Laicità, secolarizzazione, poveri e ambiente. Sì, ma nei
suoi quattro giorni in Francia il Papa è andato oltre: “Qui cercano qualcosa”,
ha detto di ritorno a Roma
Di Matteo Matzuzzi
30 SET 26
Roma. “Cercano qualcosa”. Di
tutte le risposte date dal Papa ai giornalisti che l’hanno seguito nel viaggio
di quattro giorni in Francia, questa frase è stata la meno ripresa. Si riferiva
al popolo di Francia che ha affollato strade, piazze, santuari e cattedrali in
quattro giorni che hanno segnato la storia del pur giovane pontificato leonino.
Ampio spazio hanno avuto sui media, come è comprensibile, le riflessioni sulla
guerra che è sempre una inutile strage, sulle fake news al tempo
dell’intelligenza artificiale, sull’estremismo di destra che condiziona il voto
e il vivere quotidiano degli europei (e non solo). Ma è in quel “cercano
qualcosa” che si può capire, forse, il messaggio più potente di quanto vissuto
tra Parigi, Lourdes e Metz. Leone XIV si riferiva in particolare agli
ottantamila ragazzi che venerdì sera, allo stadio di Saint-Denis, hanno cantato
a cappella il Salve Regina, tenevano in mano rosari – non brandendoli alla
stregua di picche da opporre al diverso – e scattavano migliaia di foto con gli
smartphone mentre la storia di santi e combattenti per la fede andava in scena
sul campo. Da anni, le prefiche cantano incessantemente la medesima litania:
l’Europa è persa, la fede è spenta, la secolarizzazione ha vinto. Anche perché,
come si sa, l’occidente è tramontato. Che la secolarizzazione abbia riscosso
successi è un dato di fatto, proprio la Francia ne è la dimostrazione lampante.
Che si unisce al culto dogmatico per la separazione tra lo stato e la
religione, figlia di una legge vecchia di centoventuno anni fa cui però la
République tiene parecchio.
Legge e principio che non
consentono a un presidente di partecipare a una messa papale e che, a livello
più basso da consueta cronaca dicembrina sui giornali nostrani, rende
impossibile per qualche sindaco locale il via libera all’allestimento di un
presepe su pubblica piazza. Rigida laicità che si scontra con un mondo che va
in tutt’altra direzione, dove il religioso è tornato prepotentemente a imporsi
nel dibattito culturale e, non di rado pericolosamente, sul piano politico. In
Francia, negli ultimi due decenni, era la crescita esponenziale dell’islam – e
della sua radicalizzazione – a dettare i ritmi del confronto: le banlieue, i
quartieri ghetto, le moschee, i centri di preghiera. Carburante per la destra
lepenista che oggi ammicca all’elettorato cattolico, benché Marine Le Pen,
laicissima, abbia votato per l’inserimento del diritto d’aborto nella
Costituzione.
Dei cattolici, comunque, non si
parlava più.
(…..)
La Francia cattolica e
radicalmente mariana è riemersa con forza non appena il Papa ha messo piede
all’aeroporto di Orly, accompagnato dal suono a festa di tutte le campane della
repubblica. A Notre-Dame, nel pomeriggio, Leone si è commosso mentre la folla
compatta gli urlava “Merci”, grazie. Grazie per aver ridato voce a quel bisogno
di comunità che sentivano schiacciato e un po’ irriso dai residui
dell’anticlericalismo bacucco, tipico degli accademici di Francia inorriditi
perché al Romano Pontefice era stato concesso di celebrare messa in Place de la
Concorde, dove le teste di preti e sovrani cadevano sotto la lama di Monsieur
Guillotin. Nessuno poteva immaginare che lì, a fronte dei seicentomila fedeli
previsti, ne sarebbero accorsi duecentomila in più. E non per un concerto, ma
per una messa. Gli Champs-Élysées affollati di pellegrini, preti che
confessavano in strada, seduti su marciapiedi o sedie da campeggio. I giornali
italiani erano un po’ distratti, impegnati a cercare legami, coerenze e discontinuità
con i pontificati precedenti, tra tradizionalismo di ritorno, ambientalismo
sempreverde, accoglienza eccetera. I giornali francesi, invece, hanno capito
subito quel che stava accadendo. Dal Monde che già dal primo discorso del Papa
all’Eliseo notava uno spirito chiaro, si direbbe evangelico nel suo Sì Sì, No
No, nelle dichiarazioni su laicità e presenza cattolica nello spazio pubblico
(“Offensif”, scriveva nel titolo il prestigioso quotidiano), fino al Figaro che
saggiava l’entusiasmo del popolo pronto alla festa. Di più, gli osservatori
d’oltralpe hanno compreso che, come ha scritto proprio il Figaro, “l’impatto di
Leone XIV è immenso e si estende ben oltre la Chiesa cattolica. La Chiesa
attendeva il suo arrivo, fonte di conforto in questi tempi di crisi morale e
spirituale. Ma oggi, l’intera società francese accoglie con favore una figura
autorevole che dà senso alla vita, ovvero una direzione”. Se ne è accorto
perfino Macron, che all’ultimo ha scelto di voler essere parte della festa,
andando a messa a Metz.
Ci sono stati i discorsi
politici, gli accenni alle battaglie locali – eutanasia su tutte – ma è sempre
su quel “qualcosa” che si sta cercando che il Papa è tornato. “Vedendovi qui
riuniti, cari fratelli e sorelle, eredi di una lunga e bella storia santa in
Francia, vi dico: abbeveratevi, a vostra volta, a questa fonte che è il Cuore
trafitto di Gesù. Sì, avete sete di Dio, di vita, di verità, di unità, di pace,
di comunione, di felicità. Aspirate a riscoprire un orizzonte luminoso, a
costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede.
Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare
per dissetare e colmare le persone che incontrate. Spetta a voi portare la
speranza là dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale”. Leone non
ha scelto un registro “giovanile” tipico, ahinoi, di parecchi vescovi che a
ogni latitudine cercano in buona fede strategie per evitare le fughe di intere
generazioni dopo la cresima (quando la si fa). Niente slang da Tik-Tok: il Papa
ha optato per parole assai tradizionali, ma sempre vive: “Cari giovani,
l’esperienza religiosa di ogni persona esprime questa ricerca di senso che
ispira l’anima umana. In Gesù, il Redentore del mondo, Dio si fa trovare
parlando agli uomini come ad amici: Egli è la fonte d’acqua viva, la luce nelle
tenebre. Nella gioia della fede, dunque, esclamiamo insieme questa sera: per
noi, vivere è Cristo!”. Jean-Marie Guenois ha scritto che “raramente un Papa è
stato così radicale nel suo appello all’imperativo spirituale della
conversione. L’omelia pronunciata durante la messa a Lourdes domenica mattina
sembra essere una delle più potenti di questo giovane pontificato. E’ rivolta
in particolare ai cattolici praticanti, ma è anche, nello spirito del successore
di Pietro, una risposta spirituale e mistica alla recente legge francese
sull’eutanasia”. Ha parlato di conversione e penitenza, le richieste che la
Vergine fece a Bernadette Soubirous nel 1858. Domenica sera, concludendo la
processione con le fiaccole, a Lourdes, il Papa ha detto “quanto è commovente
vedere il popolo fedele, di generazione in generazione, rispondere con amore e
fiducia al tenero invito della Vergine Maria. Quanto è consolante sentire i
cristiani cantare inni pieni di fervore e di fede, e camminare, con un lume in
mano, verso la loro Madre del Cielo, la Madre che Gesù ci ha donato sulla
Croce. Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera
all’appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini”. Qualcuno
potrebbe definirlo un linguaggio tradizionale, vecchio e superato. Forse
addirittura preconciliare. In realtà è la constatazione che quel fervore
dimostrato nei quattro giorni francesi è finalizzato a trovare quel “qualcosa”
incessantemente cercato.
(articolo completo su Il
Foglio.it)
