domenica 13 novembre 2016

Oltre le contrapposizioni e gli stereotipi, per un dialogo reale che costruisca il bene comune

sabato 12 novembre 2016

Il referendum? Una straordinaria opportunità di dialogo

andrea-pinReferendum costituzionale del 4 dicembre: una straordinaria opportunità di dialogo. E d’altra parte, anche un rischio: porre le persone di fronte a un Sì o un No, un’alternativa secca, favorendo lo scontro e la contrapposizione su argomenti che hanno a che fare con la natura stessa della convivenza sociale. Pubblichiamo un intervento del nostro presidente Andrea Pin.

Il 4 dicembre. Se c’è una cosa su cui i sostenitori del Sì e del No al referendum sono d’accordo, è che ciò su cui gli italiani si esprimeranno quel giorno ha a che fare con preoccupazioni fondamentali per il Paese e per il significato stesso della convivenza umana. È qualcosa che tocca il cuore delle istituzioni e impone una riflessione sui loro fondamenti: sulla loro democraticità, sull’efficacia della loro azione, sul rispetto della sussidiarietà. È naturale che l’Associazione Rosmini si coinvolga direttamente, avendo dedicato tanto della propria storia ad approfondire e valorizzare ciascuno di questi aspetti.
Il modo in cui l’Associazione intende farlo non è un particolare, ma esprime il nucleo stesso della Rosmini e il significato della sua azione. Nelle tante e ammirevoli iniziative di dibattito, che mostrano la vitalità, non solo della passione politica, ma la stoffa stessa della società italiana e la serietà con la quale è capace di mettersi in gioco, all’Associazione preme innanzitutto preservare e trasmettere un’evidenza: il bene stesso del vivere insieme e di accettare l’altro. Un referendum è una straordinaria opportunità di dialogo ma cova anche un rischio: pone le persone di fronte a un Sì o un No. Istituisce un’alternativa secca, favorendo lo scontro e la contrapposizione su argomenti che hanno a che fare con la natura stessa della convivenza sociale.

martedì 8 novembre 2016

Il Giubileo dei carcerati

MAGISTERO

La speranza che non delude

L'omelia di papa Francesco alla messa per il Giubileo dei carcerati (Basilica vaticana, 6 novembre 2016)
07/11/2016
Il messaggio che la Parola di Dio oggi vuole comunicarci è certamente quello della speranza, di quella speranza che non delude.
Uno dei sette fratelli condannati a morte dal re Antioco Epifane dice: «Da Dio si ha la speranza di essere di nuovo da lui risuscitati» (2 Mac 7,14). Queste parole manifestano la fede di quei martiri che, nonostante le sofferenze e le torture, hanno la forza di guardare oltre. Una fede che, mentre riconosce in Dio la sorgente della speranza, mostra il desiderio di raggiungere una vita nuova.
Allo stesso modo, nel Vangelo, abbiamo ascoltato come Gesù con una semplice risposta, ma perfetta, cancelli tutta la banale casistica che i sadducei gli avevano sottoposto. La sua espressione: «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38), rivela il vero volto del Padre, che desidera solo la vita di tutti i suoi figli. La speranza di rinascere a una vita nuova, quindi, è quanto siamo chiamati a fare nostro per essere fedeli all’insegnamento di Gesù.
La speranza è dono di Dio. Dobbiamo chiederla. Essa è posta nel più profondo del cuore di ogni persona perché possa rischiarare con la sua luce il presente, spesso turbato e offuscato da tante situazioni che portano tristezza e dolore. Abbiamo bisogno di rendere sempre più salde le radici della nostra speranza, perché possano portare frutto. In primo luogo, la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo nel nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace (continua a leggere sul sito della Santa Sede).

sabato 5 novembre 2016

La visita di Papa Francesco a Malmo (Svezia): ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide

IL PAPA IN SVEZIA

Davanti a un miracolo di unità (www.tracce.it)


04/11/2016 - «Non siamo capaci di un bene così, ma lo abbiamo visto possibile». Gli amici della comunità raccontano la visita di Francesco e quello che è accaduto a Malmö. Dove «per la prima volta nella storia» cattolici e luterani hanno commemorato insieme la Riforma


Quando abbiamo saputo che il Papa sarebbe venuto in Svezia, non avevamo realizzato la portata di quello che stava per accadere. Il Santo Padre che viene per commemorare la Riforma protestante: al primo impatto è qualcosa di inconcepibile. «Per la prima volta nella storia, cattolici e luterani commemoreranno insieme l’anniversario della Riforma a livello globale. (…) Attraverso il Battesimo, luterani e cattolici sono chiamati in un solo corpo»: quando ho letto queste parole tra le prime pagine del libretto che ci è stato consegnato nell’Arena di Malmö, mi sono commossa. Eravamo spettatori, anzi protagonisti, di un miracolo di unità che stava accadendo davanti a noi.

Noi, «cristiani delle periferie» - come ci ha chiamati il vescovo di Stoccolma, Anders Arborelius - siamo stati preferiti. Ci sono momenti in cui ci sembra di essere fuori dal mondo, e ci chiediamo se forse non ci stiamo perdendo qualcosa. E invece ci siamo trovati davanti ad un uomo che è venuto qui per noi, e con il suo esempio invita ad essere «protagonisti della rivoluzione della tenerezza». Noi, oggetto della preferenza del Papa, e di Gesù che ci vuole qui.

mercoledì 2 novembre 2016

Intervista a Tina Anselmi






 Nell'attuale dibattito referendario, una voce che viene dal passato
 e che mostra una passione umana e politica straordinaria:
 una luce sul presente.

Macerata: oltre la paura

TERREMOTO - LETTERA

Vedere altro, oltre la paura


02/11/2016 - La scossa di domenica mattina, fortissima, che ha devastato un altro pezzo d'Italia. Il matrimonio alle porte, il pensiero agli amici in Siria. E quell'abbraccio, fermandosi un istante per dire l'Angelus
Domenica mattina ero a Macerata e come tanti altri sono stato svegliato bruscamente dal terremoto. La scossa delle 7.41 che ha distrutto Norcia e diviso in due il Monte Vettore si è avvertita molto chiaramente anche nella “Atene delle Marche”. Per quanto cerchi di ricordare, in tutta la vita non mi è mai capitata un’esperienza simile.

I primi momenti, quando ti accorgi di essere in balìa della forza cieca della natura, sono agghiaccianti: nel letto, immobile, guardavo le pareti muoversi tutt'intorno, mentre decine di libri mi cadevano davanti. Non ho mai corso reali pericoli, ma non credo di poter descrivere adeguatamente il timore che ho provato. Ero “pietrificato”, stringevo le mie lenzuola gialle nelle mani e non sono riuscito nemmeno a rifugiarmi sotto lo stipite di qualche porta per mettermi in salvo. Per un istante – un lunghissimo istante - ho avuto paura, quella paura autentica che nasce dall’impotenza, capace di toglierti il respiro per qualche attimo. Nella mente i pensieri corrono veloci, ma senza meta. Trovarsi senza un nascondiglio, o una zona franca. Dipendere totalmente da quella furia senza una logica che aveva già rubato altre vite nei mesi scorsi.

papa Francesco in Svezia

MAGISTERO

Santi, cioè felici

Omelia di papa Francesco per la solennità di Tutti i Santi (Swedbank Stadion a Malmö, 1 novembre 2016)
02/11/2016
Con tutta la Chiesa celebriamo oggi la solennità di Tutti i Santi. Ricordiamo così non solo quelli che sono stati proclamati santi nel corso della storia, ma anche tanti nostri fratelli che hanno vissuto la loro vita cristiana nella pienezza della fede e dell’amore attraverso una esistenza semplice e nascosta. Sicuramente, tra questi, ci sono molti dei nostri parenti, amici e conoscenti. Celebriamo, quindi, la festa della santità. Quella santità che, a volte, non si manifesta in grandi opere o in successi straordinari, ma che sa vivere fedelmente e quotidianamente le esigenze del battesimo. Una santità fatta di amore per Dio e per i fratelli. Amore fedele fino a dimenticarsi di sé stesso e a darsi totalmente agli altri, come la vita di quelle madri e quei padri che si sacrificano per le loro famiglie sapendo rinunciare volentieri, benché non sia sempre facile, a tante cose, a tanti progetti o programmi personali. Ma se c’è qualcosa che caratterizza i santi è che sono veramente felici. Hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all’anima ed ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Perciò i santi sono chiamati beati. Le Beatitudini sono la loro via, la loro meta, verso la patria. Le Beatitudini sono la strada di vita che il Signore ci indica, perché possiamo seguire le sue orme. Nel Vangelo di oggi, abbiamo ascoltato come Gesù le proclamò davanti a una grande folla su un monte vicino al lago di Galilea. Le Beatitudini sono il profilo di Cristo e, di conseguenza, del cristiano. Tra di esse, vorrei evidenziarne una: «Beati i miti». Gesù dice di sé stesso: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Questo è il suo ritratto spirituale e ci svela la ricchezza del suo amore. La mitezza è un modo di essere e di vivere che ci avvicina a Gesù e ci fa essere uniti tra di noi; fa sì che lasciamo da parte tutto ciò che ci divide e ci oppone, e che cerchiamo modi sempre nuovi per progredire sulla via dell’unità, come hanno fatto figli e figlie di questa terra, tra cui santa Maria Elisabetta Hesselblad, recentemente canonizzata, e santa Brigida, Brigitta Vadstena, co-patrona d’Europa.
(Continua a leggere sul sito della Santa Sede)