giovedì 27 novembre 2014

Rémi Brague: «Una nonna stanca. Manca di ambizione»
Daniele Zappalà

​Fra gli intellettuali europei che più attentamente hanno seguito la visita di Papa Francesco a Strasburgo, figura di certo pure il grande filosofo francese Rémi Brague, che all’identità continentale ha dedicato opere memorabili, a cominciare da "Il futuro dell’Occidente. Nel modello romano la salvezza dell’Europa" (Bompiani). Docente alla Sorbona e già titolare a Monaco di Baviera della cattedra dedicata a Romano Guardini, professore invitato in numerose università statunitensi e vincitore nel 2012 del Premio Ratzinger per gli studi in teologia, Brague si dice impressionato, oltre che dalle parole pronunciate dal Papa, anche dall’intero contesto d’attenzione concentrata, in particolare durante il primo discorso all’Europarlamento.

Professore, cosa l’ha colpita di più nei due discorsi a Strasburgo?
Prima di tutto, la reazione del pubblico. Certo, alcuni stupidi hanno lasciato l’aula, rifiutando a priori di ascoltare. Ma Francesco ha saputo farsi applaudire pur dicendo cose ben poco gradevoli da ascoltare. Torno dalla Spagna, e i giornali parlavano di questo deputato d’estrema sinistra, un tantino "mangiapreti", che ha cinguettato su Twitter la sua soddisfazione.

Ancona: proprio lì, nella terra di Leopardi

ANCONA

Proprio lì, nella terra di Leopardi

di Stefano Sacchettoni
26/11/2014 - La presentazione di "Vita di don Giussani" di Alberto Savorana nella città marchigiana. Dal rapporto con il poeta di Recanati all'amicizia con i giovani. Ecco perché, dopo un incontro del genere non si può più rimanere tranquilli
«Il comune denominatore degli interventi ascoltati fino ad ora è stata la figura di Giacomo Leopardi. Certo siamo a pochi chilometri da Recanati, ma quanto è emerso va oltre la collocazione geografica. Il poeta è la figura che ha accompagnato don Giussani nel suo percorso». Così Alberto Savorana ha esordito nel suo intervento in occasione della presentazione della biografia di don Giussani ad Ancona.

mercoledì 26 novembre 2014

Monte S.Angelo: Vita di Don Giussani


Ieri sera si è svolto a Monte S. Angelo, nell’auditorium delle Clarisse la presentazione della biografia di Don Giussani il fondatore di Comunione e Liberazione.
Grande partecipazione di pubblico che in religioso silenzio ha ascoltato i due filosofi presenti tra i relatori, il Prof. Costantino Esposito dell’università di Bari ed il Prof. Antonio Nasuto di Monte S. Angelo oltre che sua Eccellenza l’arcivescovo Michele Castoro che con il carisma che lo contraddistingue riesce a trascinare chiunque lo ascolti, il tutto moderato da Mario Palena.
 Grande l’afflusso e attenda partecipazione del pubblico montanaro, che ha voluto onorare con la propria presenza la memoria di questo grande uomo della chiesa italiana.
Non è stato il solito elogio ad un fondatore di una delle più grandi associazione come lo è quella di CL, ma i due filosofi e l’arcivescovo hanno delineato il profilo di questo prete in confronto ed in contraddittorio con i tempi in cui lo stesso ha vissuto.
Conoscere la vita di questo personaggio ha entusiasmato tutti, sia coloro che   già ne aveva sentito parlare o lo aveva  studiato, ma anche coloro che si sono avvicinati all’incontro con la solita curiosità di capire di cosa si trattava, gli stessi sono stati carpiti da ciò che di questo  grande uomo  è stato detto.
L’invito a leggere il libro scritto da Alberto Savorana, è stato ripetuto più volte, non è un invito commerciale bensì un momento di crescita nella conoscenza di uomini del nostro tempo che davvero hanno scritto le pagine più belle dell’Italia.
“L'unica condizione per essere sempre e veramente religiosi è vivere sempre intensamente il reale” – dice don Giussani, un uomo di chiesa che affronta la vita con i piedi per terra e senza essere il soggetto noioso da ascoltare passivamente, ma una persona che vive il reale in mezzo alla gente.
La storia di don Giussani diventa importante, perché ha vissuto  come ognuno di noi, e ha dovuto affrontare le  sfide  che ognuno di noi vive quotidianamente, ecco il segreto che fa diventare protagonista quest’uomo.

domenica 23 novembre 2014

Il fondamentalismo è foraggiato con armi e soldi dall'Occidente

«Il fondamentalismo è foraggiato con armi e i soldi dell'Occidente»

Il patriarca maronita Bechara Rai
Il patriarca maronita Bechara Rai

Il patriarca maronita Béchara Boutros Raї: «In Medio Oriente in 1400 anni abbiamo costruito una convivenza con l'islam. L'Europa si assuma le proprie responsabilità e non si lasci trascinare alla cieca nelle guerre»

andrea tornielli milano «Mi aspettavo un altro ruolo dall'Europa, che è stata trascinata alla cieca prima nella guerra in Irak e poi ora in Siria. È triste constatare che il fondamentalismo è foraggiato con le armi e i soldi occidentali, e che i nemici di oggi erano gli alleati di ieri». Il cardinale Béchara Boutros Raї, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente dei Maroniti, è a Milano per inaugurare la missione per i fedeli di rito maronita: l'arcivescovo Angelo Scola ha infatti affidato la parrocchia di S. Maria della Sanità per questo scopo. L'intervista con Vatican Insider è l'occasione per un'analisi a tutto campo sulla situazione mediorientale da parte di uno dei più lucidi protagonisti della vita delle Chiese di quella martoriata regione.

L'Isis con il suo auto-proclamato Califfato vuole la guerra di religione: siamo allo scontro finale tra islam e cristianesimo?

«Non bisogna cadere nelle semplificazioni. I fondamentalisti dell'Isis combattono contro tutti quelli che non sono come loro: a Mosul e Ninive hanno perseguitato anche musulmani sunniti e sciiti, e la minoranza degli yazidi. La loro è un'ideologia o chissà che cosa. Sono un movimento ultrafondamentalista, quelli che vengono chiamati "takfiri" cioè quei musulmani che accusano altri musulmani di infedeltà. Ma il Gran mufti libanese mi ha detto: "Non possiamo chiamarli takfiri, perché non hanno fede e combattono tutti!". È vero che anche i cristiani sono stati vittime, ma il numero maggiore di morti è stato tra i musulmani sunniti e sciiti, e tra gli yazidi».

venerdì 21 novembre 2014

Povertà: tira e molla degli aiuti

VERSO LA COLLETTA/2

Povertà: ecco chi (e come) fronteggia l'emergenza

di Maria Luisa Minelli
21/11/2014 - La legge di stabilità non ne fa accenno, eppure il numero di italiani "poveri assoluti" ha raggiunto i 6 milioni. Tra burocrazia, indifferenza e qualche spiraglio, qualcuno continua a «investire per un popolo»
La bozza della legge di stabilità è arrivata in Parlamento. Ma tra i 47 articoli che la compongono, una sorpresa inaspettata: nessun accenno ad uno dei più grandi problemi dell’Italia di oggi: la povertà. Nelle 123 pagine della manovra finanziaria per il 2015 non si trova traccia di un finanziamento del Fondo nazionale di aiuto agli indigenti. Eppure, il numero di persone che non possono “permettersi” di fare la spesa è aumentato del 20% in un solo anno, tra il 2012 e il 2013: l’ultimo rapporto Istat fa rabbrividire, con 6 milioni di italiani annoverati tra i "poveri assoluti". Ovvero, al di sotto di uno standard di vita minimo accettabile.

Il problema dei finanziamenti alle 8900 strutture caritatevoli presenti nel territorio non è certo una novità. Alcuni enti come la Fondazione Banco Alimentare, Caritas, Sant'Egidio e Croce Rossa si sono fatti sentire e si sono coinvolti in un lavoro che va avanti da più di tre anni. Ma che, purtroppo, continua a subire rallentamenti di ogni genere. «La situazione più difficile è stata affrontata proprio quest’anno», spiega Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare Onlus. L’Italia, infatti, ha ricevuto i finanziamenti dal Fondo europeo di aiuto agli indigenti (Fead), previsto per il 2014-2020. Ma i soldi, di fatto, arriveranno nelle casse dello Stato solo a dicembre 2014. «È come ricevere lo stipendio alla fine del mese», spiega: «Abbiamo fatto di tutto per sbloccare quei fondi. Ma problemi burocratici non lo hanno permesso. Grazie ad un emendamento approvato dal Parlamento, l’aiuto è arrivato dal nostro Ministero dell’Agricoltura». A settembre, le opere caritatevoli hanno ricevuto 10 milioni di euro in pasta e farina per sfamare i bisognosi.

giovedì 20 novembre 2014

L'Avvento e il cuore corrotto

RECENSIONE

L’Avvento e il cuore corrotto

di Alessandra Stoppa
17/11/2014 - Una riflessione dell'allora cardinale Bergoglio di fronte ai fatti accaduti dopo l'omicidio di una studentessa in Argentina nel 1991. Oltre i luoghi comuni, un cammino, un metodo, per capire cosa sia davvero «il male del nostro tempo»
Questo testo è stato scritto da Jorge Mario Bergoglio quando ancora non era Papa, nel 1991, per il “Caso Catamarca”: l’omicidio di una studentessa, Maria Soledad Morales, avvenuto mesi prima nella provincia argentina. Maria fu uccisa da los hijos del poder, figli di politici locali, che cercarono di insabbiare le prove senza riuscirci. Questo fatto ha segnato la storia del Paese, che all’epoca fu attraversato da proteste popolari ovunque. Di fronte al dolore e all’«impotenza nel generare soluzioni ai problemi», Bergoglio scrive questa riflessione che è stata ripubblicata nel dicembre 2005, quando l’allora Arcivescovo di Buenos Aires volle offrirla di nuovo a tutta la Diocesi per il tempo di Avvento. «È un tempo favorevole», annota, «per essere vigili e attenti a ciò che ci impedisce di aprire il cuore al desiderio di incontrare Gesù Cristo che viene».

mercoledì 19 novembre 2014

Il PCI e l'OVRA: la sporca alleanza

Il Pci e l’Ovra: la sporca alleanza
Roberto Festorazzi


Il gruppo dirigente del Partito comunista, a cominciare dalla fine degli anni Venti del Novecento, organizzò una vera e propria «macchina del terrore» per eliminare la propria minoranza interna, ricorrendo anche al braccio armato dell’Ovra, il tentacolare apparato repressivo e poliziesco del regime di Mussolini.

Una pagina della storia del partito rimasta finora inesplorata e che non si può definire collusione, per il solo fatto che non vi fu alcun patto formalizzato, ma solo una collaborazione di «intelligence» tra le due entità: la polizia fascista da un lato, il Pci dall’altro. In quegli anni dire «gruppo dirigente» del Pci significa alludere direttamente a Palmiro Togliatti, perché, dopo la cosiddetta «svolta» del 1930, il partito fondato a Livorno nel 1921 aderì in toto alla linea staliniana, tanto da divenire – nelle tesi ideologiche, nel corpus e nella prassi – una forza politica bolscevizzata e saldamente guidata dal compagno "Ercoli", fedelissimo e implacabile interprete delle direttive di Mosca.

martedì 18 novembre 2014

L'analista Loretta Napoleoni: Occidente e Islam, è proprio guerra 'a puntate'

Intervista
L’analista Loretta Napoleoni: Occidente e islam,
stavolta è proprio guerra «a puntate»
Nello Scavo
«L’unico leader ad aver capito fino in fondo cosa sia veramente il Califfato e quali rischi, su scala mondiale, possano venire dalle crisi in Medio Oriente è Francesco. La "terza guerra mondiale a pezzi" di cui parla il Papa è un fatto, non una suggestione. Ora le cancellerie devono decidere: fermare l’escalation militare o peggiorare la situazione, con ripercussioni ad amplissimo raggio». Loretta Napoleoni non è mai stata quel tipo di analista disposto a cedere al "diplomaticamente corretto".

E non lo fa neanche in questa intervista ad Avvenire, a un giorno dall’uscita in Italia del suo Isis. Lo Stato del terrore (Feltrinelli, pagine 144, euro 13), un saggio già divenuto di riferimento nel Regno Unito e negli Usa con il titolo The islamist Phoenix.

Cos’è la "fenice islamica" che chiamiamo Isis?
«Questo movimento è la genesi dello "Stato Islamico". Ho capito che qualcosa di serio stava succedendo alla fine del 2013, quando c’è stata una trasformazione che molti non hanno voluto (o saputo) notare. Quella in Siria e in Iraq non era più una "guerra per procura", nella quale uno sponsor esterno, come il Qatar, prendeva un gruppetto, lo finanziava, gli spediva le armi, sotto il naso della comunità internazionale. Gli americani sapevano, ma consideravano la questione come un problema locale. Anche gli Usa hanno avuto un ruolo: i soldi ai ribelli sono stati forniti anche da loro. Ma questi, intanto, avevano conquistato posizioni chiave, erano in grado di autofinanziarsi, in una sorta di privatizzazione del terrorismo. Da allora quello che alcuni si ostinano a chiamare Isis non esiste più».