Una speranza oltre lo sgomento di fronte alla notizia dei due giovani sposi che, nel quartiere romano, si sono tolti la vita con la loro figlia disabile
21.09.2026
La notizia della tragedia di
Pietralata, il quartiere di Roma dove due giovani sposi si sono uccisi con la
figlia disabile e il loro cane, ha lasciato me e mia moglie a dir poco
sgomenti. Il racconto dei media ci ha fatto sentire molto vicini alla storia di
questi genitori. La seconda dei nostri tre figli è nata con una sindrome
plurimalformativa genetica, che fin dalla nascita ha causato un ritardo
psicomotorio, con annessi altri problemi organici (frequenti crisi di assenza,
mancanza di linguaggio, eccetera). Anche noi sosteniamo un gravoso impegno
economico per le continue visite mediche - sette interventi fuori regione per
la sola ricostruzione dei denti -, e per sopperire alla carenza di servizi
pubblici; avvertiamo spesso stanchezza fisica e mentale anche per la ritrosia
di nostra figlia a volere fare semplicemente, ad esempio, una passeggiata alla
sera o alla domenica.
Riflettendo su quella tragedia io
e mia moglie ci siamo chiesti: cosa o Chi ha permesso che in questi anni la
nostra stanchezza e la solitudine di certi momenti non siano sfociati in
disperazione, al punto da farci dire, come scritto in uno dei messaggi lasciati
dalla coppia: «Non ce la facciamo più soli»? Cosa o Chi consente che, quando
accadono simili fatti di cronaca, la rabbia contro lo Stato o le istituzioni
sanitarie non sia l’ultima parola? L’esperienza cristiana nel Movimento ci fa
percepire e sperimentare la presenza reale di Cristo, che non ci risolve, non
ne ha la pretesa, i problemi tecnici, burocratici ed economici che continuano
ad esserci, ma rende più leggera ed “amica” la routine quotidiana, anche in
quelle ore del giorno in cui siamo fisicamente più soli, come quando alla sera
sono assenti gli amici o gli operatori sanitari, o come nei due momenti fissi
di ogni notte nei quali solleviamo nostra figlia per accompagnarla in bagno.
Passato il clamore mediatico,
avvertiamo ancora più di prima la responsabilità di testimoniare la certezza
che esiste un luogo nel quale potere incontrare quella Presenza che tutto il
mondo attende e che solleva nelle asperità della vita, rendendola, per pura sua
Grazia, più lieve.
Franco, Foggia
