Il destino del re in mano a Dio
Il Davide di Gerusalemme di Louis De Wohl è un eroe nel
quale identificarsi nel bene e nel male, qui e ora. Nell’eterno presente
dell’avventura. La recensione da Tracce di luglio-agosto
Andrea Fazioli
Scrittore e giornalista
La Bibbia è anche un romanzo di avventura. Purtroppo di rado
apprezziamo la suspense, forse perché siamo abituati a vedere le parole del
libro sacro attraverso un velo di riverenza. Per questo è utile leggere Davide
di Gerusalemme. È come se il romanzo biblico fosse una gamba ingessata e
costretta all’immobilità: tolto il gesso, riscopriamo il movimento plastico e
dinamico della pura narrazione.
Al di là degli episodi più noti, mi colpisce la prima parte
del percorso di Davide: in esilio tra deserti, boschi e caverne, la sua figura
è quella di un rivoluzionario. In effetti la Bibbia dice che Davide diventò il
capo di «quanti erano nei guai, quelli che avevano debiti e tutti gli
scontenti» (1Sam 22,2) e che poi «andò a dimorare nel deserto in luoghi
impervi, in zona montuosa, nel deserto di Zif» (1Sam 23,14). De Wohl coglie lo
spunto con la maestria di un vero affabulatore, precisando che Davide conosceva
bene il deserto e che «sapeva dove trovare le sorgenti e il riparo di una
grotta». È proprio da questo deserto, che si trova nell’estremità meridionale
di Giuda, vicino al Mar Morto, che Davide comincerà la sua ascesa al regno,
fatta di agguati, battaglie, scene madri, colpi di scena, duelli, momenti di
tensione narrativa.
Il miracolo accade quando, leggendo, ci dimentichiamo di
avere già sentito queste storie. Ecco Davide e Abisài che strisciano fra le
sentinelle addormentate, penetrano nella tenda del re Saul, che ha giurato la
morte di Davide. Il grande Saul dorme, è vulnerabile… è perduto. «Ora gli
trapasso il cuore con la sua stessa lancia», esclama Abisài. Ma Davide gli
trattiene il polso. «Mai», dice fra i denti. E Abisài non comprende: «Ma…
allora perché siamo qui?». Davide non parla, agisce: sa che un nemico risparmiato
vale più di un nemico ucciso e che la forza maggiore è quella che non esercita
il suo potere. I due prendono la lancia e di soppiatto escono
dall’accampamento. Sapevo già come finiva questo episodio eppure, nel momento
in cui l’ho riletto, per un attimo anch’io come Abisài mi sono chiesto: ma che
fa, ma che vuole questo Davide?
