sabato 8 agosto 2026

Il Meeting e i Papi. Da Giovanni Paolo II a Leone XIV


 

La prima volta di un Papa in Fiera, il rapporto speciale con il cardinale Ratzinger, poi Benedetto XVI, e gli amici di Francesco. L’attesa per la seconda visita di un Pontefice nelle parole di Emilia Guarnieri, storica presidente della kermesse riminese

 

07.08.2026

Emilia Guarnieri

Cofondatrice del Meeting per l’amicizia fra i popoli, di cui è stata presidente dal 1993 al 2020

Don Giussani si inginocchia all’arrivo di Giovanni Paolo II al Meeting nell’estate del 1982. Alla sinistra del Papa, Emilia Guarnieri (©Meeting Rimini)

Don Giussani si inginocchia all’arrivo di Giovanni Paolo II al Meeting nell’estate del 1982. Alla sinistra del Papa, Emilia Guarnieri (©Meeting Rimini)

Fin dall’inizio, la storia del Meeting si è incontrata con i Papi. La prima edizione del Meeting è del 1980, ma l’idea prende forma alla fine dell’estate del 1979, quando era papa Giovanni Paolo II, eletto il 16 ottobre 1978. Noi eravamo un gruppo di amici di Rimini, «appassionati alla vita», come disse don Giussani, con un impeto a rendere presente l’esperienza cristiana incontrata. Quegli anni furono un tempo anche per noi segnato dalla presenza di quel Papa “venuto da lontano”, ma così vicino. Seguivamo i rapporti che crescevano tra lui e don Giussani. E ne eravamo affascinati.

 Già con le prime due edizioni, il Meeting cominciava a essere conosciuto. E i rapporti crescevano. Ma mai avremmo pensato di invitare il Papa al Meeting. Ci pensò lui. Era l’estate del 1982. Giovanni Paolo II doveva recarsi in Polonia, ma le condizioni politiche glielo impedirono. Così decise di venire al Meeting. A metà giugno la notizia, con una telefonata del Vaticano al Vescovo di Rimini. E il 29 agosto, alle 14, il Papa arriva in Fiera. Visita le Mostre, gli stand, incontra i volontari. Giunge poi in salone. Qui l’intervento, i canti, la consegna: «Costruite, senza stancarvi mai, la civiltà della verità e dell’amore». E la risposta a una domanda che gli avevamo rivolto: «Voi, con questo Meeting, date espressione al vostro movimento, cercate di esprimere il carattere proprio, la missione propria della Chiesa, che è sempre una missione storica, benché trascendente, benché divina. È storica, storica del nostro tempo. […] Voi intendete incarnare quest’opera della salvezza, farla presente tra gli uomini».

 Il rapporto con Giovanni Paolo divenne stabile. Il suo messaggio arrivava ogni anno. Nell’estate del ’91 poi alcuni di noi furono invitati a Castelgandolfo per la Messa e la colazione. Fu in quell’occasione che, riconoscendo l’originalità del Meeting, il Papa coniò quella formula «voi fate una cultura di frontiera».

 Quando nell’aprile del 2005 divenne papa il cardinale Ratzinger, Papa Benedetto XVI, il rapporto con lui era già storia più che decennale. Era stato relatore al Meeting del ’90 con un intervento sulla natura della Chiesa dal titolo “Una compagnia sempre riformanda”. Era nato con lui un rapporto stabile. Ogni anno ci riceveva. A tema c’era sempre la successiva edizione del Meeting. E ogni volta il dialogo si concludeva con un invito a partecipare. Una volta cedette. Il titolo metteva a tema la bellezza. Gli piacque in maniera particolare. Ci inviò l’intervento scritto che leggemmo in Auditorium. Era il 2002. Da quando divenne Papa, i colloqui si interruppero, ma non la compagnia che continuò a farci con gli ampi messaggi annuali. Fino a quelle dimissioni del febbraio del 2013.

 Quando incontrammo il cardinale Bergoglio, appena diventato papa Francesco, ci trovammo di fronte a qualcuno che già ci conosceva, che ricordava gli inviti che gli avevamo rivolto quando era cardinale a Buenos Aires. Amici comuni ci legavano. Amici italiani che avevano conosciuto a Buenos Aires padre Pepe di Paola, il prete delle villas miserias, le favelas argentine. Lo invitammo al Meeting e lui ci raccontò della sua missione tra gli immigrati, i tossicodipendenti. Ci parlò di quanto l’arcivescovo Bergoglio condividesse il suo lavoro.

 Padre Pepe venne al Meeting varie volte. Diventammo amici. Dopo il Meeting passava sempre da Roma. Incontrava Papa Francesco. Gli raccontava dal vivo l’esperienza vissuta, l’amicizia con noi. Eravamo sinceramente grati per ogni occasione che ci era data di partecipare a papa Francesco la nostra esperienza. Mentre cercavamo di far nostre quelle preoccupazioni che anche attraverso i suoi ampi messaggi ci indirizzava. Le periferie, il cambiamento d’epoca, il dialogo. Nel 2019 una nostra visita in Egitto al Grande Imam di Al Azhar, Ahmad Al Tayyeb, si svolse alla luce e nel solco dell’incontro di pochi mesi prima tra papa Francesco e Al Thayyeb, con la firma dello storico “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.

 

Quando l’8 maggio del 2025 è stato eletto papa Robert Francis Prevost, nessuno poteva immaginare che, un anno dopo, un Papa sarebbe tornato al Meeting.

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