Regia di Raoul Peck. Un film Genere Documentario, - USA,
2025, durata 119 minuti. distribuito da I Wonder Pictures. Valutazione: 3
Stelle, sulla base di 3 recensioni.
A partire dal romanzo "1984" e dal diario del suo
autore George Orwell, una riflessione sulla deriva autoritaria della società
contemporanea. Il film è stato premiato a National Board, Al Box Office Usa
Orwell: 2+2=5 ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 351 mila
dollari e 26,6 mila dollari nel primo weekend.
Recensione di Roberto Manassero
lunedì 19 maggio 2025
Nel 1947, gravemente malato di tubercolosi, George Orwell si
trasferisce con il figlio nell'isola scozzese di Jura e qui scrive il suo
ultimo romanzo: "1984". A partire dalle parole contenute nel diario
dello scrittore e da passaggi dello stesso romanzo, il film collega la visione
politica di Orwell, la sua naturale avversione per il dispotismo e la sua
visione straordinariamente premonitrice sul rapporto fra potere e
comunicazione, alla società contemporanea, tra gli scenari di guerra in
Ucraina, Palestina e Myanmar, la disinformazione alla base del successo delle
forze nazionaliste e la manipolazione della verità e della storia.
Diretto dal regista haitiano Raoul Peck (I Am Not Your
Negro, Il giovane Karl Marx) e prodotto dal documentarista Premio Oscar Alex
Gibney, un viaggio dentro l'opera di uno dei massimi scrittori inglesi del
'900, la cui attualità diventa di giorno in giorno sempre più evidente.
Usando come guida i tre slogan del partito del Grande
Fratello di "1984", «La guerra è pace», «La libertà è schiavitù»,
«L'ignoranza è forza», il film adatta in maniera incredibilmente consona le
immagini del mondo di oggi alle parole di Orwell, e non viceversa, dando così
vera sostanza al proprio discorso.
L'approccio militante di Peck (da sempre impegnato a far
emergere con la sua opera la condizioni di subalternità delle popolazioni più
povere e reiette) ricorda quello di Michael Moore (che si vede anche in un
rapido passaggio) e illustra tutte le forme più inquietanti di autoritarismo
contemporaneo: Putin, Trump, Israele, Orban, la giunta militare in Myanmar
(senza dimenticare che proprio Orwell nel 1922 fu parte di un corpo militare
britannico di stanza a Burma, all'epoca colonia inglese), la Corea del Nord, la
Cina, anche Giorgia Meloni (sbertucciata quando parla inopinatamente della
persecuzione dei cristiani come del «più grande genocidio in atto nel
mondo»...).
A sorreggere il discorso, decine e decine di materiali video
che portano da Gaza all'Ucraina, dall'assalto a Capitol Hill dei trumpisti alla
lista dei libri banditi nel mondo, dal militarismo del lavoro industriale alla
ricchezza senza limiti di quell'1% di multimilionari che affama la Terra... Se
i riferimenti sono tanti, con il rischio di mettere troppa carne al fuoco -
senza contare che parallela scorre la biografia dello stesso Orwell, di cui si
mostrano fotografie di famiglia e si illustrano episodi di vita, dalla Guerra
civile in Spagna al lavoro per la BBC durante la guerra, ai continui ricoveri
in sanatorio... - è proprio la straordinaria lucidità del pensiero dello
scrittore a tenere in piedi il film.
Il montaggio tematico delle varie versioni televisive e
cinematografiche di "1984" (il primo adattamento della BBC nel 1954;
Nel 2000 non sorge il sole di Michael Anderson; 1984 di Michael Redford; Brazil
di Terry Gilliam), di "La fattoria degli animali" o di vari altri
film (in particolare quelli di Loach: Riff Raff, Terra e libertà, Io, Daniel
Blake), fa vivere sullo schermo parole scritte ottant'anni fa eppure così
attuali da far temere di avere una valenza universale, quasi mitica.
Come dice del resto lo scrittore Milan Kundera in un
intervento alla tv francese, il pensiero di Orwell, da visione antipolitica e
in odore di qualunquismo, con il tempo si è fatto vero e proprio discorso
pubblico sulla condizione della società contemporanea. Lo scrittore di
"1984", ad esempio, capì il legame fra la piccola borghesia e il
potere coloniale nel segno di una comoda vendetta sociale per i subalterni del
capitalismo; intuì l'importanza della manipolazione del passato per influenzare
il presente; l'uso delle parole, delle frasi fatte e delle locuzioni per far
passare all'opinione pubblica concetti altrimenti inaccettabili; la facilità
con cui la comunicazione politica, da strumento di controllo del potere, è
diventata essa stessa strumento di potere... E tutto questo in una società in
cui i media non avevano ancora preso il controllo del quotidiano.
Se un limite 2+2=5 (che prende il titolo da un episodio
celebre di "1984", esempio perfetto di alterazione della realtà da
parte del Grande Fratello) ce l'ha, è quello di parlare purtroppo a uno
spettatore già consapevole di tutto quanto gli viene detto, con il risultato
che alla fine del bombardamento di immagini e informazioni ci si ritrova al
colmo dell'indignazione o della conferma della propria visione. Tutti gli
altri, invece, continueranno a vivere nella beata ignoranza, decisi a pensarla
sempre nello stesso modo, anche se - come si sente dire da un sostenitore di
Trump - il presidente commettesse un omicidio sulla soglia della Casa bianca...
Che fare dunque?
