sabato 20 giugno 2026

In ricordo di Luisa Muraro

 



Luisa Muraro: “Nelle concomitanze di desideri c’è qualcosa che bisogna che diventi amore”

È morta la filosofa e femminista storica, fondatrice della Libreria delle Donne, una personalità capace di guardare con lucidità e compassione il mondo dentro al quale stiamo. Ha scritto libri originali, controvento, pensatrice nel senso pieno della parola. È partita a riflettere sulla differenza sessuale ed è arrivata a mettere a tema il compito della donna e il contributo che la donna può portare in un mondo che pensa prevalentemente al maschile. Allieva di Gustavo Bontadini in Cattolica, ha seguito con interesse i corsi di Luigi Giussani. Ha stimato l’avventura del Centro Culturale di Milano. Il ricordo di una sua cara amica.

 

19 giugno 2026

Pensiero non conforme

di Flora Crescini

«L’obiezione e l’inganno vengono con l’auto-moderazione: che ci accontentiamo di poco. L’inganno comincia quando cominciamo a sottovalutare l’enormità dei nostri bisogni e ci mettiamo a pensare che bisogna commisurarli alle nostre forze, che sono naturalmente limitate. O quando il criterio di realtà diventa la coincidenza con un già detto, un già stabilito, un già desiderato da altri, che sempre meno si sa chi sono. Allora, conformandoci a verità di cui non sappiamo niente, e a desideri finti come quelli della pubblicità, prendendo come traguardi dei risultati qualsiasi, non facciamo più i nostri veri interessi, non facciamo più quello che ci interessa veramente, non cerchiamo più la nostra convenienza. A dire il vero, siamo sempre dietro a cercarla, non possiamo farne a meno (per fortuna), ma, forse per paura dei colpi di gioia, forse per una – umana e scusabile – paura di soffrire, ci accontentiamo di poco. In pratica, finisce che fatichiamo di più per guadagnare meno».

 

Come si fa a vivere?

 

Così scrive Luisa Muraro, morta appena qualche giorno fa, il 13 giugno, in uno dei suoi testi più significativi Il Dio delle donne (Mondadori 2003, pp. 31-32). E questo passo mi pare dica già molto di chi è stata: una donna capace di guardare con lucidità e compassione il mondo dentro al quale stiamo, che, con i suoi continui assalti, con la sua miseria sempre più palpabile, ci obbliga a una domanda urgente: come si fa a vivere?

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti /

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. /

Codesto solo oggi possiamo dirti, /

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Così scrive Montale in Non chiederci la parola. Da una parte, anche Luisa Muraro, nei suoi scritti, dice ciò che non siamo, ciò che non vogliamo; dall’altra, però, suggerisce una strada possibile: l’attenzione all’enormità dei nostri bisogni, il non sistemarsi e conformarsi agli schemi del mondo.

Luisa Muraro è stata una pensatrice nel senso pieno della parola: è partita a riflettere sulla differenza sessuale ed è arrivata a mettere a tema il compito della donna e il contributo che la donna può portare in un mondo che pensa prevalentemente al maschile. Ma è arrivata a scrivere anche libri come Il Dio delle donne o Il posto vuoto di Dio: «Non mettere mai un uomo al posto di Dio», scrive lì. «Non credi in Dio? Non importa, neanch’io ci credo, però il posto vuoto glielo devi lasciare, deve restare vuoto. Che cosa significa il posto vuoto? Significa tutto quello che in me sporge su niente, tutto quello che in me non si basta, tutto quello che in me è bisognoso di…, tutto quello che in me piange e piangerà fino all’ultimo».

 

Ascoltare con pazienza

 

Ho incontrato Luisa molti anni fa e subito ci siamo riconosciute. Perché la sua posizione di fronte alla vita è simile alla mia, e a quella che anima il mio partecipare al centro culturale. Nacque così l’idea del primo incontro pubblico con lei, insieme al filosofo Costantino Esposito e a Vanda Tommasi della Comunità Filosofica Diotima, la comunità a cui Luisa aveva dato vita con alcune amiche nel 1983, perché per lei da sempre il pensiero aveva una sorgente comunionale.

Poi vennero altri incontri pubblici, e da lì è nato un dialogo che è continuato a casa sua e in alcune visite di Luisa nella sede del Centro in Largo dei Servi, allora appena inaugurata, che lei volle visitare da sola, molto contenta per questo approdo fisico.

Qui tra l’altro venne spesso ad ascoltare il lungo ciclo dedicato ad Alessandro Manzoni, autore e personalità che amava molto – anche perché amava molto Milano, che considerava la sua città di adozione.

Da questi dialoghi nacque anche un’importante – e coraggiosa, se pensiamo al mondo di sinistra a cui apparteneva – intervista al mensile Tracce di Comunione e Liberazione. Si dialogava tra noi sui temi di attualità, della fecondazione artificiale, dell’uso del corpo per i “desideri”. Di tanto in tanto ci avvertiva che non tutte le compagne di viaggio della Libreria delle donne – che lei aveva fondato nel 1974 insieme a Lia Cigarini (morta un mese fa), uno dei luoghi “storici” del femminismo italiano – vedevano di buon occhio la sua frequentazione con noi; ma aggiungeva sempre che “non bisogna avere fretta ma ascoltare con pazienza”.

 

L’urgenza di una coscienza di quel che siamo

(….)

 

Per concludere questo sommario ma commosso ricordo di Luisa, riporto qualche battuta di un incontro del 2009, in occasione della pubblicazione del suo libro Al mercato della felicità.

«In questo tempo ci sono cose elementari che bisogna pensare ex novo, perché è un tempo di grande trambusto, di grande incertezza. È un periodo di grande gestazione perché è finita la modernità. Quel triste nome “postmoderno” non mi piace e non lo uso, però certo la modernità è finita. È stato un crollo, lo dice bene una filosofa un po’ amica, R. Decovic: “Il muro di Berlino non è caduto solo dalla parte dell’Est, ma anche dalla parte dell’Occidente”.

 

Pensare la natura desiderante e infinita della nostra vita

 

Allora bisogna ripensare tutto radicalmente. La mia passione politica è stata giovanile, non proprio dell’ultima ora. Volevo scrivere questo libro per far sentire amore per la politica. [Flora] ha detto in sostanza che il desiderio illumina il nostro sguardo verso gli altri e verso il mondo. È il desiderio, è l’essere desideranti che fa luce sul mondo, per vederlo non come qualcosa che ci schiaccia, ma come un nido di possibilità. Questa è l’importanza del desiderio in questo momento: dobbiamo essere desideranti. Flora ha trovato anche un passo in cui si dice che il desiderio ce l’ho io e ce l’hanno anche gli altri, quindi il desiderio ci accomuna: la comunanza dei desideri. Quest’aspetto del desiderare insieme non l’avevo pensato, ma bisogna certamente pensarlo, perché in effetti esistono queste concomitanze di desideri. Lì c’è qualcosa che bisogna che diventi amore». Grazie Luisa, per la tua amicizia e per l’aiuto che ci hai dato a pensare la natura desiderante e infinita della nostra vita.

 

(pubblicato sul sito del Centro Culturale di Milano)