sabato 23 maggio 2026

CRISTIANI PERSEGUITATI | Cristeros, l’odio che continua e il Papa “silenziato” dai cattolici


 

CRISTIANI PERSEGUITATI | Cristeros, l’odio che continua e il Papa “silenziato” dai cattolici

Vincenzo Sansonetti Pubblicato 22 Maggio 2026

 

L’insurrezione dei Cristeros in Messico si concluse con una trattativa tradita dallo Stato. Oggi le persecuzioni nel mondo non sono meno che in passato (2)

 

L’efferata esecuzione del coraggioso adolescente José del Río, che avrebbe dovuto dare il colpo di grazia alla resistenza degli insorti contro il regime massonico, ottiene l’effetto contrario. Sconvolti dalla sua morte, migliaia di messicani scendono in piazza, bloccano le strade e molti di loro vanno a ingrossare le fila dei rivoltosi di Gorostieta, un’armata ormai così numerosa e ben addestrata da riuscire a infliggere diverse sconfitte alle truppe regolari

Ma l’avanzata del movimento di resistenza viene inspiegabilmente fermata a un passo dalla vittoria, quando Calles non è più presidente. Dopo l’uccisione, in un attentato, del suo successore designato, Álvaro Obregón, il capo di Stato ad interim Emilio Portes avvia una trattativa con i Cristeros, fortemente caldeggiata da padre John Burke, emissario del Vaticano, e da Dwight Whitney Morrow, ambasciatore degli Stati Uniti in Messico.

La superpotenza regionale a stelle e strisce non mostra nella vicenda un comportamento trasparente: dai tempi di Massimiliano d’Asburgo, imperatore del Messico fucilato dai repubblicani, non gradisce la presenza ai suoi confini di un Paese a guida cattolica.

Sollecitati dalla Santa Sede, i vescovi messicani chiedono ai rivoltosi di deporre le armi in cambio di una maggiore tolleranza verso la Chiesa. Ma la resa dei Cristeros ha purtroppo come esito l’implacabile rappresaglia del potere costituito nei loro confronti. Gli arreglos (accordi) del 21 giugno 1929 prevedono sì il disarmo degli insorti in cambio dell’immunità, ma tali accordi sono più volte e impunemente violati dal governo, che passa per le armi centinaia di capi della rivolta. E tutte le efferate leggi anticattoliche rimangono in vigore.

Ancora il 29 settembre 1932 Pio XI, con l’enciclica Acerba animi (La dolorosa ansietà), denuncerà il persistere della persecuzione. Sono così ben tre le encicliche dedicate da papa Ratti alla tragica situazione della Chiesa in Messico. Le altre due sono la Iniquis afflictisque (Alla tristezza delle ingiuste [condizioni]) del 18 novembre 1926, veemente denuncia dei provvedimenti governativi contro la Chiesa cattolica (“frutto di superbia e di demenza”), e la Firmissimam constantiam (La [vostra] ferma costanza) del 28 marzo 1937, che riconosce la fedeltà di laici e sacerdoti in quella drammatica situazione.

Fa riflettere un passaggio significativo della Iniquis afflictisque, in cui Pio XI afferma: “Se tutti coloro che nella Repubblica messicana infieriscono contro i loro stessi fratelli e concittadini, rei soltanto d’osservare la legge di Dio, richiamassero alla memoria e ben considerassero spassionatamente le vicende storiche della loro patria, non potrebbero non riconoscere e confessare che tutto quanto esiste tra loro di progresso e civiltà, di buono e di bello, ha origine indubitamente dalla Chiesa”.

E non si contano gli episodi di solidarietà e di vicinanza ai martiri, persino da parte degli stessi aguzzini, a conferma di quanto fosse radicata la fede cattolica nel popolo messicano. Il beato padre Elia Nieves, agostiniano, il 10 marzo 1928, giorno della sua morte, si inginocchia e invita anche i soldati del plotone d’esecuzione a fare lo stesso gesto.

“In ginocchio, figli miei. Prima di morire voglio impartirvi la benedizione”. Quei rudi militari obbediscono e s’inchinano riverenti. Ma nel momento in cui padre Nieves comincia a tracciare il segno della croce e a recitare il Credo, l’ufficiale che comanda il picchetto, infuriato, gli spara al petto.

Come sottolinea lo storico Marco Invernizzi, non dobbiamo dimenticare, anche sulla scia del magnifico discorso rivolto da Leone XIV al Corpo diplomatico lo scorso 9 gennaio, che oggi, un secolo dopo la violenta campagna in Messico contro i cattolici — che costrinse alla reazione armata —, a livello planetario “la persecuzione dei cristiani continua, anzi è aumentata e si è estesa”.

E non siamo più di fronte solamente alla “persecuzione ideologica nata nel XX secolo (comunismo, nazionalsocialismo, laicismo), ma a queste ideologie s’è aggiunta la persecuzione da parte dell’islamismo radicale, dopo la rivoluzione sciita in Iran del 1979, successivamente estesasi anche nel mondo sunnita e, in generale, da forme di nazionalismo autoritario e fondamentalista, che perseguitano o comunque discriminano le religioni diverse dalla propria”.

Perciò bene ha fatto papa Prevost a ricordare come la Chiesa difenda la libertà religiosa di tutti come un diritto umano, proprio di ogni credo religioso, che lo Stato deve semplicemente riconoscere, perché “iscritto nella legge naturale”. E tuttavia “i cristiani rimangono i più colpiti”

(…)

Ma “ciò che preoccupa di più è il nostro silenzio”, afferma Invernizzi. “Il Papa parla, le comunità cristiane non rispondono. Le sue parole non vengono riprese e rilanciate dalle Chiese locali, nei documenti pastorali, in generale nelle omelie”, come se non ci riguardassero. Ma sarebbe un errore incolpare solo i vertici delle comunità. “Ciascuno di noi, se facesse un esame di coscienza, si accorgerebbe che alla persecuzione religiosa e, in particolare, a quella dei propri fratelli nella fede dedica pochissimo spazio e tempo nella sua giornata ordinaria”.

(2 – fine)