martedì 12 maggio 2026

Forum Paris, crocevia di uomini vivi


 Forum Paris, crocevia di uomini vivi

Dall'8 al 10 maggio, la kermesse nel cuore della capitale francese. I protagonisti? Dai martiri d'Algeria alla cattedrale di Notre Dame, fino all'incontro tra due donne, la sorella di una vittima del terrorismo e la madre dell'attentatore. E molto altro. Il comunicato finale e il racconto

 

11.05.2026

Alessandro Banfi

La seconda edizione del Forum Paris volge al termine. Circa centodieci volontari, più di mille presenze, otto incontri, una serata artistica, tre mostre, numerose attività per bambini e adolescenti, centinaia di pasti preparati. Questi numeri, ma soprattutto la qualità e la profondità dei contenuti affrontati, ci riempiono di stupore e gratitudine. Nel lavoro volontario, negli incontri, nelle relazioni che sono cresciute, abbiamo percepito, ancora una volta, che la nostra vita ha un grande destino! Che siamo tutti chiamati, con la piccola pietra che abbiamo tra le mani, a costruire una grande cattedrale. Abbiamo iniziato il nostro forum guardando all’esperienza dei martiri d’Algeria, proprio nel giorno della celebrazione liturgica della loro memoria, lasciandoci sorprendere dal modo in cui ci hanno testimoniato la loro vicinanza al popolo algerino, fino al martirio. Una vicinanza che, come ci ricordava il cardinale Aveline, è la firma di Dio nella sua rivelazione. Molte altre testimonianze e tematiche sono state affrontate nel corso di questi tre giorni, ma la testimonianza di Roseline Hamel, sorella del sacerdote assassinato a Rouen nel 2016, insieme a quella di Nassera Kermiche, madre di uno dei suoi giovani assassini, è stata certamente particolarmente luminosa: la loro storia di amicizia e di perdono ha risuonato profondamente nel cuore dei partecipanti. Così come il grido di Nassera: «Facciamo rumore per la pace», che richiama la frase citata dal grande Éric-Emmanuel Schmitt: gli alberi che cadono, tutti li sentono; la foresta che cresce, nessuno la ascolta. Vogliamo guardare crescere questi germogli di luce e di pace, con pazienza, ma anche con la certezza di essere figli amati, prediletti, di far parte di una grande storia di bene, che ci ha afferrati e che è per tutti, per il mondo intero (Comunicato finale Forum Paris)

In quel «popoloso deserto che appellano Parigi» (copyright Giuseppe Verdi - La Traviata) l’ultimo fine settimana dell’8, 9 e 10 maggio è stata un’occasione unica di incontro e di dialogo. Al Forum Paris, organizzato al Buon Consiglio, un grande oratorio nel cuore della città, ad un passo dagli Invalides, i fili di una tre giorni molto intensa si sono intrecciati attorno ad un tema drammaticamente immerso nell’attualità: “Pouvons-nous attendre une lumière même dans les temps les plus sombres?”, possiamo ancora sperare in una luce nei tempi più bui? La frase è tratta da una riflessione di Hannah Arendt, la cui forza profetica sempre stupisce. Personalmente mi hanno portato al Forum i 19 beati martiri d’Algeria e la versione francese della mostra organizzata dal Meeting di Rimini l’agosto scorso, e di cui sono stato curatore, insieme agli amici di Fondazione Oasis e della Lev. La mostra “Appelés deux fois” è stata infatti una delle tre mostre del Forum. Le altre due sono state quella su Franz e Franziska (la vicenda di Jagerstaetter che si ribellò ad Adolf Hitler), Meeting 2024, ed una mostra inedita, concepita in Francia, sulla cattedrale di Notre Dame.

Per quanto riguarda la mostra sui martiri d’Algeria, gli organizzatori hanno fissato l’inizio del Forum proprio l’8 maggio, nel giorno della memoria liturgica dei 19 beati (e dall’anno scorso anche data dell’elezione del papa Leone XIV). Questa coincidenza ha permesso una combinazione eccezionale. Al primo incontro di venerdì 8 erano presenti il cardinale e arcivescovo di Algeri Jean-Paul Vesco, il postulatore della causa di beatificazione dei 19, padre Thomas Georgeon, trappista e priore del monastero di Soligny-La Trappe, e la docente all’Università di Friburgo Marie-Dominique Minassian, che ha dedicato la vita a raccogliere e catalogare gli scritti dei monaci di Tibhirine. Quasi come appendice naturale al Forum, la sera alle 18 c’è stata la messa in Notre Dame, alla presenza di tanti familiari e amici dei martiri, che ha avuto momenti di grande commozione. Che cosa ci insegnano quei martiri? Nei vari interventi al Forum è emersa la testimonianza di una Chiesa che decide di restare. E di restare con. Restare cioè al servizio della popolazione locale, condividendo tutti gli aspetti della vita. Martiri del dialogo, ma di un dialogo che è la vita stessa, non la discussione teorica su principi o valori.

La decisione di restare per tutti i 19 d’Algeria è stata sì dentro un’esperienza di comunità ma anche frutto di un discernimento personale, irripetibile. Ognuno di noi non ha solo il DNA molecolare che lo rende unico nel mondo e nella storia fra miliardi di essere simili, ma ha qualcosa dentro di sé diverso da tutti gli altri. Quelli algerini non sono martiri perché sono cristiani morti,ma perché hanno scelto liberamente di restare. Uno per uno. «Come Massimiliano Kolbe», ha detto il teologo domenicano Jan-Jacques Pérennès, biografo di Pierre Claverie.

Dunque se c’è stato un filo rosso che ha attraversato i vari momenti del Forum è che questa luce nelle tenebre ha sì a che fare con la Grazia, ma anche con la libertà. Ecco dunque la semplice e luminosa testimonianza di Franz Jägerstätter, il contadino austriaco che ha pagato con la propria vita per non volersi piegare al giuramento per Adolf Hitler. Ecco il bellissimo dialogo fra il grande scrittore Eric-Emmanuel Schmitt e il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e guida dei Vescovi francesi, che sono stati introdotti da un bel video dell’arcivescovo cattolico della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, a pochi giorni dal termine del suo mandato.

(….)

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