domenica 2 agosto 2026

De Wohl: Davide di Gerusalemme


 

Il destino del re in mano a Dio

Il Davide di Gerusalemme di Louis De Wohl è un eroe nel quale identificarsi nel bene e nel male, qui e ora. Nell’eterno presente dell’avventura. La recensione da Tracce di luglio-agosto

 

Andrea Fazioli

Scrittore e giornalista

La Bibbia è anche un romanzo di avventura. Purtroppo di rado apprezziamo la suspense, forse perché siamo abituati a vedere le parole del libro sacro attraverso un velo di riverenza. Per questo è utile leggere Davide di Gerusalemme. È come se il romanzo biblico fosse una gamba ingessata e costretta all’immobilità: tolto il gesso, riscopriamo il movimento plastico e dinamico della pura narrazione.

 

Al di là degli episodi più noti, mi colpisce la prima parte del percorso di Davide: in esilio tra deserti, boschi e caverne, la sua figura è quella di un rivoluzionario. In effetti la Bibbia dice che Davide diventò il capo di «quanti erano nei guai, quelli che avevano debiti e tutti gli scontenti» (1Sam 22,2) e che poi «andò a dimorare nel deserto in luoghi impervi, in zona montuosa, nel deserto di Zif» (1Sam 23,14). De Wohl coglie lo spunto con la maestria di un vero affabulatore, precisando che Davide conosceva bene il deserto e che «sapeva dove trovare le sorgenti e il riparo di una grotta». È proprio da questo deserto, che si trova nell’estremità meridionale di Giuda, vicino al Mar Morto, che Davide comincerà la sua ascesa al regno, fatta di agguati, battaglie, scene madri, colpi di scena, duelli, momenti di tensione narrativa.

 

Il miracolo accade quando, leggendo, ci dimentichiamo di avere già sentito queste storie. Ecco Davide e Abisài che strisciano fra le sentinelle addormentate, penetrano nella tenda del re Saul, che ha giurato la morte di Davide. Il grande Saul dorme, è vulnerabile… è perduto. «Ora gli trapasso il cuore con la sua stessa lancia», esclama Abisài. Ma Davide gli trattiene il polso. «Mai», dice fra i denti. E Abisài non comprende: «Ma… allora perché siamo qui?». Davide non parla, agisce: sa che un nemico risparmiato vale più di un nemico ucciso e che la forza maggiore è quella che non esercita il suo potere. I due prendono la lancia e di soppiatto escono dall’accampamento. Sapevo già come finiva questo episodio eppure, nel momento in cui l’ho riletto, per un attimo anch’io come Abisài mi sono chiesto: ma che fa, ma che vuole questo Davide?

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