Don Julián Carrón rilegge sul Corriere della Sera il viaggio
del Papa in Spagna. «La portata della sua testimonianza è tutta nella modalità
disarmante della sua presenza. Una sfida alla Chiesa, al mondo intero»
19.06.2026
Julián Carrón
La commozione unica con cui Gesù si è piegato sulla dignità
degli uomini e delle donne del suo tempo potrebbe essere oggi un devoto ricordo
del passato. Anzi, ormai solo l’eco di un devoto ricordo. Sarebbe soltanto una
favola, se non fosse per il fatto di veder riaccadere quello stesso sguardo. Se
non fosse contemporaneo. E se nel cuore dell’uomo non persistesse il bisogno di
cercarlo - quelle folle, così variegate, accorse, sorprese dall’«imprevisto» di
una visita.
Lo abbiamo avuto davanti agli occhi per una settimana, nei
giorni dell’intenso viaggio di Leone XIV in Spagna. Nel susseguirsi degli
incontri, delle parole - e dei gesti, che hanno riempito quelle parole di
significato. Le hanno fatte succedere.
La portata della testimonianza che il Papa ci dona è tutta
nella modalità disarmante della sua presenza. Il modo in cui si è posto, in
ogni frangente della visita, è una sfida alla Chiesa, al mondo intero. E Leone
XIV ci sfida attraverso il suo sguardo sulla realtà: in quei giorni, anche con
gesti semplicissimi, ha svelato - dietro alle analisi e ai temi più brucianti
del dibattito pubblico - il volto dell’uomo.
Nella corsa impellente a stabilire cosa è «umano», nel
moltiplicarsi delle definizioni antropologiche e degli allarmi di fronte allo
sgretolarsi della storia che accelera, il Papa ci spiazza tutti, perché si
ferma davanti all’uomo. Lo rivela, guardandolo...
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