venerdì 28 agosto 2026

Rinnovamento sinodale di un movimento ecclesiale e di un incontro culturale. Leone XIV interviene al Meeting di Rimini

 


Rinnovamento sinodale di un movimento ecclesiale e di un incontro culturale

Leone XIV interviene al Meeting di Rimini

Religione·Rodrigo Guerra López,Segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina

 

27.08.2026

Il discorso pronunciato sabato 22 agosto da Leone XIV al Meeting di Rimini va letto in prima persona. Sarebbe fin troppo facile pensare che il Papa si rivolga ai politici, ai potenti, a coloro che dividono il mondo o, all’interno di Comunione e Liberazione (CL), agli «altri», e non a me stesso. Leone XIV riconosce con affetto la storia nata dal carisma di Luigi Giussani e la fecondità culturale del Meeting. Proprio per questo, invita tutti a tornare all’essenziale.

Non sembra un caso che il Papa parli di «bellezza disarmata». L’espressione rimanda a un’intuizione decisiva nella storia recente di CL: il cristianesimo non ha bisogno di conquistare spazi di potere per dimostrare la propria verità. La verità cristiana propone, attrae e risveglia la libertà. La fede si verifica aprendosi alla totalità del reale, con semplicità e gioia, mai secondo la logica delle mere «battaglie culturali».

 

Da qui si comprende una delle frasi più incisive del discorso: per il «realismo della misericordia» non ci sono nemici; anche l’avversario è qualcuno che dobbiamo «guardare negli occhi» e con cui «bisogna incontrarsi nella verità». Questa affermazione approfondisce l’insegnamento di Papa Francesco sulla fraternità e smonta un’antica tentazione: pensare che difendere la fede richieda di crearsi avversari e di intraprendere entusiastiche «crociate».

 

Neppure il riferimento al «Magnificat» è un ornamento pio. Può essere, in realtà, la chiave interpretativa dell’intero testo. Maria contempla la storia alla luce della misericordia di Dio. Quella misericordia — dice Leone XIV — è la bussola per attraversare un mondo dominato da interessi, guerre e lotte di influenza, nella società e anche nella Chiesa.

 

Più avanti nel discorso emerge un’altra sfida: aprirci a una vera cattolicità, allargare i nostri legami al di là di appartenenze troppo ristrette. Se presa sul serio, questa esortazione può scatenare una nuova creatività missionaria che ci porti a esplorare nuove periferie geografiche ed esistenziali, ad abbandonare le zone di comfort e a collaborare con i carismi più diversi. Ma questo nuovo impegno missionario può nascere solo dall’esperienza dell’essere Chiesa. «Amate sempre la Chiesa», insiste Leone XIV. Non formalmente, né solo la Chiesa che coincide con la nostra sensibilità, ma l’intera Chiesa: plurale, a volte difficile, formata da molti membri molto diversi tra loro.

 

Per questo, la riforma sinodale di CL non può essere rimandata né ridotta a un semplice aggiustamento cosmetico. Il Papa chiede che i movimenti ecclesiali partecipino al rinnovamento dell’intera Chiesa. Ciò esige di imparare nuovamente ad ascoltare con umiltà, a camminare e a collaborare con gli altri, e a trasformare l’autorità in autentica diaconia: un servizio radicale, soprattutto verso i piccoli, i feriti e gli emarginati dal nostro stesso abbraccio.

 

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