Luisa Muraro: “Nelle
concomitanze di desideri c’è qualcosa che bisogna che diventi amore”
È morta la filosofa e femminista
storica, fondatrice della Libreria delle Donne, una personalità capace di
guardare con lucidità e compassione il mondo dentro al quale stiamo. Ha scritto
libri originali, controvento, pensatrice nel senso pieno della parola. È
partita a riflettere sulla differenza sessuale ed è arrivata a mettere a tema
il compito della donna e il contributo che la donna può portare in un mondo che
pensa prevalentemente al maschile. Allieva di Gustavo Bontadini in Cattolica,
ha seguito con interesse i corsi di Luigi Giussani. Ha stimato l’avventura del
Centro Culturale di Milano. Il ricordo di una sua cara amica.
19 giugno 2026
Pensiero non conforme
di Flora Crescini
«L’obiezione e l’inganno vengono
con l’auto-moderazione: che ci accontentiamo di poco. L’inganno comincia quando
cominciamo a sottovalutare l’enormità dei nostri bisogni e ci mettiamo a
pensare che bisogna commisurarli alle nostre forze, che sono naturalmente
limitate. O quando il criterio di realtà diventa la coincidenza con un già
detto, un già stabilito, un già desiderato da altri, che sempre meno si sa chi
sono. Allora, conformandoci a verità di cui non sappiamo niente, e a desideri
finti come quelli della pubblicità, prendendo come traguardi dei risultati
qualsiasi, non facciamo più i nostri veri interessi, non facciamo più quello
che ci interessa veramente, non cerchiamo più la nostra convenienza. A dire il
vero, siamo sempre dietro a cercarla, non possiamo farne a meno (per fortuna),
ma, forse per paura dei colpi di gioia, forse per una – umana e scusabile –
paura di soffrire, ci accontentiamo di poco. In pratica, finisce che fatichiamo
di più per guadagnare meno».
Come si fa a vivere?
Così scrive Luisa Muraro, morta
appena qualche giorno fa, il 13 giugno, in uno dei suoi testi più significativi
Il Dio delle donne (Mondadori 2003, pp. 31-32). E questo passo mi pare dica già
molto di chi è stata: una donna capace di guardare con lucidità e compassione
il mondo dentro al quale stiamo, che, con i suoi continui assalti, con la sua
miseria sempre più palpabile, ci obbliga a una domanda urgente: come si fa a
vivere?
Non domandarci la formula che
mondi possa aprirti /
sì qualche storta sillaba e secca
come un ramo. /
Codesto solo oggi possiamo dirti,
/
ciò che non siamo, ciò che non
vogliamo.
Così scrive Montale in Non
chiederci la parola. Da una parte, anche Luisa Muraro, nei suoi scritti, dice
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo; dall’altra, però, suggerisce una
strada possibile: l’attenzione all’enormità dei nostri bisogni, il non sistemarsi
e conformarsi agli schemi del mondo.
Luisa Muraro è stata una
pensatrice nel senso pieno della parola: è partita a riflettere sulla
differenza sessuale ed è arrivata a mettere a tema il compito della donna e il
contributo che la donna può portare in un mondo che pensa prevalentemente al
maschile. Ma è arrivata a scrivere anche libri come Il Dio delle donne o Il
posto vuoto di Dio: «Non mettere mai un uomo al posto di Dio», scrive lì. «Non
credi in Dio? Non importa, neanch’io ci credo, però il posto vuoto glielo devi
lasciare, deve restare vuoto. Che cosa significa il posto vuoto? Significa
tutto quello che in me sporge su niente, tutto quello che in me non si basta,
tutto quello che in me è bisognoso di…, tutto quello che in me piange e
piangerà fino all’ultimo».
Ascoltare con pazienza
Ho incontrato Luisa molti anni fa
e subito ci siamo riconosciute. Perché la sua posizione di fronte alla vita è
simile alla mia, e a quella che anima il mio partecipare al centro culturale.
Nacque così l’idea del primo incontro pubblico con lei, insieme al filosofo
Costantino Esposito e a Vanda Tommasi della Comunità Filosofica Diotima, la
comunità a cui Luisa aveva dato vita con alcune amiche nel 1983, perché per lei
da sempre il pensiero aveva una sorgente comunionale.
Poi vennero altri incontri
pubblici, e da lì è nato un dialogo che è continuato a casa sua e in alcune
visite di Luisa nella sede del Centro in Largo dei Servi, allora appena
inaugurata, che lei volle visitare da sola, molto contenta per questo approdo fisico.
Qui tra l’altro venne spesso ad
ascoltare il lungo ciclo dedicato ad Alessandro Manzoni, autore e personalità
che amava molto – anche perché amava molto Milano, che considerava la sua città
di adozione.
Da questi dialoghi nacque anche
un’importante – e coraggiosa, se pensiamo al mondo di sinistra a cui
apparteneva – intervista al mensile Tracce di Comunione e Liberazione. Si
dialogava tra noi sui temi di attualità, della fecondazione artificiale, dell’uso
del corpo per i “desideri”. Di tanto in tanto ci avvertiva che non tutte le
compagne di viaggio della Libreria delle donne – che lei aveva fondato nel 1974
insieme a Lia Cigarini (morta un mese fa), uno dei luoghi “storici” del
femminismo italiano – vedevano di buon occhio la sua frequentazione con noi; ma
aggiungeva sempre che “non bisogna avere fretta ma ascoltare con pazienza”.
L’urgenza di una coscienza di
quel che siamo
(….)
Per concludere questo sommario ma
commosso ricordo di Luisa, riporto qualche battuta di un incontro del 2009, in
occasione della pubblicazione del suo libro Al mercato della felicità.
«In questo tempo ci sono cose
elementari che bisogna pensare ex novo, perché è un tempo di grande trambusto,
di grande incertezza. È un periodo di grande gestazione perché è finita la
modernità. Quel triste nome “postmoderno” non mi piace e non lo uso, però certo
la modernità è finita. È stato un crollo, lo dice bene una filosofa un po’
amica, R. Decovic: “Il muro di Berlino non è caduto solo dalla parte dell’Est,
ma anche dalla parte dell’Occidente”.
Pensare la natura desiderante e
infinita della nostra vita
Allora bisogna ripensare tutto
radicalmente. La mia passione politica è stata giovanile, non proprio
dell’ultima ora. Volevo scrivere questo libro per far sentire amore per la
politica. [Flora] ha detto in sostanza che il desiderio illumina il nostro sguardo
verso gli altri e verso il mondo. È il desiderio, è l’essere desideranti che fa
luce sul mondo, per vederlo non come qualcosa che ci schiaccia, ma come un nido
di possibilità. Questa è l’importanza del desiderio in questo momento: dobbiamo
essere desideranti. Flora ha trovato anche un passo in cui si dice che il
desiderio ce l’ho io e ce l’hanno anche gli altri, quindi il desiderio ci
accomuna: la comunanza dei desideri. Quest’aspetto del desiderare insieme non
l’avevo pensato, ma bisogna certamente pensarlo, perché in effetti esistono
queste concomitanze di desideri. Lì c’è qualcosa che bisogna che diventi
amore». Grazie Luisa, per la tua amicizia e per l’aiuto che ci hai dato a
pensare la natura desiderante e infinita della nostra vita.
(pubblicato sul sito del Centro
Culturale di Milano)
