giovedì 6 agosto 2026

Santa Scorese, uccisa per amore a Dio


 

La storia della giovane barese vittima nel 1991 di violenza di genere: non solo una pagina di cronaca nera, ma una possibile testimonianza di fede e martirio cristiano

 

05.08.2026

Roberto Beccaria

«Ho ventitré anni, non posso morire così». Sono le ultime parole di Santa Scorese, pronunciate nel cortile della sua casa di Palo del Colle, provincia di Bari, la sera del 15 marzo 1991. Pochi istanti prima Giuseppe Di Mauro, che da anni la perseguitava, l’aveva colpita con un coltello. Per ben 13 volte. Santa morirà poche ore dopo. Trentacinque anni più tardi quella vicenda non è soltanto una pagina di cronaca nera: la Chiesa la sta rileggendo come una possibile testimonianza di martirio cristiano. Se la causa dovesse concludersi positivamente, Santa Scorese potrebbe essere ricordata come la prima santa uccisa in un contesto riconducibile alla violenza di genere e allo stalking.

 

La storia della Chiesa conosce già figure come santa Maria Goretti, morta accoltellata nel 1902 a soli 11 anni per aver cercato di resistere a una violenza, per difendere la propria purezza. Ma il caso di Santa Scorese presenta caratteristiche nuove: anni di persecuzione, pedinamenti, minacce, lettere anonime, aggressioni ripetute. Oggi quella sequenza ha un nome preciso: stalking.

 

Eppure ridurre la sua vicenda a un simbolo della violenza sulle donne rischia di impoverirla. Perché la sua storia è una storia di fede.

 

Santa, nata a Bari il 6 febbraio 1968, è una ragazza immersa nella vita. Ama il mare, gioca a pallacanestro, ascolta Renato Zero con la sorella, studia prima Medicina e poi Pedagogia, partecipa alla vita ecclesiale con entusiasmo. Dalle pagine del suo diario emerge una giovane che desidera vivere intensamente la propria umanità alla luce del Vangelo. Lunghi tempi di adorazione, familiarità con la Scrittura, un forte legame con la Vergine Maria accompagnano un cammino spirituale che la porta a interrogarsi anche sulla consacrazione religiosa. Per un periodo frequenta le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, maturando il desiderio di «essere Maria nel mondo», pur scegliendo poi di non entrare definitivamente nella comunità.

 

È proprio mentre verifica qual è il suo posto nel mondo che irrompe la persecuzione. Giuseppe Di Mauro non accetta di essere rifiutato da lei. La segue ovunque, la controlla, le impone una presenza costante, alternando minacce e intimidazioni. La famiglia comprende il pericolo: il padre, agente di polizia, tenta persino di ottenere una protezione; amici e conoscenti cercano di non lasciarla sola. Ma la sera del 15 marzo 1991 il suo assassino riesce a sorprenderla.

 

Dalle pagine del suo diario emerge una giovane che desidera vivere intensamente la propria umanità alla luce del Vangelo

 

La causa di beatificazione, aperta nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto nel 1998, non si limita a verificare le virtù cristiane della giovane, ma approfondisce una domanda decisiva: Santa è stata uccisa in odium fidei, cioè a causa della fede? L’inchiesta diocesana si è conclusa nel 1999; oggi il lavoro prosegue a Roma con la redazione della Positio super martyrio, il dossier destinato al Dicastero delle Cause dei Santi. La postulatrice della fase romana è l’avvocata canonista Franca Maria Lorusso, mentre il relatore è il carmelitano padre Szczepan T. Praskiewicz.

 

È proprio la Lorusso a suggerire la chiave interpretativa più interessante. La morte di Santa, osserva, «non si lascia leggere soltanto come l’esito tragico di una violenza di genere». Il nodo della causa è verificare se l’aggressore abbia colpito, non solo una donna che gli si sottraeva, ma quella libertà che nasceva dalla sua appartenenza a Cristo. La dignità femminile e l’odium fidei non coincidono: la prima descrive il volto umano della vicenda, il secondo, se riconosciuto, ne rappresenterebbe il fondamento teologico.

 

In questo senso Santa Scorese parla con sorprendente attualità. Oggi il dibattito pubblico insiste giustamente sugli strumenti giuridici e culturali per contrastare la violenza di genere. La sua vicenda aggiunge una domanda ulteriore: da dove nasce una libertà che nessuna minaccia riesce a piegare? Per lei la risposta non era un principio astratto, ma una relazione personale con Cristo.

 

Anche la memoria popolare sembra cogliere questa profondità. Nel 2024 è nata l’associazione di promozione sociale Amici di Santa, che promuove incontri, iniziative culturali e momenti di riflessione attorno alla sua figura.

(…)

clonline