La storia della giovane barese vittima nel 1991 di violenza di genere: non solo una pagina di cronaca nera, ma una possibile testimonianza di fede e martirio cristiano
05.08.2026
Roberto Beccaria
«Ho ventitré anni, non posso morire così». Sono le ultime
parole di Santa Scorese, pronunciate nel cortile della sua casa di Palo del
Colle, provincia di Bari, la sera del 15 marzo 1991. Pochi istanti prima
Giuseppe Di Mauro, che da anni la perseguitava, l’aveva colpita con un
coltello. Per ben 13 volte. Santa morirà poche ore dopo. Trentacinque anni più
tardi quella vicenda non è soltanto una pagina di cronaca nera: la Chiesa la
sta rileggendo come una possibile testimonianza di martirio cristiano. Se la causa
dovesse concludersi positivamente, Santa Scorese potrebbe essere ricordata come
la prima santa uccisa in un contesto riconducibile alla violenza di genere e
allo stalking.
La storia della Chiesa conosce già figure come santa Maria
Goretti, morta accoltellata nel 1902 a soli 11 anni per aver cercato di
resistere a una violenza, per difendere la propria purezza. Ma il caso di Santa
Scorese presenta caratteristiche nuove: anni di persecuzione, pedinamenti,
minacce, lettere anonime, aggressioni ripetute. Oggi quella sequenza ha un nome
preciso: stalking.
Eppure ridurre la sua vicenda a un simbolo della violenza
sulle donne rischia di impoverirla. Perché la sua storia è una storia di fede.
Santa, nata a Bari il 6 febbraio 1968, è una ragazza immersa
nella vita. Ama il mare, gioca a pallacanestro, ascolta Renato Zero con la
sorella, studia prima Medicina e poi Pedagogia, partecipa alla vita ecclesiale
con entusiasmo. Dalle pagine del suo diario emerge una giovane che desidera
vivere intensamente la propria umanità alla luce del Vangelo. Lunghi tempi di
adorazione, familiarità con la Scrittura, un forte legame con la Vergine Maria
accompagnano un cammino spirituale che la porta a interrogarsi anche sulla
consacrazione religiosa. Per un periodo frequenta le Missionarie
dell’Immacolata Padre Kolbe, maturando il desiderio di «essere Maria nel
mondo», pur scegliendo poi di non entrare definitivamente nella comunità.
È proprio mentre verifica qual è il suo posto nel mondo che
irrompe la persecuzione. Giuseppe Di Mauro non accetta di essere rifiutato da
lei. La segue ovunque, la controlla, le impone una presenza costante,
alternando minacce e intimidazioni. La famiglia comprende il pericolo: il
padre, agente di polizia, tenta persino di ottenere una protezione; amici e
conoscenti cercano di non lasciarla sola. Ma la sera del 15 marzo 1991 il suo
assassino riesce a sorprenderla.
Dalle pagine del suo diario emerge una giovane che desidera
vivere intensamente la propria umanità alla luce del Vangelo
La causa di beatificazione, aperta nell’arcidiocesi di
Bari-Bitonto nel 1998, non si limita a verificare le virtù cristiane della
giovane, ma approfondisce una domanda decisiva: Santa è stata uccisa in odium
fidei, cioè a causa della fede? L’inchiesta diocesana si è conclusa nel 1999;
oggi il lavoro prosegue a Roma con la redazione della Positio super martyrio,
il dossier destinato al Dicastero delle Cause dei Santi. La postulatrice della
fase romana è l’avvocata canonista Franca Maria Lorusso, mentre il relatore è
il carmelitano padre Szczepan T. Praskiewicz.
È proprio la Lorusso a suggerire la chiave interpretativa
più interessante. La morte di Santa, osserva, «non si lascia leggere soltanto
come l’esito tragico di una violenza di genere». Il nodo della causa è
verificare se l’aggressore abbia colpito, non solo una donna che gli si
sottraeva, ma quella libertà che nasceva dalla sua appartenenza a Cristo. La
dignità femminile e l’odium fidei non coincidono: la prima descrive il volto
umano della vicenda, il secondo, se riconosciuto, ne rappresenterebbe il fondamento
teologico.
In questo senso Santa Scorese parla con sorprendente
attualità. Oggi il dibattito pubblico insiste giustamente sugli strumenti
giuridici e culturali per contrastare la violenza di genere. La sua vicenda
aggiunge una domanda ulteriore: da dove nasce una libertà che nessuna minaccia
riesce a piegare? Per lei la risposta non era un principio astratto, ma una
relazione personale con Cristo.
Anche la memoria popolare sembra cogliere questa profondità.
Nel 2024 è nata l’associazione di promozione sociale Amici di Santa, che
promuove incontri, iniziative culturali e momenti di riflessione attorno alla
sua figura.
(…)
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