M.Konrad. Sacerdote della Fraternità San Carlo e teologo
Karl Adam è un pensatore decisamente anti-riduzionista che
detesta gli unilateralismi. Descrivendo la vita di Gesù, molti autori insistono
sul fatto che Gesù era veramente uomo, mentre altri si danno da fare per
esaltare la Sua divinità. Per Adam invece il vero problema consiste nel tener
insieme i due aspetti: «Il mistero del Cristo non consiste solo nel fatto che
Egli è Dio, ma specialmente in questo, che Egli è “Uomo-Dio”».
Quando Karl Adam pubblicò nel 1934 Gesù il Cristo, il libro
diventò subito un best-seller e uscì in molte lingue. In Italia venne tradotto
a Venegono Inferiore quando Luigi Giussani vi dimorò come seminarista. Giussani
stesso conosce bene Adam e lo cita soprattutto per la sua intuizione che non si
possa separare la Chiesa da Cristo, né Cristo dalla Sua Chiesa: la Chiesa è la
continuazione della vita di Cristo tra noi. Mi sono chiesto quale effetto possa
avere avuto la lettura di Gesù il Cristo sul giovane seminarista. Ho trovato,
nella descrizione del carattere di Gesù, pagine che fanno subito pensare anche
a Giussani; per esempio, quando Adam parla del «fuoco d’una santa passione» per
la verità di Gesù. Tale passione virile si accompagna in Gesù allo stesso tempo
a un amore «talmente incomparabile e singolare, talmente tenero, materno e
pronto al sacrificio, che rimase scolpito per sempre nei ricordi dell’umanità».
Per noi è spesso difficile conciliare lo zelo per la verità con l’amore al
prossimo. Tanti intervengono in nome della difesa della verità in modo irruento
senza guardare in faccia il prossimo con i suoi problemi concreti. Altri,
invece, volendo essere misericordiosi, fanno degli sconti sulla verità perché
la ritengono disumana e non desiderabile. In Gesù invece queste due passioni
trovano il loro punto di unità nel suo rapporto con il Padre, nella sua
preghiera che è “il principio vitale della sua esistenza”.
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