E il cristianesimo è impressionante perché la croce non è stata risparmiata neanche a Gesù Cristo.
Il pubblico, numerosissimo in sala, ha mostrato un’attenzione singolare (impressionante il silenzio che ha accompagnato tutto l’incontro dall’inizio alla fine) e grande partecipazione: la moderatrice ha dovuto bloccare le domande perché il tempo, purtroppo, era passato troppo velocemente.



L’impressione formidabile è di aver incontrato un ‘maestro’ dell’arte medica e, soprattutto, di umanità. La Città di Manfredonia è onorata di averlo ospitato, e si augura di incontrarlo ancora.
Gemma Barulli



Carità o violenza? - immagini della conferenza